Le risposte dalla vita possono arrivare con anni di ritardo…

E’ curioso come ti sorprende alle volte la vita.

Può succedere, in maniera del tutto inaspettata, che ti doni, con gran disinvoltura, la risposta a quella domanda la cui ricerca anni fa ti aveva mandato ai pazzi, senza riuscire a trovarla.

Ed eccola lì la risposta, servita ad una cena, per caso.

Parlando  di amori adolescenziali, lasciati nei cassetti della memoria, i cassetti preziosi chiusi con i lucchetti dell’affetto.

Affetto per noi stesse, in un momento della vita in cui sei troppo grande per essere ancora bambina e troppo piccola per essere già una donna.

Quando il mondo ti sembra in tuo potere e allo stesso tempo sei tu in suo potere.

Quando hai dentro di te la forza che ti deriva dal sapere di avere tutta la vita davanti, tante altre possibilità ancora da poter sfruttare, la potenza che senti dentro e la fragilità di un momento in cui la nostra personalità si sta ancora formando.

Gli amori di questo periodo sono quelli che molti di noi si ricordano con maggiore affetto, ci si ricorda lo struggente scalpitio del cuore alle prime armi con le questioni che probabilmente si ripeteranno altre milioni di volte.

La risposta che non avevo avuto fino a quella cena era il perché, di punto in bianco, il grande amore dei 15 anni mi aveva lasciata.

Sì certo, era un amore estivo, due mesi al mare, adolescenti entrambi, non è una grande anomalia la sua fine nel momento in cui si torna in città.

L’anomalia, per una ragazzina era il modo, in cui era finito, all’improvviso durante il primo pomeriggio cittadino passato insieme, dopo un piccolo litigio per un banale motivo arriva la fine della storia.

Così a cena quando sento il suo nome comparire tra i racconti mi viene spontaneo esclamare:

“jacopo! il mio grande amore dei 15 anni!”

“Anche il mio!”

Ecco che la vita ti serve su un piatto d’argento la risposta: Jacopo era fidanzato con un’altra, al mare si è fidanzato anche con me, tornato in città… ha scelto lei.

E lei, la prescelta, te la ritrovi a cena quasi 20 anni dopo, che ti snocciola i regali che lui le ha fatto e quanto sono stati innamorati e poi ti dice che tu l’hai fatta diventare cornuta…

Ah sì..cornuta, ora se non la smetti di raccontare, ti faccio anche diventare “mazziata”!

Mi piaci

Per alcuni è una frase che non si deve usare tra esseri umani

Quando la dissi ad un mio ex fidanzato ci rimase male…

Mi sono chiesta perché, lui mi disse perché è una frase che dici ad un cane.
Si è vero, lo dico anche al mio cane che mi piace, che mi è piaciuto dal primo momento che l’ho visto.

E ora lo chiamo amore, ma lo scelsi, tra tanti, proprio perché mi piaceva.

“Mi piaci”, è un principio,  l’inizio di un sentimento che potrebbe crescere in futuro.

Non è offensivo, né sminuente.

Mi piaci prima, ti amo poi.

Una persona che ti piace ti desta sentimenti, emozioni, sensazioni ed entusiasmi che possono essere sopiti da tempo…che erano sfumati e dissolti come l’ultima scena di un film.

E i riflettori si possono accendere su un nuovo atto.

A come Amicizia – Amiche – Alfaprivativa #7 – perle di saggezza

Ho fatto una cosa un pò cattiva“, mi confessa alfaprivativa, “Ho invitato Effe a casa di Enne perché c’era anche Emme e so che Effe vuole portarsi a letto Emme.”

Emme: ex ragazzo di Enne.

Enne:  si sta iniziando a riprendere ora dalla fine della storia, dice lei…ma a vederla bene si capisce che mente.

Effe: donna che fa la gatta morta con tutti gli uomini che incontra, spudoratamente.

Così ieri alfaprivativa, ponendo come scusa che Enne vuole sempre fare la prima donna, ecco che le prepara un simpatico “scherzetto”:

invita alla cena che Enne ha organizzato a casa sua la tipa Effe, che ha fatto la cascamorta con Emme tutta la serata, andandosene via con lui. E non a dormire.

Mi ricordo l’espressione di Enne sulla porta quando salutava Emme e lo guardava andarsene con Effe.

Dio mi guardi dagli amici, che dai nemici mi guardo io.