A come amiche -riflessioni

Per 3 anni, e più, non ho avuto amiche.

Per diversi motivi le amiche di scuola, dopo una mezza vita passata insieme, non le ho più viste.

In quegli anni alcune volte sentivo la mancanza di un’amicizia femminile.

Dopo quel periodo di amiche ne ho trovate altre.

In questi anni alcune volte mi chiedo come facessi a sentirne la mancanza.

Non è bizzarro tutto ciò?

Annunci

U come uomini – Il maestro di sci

Poi arriva quel messaggio che non ti aspettavi, proprio perché avevi smesso di aspettare, sono passati venti mesi e il modo in cui vi siete salutati era un modo in cui in realtà non vi eravate salutati. Perché le ultime parole erano urlate, perché non c’era stato un ciao, perché la situazione era tesa, perché le ultime parole che ti erano state urlate contro erano “TU NON CAPISCI”.

Sì, io infatti non capivo, non potevo capire. In inglese si dice “in your shoes” per dire “nei tuoi panni”. Anche i bambini devono provare le loro scarpe, solo loro possono dirti, anche quando poco riescono a parlare, se riescono a stare comodi nelle loro scarpe. Non possiamo capire totalmente come si sente una persona dopo aver subito un grande trauma e la verità è anche che io i grandi traumi non riesco a gestirli. Un’altra espressione inglese che mi piace perché rende l’idea è: I can’t handle it. E io non ci sono proprio riuscita. Continua a leggere “U come uomini – Il maestro di sci”

U come uomini – Il pilota

Stasera viene anche il pilota a cena, ha detto che gli piaci.

Mh.

Non hai reazioni?

In effetti non molte eh? Non lo so, mi è sembrato simpatico, è un bell’uomo, ma non ci avevo pensato…

Mi lasci il tuo numero? Così ti corteggio.

Continua a leggere “U come uomini – Il pilota”

Appunti contro la singletudine – 3

Quanto consigliatomi da un’amica contro la singletudine, qui, sembrerebbe essere in contrasto con quanto affermato in questo simpatico libro:

La verità è che: Non gli piaci abbastanza” – Greg Behrendt e Liz Tuccillo –

dove nel primo capitolo : Se non ti chiede di uscire, non gli piaci abbastanza, recita così:

A noi uomini, di solito, piace andare a caccia. Amiamo la sensazione di non sapere se riusciremo ad avervi o no. E quando ci riusciamo ci sentiamo soddisfatti. Soprattutto se è stata una caccia lunga. Siamo perfettamente al corrente della rivoluzione sessuale. Sappiamo che le donne sono capacissime di governare paesi, dirigere multinazionali e tirare su bambini adorabili. Questo però non cambia la natura degli uomini.

E ancora:

Abbiamo condotto un sondaggio privo di qualsiasi attendibilità scientifica, su un campione di venti amici maschi  (di età compresa tra i 26 e i 45 anni) impegnati in relazioni serie e molto lunghe. In nessuna di queste storie è stata la donna a chiedere all’uomo di uscire. Uno ci ha pure risposto che se fosse stata lei a chiederglielo <non ci sarebbe stato gusto>.

 ….

Terzo Appunto:

3) Offrire un caffè a qualcuno che ti ispira: sì, ma che sia lui a chiederti di uscire.

Appunti contro la singletudine – 2

Un’amica consiglia:

“Quello che farei io, passeggiata all’ora di pranzo e…bè per esempio al bar mi avvicinerei e offrirei un caffè ad uno che mi ispira…!”

  

 

Quindi secondo appunto:

2) Offrire un caffè a qualcuno che ti ispira: .

…. :3

‘ste cose bisogna saperle fare, sennò ti impapocchi e fai ‘na figuraccia…

Appunti contro la singletudine – 1

Appunti contro la singletudine – 1

Alcune sere fa, conversazione di una coppia:

L’altra sera sono arrivata in camera da letto con il pigiama dentro.

Come il pigiama dentro?

Sì avevo freddo e ho messo la parte sopra del pigiama dentro i pantaloni…

E io gli ho detto: Che cos’è quella cosa?

Ma io avevo freddo…quando pensavo di aver trovato un uomo che mi apprezza per quello che sono, il pigiama era stato sdoganato…

Sì, ma non dentro!

Beh in effetti non è che abbia tutti i torti..il pigiama dentro no…l’ormone poi si adesiva sull’asfalto, chi lo riesce più a staccare?!?

 

Quindi prendo appunti:

I) il pigiama dentro: no.

Rapporti interpersonali – colleghi

yves_tanguy_lit bleu 1929

E avrò un carattere di mér.

Ma mér in francese significa mare.

E infatti avrò il carattere del mare, sempre in balia di alte e basse maree, a cambiare per una luna nuova, o piena, o vuota, o mezza.

Che poi anche questa storia se uno vede il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno. Puoi vederlo come ti pare, sempre mezzo rimane. Non sarebbe meglio tutto intero?

Certo è che mi trovo spesso in balia del moto ondoso del mio umore, basta toccare alcuni tasti per far mutare lo stato, il mare da una tavola può diventare mosso, finanche in burrasca. Oppure tornare alla calma piatta.

Uno di questi tasti è dover tornare, più e più volte a spiegare la mia opinione su un determinato argomento.

Stamattina ero allegra, ero, quindi, nello stato di calma piatta. Come al slito si scherza e si ride con il moi compagnio di stanza, con cui lavoro da 3 anni, e tra queste risate gli dico che sarei andata via prima oggi, dopo pranzo.

E no, mica puoi imbrogliare e andare via prima.

Diceva quello che fa straordinari leggendo i libri o il quotidiano on line – rispondo io. Ma ancora ero in calma piatta.

Poi non venite a lamentarvi tu e quell’altra quando vi fanno le lettere di richiamo.

Ed è in questo momento che la marea inizia un pò ad alzarsi un vento leggero inizia a soffiare, il mare si increspa e le prime ondine iniziano a nascere lungo la linea dell’orizzonte.

Lettera di richiamo? Non ho mai avuto una lettera di richiamo.

Ma quell’altra sì.

??? … ma stai parlando con me.

Tu sei offensiva, mi hai offeso sul mio rendimento lavorativo, mentre la mia era una battuta.

Eolo inizia a soffiare e le increspature a gonfiarsi.

Rendimento lavorativo? Ma chi ne ha parlato? Ho ribattuto con una battuta alla tua battuta (infelice a parer mio e lo sai già).

E da lì la bufera.

Che però vi risparmio, ma il fatto è questo. Ho un contratto per un profìlo che viene chiamato “professionalizzato”, il che prevede la rilevazione della presenza una sola volta al giorno e al mattino. Fine.

Il mio collega ha, invece, la presenza giornaliera scandita da 4 rilevazioni di presenza che comprendono entrata – uscita – pausa pranzo uscita – pausa pranzo entrata.

Ora ciò che io ho già più volte chiarito in passato al mio collega è questo: avendo un contratto differente dal suo, le sue regole non valgono anche per me, ammesso che comunque io commetta alcune irregolarità uscendo prima, facendo una pausa pranzo più lunga, uscendo dopo (e in quel caso nessuno mi paga in più), chi mi deve controllare non è lui, c’è un ufficio del personale apposta o ancor prima il mio responsabile, ed inoltre, per poter sindacare su come gestisco le mie entrate ed uscite dall’ufficio sarebbe necessario essere assolutamente ligi, quindi non dovrebbe far risultare una pausa pranzo di 3 minuti, quando ha fatto una passeggiata di un’ora o è rimasto a chiacchierare al caffè per 40 minuti, o ha fatto 2 ore di straordinario leggendo il giornale o girovagando su internet, o ha lasciato il badge a qualcuno, o…..E gli ho più volte chiesto di non farmi battute su questo…perché poi la marea si alza….

O sbaglio?