Grandi cose

Mettere in ordine quella parte  di casa che un tempo era un ufficio, archiviare i documenti, archiviare la memoria.

Decidere cosa buttare si rivela essere una scelta fra quali ricordi incollati sugli oggetti vuoi gettare e quali vuoi tenere.

Sperare che portando tutto al macero la distruzione si porti via anche l’amarezza, quella parte di un passato che hai voglia di cancellare.

Sapere che anche se le cose andranno distrutte i ricordi non le seguiranno, perché sono incollati a te, non alla materia.

Cercare di tirare fuori solo i momenti piacevoli vissuti, metterli in ordine insieme alle vecchie fatture.

Trovare per caso un foglio a quadretti, strappato da uno di quei block notes che usavo spesso prima della tastiera e dove, con poche parole, buttavo giù le idee.

Riconoscere la calligrafia di una persona cara…sentire l’emozione che sale fino a bloccarsi in gola.

Iniziare a leggere e conteporaneamente permettere ai ricordi di riaffiorare come una sequenza di lampi in una notte senza luna.

Cedere alla tempesta di emozioni che si sta avvicinando e lasciare scorrere le immagini nella mente.

Riuscire a farsi travolgere dai ricordi tanto da sentire di nuovo la voce che da tempo non si udiva.

Così mi vieni in mente in tante occasioni, frammenti del passato che ritornano vividi nel presente.

Ricordo il modo in cui tagliavi il baccello delle fave, lasciavi solo un filo a congiungere due lembi, creando una bocca e la fava diventava uno strano personaggio che parlava tramite la tua voce contraffatta.

O quando disegnavi occhi e bocca su quelle buste di carta del pane e coprendoti il volto inseguivi me e sorella fingendoti il mostro del cartone.

Mi viene in mente come camminavo e parlavo piano per non svegliarti quando la tua porta era chiusa  e aspettavo trepidante il momento in cui saresti uscito, perché certa che sarebbero stati momenti di grandi giochi e risate.

O quando mi potevo sedere vicino a te mentre guardavi la partita, anche se in fondo non ne capivo nulla, imparavo a memoria la formazione della squadra e la ripetevamo insieme in una sequenza veloce come i tifosi allo stadio.

Ricordo che abbandonavo le bambole in un angolo perché l’interesse nei loro confronti improvvisamente spariva non appena ti vedevo preparare in giardino  il fortino, correvo fuori e tu facevi rivivere gli indiani e i cowboy.

Ti guardavo incuriosita quando preparando i panini li facevi prima abbrustolire: spiedini sul fuoco del gas, come se fossimo in un campeggio lontano dal mondo.

Ricordo i tuoi pennelli da barba, che strano ricordo da concatenare con tutti gli altri che mi balenano in mente, in un susseguirsi veloce di istantanee che la mia memoria mi ripropone come una serie di diapositive proiettate sul muro della mia mente:

il tuo sorriso, i tuoi occhi blu, i tuoi libri, i fumetti, tu seduto sul divano, il tuo borsello, la tua catenina e suoi ciondoli, il tuo anello, le tue sigarette, i tuoi occhiali, tu con nonna, le tue foto da giovane, il tuo bicchiere, le tue mani, la tua radio, tu nella macchina, tu che tieni per i piedi mia sorella per farle sputare la caramella che la stava strozzando, tu che bevi la birra e ti sporchi di proposito la punta del naso con la schiuma per farci ridere, la foto con te che spingi il passeggino con me sopra e sorella accanto, in piedi, sorridente e fiera; tu al tiro a volo; la tua macchina; il tuo portacenere; tu che mi spingi nella mia piccola macchina a rotelle; tu che ti complimenti per i miei successi scolastici…la sequenza di queste e altre mille immagini ha come sfondo la serenità e la felicità che avevi nell’affrontare tutti gli eventi, sono da sfondo, ma spiccano su tutto l’insieme.

E la colonna sonora è la tua risata contagiosa.

La proiezione sfuma sull’ultima immagine: al ristorante tutti insieme, quando hai detto che quello per te sarebbe stato un buon momento per morire, perché avevi raggiunto la serenità nei confronti del tuo passato ed eri felice nel presente. Ti sarebbe dispiaciuto solo lasciare noi.

In quel momento ho pensato fosse una strana frase, ma non ti ho mai chiesto di poterla approfondire. Non ne ho avuto il tempo.

Lassù erano d’accordo con te, perché dopo poco ti hanno ripreso con loro, così senza alcun preavviso, in una notte che pensavo sarebbe stata uguale a tutte le altre.

Dicevi a tutti: “vedrete Maria Emma, farà grandi cose.”

Sono passati 15 anni ed io non lo so se sono riuscita a fare grandi cose, ma quando incontro i miei nipoti e li vedo corrermi incontro sorridenti  per abbracciarmi, penso che se quel sorriso è la testimonianza che riesco a trasmettere loro anche solo la metà della serenità e della felicità che tu mi trasmettevi, allora sì sono riuscita a fare grandi cose, perché ho avuto un grande maestro.

Grazie Zio.

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A come Amicizia – Amiche – Alfaprivativa #8

Per il mio compleanno ho organizzato un aperitivo nel locale di alcuni amici, una sala a parte per noi.

Alfaprivativa mi ha portato alcune persone  senza avvertirmi prima.

Le ho scoperte quando si son presentate alla porta della sala dicendomi che alfaprivativa aveva detto loro di passare che avremmo festeggiato lì il mio compleanno.

Superando un iniziale imbarazzo per il fatto che non le avessi invitate, in effetti le conoscevo, ma non sono mie amiche lo sono di alfa, mi sono rilassata e ho pensato solo al fatto che si divertissero.

Quando sono andata da alfa a chiederle spiegazioni mi ha detto di non preoccuparmi che andava a dire  loro di pagarsi da bere.

…Ma non è questo il problema, anzi così il problema me lo raddoppi perché che figura è che vengono al mio compleanno e si pagano da bere…non dire nulla lascia tutto così com’è.

Passano i mesi e arriva anche il compelanno di alfa. Per il festeggiamento organizza la medesima cosa: aperitivo.

Tra i suoi amici, quelli che lei non può fare a me di frequentare, c’è stata una moria delle vacche pari all’80% degli invitati, cui si è aggiunto un numero di imbucati, portati dalle sue care amiche, superiore a quella degli invitati e per i quali si è lamentata con me gran parte della serata.

Eh sì proprio con me!

Il festeggiamento è stato molto carino, sono comunque tornata a casa con sentimenti contrastanti:

dispiaciuta per alfa perché i suoi amici non hanno condiviso con lei il giorno del compleanno, ma anche, in un certo senso, confortata perché ho pensato:

Chi la fa l’aspetti…e i cocci sono suoi“.

L’augurio forzato

Da quel che ricordo io anni fa si augurava semplicemente Buongiorno e Buonasera.

Oppure si faceva un augurio per passare felicemente le feste comandate o una vacanza.

Oggi il buon augurio si è esteso a qualsiasi attività che entri nella nostra vita quotidiana.

In questo dilagare di buonismo qualunquista si è addirittura arrivati al paradosso che se non concludi una conversazione, che sia essa seria, impegnata, faceta, divertente, di poche parole o  di molte, con un augurio, ecco che  risulti essere sgarbato.

E’ come se non desiderassi, in cuor tuo, che possano accadere solo buone cose alla persona che incontri. Continua a leggere “L’augurio forzato”

Il suggerimento

La mia pelle è delicatissima e fragile, ciò fa sì che su le parti del mio corpo più soggette agli urti sianocostantemente presenti delle ferite.

Una mattina a colazione, una domanda improvvisa che precipita lì tra il latte e la fetta biscottata. 

Zia perché non sei fidanzata? 

Perché ancora non ho incontrato qualcuno che mi piaccia sul serio.

Il silenzio che segue è interrotto unicamente dallo scrocchio della fetta biscottata che rimbomba nella mia testa.

La cena viene irrorata con il calice di una amara verità che, servita con la delicatezza carezzevole della voce di un bambino che ti vuole bene, si trasforma in un  affettuoso e premuroso suggerimento:

 Zia,  secondo me il fidanzato lo devi cercare d’inverno, perché d’inverno le tue ferite sono coperte e allora sei più bella.

Sei bella lo stesso, però d’inverno sei più bella.

 

 Ok, piccolo supereroe, lo cercherò d’inverno.

La passeggiata dell’ubriaco

La passeggiata dell’ubriaco, secondo nozioni matematiche, descrive il movimento casuale.

Ho letto il libro di Leonard Mlodinow che porta questo titolo, lo avevo comprato perchè sono affascinata dalla serendipità, l’effetto farfalla, le coincidenze, la sincronicità.

Quello che mi ha incuriosito del libro è anche il fatto che lo abbia scritto un fisico (che ha conseguito il dottorato a Berkley e ora insegna alla Caltech) quindi una mente matematica che sostiene determinate affermazioni in conseguenza a delle prove. Infatti il sottotitolo è : Le leggi scientifiche del caso.

La seconda di copertina, lo descrive come un saggio… brillante e accessibile.

Sì, oltre all’argomento che suscita il mio interesse, è stata proprio la parola accessibile che mi ha fatto scegliere il libro, ma, in realtà, non è stato del tutto accessibile per me… Continua a leggere “La passeggiata dell’ubriaco”

Sono come il fiume che scorre

Sto leggendo per la prima volta un libro di Paulo Coelho: “sono come il fiume che scorre“.

Immersa nella lettura, mi è balenato in mente il modo con cui ne sono venuta in possesso.

Il libro mi è stato donato da M., un ragazzo che ho incontrato al parco mentre passeggiavamo con i nostri cani.

Come solitamente succede i cani giocano tra loro e i padroni inziano a chiacchierare.

Non so cosa io gli abbia trasmesso in quei pochi minuti di conversazione, ma qualsiasi cosa sia stata M. ha sentito il desiderio di farmi leggere questo libro. Continua a leggere “Sono come il fiume che scorre”

Quelli che ho incontrato…

…ne ho conosciuti di uomini….tanti…e anche biblicamente.

Ho conosciuto quelli che ti dicono che ti telefonano e poi non lo fanno.

Quelli che sono presenzialisiti, che se non vanno all’evento mondano non si sentono apposto con loro stessi.

Quelli che vanno in palestra in modo ossessivo e il loro fisico deve essere sempre perfetto.

Quelli che se mangiano la pizza la sera e il giorno dopo vengono al mare con te, ti lasciano da sola allo stabilimento perché devono fare un’oretta di corsa per smaltire la cena.

Quelli che la politica è tutto nella vita e ti mollano all’ultimo momento per un congresso importante.

Quelli che la mamma viene sempre al primo posto e che al loro compleanno vanno a cena da soli con lei.

Quelli che se ne rimorchiano una sera e tu sei una delle tante.

Quelli che la macchina deve essere sempre perfetta e quindi il tuo cane non può annusarla neanche da lontano.

Quelli che sono sempre gli altri che sbagliano e loro hanno sempre l’opinione più giusta.

Quelli che  ti dicono che escono soli la sera, ma scopri dopo e non perché te lo hanno detto loro, che sono fidanzati.

Quelli che se gli dici perché non mi hai detto che sei fidanzato?! Ti dicono: perchè tu non me lo hai chiesto. Continua a leggere “Quelli che ho incontrato…”