La rabbia

Max Ernst. L'Ange du foyer ou Le Triomphe du surréalisme. 1937

Assistere ad un esplosione di rabbia mi ha sempre terrorizzato.
La rabbia improvvisa, che si sviluppa piano, si accresce, per poi divampare in uno scatto, in uno sfogo, mi paralizza.

Riesco a gestire questa emozione quando la sento salire dentro di me.

Mi crea disagio quando la vedo nascere e scoppiare in qualcun altro.

Ho notato, in te, questa crescita e questa esplosione diverse volte, in diverse occasioni, per diversi motivi apparsi ai miei occhi completamente futili, o meglio, completamete quotidiani, motivi che possono accadere così frequentemente ed a chiunque, che non giustificano una tale incremento di rabbia.

Ho tollerato, anche se spaventata, questa emozione che ti caratterizza, l’ho fatto anche quando questa era rivolta a me, perché il suo livello era tale da poterla tollerare.

Non sono riuscita più a sopportarlo, a stare in questa paura, quando questa tua emozione è esplosa, con una grande deflagrazione, contro di me.
Perché poi?
Perché volevo spostare l’appuntamento 1 km più in là, per evitare di salire con te in vespa senza casco.

Si può rimediare a tutto e così cerco di parlartene, ti dico che non esiste che utilizzi questi toni con me.
Non dire non esiste, perché se l’ho fatto vuol dire che esiste“.
“….” dopo un primo attimo di smarrimento, so che non ti voglio perdere… e continuo:  “..allora diciamo che non mi piace che utilizzi questi toni con me.”

Sai quante volte io sento, durante la giornata persone che utilizzano con me toni che non mi piacciono, i muratori si rivolgono a me sempre con toni che non mi piacciono“.

“…io non sono uno dei tuoi muratori, io sono una persona che tu hai scelto di frequentare, non una che ti è capitata per caso. Nella vita non si scelgono molte cose, ma le persone con cui passare del tempo si scelgono.
Si scelgono solitamente in base al fatto che ti piacciono, ti piace come sono fatte, cosa pensano, cosa vogliono, ti piace passare dei momenti con loro, perché questo ti dà serenità.

E se tu passi del tempo con me significa che un minimo ci tieni e se tieni a me dovresti tenere in conto anche ciò che sento, se ti dico che mi fa male il tono che usi con me dovresti cercare di capirmi, invece che impormi comunque il tuo tono, calpestando le mie sensazioni, conferendogli così un’importanza pari a zero.”

E dopo tutto questo che ho detto mi chiedi di parlare a voce, “Certo molto volentieri!”, mi apri un barlume di speranza! Ma io ora non posso, vado a pranzo dai miei.

Rimaniamo che ci sentiamo dopo pranzo, ti chiamo, stai mangiando…”Allora ci sentiamo quando hai finito, chiamami quando hai finito.”

..Mi telefoni il giorno dopo.

Un pranzo lungo…immagino…

Mi telefoni e non accenni al nostro discorso, anzi mi chiedi di fare un favore a una tua amica…

“..Avevamo un discorso in sospeso.”

“Ah sì? Quale?”

QUALE?!

Il barlume si spegne, di colpo. Non ho più la forza. Le tue redini le lascio cadere a terra, non le raccoglierò più. Non ho voglia. Non ho ancora capito se hai fatto finta di non ricordare o non hai ricordato sul serio.

Ma poco cambierebbe.

Anche la speme ultima dea fugge i sepolcri…

La mia speme nei tuoi confronti è seduta sotto un cipresso, senza la minima intenzione di fuggire.

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9 pensieri riguardo “La rabbia

  1. Entro in un discorso non mio, nella circostanza in questione, ma mio nel senso che sono una dalle reazioni decisamente “consistenti”.

    Ovviamente capisco che la persona dall’altra parte rimanga spiazzata, anche se chi poi ha questo modo di reagire tende a non capire l’effetto destabilizzante che certe reazioni hanno sull’altro e ad archiviare più o meno repentinamente l’accaduto.

    Che dirti, credo che le persone non cambiano, e se un iracondo ha come interlocutore un ipersensibile, la vedo dura.

    Salvo, ovviamente, percorso analitico.

  2. Ed è un piacere per me esserci.

    Anch’io ho i brividi pensando ai percorsi analitici, ai quali potrei concedere non più di un dieci per cento di fiducia, che è decisamente poco; considerando poi quello che costano, uno rischia di svenarsi per ritrovarsi al punto di partenza semplicemente più povero e avanti cogli anni.

    Pare però che a volte risolvano e anche se Freud diceva che la storia della psicanalisi è una cronaca di fallimenti, ci sono momenti della vita in cui se si deve, si vuole, affrontare un problema, da qualche parte si deve pur cominciare.

    Buona Pasquetta!

  3. Orientativamente anche io sò poca fiducia a questi percorsi, per due motivi: il primo perché ci ho provsto e confermo che sono stati anni di soldi e di fallimenti, il secondo perché sono stata fidanzata con uno psicologo ed è stato un fallimento anche lì, nonostante lui lavorasse sia su se stesso che con gli altri, non era riuscito ancora ad uscire da meccanismi psicologici che hanno rovinato il nostro rapporto…ossia tanto vale cercare di conoscere noi stessi da soli, e tramite l’aiuto degli altri anche nel quotidiano, nn c’è bisogno di pagare qualcuno per riuscire a migliorarci!

    1. Tu sei un tesoro a scrivere queste cose così belle, e a conferirmi questi, per me molto importanti, riconoscimenti.
      Grazie! 🙂

      Tra l’altro ho riletto volentieri anche questo mio post…che mi ha ricordato un sacco di cose.

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