C’era una volta, o forse non c’era…

…una donna che avrebbe tollerato un comportamento simile, avrebbe giustificato lui per permettere che rimanesse ancora nella sua vita e avrebbe giustificato se stessa, per scusarsi e regalarsi ancora una traccia di dignità.

Se qualcuno le avesse detto che sarebbe riuscita ad distaccarsi da un certo genere di persone, non ci avrebbe creduto.

Un giorno sentì dire da una psicologa che siamo noi a scegliere sempre una medesima tipologia di persone, siamo noi a venire attratti da caratteristiche simili, non sono “cose che capitano” a causa di una strana congiuntura di pianeti.

Ecco, infatti, che incontrarlo aveva fatto riaffiorare i fantasmi del passato, le aveva ricordato le persone già incontrate.

Come le falene che sono attratte dalla luce tanto da rimanerne bruciate, come le gazze che sono tentate da ciò che luccica, fosse anche un pezzo di vetro su cui si rifrange la luce del sole, così anche lei subiva il fascino di chi appariva sempre impegnato, sicuro di sé, spesso non disponibile, di chi ti regala i suoi momenti come se fossero diamanti, la cui difficile reperibilità ne fa alzare il prezzo.

Affascinata da persone che hanno pochi contatti con la più comune quotidianità, che ritengono sia unicamente la loro realtà quella vera e degna di essere vissuta, l’unica che traina e travolge le vite degli altri, tanto da persuaderli che la loro visione sia la conoscenza, che i loro pensieri siano la sostanza delle idee, che i loro sogni siano l’essenza della vita.

Stregata dalle persone che ritengono che siano sempre gli altri a doversi adattare ai loro ritmi, perché esclusivamente la loro andatura scandisce i momenti della vita, non è ammissibile nessuna altra frequenza, perché la vita non può essere una armonia creata dalla sovrapposizione di due suoni differenti, no, la colonna sonora della loro vita deve essere una composizione creata e scandita unicamente da un unico suono, il loro.

In particolare era sempre stata attratta da persone all’apparenza interessate a tanti aspetti della vita, le cui azioni sembrano suggerite da varie ispirazioni. Le cui numerose passioni, ognuna coltivata in modo grossolano, evocano un reale innamoramento per la materia, ma non sono altro che la testimonianza della mancanza di un’unica autentica vocazione che possa caratterizzare il loro essere, tanto che non riescono a rinunciare a nessuna di esse, perché nessuna le descriverebbe completamente.

Ai suoi occhi tutto ciò appariva come indice di un grande genio, fermento di una mente piena di risorse, che non riesce a contenersi perché troppi sono gli interessi ispirati dalle numerose capacità, difficile conciliarli, difficile rinunciarvi.

Adesso, passati alcuni anni, dopo aver conosciuti numerose personalità di questo tipo, ha il sentore di aver preso un abbaglio.

Ha la sensazione di essersi fatta coinvolgere da persone effettivamente prive di un particolare genio, un peculiare talento, ma semplicemente: ordinarie, che tentano invano di riempire un vuoto con tante attività, così tante da non riuscire a fare tutte in modo approfondito perché in realtà non ce ne è nessuna che amano così a fondo da dedicargli totalmente il loro tempo.

Ha il sentore che non esista nessuna passione che li descriva in modo compiuto, perché non hanno nulla di compiuto in loro. Le sembra che inseguano, invano, diversi modi di essere per cercare qualcuno che si adatti a loro stessi, che calzi come un guanto e riesca ad aderire perfettamente alla loro figura, un abito che riesca a vestirli ed agghindarli con classe, nella speranza di trasformare e coprire, finalmente, la loro disadorna, semplice e spoglia personalità.

Nessun fuoco veramente ardente che gli accenda l’anima, tanti cerini veloci da bruciare, che lasciano solo cenere alle loro spalle.

Così le appare ora, forse è realmente così, forse non si sbaglia, o forse sì…

Ma lei ora, non vuole più essere arrendevole, non ha più voglia, né bisogno, di essere accomodante.

Lei ora pensa che anche il suo tempo ha un valore, anche le sue passioni sono preziose, anche i suoi ritmi creano una melodia accordata, che ha lo stesso diritto di essere ascoltata.

Lei di bisogni ne ha, ma non ha più voglia di annullare i suoi ritmi per soddisfarli, ha voglia di creare una sinfonia composta dall’armonia di due diverse andature, senza sopprimere né l’una, né l’altra.

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