U come Uomini: il Nuotatore – Le Origini

Sedute al tavolino di un bar affollato per l’aperitivo, io e alfaprivativa, si parlava di relazioni, come spesso accade tra noi.

Grazie a delle strane congiunture astrali eravamo entrambe impegnate in una relazione ufficiosa, perché mica capita tanto spesso di esserlo contemporaneamente e l’asincronicità delle nostre liaison ha fatto spesso nascere faticose, chiamiamole: incomprensioni, ma questa è un’altra storia.

L’aggiornavo sulle mie vicende (all’epoca ero impegnata in un affair solo per: V come Vendetta, nei confronti di chi mi ispirò queste parole..ma anche questa è un’altra storia). 

Accanto a noi un tavolo con un gruppo di simpatici assortiti misti, sia di genere che di età. 

Prese dalla conversazione ancora non avevamo ordinato nulla, ma capita raramente, anzi non capita mai, che io e alfaprivativa rinunciamo ad un bicchiere di vino, così mi giro per rivolgermi al cameriere superando con lo sguardo il tavolo di assortiti misti, ma si frappone fra me e il cameriere un calice di vino, tenuto in alto dalla mano di colui che poi scoprirò essere un ex nuotatore che mi guarda sorridendo dedicandomi un brindisi. 

Mi colpisce la vivacità e briosità dello sguardo che ha assunto un istante prima di bere alla mia salute.

Sorrido accennando un gesto con il capo per ringraziarlo e non faccio in tempo a fare null’altro che uno degli assortiti misti si alza, sposta le sedie ed unisce il nostro tavolo al loro,  facendo diventare me e alfaprivativa parte integrante del simpatico tavolo.

Scopriamo che è in corso un festeggiamento per il compleanno di uno di loro visibilmente più giovane di noi, inevitabilmente la conversazione devia sulle varie età dei componenti l’allegra brigata. 

Il nuotatore sentita la mia esclama: “Veramente? Non sembra. Hai azzerato il contagiri!”

Come non voler bene subito ad un uomo così. 

E’ il turno del nuotatore, è nato 3 anni dopo di me, ma tanto è bravo nel combattere la forza di attrito nell’acqua, quanto è bravo ad incartare le cose e renderle piacevoli che a conti fatti abbiamo solo un anno di differenza, lui conta la sua età dall’anno compiuto quindi se ne aggiunge uno, conta i miei, che sono di dicembre, come se avessi un anno in meno ed è così che il nuotatore accorcia le distanze, da 3 ad 1.

Io l’ho sùbito adorato questo nuotatore qui. 

In quasi un anno di amicizia tutto abbiamo provato, l’allegria dopo il disappunto, la fuga e l’affronto, il distacco e la riconciliazione, la rabbia e l’arrendevolezza. 

La tua vicinanza ha riportato il mio stato d’animo pei floridi sentier della speranza.

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Alter ego

Nella vita di ognuno di noi esistono molti  inizi, punti di svolta, creati dalla fortuna dalla volontà e dal fato.

Shantaram – D.G.ROBERTS

In quale mondo  si svolge la vita che avrei vissuto facendo le scelte che in questa ho escluso.

In quale quaderno riposano i pensieri che non ho scritto.

Quali reazioni avrebbero provocato le parole che non ho detto.

Quali realtà avrei conosciuto se avessi valutato le varie alternative priva di condizionamenti.

Se incontrassi il genio della lampada gli chiederi di farmi parlare con la Maria Emma che ha avuto il coraggio di intraprendere le strade che io ho abbandonato.

Quanto tempo ancora per fare pace con me stessa e non pensare più a queste cose…

U come Uomini: il Nuotatore

Il punto è…

…che vederti mi infonde sempre una briosa allegria, la sento che inizia a diffondersi non appena ti vedo, per poi espandersi a mano a mano che passiamo del tempo insieme, si propaga e rimane con me anche dopo che ci siamo salutati.

Conosciuti per caso, sei stato una piacevole sorpresa, perché la piacevole chiacchierata, ha sconfinato in argomenti inusuali, condita da ironia, sagacia, delicatezza, intuizione, umorismo, tutti gli ingredienti perfettamente amalgamati ed uniti con adeguate proporzioni.

Sono passati mesi e la sintonia non è mai mancata, ma nessuno di noi è mai andato oltre il confine.

Forse ci basta così, forse non sappiamo se varcare il confine ci porterà a rovinare la disinvoltura e la spensieratezza delle nostre chiacchiere, delle passeggiate, delle risate, ma anche delle litigate, che non sono mancate, ma al contrario di quanto ci aspettavamo sono state corroboranti, ulteriore collante di un’amicizia sui generis.

Questa volta io le domande non me le pongo, perché è già così tanto quello che mi dai: vederti mi dona sempre il buonumore!

U come uomini : L’archetipo

Dettaglio di Amore e Psiche - Canova

Un campanello mi aveva avvertito, ho avuto la sensazione che fosse come altri che avevo conosciuto.

Mi ero ripromessa di non approfondire la conoscenza, di sfuggire, di schivare i suoi vari tentativi, che ero sicura ci sarebbero stati.

Tutte questi buoni propositi hanno avuto una breve vita.

Non c’è nulla da fare, l’archetipo vince, vince sempre.

Mi ero ripromessa di approfondire la conoscenza con chi dell’archetipo, non avesse nulla a che fare, per tentare, almeno una volta.

“..più che il dolor potè il digiuno…”

E mi sono ritrovata a modellare gli enti della stessa classe basandomi sulla tipologia primitiva che ha influenzato gran parte della mia vita.

Non riesco a resistere a questa tipologia, essa esercita su di me un fascino irresistibile, un’attrazione inconscia, che mi fa perdere l’orientamento, l’unica direzione che indica la lancetta della mia bussola è la direzione che porta verso di loro. Pur sapendo che l’archetipo fa scattare dei meccanismi altrettanto inconsci, che non mi permettono di instaurare una relazione sana.

Così sono bastati pochi minuti di conversazione, qualche incrocio di sguardi, una risata, per farmi capire di dover fuggire e per farmi tornare dopo pochi passi.

Altre riflessioni su come si costruisce oggi un rapporto interpersonale

Esistono diversi metodi di comunicazione, che ti lasciano credere di poter rimanere in contatto più facilmente con una gran quantità di persone.

Questo è il paradosso e la grande bugia di quest’epoca perché il contatto, spesso, avviene unicamente tramite una pagina di un sito web o il video di un cellulare.

Ecco che questi filtri hanno fatto perdere al contatto la sua vera essenza.

Contàctu: p.p. della parola contìngere, composto da:

con=cum –> insieme

e

tangère –> toccare

Contatto:  “Il toccarsi vicendevole di due corpi“.

Attualmente con la maggior parte dei nostri contatti, invece, siamo separati fisicamente, questa lontananza non permette che i nostri cinque sensi siano coinvolti nella costruzione di un rapporto interpersonale…siamo menomati.

Mi chiedo se con questa lacuna sia comunque possibile  far nascere qualcosa di reale e autentico, ma soprattutto naturale, è possibile che il rapporto tra due persone non venga falsato a causa della suddetta imperfezione?

Per quanto mi riguarda non voglio schermi, voglio andare al di là di questi, voglio che la mia immagine sia riflessa nei tuoi occhi, non in un video e voglio che la tua sia riflessa nei miei, non voglio accontentarmi di immaginarla al di là di un oggetto.

Il contatto umano, non si può lasciare alla tecnologia, non si può perdere…

Non riesco ad essere me stessa in questo modo e non voglio qualcuno che si senta se stesso solo se filtrato da un apparecchio.

Cambiare

L'enigma dell'Oracolo - De Chirico - 1910

Dovrei lavorare assolutamente sul cambio di prospettiva.
Il punto di vista, devo cambiare il punto di vista…

Vorrei riuscire a dare al mio punto di vista la stessa importanza che dò al punto di vista dell’altro, in questo modo non sarei io l’unico soggetto che deve essere messo a fuoco e che deve essere scoperto.

Se incontro un uomo che mi interessa tendo a far diventare il suo il punto di vista quello principale facendo diventare me stessa il panorama da inserire nell’insieme e nella posizione che più aggrada all’altro, adattandomi e non chiedendomi se mi è scomoda o meno.

Vorrei riuscire a tirare fuori maggiore fiducia in me stessa.

Alle volte ancora mi pongo come se fossi solo io l’unica a doversi affacciare alla porta socchiusa e sbirciare all’interno.

Vorrei ricordarmi che, allo stesso tempo, l’altro anche è al di là della mia porta, che anche lui deve avvicinarsi e focalizzare, ricordarmi che anche lui è un individuo da esplorare e da scoprire.

E’ un’azione reciproca.

Se mi dimentico questo tendo ad essere la persona che si adatta alle esigenze altrui, mettendo in secondo piano le mie.

E se non sono io la prima a dare importanza anche al mio punto di vista, non posso aspettarmi che siano gli altri a farlo.

(22.11.2009)

Devi stare alla finestra…

…è il consiglio di alfaprivativa.

Non sono tanto brava a stare alla finestra e vedere che succede…
E’ una cosa nuova, mi auguro di riuscire a farlo perché mi rendo conto che ora è l’unica cosa da fare.

Non agire, ma reagire.

Effettivamente ora sopprimere le azioni è un buon metodo per studiare, vedere, capire meglio cosa voglio, quale sia la scelta migliore da fare.

Fino ad adesso si muovono in contemporanea, alcuni aspetti rendono migliore una scelta a discapito dell’altra.
Vedere quale si adatti meglio al mio essere, al mio modo di agire, al mio modo di pensare.

Come scoprirlo meglio? Affacciandosi alla finestra e guardando quale sarà la prossima mossa.

Non provocare nessuna mossa particolare, ma non inibire le azioni.

Non creare, ma non reprimere.

Non immaginare, ma suscitare immaginazione.

Non indirizzare, ma suggerire.

E’ la prima volta che non voglio seguire il cuore, ma la mente. Non agire di pancia, ma razionalmente.

E’ così difficile, ma può essere una prova per vedere se tutte le avversità incontrate hanno dato i loro frutti..

(26.11.2009)