Sarà grave, dottore?

Apro la credenza per prendere i crackers, mi viene in mente che avevo anche le gallette di mais, ma non le vedo.

Certo, le ho prese stamattina, quattro pacchi, per portarle in ufficio come merenda.

Però ora che mi ricordo in ufficio non ci sono mai arrivate.

Le avrò dimenticate a casa, appoggiate da qualche parte, le cerco…non le trovo.

Le avrò lasciate in macchina.

Vado a vedere…non ci sono.

L’ultimo ricordo è quello di me che afferro uno dopo l’altro i pacchetti di gallette…poi il buio completo.

…. Continua a leggere “Sarà grave, dottore?”

Due lontane generazioni su un unico marciapiede

La fila delle macchine scorre lenta, il finestrino è completamente abbassato, 26°, non amo l’aria condizionata.

Sul marciapiede accanto cammina una ragazza minuta, pantacollant bianchi, stivali neri di pelle che le arrivano sopra al ginocchio, tacco 10, maglione bianco che copre appena la linea del gluteo, giubbotto anch’esso nero in pelle scamosciata, lunghi capelli corvini raccolti in una coda. Il suo andamento costruito si trasforma in un passo sgraziato, lo scalpiccio risuona fino a me. Continua a leggere “Due lontane generazioni su un unico marciapiede”

Il fantastico mondo dei bambini

“Nooo, non è giusto che il mister non ci convochi per la partita di sabato…”

“..ci sono delle regole, che vanno rispettare..siete arrivati con mezz’ora di ritardo e il mister ha detto che come punizione è probabile che non vi convochi…

“Sì però…ma lo sai che è successo?……Ecco….Tu ce l’hai un divo?”

Un divo?…no, non ho un divo..”

“Dai…non ce l’hai un personaggio famoso?!”

Ehm..no..

“Dai..!! ……De Niro, ti piace De Niro?”

Sì, De Niro mi piace, è un bravo attore…

“Ecco è successo così, che c’erano quelli dei Cesaroni e che facevano gli autografi, e che fai non ti fermi per fartene fare uno?! E c’era tanta gente e ci abbiamo messo tanto…abbiamo aspettato tanto…”

🙂 sì, vi capisco…forse anche io avrei aspettato tanto…per De Niro….

dai che altrimenti fate ancora più tardi in campo…

“Va bene..andiamo, ma prima facciamoci una bella risata ora, che così poi in campo non ci scappa più da ridere!”

Buon compleanno

Non credevo al colpo di fulmine prima di incontrarti.

Avevo conosciuto già i tuoi fratelli, avevo guardato nei loro occhi e loro nei miei, avevo passato del tempo con loro, ma nessun battito del cuore, come quando ti ho visto, un giorno per caso.

Il tuo sguardo misto di furbizia e dolcezza, il tuo modo di camminare, di venirmi incontro mostrando senza pudore la tua gioia, un modo che mi ha contagiato.

Mi piace  passare ore con te scambiandoci coccole e carezze senza bisogno di parlare.

Mi piace il modo in cui ti accoccoli vicino a me.

Mi piace il modo in cui capisci al volo il mio stato d’animo.

Mi piace come riesci a farmi sorridere anche quando mi sembra di non averne nessuna voglia.

Mi piace osservarti quando riesci a  gioire di qualsiasi piccolo gesto che compio per te e con te.

Mi piace il modo delicato in cui mi svegli la mattina.

Mi piace quando ci mettiamo a dormire, che io sbadiglio e tu anche, io mi rigiro nelle coperte e tu ti rigiri nella tua cuccia.

Mi piace il modo in cui mi sorridi correndomi incontro quando ti chiamo.

Mi piace come ti lanci tra le mie braccia quando accovacciata le apro per accoglierti.

Mi piace vederti contento quando ti porto al mare e tu felicemente corri per giocare con le onde.

Mi piace il modo in cui approcci con chi non conosci, come sai essere delicato con chi è più debole di te e come riesci a farti rispettare da chi tenta di sottometterti.

Mi è dispiaciuto quando hai pensato che ti avessi portato dal dottore solo per procurarti un dolore, ma quel dolore era necessario per sconfiggere un male che ti avrebbe portato lontano da me.

Mi è dispiaciuto vederti soffrire e le notti insonni che abbiamo trascorso ci hanno uniti ancora di più.

Mi dispiace vedere che ora per salire in macchina devo aiutarti…purtroppo gli effetti del tempo si iniziano a vedere, ma adoro il modo in cui tu lo affronti, cercando di mettere la stessa energia di sempre in ogni tua azione.

Mi piace tutto di te, mio splendido adorato cagnolone.

Buon 12esimo compleanno!!

Grazie papà

Grazie Papà, perché sai sempre tirarmi su di morale anche con poche parole.

“Complimenti perché ti guardavo dalla finestra e sei proprio una bella ragazza.”

Grazie papà, per “bella”, ma soprattutto per “ragazza”, in questo momento in cui i primi anta si avvicinano, un momento in cui ti senti chiamare “signora” e ti volti per guardarti alle spalle perché non credi che si stiano rivolgendo a te.

Proprio l’altro giorno ero andata ad informarmi per comprare un motorino, cercavo un cinquantino, perché sono anni che non lo guido e penso che lo scooterone sia per me troppo pesante e il commesso (al massimo trentenne) esaltandomi i pregi di una data marca, mi guarda e dice: “questo va benissimo per una signora…una ragazza…insomma se lo sono comprate molte donne…”.

Grazie papà, poi ti dico che, insomma, sarò anche una bella ragazza, ma la situazione sentimentale è drammatica, mi dici che cosa posso aspettarmi oggi, in una società come la nostra “liquefatta” (citandomi l’articolo di Alberoni: http://www.corriere.it/editoriali/alberoni/10_marzo_29/maestri_contro_societa_inquinata_b6a719e2-3af3-11df-80d0-00144f02aabe.shtml), sì una società in cui mancano ormai i fondamentali per portare avanti un qualsiasi rapporto interpersonale.

Devo allora gioire delle piccole cose, del fatto che anche oggi ho aperto gli occhi, che ancora per oggi mi è data la possibilità di vivere, un giorno in più per fare un passo avanti nei progetti a piccola e grande scala, un giorno in più per  vedere i miei cari, per stare al parco con i cani, per poter vedere gli amici, per vivere tutte le cose che ti possono regalare un sorriso.

Grazie papà anche oggi, come tante altre volte, sei tu che mi hai regalato un sorriso.

Il mio piccolo supereroe

Da piccole con mia sorella soffiavamo sempre sui quei fiori secchi, che noi chiamavamo “le bugie”, esprimendo un desiderio che si sarebbe avverato solo se tutti i leggeri petali si fossero staccati grazie al nostro soffio.

Lei lo ha insegnato al figlio.

Un giorno in un prato questo piccolo biondino prende una “bugia” e mi chiede di allontanarmi, perché deve esprimere un desiderio e se lo sente qualcun altro può darsi che non si avveri.

Mi allontano e le sue manine colgono il fiore, prima di gonfiare i suoi piccoli polmoni per riuscire a far volare via tutti i leggeri petali, sussurra con la sua flebile vocina:

Voglio diventare un supereroe!

Tesoro tu sei già un supereroe, sei il nostro piccolo supereroe!!

Come sabbia portata dal vento

Alla fine una scelta l’avevo già fatta…
Alla fine ho confermato, anche se non ce ne era bisogno, che le scelte che faccio sono sempre verso le persone sbagliate…il famoso archetipo.
Alla fine ne ho evitato uno per andare in contro all’altro e quest’ultimo si è ritirato, ma si è ritirato dal gioco anche il primo.
Rimanendo troppo alla finestra li ho visti passare entrambi e ho lasciato che la sorpassassero, senza trattenerli… sono scivolati via, come la sabbia che scorre via dalle mani portata dal vento.
Li vedo ancora all’orizzonte, certo…ma li vedo di spalle.
Non importa, posso sempre oltrepassare la finestra e vedere cosa mi porterà il futuro.
Prendo fiato, per essere pronta a scavalcare il cornicione e lanciarmi nella mischia.

A come Amicizia – Amiche – Non sono diplomatica…

Non riesco ad essere diplomatica, è drammaticamente vero.

Alle volte provo a nascondere il fuoco che ho dentro che mi spinge a dire le cose senza celarle dietro un velo di tattica e di garbo riuscendoci perfettamente.

Altre volte non ci riesco affatto, ripeto nella mia mente le parole da dire, cerco di farne un mantra perché escano nel modo più garbato e discreto possibile, ma le parole se ne infischiano ed escono come un fiume in piena dagli argini, dopo giorni di pioggia.

Ecco, ieri è proprio successo così.

Le parole non erano offensive nei confronti di chi le ha ascoltate, ma erano rivolte ad un’altra persona.

Insomma: un’amica andava a prendere un aperitivo con una ragazza che a me non sta assolutamente simpatica, così le ho detto che non sarei andata, perché proprio non mi andava di vederla e né, tantomeno, di sentire le sue chiacchiere monotematiche.

L’amica mi ha guardato come se avessi detto a lei che è una grande baldracca.

Io me ne sono stupita, non solo perché le parole non erano rivolte a lei, non solo perché la mia antipatia nei confronti della tipa era cosa già nota, ma anche perché anche la mia amica stessa ne aveva detto peste e corna ad ogni occasione.

La stupita dovrei essere io…come ne parli male, dici che è una brutta persona e poi..prendi appuntamento per passarci una serata insieme, tu e lei. Non capisco…

Ma forse invece sì, capisco, questa ragazza fa parte di un ambiente che alla mia amica è molto caro, un ambiente in cui tutti fanno lo stesso lavoro, si conosco l’uno con l’altro anche se non di persona, per sentito dire e si frequentano solo tra loro.
Si sparlano molto dietro le spalle e poco davanti.
Un ambiente in cui il presenzialismo è il fattore più importante, un ambiente in cui se non fai quel lavoro, o qualcosa con esso inerente, sei una persona che non vale più di tanto.
Un ambiente in cui lei è ormai entrata e la vuole fare da padrona.

Sarò anche poco diplomatica, ma sono coerente con me stessa, non frequento le persone che non mi piacciono solo perché, forse, mi potranno servire in futuro.

Il passato, la pietra e il futuro

Pandora - John William Waterhouse

E’ inutile piangere sul latte versato, è tempo di mettere una pietra sopra il vostro passato…”

Questa una parte dell’oroscopo per il mio segno ascoltato per caso on the way home.

Tendenzialmente non ascolto oroscopi, non ci credo molto…però accipicchia oggi calza proprio a pennello, devo assolutamente mettere una pietra sul mio passato, fare pace con me stessa per tutte le scelte non compiute e per quelle compiute, per tutto ciò di me che mi ha portato nella mia vita di adesso.

Riflettevo proprio sul mio passato tornando a casa, a tutto ciò che poteva essere e invece non è stato, alle occasioni buttate al vento, a come avesse un senso in quel momento lontano  buttarle così e a come adesso non riesca più a capire quale fosse questo senso.

Nonostante faccia male, tendo a rimescolare tra le macerie dei miei pensieri per trovare il significato delle scelte passate.

Devo trovare la forza per raccogliere queste macerie e riporle in un contenitore in modo da non cercare più, perché la ricerca è vana e dolorosa.

E poi sì, una bella pietra che chiuda finalmente il tutto e dopo andare avanti senza mai voltarmi.

La rabbia

Max Ernst. L'Ange du foyer ou Le Triomphe du surréalisme. 1937

Assistere ad un esplosione di rabbia mi ha sempre terrorizzato.
La rabbia improvvisa, che si sviluppa piano, si accresce, per poi divampare in uno scatto, in uno sfogo, mi paralizza.

Riesco a gestire questa emozione quando la sento salire dentro di me.

Mi crea disagio quando la vedo nascere e scoppiare in qualcun altro.

Ho notato, in te, questa crescita e questa esplosione diverse volte, in diverse occasioni, per diversi motivi apparsi ai miei occhi completamente futili, o meglio, completamete quotidiani, motivi che possono accadere così frequentemente ed a chiunque, che non giustificano una tale incremento di rabbia.

Ho tollerato, anche se spaventata, questa emozione che ti caratterizza, l’ho fatto anche quando questa era rivolta a me, perché il suo livello era tale da poterla tollerare.

Non sono riuscita più a sopportarlo, a stare in questa paura, quando questa tua emozione è esplosa, con una grande deflagrazione, contro di me.
Perché poi?
Perché volevo spostare l’appuntamento 1 km più in là, per evitare di salire con te in vespa senza casco.

Si può rimediare a tutto e così cerco di parlartene, ti dico che non esiste che utilizzi questi toni con me.
Non dire non esiste, perché se l’ho fatto vuol dire che esiste“.
“….” dopo un primo attimo di smarrimento, so che non ti voglio perdere… e continuo:  “..allora diciamo che non mi piace che utilizzi questi toni con me.”

Sai quante volte io sento, durante la giornata persone che utilizzano con me toni che non mi piacciono, i muratori si rivolgono a me sempre con toni che non mi piacciono“.

“…io non sono uno dei tuoi muratori, io sono una persona che tu hai scelto di frequentare, non una che ti è capitata per caso. Nella vita non si scelgono molte cose, ma le persone con cui passare del tempo si scelgono.
Si scelgono solitamente in base al fatto che ti piacciono, ti piace come sono fatte, cosa pensano, cosa vogliono, ti piace passare dei momenti con loro, perché questo ti dà serenità.

E se tu passi del tempo con me significa che un minimo ci tieni e se tieni a me dovresti tenere in conto anche ciò che sento, se ti dico che mi fa male il tono che usi con me dovresti cercare di capirmi, invece che impormi comunque il tuo tono, calpestando le mie sensazioni, conferendogli così un’importanza pari a zero.”

E dopo tutto questo che ho detto mi chiedi di parlare a voce, “Certo molto volentieri!”, mi apri un barlume di speranza! Ma io ora non posso, vado a pranzo dai miei.

Rimaniamo che ci sentiamo dopo pranzo, ti chiamo, stai mangiando…”Allora ci sentiamo quando hai finito, chiamami quando hai finito.”

..Mi telefoni il giorno dopo.

Un pranzo lungo…immagino…

Mi telefoni e non accenni al nostro discorso, anzi mi chiedi di fare un favore a una tua amica…

“..Avevamo un discorso in sospeso.”

“Ah sì? Quale?”

QUALE?!

Il barlume si spegne, di colpo. Non ho più la forza. Le tue redini le lascio cadere a terra, non le raccoglierò più. Non ho voglia. Non ho ancora capito se hai fatto finta di non ricordare o non hai ricordato sul serio.

Ma poco cambierebbe.

Anche la speme ultima dea fugge i sepolcri…

La mia speme nei tuoi confronti è seduta sotto un cipresso, senza la minima intenzione di fuggire.