Vita di PI – Pubblico Impiegato riflessioni VI -no way

Ho letto che qualcuno sostiene che il carattere sia genetico.

Altri sostengono che si formi e muti crescendo a seconda delle esperienze.

Credo sia un mix di entrambe le cose.

E non ho letto mai niente sulla mimica facciale.
Però da quel che posso raccontare io, secondo la mia esperienza, la mia mimica facciale, almeno una espressione in particolare, mi è stata consegnata geneticamente.

Io la chiamo: espressione no way.

Ed io la mia espressione di default l’ho sempre avuta.
Ne ho le prove.
Una foto di quando avevo circa 6 mesi.
E allora penso che insomma sei mesi di vita siano un po’ pochi per formarsi definitivamente il carattere.
E poi magari l’espressione l’avevo anche prima, ma mai nessuno mi aveva fotografato.
Ho foto solo del periodo di circa 6-7mesi e poi c’è un salto fino all’asilo e anche in quella foto, quella di scuola all’asilo, ho la stessa espressione, è proprio lei, sono proprio io.

Ce ne sono anche altre di foto da adulta con quell’espressione.

Insomma c’ho le prove.

E allora la responsabilità in parte è della genetica.

Sì perché la stessa espressione l’ha mio padre e l’ha mio zio, i fratelli no way (che io c’ho le prove anche di quello perché quel giorno che eravamo tutti andati a fare una gita io li ho fotografati che ho colto proprio quel momento in cui tutti e due avevano la loro espressione simultaneamente e me la porto sempre appresso la foto in tutti i cambi di casa), ma la loro sorella non ce l’ha e loro l’hanno presa dal padre, che la presa dal padre, che forse la presa dal padre a giudicare dalle foto, ma mio padre non ha nessun figlio maschio, quindi et voilà, è toccata a me.

Ma c’è anche la questione di quello che succede mentre sei lì nella pancia della mamma, che mia mamma non mi ha mai raccontato nulla della gravidanza, solo che lei il prosciutto lo mangiava perché ancora non si sapeva nulla e poi fumava, ha sempre fumato, ha smesso a 70 anni.
Sarà il prosciutto.
Anche perché poi io vado matta per il prosciutto.
Sarà anche il fumo.
Anche perché io non riesco a smettere di fumare che ora sono passata a quella elettronica, così giusto per non fare tre piani di scale per uscire dall’ufficio e appollaiarmi sulle scale ché poi vedo il mondo fuori e mi viene voglia di scappare.

E mentre rifletto sulla genetica, su Mendel e sui suoi esperimenti sulle piante di pisello, l’orologio sul display all’entrata della metropolitana segna le 8.39, l’orologio del tornello di entrata segna le 8.31, l’orologio appeso al soffitto della banchina del piano terra le 8.37, scendo al piano seminterrato e l’orologio alla banchina dove prendo il treno segna le 8.34.

Allora inizio a cercare con gli occhi il cappellaio matto, ma ora non lo vedo, non importa perché sono certa che in ufficio troverò la regina di cuori che urlerà: tagliatele la testa!
E io sceglierò la pillola rossa, perché ci voglio vedere chiaro in questa storia e so che Neo prima o poi mi salverà.

Insomma io ho questa espressione così, praticamente da sempre.
Ed è l’espressione che assumo quando sono sovrappensiero, che magari mi fisso anche su qualcuno o su qualcosa, guardo sì, ma non vedo.
Quell’espressione che poi mi chiedono, tutto ok?
E alle volte è tutto ok. Alle volte no.
È la mia espressione "no way".

A scuola non dicevano a mia madre "è brava ma non si applica", dicevano " ti guarda sempre con quell’espressione…"
Quell’espressione che sembra che ti chieda:
"Ma tu, Cosa vuoi da me? Che pazzo stai dicendo? Vaporizzati. Lasciami in pace."
Ed in effetti la maggior parte delle volte che ho quell’espressione poi ‘ste cose le penso sul serio.
È che mi si legge tutto in faccia.

Ovviamente i prof non riportavano proprio queste parole, ma mia madre quando tornava a casa mi pregava di sorridere e di non guardarli così.

E quindi ero brava o no a scuola?

Mia sorella durante il trasloco ha trovato le mie pagelle, mia madre felice me le ha portate.

Il nodo alla gola, il bruciore allo stomaco, il senso di soffocamento che ho provato nel corso di alcune lezioni nei 5 anni di liceo sono tornati così come un lampo alla sola visione della inaspettata pagella.

E la risposta è: andavo benino, la sufficienza, uno o due sette, niente di che.

Eppure studiavo.
Era l’espressione che mi fotteva.

Perché io la soffrivo la scuola e la gastrite che mi è venuta me la ricordo bene.
E mi ricordo che spesso li guardavo così, come quella volta che durante la ricreazione leggevo il giornale ed ero seduta per terra perché così il giornale lo riuscivo ad aprire bene che sui banchi non entrava, e la suora entra in classe e mi urla Emma che fai? – Leggo il giornale – io e la mia espressione no way – e la suora mi ha dato un giorno di sospensione ché non si legge il giornale seduti per terra, però a scuola sono dovuta andare che era un giorno di sospensione con presenza (?).

In realtà io e la mia espressione no way a scuola non siamo mai arrivate impreparate, era che non piacevamo a molti prof, solo a quella di latino e greco, che infatti poi io l’espressione no way non l’ho più portata alle sue lezioni ché lei era una gagliarda, io le ci volevo anche un po’ di bene alla prof di latino e greco.

Dunque era no way che mi fregava, non ero poi così male come studentessa, ché poi infatti mi sono laureata in architettura a 25 anni, che detta così sembra niente di che, ma se poi leggi le statistiche allora 25 anni è poco, che devi anche considerare che al primo anno c’erano ancora gli strascichi della pantera e alcune aule ancora erano occupate e le lezioni erano a singhiozzi, e quindi non è che mi voglio vantare è per dire che sono una che rende se studia e che non bisogna fermarsi all’espressione e poi penso anche che a me architettura piaceva così tanto che forse io quell’espressione in quegli anni non l’ho mai avuta, e poi da quando ne ho 26 di anni sono iscritta all’Albo, che molti li vogliono abolire gli albi e io alle volte pure, soprattutto da quando sono un’impiegata che le cose che vedi poi ti chiedi, ma gli albi cosa fanno? Però ora ai prof del liceo glielo vorrei dire che sono arrivata tra i primi 50 all’esame di Stato.

Ecco.

Poi però non sono mai tornata a dirglielo.

Perché poi io neanche ci torno molto spesso a pensare a questa cosa, ché penso che non mi sono data retta e che ho buttato tutto e ho buttato pure me stessa qui dentro, ché invece con no way sarei potuta magari andare anche oltre oceano.

E poi qui, anche qui è l’espressione che mi fotte, tutt’ora.

Perché posso anche lavorare bene, ma se poi i miei capi o i mie colleghi li guardo così…Così, con quell’espressione che probabilmente avevo con la mia ex capa, che quella proprio non mi sopporta eh, neanche oggi che sono passati tre anni da quando ha cambiato servizio.

Non che io la sopporti, sia ben chiaro.

Però non da subito, da dopo.

Da dopo che per l’ennesima volta mi diceva come sei vestita carina, alzati in piedi fammi vedere bene il vestito, dove lo hai comprato, come sei magra, come fai a essere così magra, come sei sempre ordinata e pulita, io pensavo che visto che vivi con due cani non lo fossi, però non sei brava con la punteggiatura, ti devo sempre correggere, le virgole non si mettono così, hai trovato un fidanzato? No? Ma che ti importa così scopi con chi ti pare quando ti pare che poi se ti sposi come me poi ti devi scopare sempre lo stesso. Ma che profumo usi? Ma guarda che qui il punto non ci va. Ma stasera esci ? Ma ieri sei uscita? Hai scopato? Ma che bella questa borsa l’hai comprata in vacanza? E perché non l’hai comprata anche a me? No guarda il direttore quest’anno non lo dà a te il premio di risultato. Però la prossima volta comprala anche a me la borsa. E metti bene la punteggiatura.

Insomma quando la incontro in ufficio io cerco, cerco di sforzarmi per non assumere l’espressione no way, che però mica mi riesce sempre, perché a lei si addice, altroché se si addice la mia espressione.

Ed anche perché io, l’ho già detto, sono sovrappensiero spesso e soprattutto durante il tragitto che mi porta a lavoro, ché io mi faccio tanti pezzi a piedi prima e dopo la metropolitana e poi passo per quella scorciatoia che si attraversa quel giardino pubblico che mi piace tanto, perché ci sono le palme e i pini e quelle foglie grandi verdi, che non so cosa siano, ma coprono tutta la collinetta, le fontanelle e i giochi per i bambini e i cani che giocano con i padroni e praticamente è il mio tunnel spaziale fra due stargate, la mia realtà e la realtà lavorativa.

Insomma quando esco dal secondo stargate, quello dopo il quale entro nella realtà lavorativa, sono, in un primo momento, ancora un po’ stralunata e se la incontro in questo frangente ho sul viso la mia espressione.

E l’altro giorno è andata proprio così, l’ho vista da lontano che camminava davanti a me e ho tentennato, ho rallentato il passo.
Sì, perché non ce la facevo a salire in ascensore con lei, quindi ho così rallentato che mi sono quasi fermata e ho aspettato all’entrata, ho aspettato che lei percorresse tutto il corridoio e arrivasse all’ascensore, e lei a metà corridoio si è girata e mi ha guardata e io l’ho guardata, ma lo stampo del sorriso sul mio viso non era pronto. E lei è salita.

Tutto ok penso.
Ma no, tempo un’oretta è andata dal mio capo e gli ha detto che mi ha vista strana.
Che lei mi ha visto tentennare all’entrata dell’ufficio, che l’ho guardata strana e che quindi lei ha capito perfettamente che cosa avessi intenzione di fare, che lui mi deve controllare perché è ovvio che io stessi beggiando per i miei colleghi.

Che io c’ho pure l’espressione no way, ma queste cose non le ho mai fatte.

E io al mio capo glielo ho detto che ho tentennato perché non la volevo vedere, non perché dovevo beggiare per altri. E spero che lui mi abbia creduto perché anche lui mica la sopporta tanto a lei.

Ché poi io al mio capo ‘sta faccenda dell’espressione gliel’ho anche spiegata, perché anche lui un po’ ci si era interrogato al riguardo e anche a me mi aveva interrogato. Però ci abbiamo messo quasi tre anni, però ora è tutto chiaro.

Ed è riaccaduto anche l’altro giorno, ma io ero preparata, l’avevo vista da lontano, che però non era la mia ex capa era un’altra che fa l’avvocato ed è una di quelle persone che qui sono numerose che non sono abituate che qualcuno non sia un galoppino adulatore.

E la questione credo sia legata al fatto che per un certo periodo siamo state più a contatto e in quel periodo lei non capiva mai le mie relazioni tecniche e mi chiamava e mi chiedeva spiegazioni e io lì al telefono che cercavo sinonimi e che gli spiegavo e che lei continuava sempre a ripetere: perché io non sono un tecnico e quindi me lo devi dire te. Ma io infatti te lo dico, te lo scrivo e te lo ridico pure.
E poi pensavo che se riuscivo a spiegarmi in tribunale con il Giudice e con il P.M. con quell’emozione che ho quando entro in aula che faccio il CTP, pensavo come faccio a non riuscire a spiegarmi con te?
E allora ammetto che un po’ alzavo i toni della conversazione e quando li alzavo lei tutta gentile mi ringraziava e poi, me lo ha detto più di un suo compagno di stanza, dopo aver riagganciato esclamava puntualmente:

"Ma guarda questa! Ma vaffanculo!"

Insomma, la incontro anche a lei proprio all’entrata e le dico ciao e lei non risponde e io ho il tono basso allora le ripeto ciao e accompagno il ciao con il suo nome e con un buongiorno e lei alza il viso mi guarda e io la guardo e lei poi mi dice ciao.

Epperò tempo un’oretta è andata dal mio capo e gli ha chiesto che cosa ho, che mi ha visto un po’ strana, che voleva sapere che cosa era successo e che forse ero strana per quel colloquio che ho fatto con la direzione del personale, che forse è successo qualcosa.
Ma invece io al colloquio non ho usato mica l’espressione no way, l’ho raccontato qui: Pagliacci.

E da quel giorno il mio capo mi canzona bonariamente e mi canta quella canzone dei doors:
people are strange when you’re a strangers faces look ugly when you’re alone, women seem wicked when you’re unwanted…

Ecco, io ho questa espressione qui.
Che un po’ mi frega, alle volte, quando non riesco a mascherarla al momento giusto.
E soprattutto nella mia vita di PI dove i meriti sono dovuti per il 20% (ma forse sono buona) ad un lavoro ben eseguito e per l’80% a come lo vendi il tuo lavoro oltre che te stesso, l’espressione no way non paga.

Alle volte invece sono contenta di averla con me, perché basta lei, senza tante parole.

Questa espressione qui. Che ora metto una foto, che sono io a 6 mesi circa, che quindi io c’è l’ho di default, che se mi incontri può darsi che ce l’ho con te, ma magari no.

Che ho anche altre foto con questa espressione eh, ma questa è la prima e neanche parlavo ancora.

No, non ce la faccio è che mi vergogno un po’..

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12 pensieri riguardo “Vita di PI – Pubblico Impiegato riflessioni VI -no way

    1. Che bello ricevere da te che scrivi così bene addirittura un superlativo assoluto! Grazie 🙂
      Non avevo mai pensato all’espressione no way nei termini che descrivi tu.
      Ed è un’ottica di lettura interessante, uno spunto su cui rifletterò.

  1. narratori si nasce, è assai difficile che darwin possa farci qualcosa. non ci sono galapagos che tengano. il prosciutto poi è la chiave di tutto, come hai ben intuito tu. una spalla secca su cui confessarsi, che si può pure mangiare, per di più, è la chiave di ogni no-way che si rispetti.

    alex

    1. Ci vorrei andare tanto alle Galapagos magari porto con me il prosciutto così mi appoggio sulla sua spalla per guardare il tramonto.
      E se mi viene voglia di uno stuzzichino mentre sorseggio un rum sono attrezzata.
      🙂
      Grazie Alex

      …Ma si beve il rum alle Galapagos ?

  2. Ecco chi mi ricordi….

    Ho trovato! “Il giovane Holden” di J.D. Salinger!!!

    Sopratutto in questo post!

    Ora sono passati parecchi anni e non me lo ricordo nemmeno più… dovrei riprenderlo in mano e rileggerlo per verificare eventuali analogie, magari non è vero niente.. però..

    Però ecco, ricordo che quello fu il mio “Libro magico”, colui il quale mi aprì le porte della letteratura, che mi trasmise l’amore per la lettura. Da li in poi divorai una serie di libri nella speranza di trovarne uno alla sua altezza, ma niente!

    Curioso il fatto che rivedo nel tuo Quaderno Mitico quello stile di scrittura tanto amato nel mio Libro Magico!

    1. 😳 ammetto di non poter dire se ci siao delle similitudini perché non ho mai letto il giovane Holden…
      Ma ti ringrazio per l’accostamento, ti ringrazio di cuore è veramente un grandissimo omaggio da parte tua!

  3. Io purtroppo l’ho letto il Catcher in the Rye, non perché sia brutto, ma perché ho tanti anni e quindi ho letto tanti libri 😀
    Sì, ci ho ritrovato qualcosa, in questa forma di ribellione silenziosa alla meschinità dei riti sociali e lavorativi, alla stupidità del prossimo, a meccanismi umilianti soprattutto dal punto di vista intellettuale.
    Ma temo per la vita dei tuoi colleghi, perché mi sembra di aver riconosciuto anche i prodromi di “Un giorno di ordinaria follia”…:-D

    1. 😀
      Dici?
      …può darsi…se un giorno avrò un’infinita di pagine word con su scritto:
      “Il mattino ha l’oro in bocca”
      Allora inizierò a temere anche io di me stessa!
      😀
      Non conosco il libro, provvederò.
      🙂

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