A come Amicizia – Amiche – Alfaprivata #3 -Laregina

Metti che sei contenta, dopo tanto tempo, di aver trovato un’amica con la quale ti sembra di andare d’accordo, con la quale c’è sintonia.

Metti che, però, vi conoscete da poco.

Metti che una sera andate a bervi una cosa in un locale.

Metti che quella sera le parli del tuo ex, con cui vi siete amati, odiati, rincorsi, ripresi o rifiutati.

Metti che le racconti che vi state rivendendo.

Metti che lui vi raggiunge al locale e si siede con voi al tavolo.

Metti che, ad un certo punto, devi andare in bagno.

Metti che, mentre sei in bagno, la tua amica dice al tuo ex:

“Io sono la regina del pompino!”

Metti tutte queste cose…

…l’unica cosa che, in seguito, ti farà sorridere è ripensare a quello che le ha risposto il tuo ex:

“Io da te non me lo farei fare neanche con il cazzo di un altro.”

Ed è così che A come alfaprivativa, oltre che N come Notastonata è diventata anche: L come Laregina.

C’era una volta, o forse non c’era…

…una donna che avrebbe tollerato un comportamento simile, avrebbe giustificato lui per permettere che rimanesse ancora nella sua vita e avrebbe giustificato se stessa, per scusarsi e regalarsi ancora una traccia di dignità.

Se qualcuno le avesse detto che sarebbe riuscita ad distaccarsi da un certo genere di persone, non ci avrebbe creduto.

Un giorno sentì dire da una psicologa che siamo noi a scegliere sempre una medesima tipologia di persone, siamo noi a venire attratti da caratteristiche simili, non sono “cose che capitano” a causa di una strana congiuntura di pianeti.

Ecco, infatti, che incontrarlo aveva fatto riaffiorare i fantasmi del passato, le aveva ricordato le persone già incontrate.

Come le falene che sono attratte dalla luce tanto da rimanerne bruciate, come le gazze che sono tentate da ciò che luccica, fosse anche un pezzo di vetro su cui si rifrange la luce del sole, così anche lei subiva il fascino di chi appariva sempre impegnato, sicuro di sé, spesso non disponibile, di chi ti regala i suoi momenti come se fossero diamanti, la cui difficile reperibilità ne fa alzare il prezzo.

Affascinata da persone che hanno pochi contatti con la più comune quotidianità, che ritengono sia unicamente la loro realtà quella vera e degna di essere vissuta, l’unica che traina e travolge le vite degli altri, tanto da persuaderli che la loro visione sia la conoscenza, che i loro pensieri siano la sostanza delle idee, che i loro sogni siano l’essenza della vita.

Stregata dalle persone che ritengono che siano sempre gli altri a doversi adattare ai loro ritmi, perché esclusivamente la loro andatura scandisce i momenti della vita, non è ammissibile nessuna altra frequenza, perché la vita non può essere una armonia creata dalla sovrapposizione di due suoni differenti, no, la colonna sonora della loro vita deve essere una composizione creata e scandita unicamente da un unico suono, il loro.

In particolare era sempre stata attratta da persone all’apparenza interessate a tanti aspetti della vita, le cui azioni sembrano suggerite da varie ispirazioni. Le cui numerose passioni, ognuna coltivata in modo grossolano, evocano un reale innamoramento per la materia, ma non sono altro che la testimonianza della mancanza di un’unica autentica vocazione che possa caratterizzare il loro essere, tanto che non riescono a rinunciare a nessuna di esse, perché nessuna le descriverebbe completamente.

Ai suoi occhi tutto ciò appariva come indice di un grande genio, fermento di una mente piena di risorse, che non riesce a contenersi perché troppi sono gli interessi ispirati dalle numerose capacità, difficile conciliarli, difficile rinunciarvi.

Adesso, passati alcuni anni, dopo aver conosciuti numerose personalità di questo tipo, ha il sentore di aver preso un abbaglio.

Ha la sensazione di essersi fatta coinvolgere da persone effettivamente prive di un particolare genio, un peculiare talento, ma semplicemente: ordinarie, che tentano invano di riempire un vuoto con tante attività, così tante da non riuscire a fare tutte in modo approfondito perché in realtà non ce ne è nessuna che amano così a fondo da dedicargli totalmente il loro tempo.

Ha il sentore che non esista nessuna passione che li descriva in modo compiuto, perché non hanno nulla di compiuto in loro. Le sembra che inseguano, invano, diversi modi di essere per cercare qualcuno che si adatti a loro stessi, che calzi come un guanto e riesca ad aderire perfettamente alla loro figura, un abito che riesca a vestirli ed agghindarli con classe, nella speranza di trasformare e coprire, finalmente, la loro disadorna, semplice e spoglia personalità.

Nessun fuoco veramente ardente che gli accenda l’anima, tanti cerini veloci da bruciare, che lasciano solo cenere alle loro spalle.

Così le appare ora, forse è realmente così, forse non si sbaglia, o forse sì…

Ma lei ora, non vuole più essere arrendevole, non ha più voglia, né bisogno, di essere accomodante.

Lei ora pensa che anche il suo tempo ha un valore, anche le sue passioni sono preziose, anche i suoi ritmi creano una melodia accordata, che ha lo stesso diritto di essere ascoltata.

Lei di bisogni ne ha, ma non ha più voglia di annullare i suoi ritmi per soddisfarli, ha voglia di creare una sinfonia composta dall’armonia di due diverse andature, senza sopprimere né l’una, né l’altra.

A come Amicizia – Amiche – Alfaprivativa #2 -Notastonata

Un giorno qualsiasi, durante un aperitivo qualsiasi, capita di incontrare un conoscente di tanto tempo fa, così tanto di vecchia data che non riesco a ricordare nemmeno il nome, ma ci sono volti che ti rimangono nella memoria. E la mia inizia a vacillare, perchè il conoscente ha dei ricordi decisamente più vividi dei miei, fortunatamente le sue parole aprono una fessura nella mia memoria, dalla quale iniziano ad affiorare reminiscenze di episodi cui scopro di essere intimamente legata e di averli lasciati custoditi in un posticino della mia mente.

Salutando il conoscente interrompiamo il dialogo che lui aveva con te e tu, allora, vuoi andare via.
Mi unisco all’invito del mio conoscente esortandoti a non andare.

Certe volte scattano degli strani meccanismi, delle piccole scintille, una sintonia inaspettata, che ti permette di parlare amabilmente con chi non hai mai visto prima con una piacevole fluidità e confidenza non usuali.

Peccato che l’atmosfera possa essere disturbata da un terzo estraneo, estraneo a questa sintonia, una nota stonata che, come le basse frequenze, viene percepita solo da pochi e solitamente non da chi le emette.

Così non ci è stato permesso di continuare sulla stessa tonalità, la nota stonata non accenna ad andare via e l’ispirazione è a tratti interrotta, a tratti ritorna, non appena gli sguardi si incrociano, tentativi di isolamento per sentire di nuovo quella musica, ma il sottofondo disturbante aumenta i toni, non si può suonare così, è meglio interrompere.

E’ in questo modo che A come Amica, diventa N come Notastonata.

16.11.2009

A come Amicizia – Amiche – Alfaprivativa # 1

Questa persona amica (?)  mi ricorda l’aria n.6 del Barbiere di Siviglia.

E’ come un venticello, all’nizio appare come “un’auretta assai gentile” , superficialmente amichevole, affabile e gentile, “incomincia a sussurar”.

Piano, piano, in modo gradevole.

Sotto voce, passo leggero, movimenti sinuosi, si aggira tra le persone che incontro, che mi circondano,  seguendomi in ogni dove “si introduce destramente” in tutti i miei rapporti interpersonali.

Recita la sua parte, con parole scelte finemente, con comportamenti differenti adattandoli idoneamente ad ogni situazione, con atteggiamenti accondiscenti, con espressioni efficaci.

Prende posto a poco a poco “e le teste ed i cervelli (di alcuni) fa stordire e fa gonfiar”.

La osservo, con delicato distacco.

Quando percepisce il suo successo “si propaga (e) si raddoppia” invadendo ulteriori spazi.

La osservo gongolarsi per il trionfo e noto che quasi “trabocca e scoppia”.

Quando percepisce la disfatta, non si arrende, continua: “va scorrendo e va ronzando”, come il frenetico tentativo di un insetto che cerca di uscire dalla finestra, ma nonostante i violenti colpi subiti contro il vetro chiuso, prova ininterrottamente.

La osservo tormentarsi per la sconfitta e mi appare “come il tuono, la tempesta, che nel sen della foresta va fischiando e brontolando”.

In entrambi i casi, prima o poi  alla fine traboccherà e scoppierà e produrrà “un esplosione come un colpo di cannone, un tremuoto un temporale, un tumulto generale che fa l’aria rimbombar”!

Take it easy #1 – The doghandler

Mi capita di imbattermi in comportamenti insoliti, o forse soliti, dipende dai punti di vista, ma ho deciso di prenderli con filosofia, alla leggera.

Non tanto perché io sia una stoica…è perché non saprei come prenderli, mi disarmano!

Dopo circa 20 giorni di assoluto silenzio, una mattina arriva un sms: “Ti piacerebbe venire qualche giorno in montagna?”

Così, di punto in bianco, diretto, senza convenevoli.

Mi sembra, anche, che manchino delle informazioni importanti: quando, dove, quanto intende con “qualche”…

Ah! Ma certo! Deve essere una sorta di sondaggio, del tipo: quali sono i tuoi desideri per il nuovo anno?

Quindi riconsidero la domanda come fine a se stessa ed effettivamente in questo modo assume un suo senso,   “Sì, certo che mi piacerebbe!”.

Non ci voglio credere, perché raramente lo ha fatto, mi telefona, si vede che il sondaggio prevede la compilazione di un format…

Nessun sondaggio, la situazione è la seguente:
un suo amico è in montagna, ha trovato un hotel in cui accettano i cani, ha dipinto una situazione fantastica, tanta neve e molto sole. Cosicché anche lui vuole partire, portando il suo cane, partenza il 31 , ritorno il 3. Conoscendo la mia passione per la montagna mi ha proposto di andare.

Effettivamente un bel programma inaspettato, cui aderisco con entusiasmo, perché concilia la mia voglia di vacanza, di neve, di spensieratezza e l’impossibilità di affidare a qualcuno il cane ormai troppo anziano.

Iniziamo a snocciolare i dettagli per programmare una partenza intelligente, tra cani, valigie, sci, snowboard e ferie da chiedere, il tutto dovrà però essere riconsiderato perché ancora dobbiamo avere conferma del posto in albergo.

Mi farà avere ulteriori notizie non appena ne avrà dal suo amico in loco.

Era il 29.12.2009.

Ad oggi non ho ancora avuto sue notizie.

Non ha telefonato, non ha mandato sms, non ha neanche risposto ai miei.

No, non gli è successo nulla, gode di ottima salute, mi sono informata.

Take it easy.

Tempismo (per entrare nella vita di una persona…)

La delicatezza di entrare nella vita di una persona, lo studio dei passi da compiere per attraversare lo spiraglio di luce che si intravede da una porta socchiusa.
Il tempismo è fondamentale.
Non spalancare la porta all’imporvviso, solamente perché percepisci un’accoglienza da quel barlume.
Allo stesso modo non aspettare troppo per aprire la porta, un alito di vento potrebbe richiuderla all’improvviso.
Affacciarsi piano, guardare al di là, sentire sulla pelle la carezza della brezza che soffia dalla parte opposta.
Socchiudere gli occhi un istante perché la luce in un primo momento ti acceca.
Lasciare che le pupille si adattino al nuovo chiarore, in modo che possano leggere esattamente la figura al di là.
Come si muove, il suo volto, il suo sgurado…è perso all’orizzonte o cerca il tuo?
Cominciare a scoprire quali sono i colori che dominano questo nuovo mondo, se ricordano le rigogliose primavere e le caldi estati o i bianchi inverni, se si miscelano bene tra loro o qualcuno predomina con un forte contrasto.
Iniziare a sentire i profumi di questo nuovo mondo, quali pensieri, immaginazioni e quali sogni riescono ad evocarti.
E’ un mix armonioso di fragranze intense o qualcuno ti prende alla gola e ti inasprisce i sensi..?
Ascoltare i suoni, la musica che essi creano, sentire se gli strumenti sono accordati tra loro.
L’orchestra è diretta in modo maestoso, o percepisci che qualche strumento si isola dal complesso e suona una musica tutta sua..?
Il tempo necessario per poter entrare e completare i sensi con il tatto, condurre le dita nel senso giusto per sentire la morbidezza del velluto.
Cercare la setosità, fuggire dai tessuti infeltriti…
Tutto questo ha bisogno di tempo, sbagliare i tempi può avere effetti pericolosi, non avere troppa fretta, non tentennare ed indugiare a lungo per non perdere l’attimo.
Il timing è fondamentale.

Sapersi vendere

Uno dei miei difetti è il non sapermi vendere bene.

La vendita è una forma di strategia, a me sembra di “stregoneria”, esistono persone che ammaliano i loro interlocutori, convincedoli e coinvolgendoli.

Coloro che sono buoni venditori di loro stessi hanno, solitamente, uno spiccato talento nell’arte della parola, tramite orazioni pompose e solenni catturano l’attenzione e trasformano ogni loro piccola azione in una impresa straordinaria, ogni elemento che compone la loro vita diventa il migliore che esiste sul mercato.

Il loro lavoro è il più soddisfacente e il più impegnativo, la loro preparazione è superiore rispetto agli altri, si ritengono spesso circondati da incompetenti, così devono passare le giornate a risolvere anche i problemi degli altri e, di norma, ci riescono egregiamente.

Il quartiere dove abitano è il più bello, il più comodo, il più centrale e tendono, spesso e volentieri, a farsi passare a prendere propro perché sono convinti che per andare in qualsiasi posto della città, tu dovrai necessariamente passare vicino a casa loro, essendo, notoriamente, il centro del mondo.

Sono sempre in forma, il loro corpo è il più agile e scattante…pur non andando in palestra da mesi e non seguendo alcuna dieta particolare.

Sono così bravi con le parole e così accentratori che riescono a fare loro, e a proporle nel proprio repertorio, anche le azioni compiute da altri, questo avviene nel caso in cui loro ritengano che queste azioni possano apportare del beneficio nella promozione del proprio io.

Alcune persone rimangono totalmente affascinate da questi venditori, diventando contemporaneamente compratori e promotori dei loro prodotti.

Chi invece non è bravo nella promozione di se stesso può sperare di avere a che fare con quella categoria di persone su cui i venditori non hanno presa.

Quelle persone che si rendono conto naturalmente di chi è chi, e di cosa è cosa.

Le persone che sanno leggere tra le righe, che guardano al di là della coltre di fumo, coloro la cui mente non si lascia ubriacare da mille parole.

Non sono brava a vendere me stessa o cerco un corso accellerato alla Bocconi o spero di incontrare nel mio percorso quest’ultimo tipo di persone.

24 Ore più una

©MEJr

Il tempo è relativo.
Ho voglia di viverlo nel momento in cui accade, non fare progetti.
Mi ha sempre fottuto il mio tentativo di fare progetti.
Mi vedevo proiettata nel futuro e poco mi godevo il tempo presente.

Non riuscivo a stare nel momento , il cervello, le idee, i sentimenti andavano al futuro e quello che vivevo era sempre levigato, schiacciato dalle mie proiezioni, non ne sentivo il sapore, lo assaggiavo ma non lo gustavo, l’aroma mi sfuggiva, le sensazioni erano tenui, gli odori erano rarefatti, i suoni soffusi.

Ora, entrando nel momento, assaporando l’attimo gli istanti che si susseguono ne riesco a sentire il sapore…l’amaro, il dolce…riesco a distinguere quando lo percepisco.

I suoni hanno tutt’altra intonazione, il loro tintinnio non è un ticchettio che ricorda il tempo che passa, ma una musica soave che ritma la colonna sonora dello scorrere delle ore.

Mi lascio cullare, stando nel tempo, stando nelle azioni e partecipo senza inibizioni, completamente.

Come è diverso, come è inebriante non dover pensare al futuro.

Non so come sarà, potrebbe non essere. Ma ora invece è.

E assaporare l’adesso mi avvolge, mi inebria, mi rende serena.

Mi piace, alle volte, non dover pensare dove mi porteranno lalcune situazioni, mi permette di viverle intensamente durante i minuti che rubo alla vita per incontrare, scoprire, sperimentare.

Ecco perchè “24 ore…più una”, perché questo è il limite che mi sono data.

Continuavo a proiettarmi nei giorni futuri, questo mi portava a concentraromi solo su di un ipotetico avvenire.

Sapendo che per me è difficile non immergermi nei sogni, ho pensato che un primo passo poteva essere quello di limitare questa tendenza di fare programmi.

Ed è per questo che mi riprometto di circoscriverla alle 24 ore, al massimo alla 25esima ora. Ogni volta che i miei pensieri iniziano a ribollire, mi chiedo se stanno, o meno, superando la soglia della 25esima ora.

Se accade li fermo, li ammanetto, alzo un muro e gli impongo di fare marcia indietro.

E’ faticoso, ma mi permette di concentrarmi su ciò che ho vissuto nelle 24 ore.

Mi dà la possibilità di assaporarlo, esplorarlo, capirlo, metabolizzarlo.

E’ paradossale come il limite imposto, mi consenta di ampliare il momento presente.

Il vaso di vetro

Va bene fermiamoci…

STOP!

Ora cosa vedo?

Due persone che sono innamorate che tentano di far capire le loro ragioni e più cercano di spiegarsi e più non si capiscono… …fraintendimenti… …parole lette con un senso diverso rispetto a quello originale.. …un continuo botta e risposta…io non capisco te..tu non capisci me… …rileggiamo le email che ci mandiamo e immaginiamo che l’altro / a l’abbia scritta con espressioni del viso che non sono quelle reali.

Soluzione: Fermarsi. Separarsi. Riflettere. Ritrovarsi dopo. Ora soli. Ognuno per conto proprio.

Quando è dopo?

Quando ci si rincontra in questi casi? Chi o cosa decide che è il momento? E se uno dei due decide che è il momento e quel momento non coincide con il momento dell’altro dei due..?

Sono ancora ferma….continuo a guardare… Ok, ora ho la mente fredda, rileggo… Le mie email… Le tue email… Se leggendo ho un’intonazione…posso vedere il mio viso pieno di rabbia.… Se rileggendo cambio intonazione…posso vedere il mio viso pieno di lacrime… … Anche il tuo viso cambia espressione a seconda di come leggo le tue email.

Come è relativo tutto questo…

Sei in un periodo per te molto importante, combattere per la realizzazione dei propri sogni è la realizzazione della vita stessa… I sentimenti saranno contrastanti: felicità, rabbia, determinazione, anche dubbi e paure…un’alternanza di emozioni che ti fanno sentire il bisogno di stabilità, tranquillità, fiducia….non certo di scocciature…

Hai mai visto come si fanno i vasi di vetro? Ci si soffia dentro, all’inizio il vetro, quando è ancora caldo, è un materiale plasmabile ancora morbido, senza una forma precisa… Poi si infila una sorta di cannuccia al suo interno e si inizia a soffiare…. la procedura è delicata, perché non abbiamo a disposizione tutto il tempo che vogliamo, ma un ben preciso intervallo necessario a far prendere al vetro la forma desiderata prima che si freddi, si solidifichi e non possa essere più modificato….è un’azione delicata, se siamo troppo lenti, e impieghiamo molto tempo per soffiare oltrepassando l’intervallo di tempo necessario, il vetro si raffredda e non sarà più possibile plasmarlo… ugualmente non dobbiamo avere fretta: se soffiamo troppo velocemente può succedere che il vetro si rompa… Parimenti importante la quantità di aria che si soffia all’interno del vetro… E’ quindi una questione di equilibrio di quantità di aria e di intervallo di tempo e di abilità nel forgiare la materia. Se l’equilibrio è raggiunto allora il vaso di vetro è formato… Ma non è finita lì… Il vetro è fragile, bisogna averne cura, se non lo si cura per un po’ di tempo si può impolverare e anche per renderlo lucente come prima si deve spolverare con cautela… Una piccola distrazione, una mossa sbagliata e il vetro si rompe.. …E non si può incollare.

La nascita delle relazioni tra le persone, secondo me, sono comparabili alla formazione di un vaso di vetro. All’inizio non hanno una forma precisa, possiamo decidere su che livello impostarle: amicizia, amore, lavoro… Abbiamo però un tempo prestabilito per determinare il livello del rapporto, soffiare e dare la forma voluta…

Se siamo pigri, svogliati, non ci impegniamo per la loro definizione è come se fossimo lenti nel soffiare il vetro, poca aria e in poco tempo, la relazione si raffredda e rimane a metà, ad un livello non ben definito, non approfondito, perdiamo la voglia e lo stimolo e la relazione rimane superficiale, senza forma…una semplice conoscenza.

Oppure può succedere di avere fretta, soffiamo troppa aria, in poco tempo, pretendiamo troppo, non rispettiamo i tempi naturali della nascita e formazione degli oggetti, il tempo di maturazione di una relazione e i tempi dell’altra persona, che saranno sicuramente diversi dai nostri, vogliamo subito avere qualcosa di concreto in mano senza creare delle solide basi.

Il vetro non sopporta tutta questa pressione e si rompe, la relazione si interrompe, il rapporto si logora, e se rincolliamo i pezzi, anche se combaciano, guardando bene appariranno sempre evidenti le incrinature. Se invece riusciamo a dargli la forma voluta (con impegno, costanza, voglia e anche un po’ di fortuna e con la complicità del destino…) allora abbiamo ciò che vogliamo.

Ma non si può mettere su un comodino e lasciare lì, si deve avere cura di lui, si deve avere cura dell’amore, altrimenti questo ti lascia… E se ci sono delle incomprensioni si possono “spolverare”, si analizzano si comprendono, si parla, si cerca di capire… …tutto deve essere fatto molto delicatamente, una parola di troppo, una non detta o detta troppo tardi… e…

CRASH !!

Si può rompere…

E io no so se hai mai provato a rincollare un vetro rotto…. Non viene mai bene come l’originale.

FERMI…

Cosa vedo?

Ora siamo davanti ad un “tunnel”. Siamo fermi. Possiamo anche rimanerci per un po’…il tempo che ci serve per riprendere fiato… Ma se non ripartiamo insieme, se non percorriamo insieme questo “tunnel” non sapremo mai come sarà stata l’esperienza dell’altro nel percorrerlo, ce lo potremmo raccontare si, ma non sarà la stessa cosa, non avremo condiviso le sensazioni, le emozioni, non ci saremo guardati negli occhi… Può darsi che se usciamo da quel tunnel insieme, avremo la consapevolezza con la quale poter decidere se proseguire il percorso insieme o se la fine del tunnel significa la fine della strada. Può darsi che se lo percorriamo separati perderemo le tracce l’uno dell’altra.

SONO ANCORA FERMA…

Vedo una donna che nel suo esprimere il bisogno di conferme, nelle sue richieste di attenzione risulta opprimente, paurosa, egoista e poco interessante alle esigenze altrui… …le emozioni che rimandiamo agli altri non sono sempre quelle che noi vorremmo esprimere. Vedo un uomo che riesce a capire più di quanto lei pensi, che in questo momento ha bisogno di una donna vicino che gli dia “sostegno” e non angoscia. Non credere che io non possa essere quella donna. Non entrare da solo in quel “tunnel”. Non permettere che perdiamo le tracce l’uno dell’altra.

 STOP INDIETRO

Flash Back.

Ricordo: sguardi rubati nei corridoi…paura…paura che qualcuno se ne accorga…che incroci i nostri sguardi complici e scopra tutto…sorrisi rubati sopra il rumore delle persone a mensa…com’è più sottile il piacere quando pensi che è solo tuo e sai che gli altri non sanno nulla di noi… …”sono in ritardo per il caffè?!”… …l’emozione che può suscitare una semplice busta da lettera sul desktop del computer… …ho accettato di prendere quel caffè…. mille pensieri mi affollano la mente come palline lanciate nel flipper toccano i lati e ritornano nel centro si scontrano, si accavallano, si annullano l’un l’altro, e alla fine quasi il vuoto, rimane solo l’ultima idea quella che non avrei voluto o (dovuto?) scegliere, quella che la ragione non avrebbe scelto, quella che mi aprirà porte che non avrei voluto aprire, quella che mi farà entrare in un turbinio di emozioni che in quel momento non cercavo… …se fossi riuscita a fermarmi a quella macchinetta.

FERMA DI NUOVO

Guardo.

Ti vedo.

Vedo il tuo sguardo complice, l’occhiolino, mentre passo, il mio cuore batte così forte…sento il calore salire su dalla bocca dello stomaco, divento rossa…questo non si può nascondere, guardo in basso, non posso continuare ad incrociare il tuo sguardo… …c’è posta per me… …non riesco a fermarmi alla macchinetta..il computer diventa nostro favoreggiatore è lui il custode dei nostri messaggi… …non voglio far capire…non voglio far sapere… il mistero, l’intrigo…alimenta il fuoco della nostra passione… quand’è che ho lasciato troppo la corda…? Perché non riesco a tornare indietro? Come sono arrivata a questo punto…? Non mi ero sempre detta che sul lavoro non si inizia mai una relazione?… ..non uniamo i nostri due mondi…non sentiamoci al di fuori di qui… lasciamo che questa sia solo l’occasione per allietare la nostra giornata di lavoro..l’attesa di un’email, di uno sguardo, di un sorriso nascosto agli occhi degli altri.

FERMA ANCORA.

Guardo.

Mi vedo.

Mi lascio andare, lascio che le ali del vento mi facciano salire sulle loro piume e mi portino con loro senza una meta precisa, l’unico obiettivo è farsi cullare dal turbinio dell’aria, occhi chiusi e capelli accarezzati dalla brina fresca del mattino e dal sole caldo del pomeriggio… i nostri mondi si uniscono..il mondo del lavoro, il mondo privato, il mondo familiare, diventa un unico mondo. il NOSTRO… alcune volte apro gli occhi, sento qualcosa… … …questo per te è uno sfizio…

…io le conosco le persone come te… …pronte a tutto pur di accettare una sfida…il gusto della sfida è nella preparazione e più la metà si allontana più il premio sembra alto e il desiderio aumenta… …aumenta…

…le persone come te non accettano un no come risposta…

…le persone come te devono avere tutto ciò che desiderano…non sono mai state abituate alla rinuncia…

…le persone come te hanno un particolare modo di vedere la metà, è come vedere una fotografia panoramica, la meta diventa il soggetto della foto, è nel centro, è perfettamente a fuoco, brilla di luce propria, è come se fosse in rilievo rispetto al resto del paesaggio…. mano a mano che ci si allontana dal soggetto il panorama si sfoca…diventa sempre meno nitido…fino a non essere più riconoscibile. …l’unica cosa perfettamente riconoscibile è LA META… …come appare BELLA la meta… …come appare BELLO raggiungerla… …prova ad avvicinarti però….

…ecco…VEDI?…

…la focale cambia…. …il panorama intorno inizia ad essere più visibile…non è più così sfocato…

… oh GUARDA.. riconosco dei visi… e la meta?

Guarda! Guarda bene!

Sembra che brilli di meno rispetto a prima….brilla meno di luce propria….inizia a confondersi con il resto del panorama…

SEI SEMPRE PIU’ VICINO….

FERMO!

STOP!

RAGGIUNTA!

Te ne sei accorto vero? Non ti appare più come prima…vero?…non è più in rilievo…vero?

.. Le persone come te hanno solo lo scopo di raggiungere l’obiettivo, l’adrenalina scorre a fiumi solo nel periodo che intercorre tra l’individuazione della preda e la sua cattura…la sua cattura..la certezza che sia bloccata, che non si possa più muovere, è l’inizio del senso di sazietà…

Sono passati mesi… E mentre il tempo passa aumenta il mio appetito…

 E mentre il tempo passa aumenta il tuo senso di sazietà…

Le persone come te non sono poi così coraggiose come si dipingono…

Le persone come te si riempiono la bocca con i loro discorsi sulle persone che sono…

Le persone come te si riconoscono anche dal linguaggio del loro corpo…sono come gonfie…gonfie di tutte le loro parole, di cui si riempiono la bocca e il corpo, e giù parole, e giù parole e tutte queste parole non sanno da dove uscire e così rimangono imprigionate lì vengono aspirate dalla bocca che non fa altro che chiacchierare e si ritrovano tra la trachea e i polmoni…

Le persone come te hanno sempre un torace molto robusto… …camminano come se dovessero trattenere il respiro…

Le persone come te sono così piene di loro stesse che dentro di loro no c’è posto per nessun altro…

Le persone come te hanno presto un gran senso di sazietà perché si sono già saziate con il loro Ego… E mentre il tempo passa il tuo Ego inizia a scalpitare.

Ora lo spazio diventa troppo stretto per tutti e due. Chi è mai lei…? Mica rimarrà con noi per sempre…?

E mentre il tempo passa io ho paura di accorgermi che questo tempo non ha in serbo per noi le stesse sorprese…

AVANTI VELOCE

FERMA

STOP

È il momento attuale.. …ecco rileggo le email inviate… …mollami..non mi scrivere più..le conosco le persone come te…io ho provato a tirarmi indietro… tu hai provato ad avvertirmi… …lo leggo nero su bianco…a modo tuo mi avevi avvertito…tra le righe lo avevo confessato… io ti dico di mollarmi… tu mi dici che forse ti ho convinto… mi molli… ma solo dopo avermi baciato ed essermi entrato dentro… nell’anima… nella testa… forse anche…NEL CUORE…

…forse non ho calcolato bene l’altezza del fondale…la mia ancora no ha fatto presa, forse ho scientemente gettato poca fune e mi sono resa conto che l’ancora non aveva preso… ho fatto andare la mia barca alla deriva, ho lasciato che cavalcasse le onde del destino, ho preferito vivere di rimorsi e non di rimpianti… Ho lasciato che tu mi entrassi nella testa, nell’anima, e alla fine anche nel cuore…

Pensavo che anch’io sarei entrata nella tua testa, nella tua anima, e alla fine anche nel tuo cuore… invece sono stata l’unica che ha mollato gli ormeggi e si è lasciata trasportare dalla corrente e dalle onde, dolci onde, prima piccole onde sulla spiaggia…a mano a mano la marea si è alzata…onde sempre più alte…sempre più difficili da domare… Mi accorgo che la mia barca è l’unica ad andare a largo, la tua è bene ancorata…

Le persone come te non mollano mai gli ormeggi sono sempre bene attente che tutto funzioni, sguardo vigile, sempre allerta, non lasciarsi mai andare… Le persone come te la situazione la devono avere sempre sotto controllo…

FERMA

STOP

Non ti vedo quasi più… Non ti sento quasi più…

NO

FERMA ANCORA

Ti vedo. Per caso. Sfrecci con la macchina.

FERMO

FERMATI SONO QUI..

Non mi vedi… Provo a telefonarti… Non rispondi… Scrivo un messaggio… Scateno ciò che non avrei mai voluto… …le persone come te dimostrano di non essere coraggiose come si dipingono, proprio in questi momenti… …le persone come te pur di non affrontare un faccia a faccia si rifugiano dietro un computer… …le persone come te dimostrano ancora di non avere quel coraggio che dicono di avere perché anche nascosti dietro allo schermo di un computer hanno paura di dire la verità nella sua interezza…

… So cosa è successo: ti sei avvicinato troppo, l’immagine intorno a me non è più sfocata è tutto perfettamente a fuoco e io non sono più in bassorilievo…sono diventata parte di un insieme…tutto uguale…

La meta è cambiata…

L’inquadratura è cambiata…c’è un altro soggetto da mettere a fuoco: SEI TU !!

Una tua email… Per favore ho bisogno di fermarmi…ti chiedo di fermarci…

FERMI STOP!

FERMO IMMAGINE !

…MA SEI TU L’UNICO FERMO!!

La mia barca io l’ho lasciata andare molto tempo fa…tu sei rimasto indietro…tu non mi hai raggiunto…

 TU SEI FERMO !!

Io non mi fermo, non ora… Io ho visto cosa c’è al di là della riva… Io ho avuto il coraggio di mollare gli ormeggi… Io so cosa si può provare… Tu non sai cosa vuol dire non avere la situazione sotto controllo… Le persone come te sono prese dal panico se i loro sentimenti riescono a prevalere sulla ragione.

FERMA ANCORA

 Ti vedi… Ti senti… Ti senti davanti ad un tunnel… E sì le persone come te quando sentono che stanno mollando gli ormeggi sono presi da una strana sensazione: paralisi degli arti. cos’è? !

PAURA!

Si chiama così.. Ed è per questo che ora l’unica cosa che vedi davanti a te è un tunnel… La paura fa vedere tutto nero. Vuoi prendere il tunnel da solo.

Vuoi rimanere solo.

STOP

FERMA ANCORA

Penso che in fondo l’orgoglio possa essere messo da parte, voglio recuperare. Ti scrivo. Non credere che io non possa essere quella donna. Non entrare da solo in quel “tunnel”… Non permettere che perdiamo le tracce l’uno dell’altra… Per favore così ci facciamo solo del male…

E’ solo questa la tua risposta? NO.

Le persone come te cadono sempre in piedi, non si fanno male.

Le persone come me cadono e possono farsi male, perché si lanciano e osano.

Le persone come te non hanno il coraggio di osare, di lanciarsi, la paura non fa provare loro sentimenti, la paura paralizza, congela, non riesce a farti vedere la strada davanti a te. Preferisci non lanciarti per non rischiare di farti male. Hai voluto credere che io non potessi essere quella donna. Hai preso quel tunnel da solo. Hai permesso che perdessimo le tracce l’uno dell’altra.

STOP BASTA ORA NON MI FERMO PIU’ !

AZIONE !!

Mi rialzo. Mi accorgo che il vento ha cessato di soffiare, le sue ali si sono abbassate, sono planata giù e poi giù, fini ad arrivare a terra…

CRASH

Il vetro si è rotto… …rincollarlo… …non sarebbe mai uguale a prima… Mi pulisco dalla polvere…l’impatto sul suolo non è stato delicato… …va bene… mi rialzo.

Tutto bene?

Ora no.

Ma so che tra poco andrà meglio.

Le cicatrici serviranno a ricordare.

Love lives you if you don’t care for it

Bisogna avere cura dell’amore, in qualsiasi forma esso si presenti,  nei confronti di un essere animale o di un essere umano…

Non si può pretendere che i legami tra le persone, gli affetti che le legano, rimangano invariati se li trascuriamo.

L’amore per gli amici, i fratelli, i genitori, gli amanti.

Ci sono persone che entrano ed escono dalla mia vita, mostrando poco vero interesse nei confronti delle vicende che accadono al suo interno e mostrando lo stesso scarso interesse a far sapere cosa veramente accada nella loro.

Non mi danno la possibilità di aprire un varco nel loro muro per avvicinarmi un pò, per avere un minimo di legame, o anche un semplice rapporto umano.
Non si curano delle conseguenze che queste sporadiche visite possono avere sulle emozioni e sui sentimenti e, altrettanto non immaginando quali reazioni possano provocare, può capitare che rimangano spiazzati o che non rimangano per niente.

Infatti, può capitare che durante una delle loro ennesime capatine, ricevano in cambio risposte e comportamenti controllati, razionali, taglienti..allora mi chiedono se sono arrabbiata.

Arrabbiata? No.

Non è la rabbia che mi fa essere lontana e razionale, è semplicemente la mia normale reazione ad un distacco.

Non riesco ad avere un rapporto vero e confidenziale con chi salta dentro e fuori della mia vita, con noncuranza, senza delicatezza e che, allo stesso tempo, tiene un muro davanti a sé per impedirmi di scorgere un qualcosa di più.

E non mi chiamare amore, perché non è vero.

(12.10.2009)

Il post sbornia

Mafalda

…Solo nei film il giorno dopo la sbornia le donne sono fresche come delle rose.

Io ho la testa che mi pulza, gli occhi più gonfi di quelli della rana Kermit, i capelli arruffati che in confronto Mafalda è appena uscita dal parrucchiere, il freddo mi è entrato nelle ossa e non riesco a farlo passare.
I l caffè non produce nessun effetto ed io ho i sensi di colpa.

Ma perché….

Ufff che noia che sono, mi ripeto, mi ripeto in errori.

Lui mi ha chiamato due volte questa mattina, ma io non avevo il telefono con me, quando sono riuscita ad alzarmi dal letto, mi sono resa conto di non avere il cellulare.
Scendo per carcarlo in macchina e il telecomando del box auto non funziona.

Certo l’ho fatto cascare così tante volte che la pila non fa più contatto. Ieri sera ho perso anche la parte posteriore del telecomando, così che non si chiude più, lo devo ricomporre ogni volta che lo voglio usare.
Quando sono riuscita ad aprire la saracinesca ho lasciato la macchina fuori…meglio.
Il cellulare era sul sedile del passeggero.
Due telefonate.
Ho richiamato, prima ho fatto dei vocalizi per cercare di dare alla mia voce un tono suadente, al posto del rauco oltretomba provocato dalle sigarette e dal fatto che ancora non ho parlato con nessuno.

Non ha risposto.

Bene.

Avrà visto che sono viva e vegeta, perché ho telefonato, si è tranquillizzato e ha confermato che non ha intenzione di vedermi ancora.

Ciao.

ora cercherò di riprendermi, nel pomeriggio devo partire, vorrei recuperare le facoltà motorie e verbali prima di intraprendere il viaggio.

(17.10.2009)

La sbornia

"28 giorni" - Sandra Bullock

E’ questo lo stato in cui mi riduco alle volte quando esco con un uomo che inizia a interessarmi e, solitamente, mi riduco così nella serata in cui ho deciso, appurato e ponderato che lui mi piace.

Fantastico.

Io ubriaca e lui che mi sorregge.

Sarei curiosissima di sapere che cosa passa per la sua testa, quando inizio a perdere le erre, le esse, le ti ed ho solo vocali e qualche sparuta consonante che non so dove infilare per formulare una parola di senso compiuto, parole sì, perché le frasi riescono ancor peggio.

Solitamente poi cado.
Sì è una mia specialità.

Già cado quando sono perfettametne sobria e lucida…ci si può solo immaginare quale sia il mio equilibrio quando, a digiuno, ingurgito litri di alcol.
Sì digiuna, perché la maggior parte delle vote queste uscite non sono a cena e, se sono a cena, io spilluzzico.
Certo altrimenti l’alcol non fa l’effetto voluto, ossia non mi riduce ai minimi termini.

Così mi ritrovo a tornare a casa in una serata con l’uomo che mi piace con quantità indefinite di alcol in corpo, quantità di parole che non volevo dire, ma che ho detto, quantità di cose che non volevo fare, ma che ho fatto, e la certeza e il desiderio di non volerlo rivedere mai più nella vita.

Sarà proprio per questo motivo che lo faccio?
Perchè poi in realtà non voglio più vederli, perché quando realizzo che mi piacciono ho una fottutissima paura e tento di cacciarli dalla mia vita, fornendo a loro tutti gli elementi necessari per avere una buona ragione per non volermi più vedere.

Anche stasera il mister hide che è in me è uscito proferendo le parole fatidiche “non voglio più vederti”, ma in realtà voglio che siano i miei interlocutori ad avere delle buone ragioni per non volermi più vedere….e gliele fornisco su un piatto di argento, incastonato d’oro e platino, lucidato a nuovo:
mi ubriaco.

Farnetico.

Faccio figure ignobili.

Lascio vedere il peggio di me.

Mi dipingo come se fossi così orrible, sempre.

Dopo giorni di perfetta fatina ecco che arriva la strega per avvelenare la mela e darla in pasto a biancaneve perché non sia più la più bella del reame.

Poi torno a casa la lucidità arriva e mi rendo conto della emerita stupidaggine che ho fatto.

Troppo tardi..

Solitamente poi non è così, il principe ritorna per cercare di salvare la bella ubriaca.
E allora torna la calma.

Ma poi arriva nuovamente la strega che rovina tutto.

Ed io, strega e principessa insieme, entrambe intrappolare in un corpo e in una mente che nn sa chi far apparire ora e chi poi, creo casini, labirinti, giochi di specchi…

Rovino tutto fino a far scomparire chi in quello specchio non aveva visto nulla di cattivo, solo un’anima smarrita, intelligente e perspicace, ma così incapace di creare un rapporto duraturo, tanto da distruggerlo a poco a poco, avvelendandolo piano piano, per far sì che il tutto scemi senza preavviso.

(17.10.2009)

U come Uomini: Il vigile del Fuoco

"Gli amanti" - René Magritte
Il destino ha bisogno di complici che, a volte, possono essere gli amici, degli amici, degli amici….
Così capita che il destino faccia inciampare sulla mia strada un uomo, perché dopo i 30 è inutile che neghino, si tratta di uomo, poi certo la cosa può essere rivista, rivisitata e corretta ed in questo caso la correggiamo.
Se fossi rimasta al suo aspetto fisico sarebbe andato tutto molto meglio: 1.90, tutto muscoli, ma da onor del vero anche motlo accattivante, spigliato, spiritoso, coinvolgente, sapendo essere anche romantico, affettuoso e suadente.
Ore al telefono che, apparentemente, andavano a consolidare la nostra intimità, aumentavano il nostro desiderio di guardarci finalmente negli occhi, di sfiorarci.
Lui era in missione, così l’aura romantica intorno a questa storia non faceva altro che aumentare i nostri sentimenti.
Virtuali, sì, ma sentimenti.
Parlavamo come se ci conoscessimo da sempre e come se il destino avesse finalmente fatto in modo che per sempre saremmo dovuti stare insieme.
Tanto che il giorno in cui ci siamo visti il cuore era in gola, le gambe tremavano e l’ansia mista alla gioia si insinuava nelle nostre menti e nei nostri corpi…
Lo vedo scendere dal pullmann, l’uomo in divisa ha sempre avuto un grande effetto su di me, se poi sotto a questa divisa si intravedono due braccia muscolose ornate con tatuaggi io…
forse la mia parte adolescenziale non è ancora del tutto svanita, perché ero come una ragazzina al suo primo appuntamento della vita.
A questo punto l’idillio iniziato telefonicamente continua nella vita reale…
Sì per 3 giorni.
Tre giorni dopo tutto quel che ci eravamo detti?
Sì…
Tornato di giovedì, il sabato confessa di essere coinvolto sentimentalmente con un’altra!
Una sua amica, o no, non si può definire amica.
Fidanzata?
No, perché lei, nonostante le insistenze di lui, vuole stare da sola e non si vuole fidanzare.
Sì, ma da quanto dura?
Quattro anni.
Quattro anni che tu le chiedi di stare insieme e costruire qualcosa e lei ti dice di no, che solo questo ti può dare? Qualche week-end insieme?
E tu ancora le dai retta?
Tu non sei solo semplicemente coinvolto sentimentalmente con un’altra, tu sei impantanato completamente e non riesci ad uscirne!
Chiama i pompieri.
Uff..
Non ci voglio rimanere in questa situazione non ce la faccio.
Mi chiedo come si possano dire frasi come quelle che lui ha detto a me, se si è coinvolti sentimentalmente, impantanati fino al collo con un’altra?
Mi hai fatto entrare nella tua vita dalla porta principale trascinandomi dentro a forza, per poi scaraventarmi, con la stessa forza, fuori dalla finestra.
E non sono atterratta sul morbido…

Le cose che diciamo sono vere solo nel momento in cui le esponiamo, la loro verità e il lor senso lo perdono una volta che le onde sonore le portano a contatto con l’aria.

Si sublimano.
E’ necessario cogliere quell’attimo in cui ti donano sensazioni indescrivibili, perché non sai se succederà ancora.
(11.10.2009)

Come si costruisce oggi un rapporto interpersonale?

Harry ti presento Sally - 1989

…non ho una risposta precisa, ma avrei molte domande.
Ho l’impresione che oggi i rapporti interpersonali si consumino in un attimo.

“la candela che splende il doppio del suo splendore, brucia in metà tempo…”Blade Runner

Così i rapporti interpersonali tra uomo e donna oggi si consumano nella metà del tempo, ci si mette insieme prima di conoscersi e quando ci si riesce a conoscere finisce la storia, forse perché non siamo quello che l’altro ha creduto fossimo e l’altro non è quello che noi abbiamo creduto fosse.

A cosa è dovuta questa fretta?
E’ possibile che andando avanti con l’età si pensi che il tempo non basti più.
Così si accellerano i passaggi per recuperare il tempo che rimane e invece si finisce a perdere tempo, e a dover recuperare le energie perdute.

Perché di energia ne mettiamo tanta, con la speranza che la cosa funzioni.

Alcune amiche che non vedevo da una decina di anni, che hanno attualmente una quotidianeità completamente diversa dalla mia, composta da compagni o mariti, bambini, tate, mi hanno domandato com’è “lì fuori”, perché quasi in aria di crisi per la loro realtà di vita.
Com’è la fuori?…Un gran caos, che non so riassumere. Fate rientrare la crisi, risolvetela e andate avanti.

Mi hanno chiesto come funziona il corteggiamento.
Corteggiamento? Perché pensate che esista ancora?

Un giorno in Tribunale ho conosciuto un bel ragazzo, siamo usciti per pochi giorni e, come da copione, la nostra candela è bruciata in metà tempo.
Lui non ha più telefonato, io non ho più telefonato perché, nonostante dicano che i tempi siano cambiati e che anche le donne possano fare il primo passo, credo che sia tutta una gran cretinata e che se un uomo vuole ti chiama, te lo fa capire, se non lo fa, vuol dire che non gli interessi.

Due settimane fa l’ho rincontrato in Tribuanle, erano passati 7 mesi dall’ultima volta, dopo esserci salutati mi invia un sms in cui afferma di essere stato contento di avermi rivisto che si sarebbe fatto sentire per prendere un caffè.

Durante queste due settimane non si è fatto sentire, questa mattina accendo il cellullare ed arriva un suo sms, delle 23.30 del giorno prima, con cui mi chiede cosa stessi facendo…

Ora mi viene spontanea una domanda: ma in queste due settimane l’unico momento utile che hai trovato per cercarmi è stato alle 23.30 di un venerdì sera?!
Non è un momento adatto, per alcuni semplici motivi:
essere cercata sul finale di serata può voler dire che con me non hai la minima intenzione di fare due chiacchiere davanti ad un caffè, ma che tu voglia impiegare questo tempo in tutt’altra faccenda.

Oppure che la tua serata non stia andando bene e quindi tu voglia rimediare con me, quindi sono una tappabuchi ( senza giochi di parole), e sempre non per fare due chiacchiere davanti ad un caffè.

Ed inoltre non consideri che, come femmina, necessito di mille attenzioni (anche se fittizie) per cui ad un sms alle 23.30 con cui mi chiedo cosa sto facendo, anche se sono a casa a fare la calza con il pigiamone di flanella, ti risponderò che sono ad una festa e che sono impegnata per tutte le prossime serate fino al 2020!

(10.10.2009)

Il fato

"Il Liberatore" - René Magritte

“Il fato ci domina completamente con due eccezioni: il fato non ha potere sul nostro libero arbitrio e non può mentire.” – dal libro SHANTARAM di David Gregory Roberts

Quante volte mi sono chiesta perché il mio libero arbitrio mi trascina periodicamente a vivere situazioni già vissute, a provare emozioni già sperimentate, a fare scelte già compiute in passato, a fare domande di cui conosco già la risposta, a compiere azioni di cui già conosco la reazione.

Riesco a riconoscere la scadenza di un ciclo sin dai primi istanti, un nuovo, ma uguale, inizio si sta avvicinando.

L’inizio del termine dell’intervallo temporale, generalmente è caratterizzato dal susseguirsi di momenti che si avvicendano in un silenzio ovattato, in una successione così lenta e leggera, tanto da darmi la sensazione che una giornata non sia più composta da 24 ore, ma 24 più un numero “n” che tende all’infinito.

Nonostante il silenzio ronzante riesco a sentire il rumore che emettono i momenti in successione, il suone che presagisce l’inizio del nuovo ciclo. Come un sasso lanciato su uno specchio d’acqua forma cerchi concentrici che si propagano lentamente, così il suono che si crea si propaga e il mio campanello di allarme mi costringe a stare vigile.

Fino a che una mattina mi sveglio e tutto è finito, il giorno è nuovamente composto da 24 ore e il silenzio non è più tutt’intorno a me.

So perfettamente che mi abbandonerò in un’ennesima storia d’amore ad amaro, patetico e doloroso fine.

(30.08.2009)

Scrivere

 

…Scrivo…

…Scrivo perché per le persone come me, poco abituate a parlare, tranne che con loro stesse, esprimersi verbalmente è più difficile.

Di solito usano altri mezzi, letteratura, poesia, pittura, scultura…tutte quelle forme d’arte che ti permettono di tirare fuori quello che hai dentro, quando quello che hai dentro non riesce a trasformarsi in parole..

Ho un gran desiderio: chiedervi scusa per come mi sono comportata, per come mi sto comportando e per come mi comporterò sicuramente, in futuro.

Quando sostengo che non voglio parlare lo dico perché non voglio che il malessere che mi porto dentro si riversi su di Voi, perché non ne siete la causa, mi preme che questo sia chiaro, l’unica causa del mio malessere è la persona che io vedo tutte le mattine davanti allo specchio, è lei la persona che ha creato tutto quello che sto vivendo ora, ed è questo il lato “comico”, come la barzelletta che papà raccontava quando ero piccola: “Burro e alici e chi lo ha chiesto? Glielo ho detto io!”

E come ogni lato comico ha lo sviluppo tragico…

Chi è causa del suo mal pianga se stesso, ed è quello che mi sta capitando: piango me stessa, anche se so che non è certo la soluzione migliore…Una delle tante cose che ho imparato da tutti voi è che bisogna avere il coraggio di ricominciare da capo in qualsiasi momento…si…in qualsiasi momento…e quando vedo quella ragazza davanti allo specchio glielo ripeto sempre…me lo ripeto sempre…ma non ci riesco…e + non ci riesco e + me lo ripeto…e + me lo ripeto e + mi accorgo di non riuscirci…e + penso che no ce la farò mai..

Lo so che pensate: Non è certo l’atteggiamento giusto.

Lo so bene, ma mi sento come se mi fosse crollato tutto addosso.

Tutto cosa?

Tutti i castelli in aria che avevo costruito in tanti anni di sogni e di speranze, tutti i progetti che avevo fatto su di me, non sono più riuscita a sorreggerli e sono venuti giù, schiantandosi al suolo e riducendosi in macerie…e io sono lì che fisso ciò che ne è rimasto e non ho la forza di raccoglierne i pezzi e di ricostruirli.

Quando dico a mamma che sono morta dentro e che non voglio più sognare è perché i castelli erano dentro di me ed ora al loro posto ci sono solo calcinacci e polvere…e non mi ricordo più come si fa a ricostruirli..ho paura di non ricordare più come si fa a sognare…i miei sogni sono diventati quella polvere e sono trascinati via dal vento o forse sono proprio io che ci sto soffiando sopra…

Prima il mio mondo dei desideri era racchiuso in quei castelli quindi protetto da mura spesse e sicure ed era per quello che ne ero convinta, la “Regina” all’interno era convinta che non sarebbero mai crollati, e che prima o poi avrebbero smesso di essere castelli in aria e si sarebbero avverati ancorandosi con forti fondamenta al terreno…ora il mio mondo dei desideri non è più circondato da quelle mura, ora è in balia delle intemperie, è protetto solamente da una sottile plastica…la cui fragilità è enorme…bisogna fare molta attenzione, muoversi con cautela altrimenti si rompe…la “regina” non si deve accorgere che non ci sono più le mura della fortezza, ma solo una sottile plastica…per questo motivo

se vi capita di passare lì vicino…fate piano, piano, parlate a bassa voce, cercate di non farvi vedere, più tardi se ne accorge e meglio è…

Forse però se ne è già accorta e cerca di fare finta di niente, vi vede benissimo che state passando lì vicino, riesce a sentire tutti i vostri discorsi, ma non vuole far sapere che lei sa…è un circolo vizioso…tutti sanno ma no vogliono far sapere…ma come se ne è accorta..?

Forse un giorno per caso ha sentito dei rumori, ha sentito delle voci, sarà bastato lo scricchiolio di un rametto calpestato…e si è alzata e ha guardato e intorno a se non ha visto i suoi castelli, i suoi sogni, le sue speranze e i suoi progetti, ma solo plastica, volgare plastica, di quella neanche troppo trasparente, plastica scadente…e quando prova a muoversi non ci riesce e il suo respiro si fa più affannoso e la plastica le si appiccica sul viso e non riesce a prendere aria e più cerca di prendere aria più la plastica le si attacca alla bocca e le impedisce di respirare e più le si attacca alla bocca più cerca di riprendere fiato e più cerca di riprendere fiato più la plastica……..

fino a che crolla a terra ed ecco che la plastica torna al suo posto…ed ecco che anche lei torna al suo posto, cercando di non guardare, cercando di non sentire, cercando di non capire come è ormai ridotto il suo mondo……

Fino a che qualcuno (o magari lei stessa) non si dimenticherà che passando di là è necessario fare il maggior silenzio possibile…

 E’ questo che intendo quando sostengo che non mi dovete parlare…

Parlatemi di altro…Non riesco a parlare di questo, ne avete avuto riprova svariate volte…

E’ una questione tutta mia, io mi sono creata questa situazione io la devo risolvere, perché non sono riuscita ancora a dare qualcosa in cambio. Non perché penso che voi vi aspettiate qualcosa in cambio, ma nella vita ad un certo punto bisogna smettere di prendere e si deve iniziare a dare, e io non riesco a dare nulla alle persone a me più care.

Non è più tempo che io prenda, ho preso fin troppo…

E’ ora che io inizi a dare qualcosa in cambio, ma non riesco a farlo, perché non riesco più a dare qualcosa neanche a me stessa, perché so di avere sbagliato, ho sbagliato decisione, e non posso più tornare indietro perché mi sentirei come una bambina viziata che non appena il giocattolo non funziona più lo butta via e ne vuole un altro, invece di cercare di aggiustarlo…

 La lotta che sto cercando di combattere è proprio questa, quella che si è scatenata dentro di me. 

Vedo tutti i pezzi del giocattolo..lì..per terra, e so benissimo che mi basterebbe poco per aggiustarlo, che ne sarei in grado, eppure rimango ferma a guardarli…forse perché in realtà so che il giocattolo anche quando è aggiustato, non è che mi piaccia molto…

Anzi non mi piace affatto…

Non è il giocattolo per me…

Ma poi mi dico: “Hey ragazzina! Lo hai scelto tu il giocattolo!!”

E mi accorgo di avere urlato troppo…

Ed è in quel momento che la plastica mi si incolla in faccia e non riesco a respirare e più prendo fiato e più si appiccica e più si appiccica e più…… 

Ogni tanto penso che la vita sia bizzarra ti può cambiare tutto in qualsiasi momento, a me è bastato così poco…invece se avessi continuato a lottare per quello che realmente desideravo, forse ora quei castelli non sarebbero più in aria, ma per terra ben saldi e io sarei stata pronta e capace di costruirne altri in aria per poi portarli a terra…e poi altri in aria.. e poi a terra…e sarebbero stati uno più bello dell’altro…