A come Amicizia – Amiche – Non sono diplomatica…

Non riesco ad essere diplomatica, è drammaticamente vero.

Alle volte provo a nascondere il fuoco che ho dentro che mi spinge a dire le cose senza celarle dietro un velo di tattica e di garbo riuscendoci perfettamente.

Altre volte non ci riesco affatto, ripeto nella mia mente le parole da dire, cerco di farne un mantra perché escano nel modo più garbato e discreto possibile, ma le parole se ne infischiano ed escono come un fiume in piena dagli argini, dopo giorni di pioggia.

Ecco, ieri è proprio successo così.

Le parole non erano offensive nei confronti di chi le ha ascoltate, ma erano rivolte ad un’altra persona.

Insomma: un’amica andava a prendere un aperitivo con una ragazza che a me non sta assolutamente simpatica, così le ho detto che non sarei andata, perché proprio non mi andava di vederla e né, tantomeno, di sentire le sue chiacchiere monotematiche.

L’amica mi ha guardato come se avessi detto a lei che è una grande baldracca.

Io me ne sono stupita, non solo perché le parole non erano rivolte a lei, non solo perché la mia antipatia nei confronti della tipa era cosa già nota, ma anche perché anche la mia amica stessa ne aveva detto peste e corna ad ogni occasione.

La stupita dovrei essere io…come ne parli male, dici che è una brutta persona e poi..prendi appuntamento per passarci una serata insieme, tu e lei. Non capisco…

Ma forse invece sì, capisco, questa ragazza fa parte di un ambiente che alla mia amica è molto caro, un ambiente in cui tutti fanno lo stesso lavoro, si conosco l’uno con l’altro anche se non di persona, per sentito dire e si frequentano solo tra loro.
Si sparlano molto dietro le spalle e poco davanti.
Un ambiente in cui il presenzialismo è il fattore più importante, un ambiente in cui se non fai quel lavoro, o qualcosa con esso inerente, sei una persona che non vale più di tanto.
Un ambiente in cui lei è ormai entrata e la vuole fare da padrona.

Sarò anche poco diplomatica, ma sono coerente con me stessa, non frequento le persone che non mi piacciono solo perché, forse, mi potranno servire in futuro.

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Il passato, la pietra e il futuro

Pandora - John William Waterhouse

E’ inutile piangere sul latte versato, è tempo di mettere una pietra sopra il vostro passato…”

Questa una parte dell’oroscopo per il mio segno ascoltato per caso on the way home.

Tendenzialmente non ascolto oroscopi, non ci credo molto…però accipicchia oggi calza proprio a pennello, devo assolutamente mettere una pietra sul mio passato, fare pace con me stessa per tutte le scelte non compiute e per quelle compiute, per tutto ciò di me che mi ha portato nella mia vita di adesso.

Riflettevo proprio sul mio passato tornando a casa, a tutto ciò che poteva essere e invece non è stato, alle occasioni buttate al vento, a come avesse un senso in quel momento lontano  buttarle così e a come adesso non riesca più a capire quale fosse questo senso.

Nonostante faccia male, tendo a rimescolare tra le macerie dei miei pensieri per trovare il significato delle scelte passate.

Devo trovare la forza per raccogliere queste macerie e riporle in un contenitore in modo da non cercare più, perché la ricerca è vana e dolorosa.

E poi sì, una bella pietra che chiuda finalmente il tutto e dopo andare avanti senza mai voltarmi.

La rabbia

Max Ernst. L'Ange du foyer ou Le Triomphe du surréalisme. 1937

Assistere ad un esplosione di rabbia mi ha sempre terrorizzato.
La rabbia improvvisa, che si sviluppa piano, si accresce, per poi divampare in uno scatto, in uno sfogo, mi paralizza.

Riesco a gestire questa emozione quando la sento salire dentro di me.

Mi crea disagio quando la vedo nascere e scoppiare in qualcun altro.

Ho notato, in te, questa crescita e questa esplosione diverse volte, in diverse occasioni, per diversi motivi apparsi ai miei occhi completamente futili, o meglio, completamete quotidiani, motivi che possono accadere così frequentemente ed a chiunque, che non giustificano una tale incremento di rabbia.

Ho tollerato, anche se spaventata, questa emozione che ti caratterizza, l’ho fatto anche quando questa era rivolta a me, perché il suo livello era tale da poterla tollerare.

Non sono riuscita più a sopportarlo, a stare in questa paura, quando questa tua emozione è esplosa, con una grande deflagrazione, contro di me.
Perché poi?
Perché volevo spostare l’appuntamento 1 km più in là, per evitare di salire con te in vespa senza casco.

Si può rimediare a tutto e così cerco di parlartene, ti dico che non esiste che utilizzi questi toni con me.
Non dire non esiste, perché se l’ho fatto vuol dire che esiste“.
“….” dopo un primo attimo di smarrimento, so che non ti voglio perdere… e continuo:  “..allora diciamo che non mi piace che utilizzi questi toni con me.”

Sai quante volte io sento, durante la giornata persone che utilizzano con me toni che non mi piacciono, i muratori si rivolgono a me sempre con toni che non mi piacciono“.

“…io non sono uno dei tuoi muratori, io sono una persona che tu hai scelto di frequentare, non una che ti è capitata per caso. Nella vita non si scelgono molte cose, ma le persone con cui passare del tempo si scelgono.
Si scelgono solitamente in base al fatto che ti piacciono, ti piace come sono fatte, cosa pensano, cosa vogliono, ti piace passare dei momenti con loro, perché questo ti dà serenità.

E se tu passi del tempo con me significa che un minimo ci tieni e se tieni a me dovresti tenere in conto anche ciò che sento, se ti dico che mi fa male il tono che usi con me dovresti cercare di capirmi, invece che impormi comunque il tuo tono, calpestando le mie sensazioni, conferendogli così un’importanza pari a zero.”

E dopo tutto questo che ho detto mi chiedi di parlare a voce, “Certo molto volentieri!”, mi apri un barlume di speranza! Ma io ora non posso, vado a pranzo dai miei.

Rimaniamo che ci sentiamo dopo pranzo, ti chiamo, stai mangiando…”Allora ci sentiamo quando hai finito, chiamami quando hai finito.”

..Mi telefoni il giorno dopo.

Un pranzo lungo…immagino…

Mi telefoni e non accenni al nostro discorso, anzi mi chiedi di fare un favore a una tua amica…

“..Avevamo un discorso in sospeso.”

“Ah sì? Quale?”

QUALE?!

Il barlume si spegne, di colpo. Non ho più la forza. Le tue redini le lascio cadere a terra, non le raccoglierò più. Non ho voglia. Non ho ancora capito se hai fatto finta di non ricordare o non hai ricordato sul serio.

Ma poco cambierebbe.

Anche la speme ultima dea fugge i sepolcri…

La mia speme nei tuoi confronti è seduta sotto un cipresso, senza la minima intenzione di fuggire.