Vita di PI – Pubblico Impiegato -Riflessioni VII – take it easy

Il mio periodo di sosta nel limbo sta per scadere.
È arrivata la temuta comunicazione a firma del nostro eminentissimo, amabilissimo, egregissimo, illustrissimo, empaticissimo, dott. Avv. Comm. Ing. Arch. Direttore del personale.

Con la nota protocollonumerodel, sua superiorità comunica che il servizio cui appartengo entro la fine del mese chiuderà.

Con medesima nota protocollonumerodel, sua elevatezza, chiede al disponibilissimo, professionalissimo, preparatissimo, sorridentissimo, onoratissimo nostro Direttore Generale di ricollocare le risorse umane dell’invidiatodatutti limbo in altri servizi, a seconda della professionalità.

Orbene, questo sembrerebbe una cosa semplice.

Niente affatto.

Innanzitutto le uniche risorse umane che sono rimaste nel servizio siamo io e la mia fantastica – e questa volta non sono ironica – collega Ca.
Che meno male che c’è lei altrimenti…altrimenti tutto.
Perché tutti gli altri appartenenti al servizio nel corso di questo periodo di limbo si sono defilati, nei modi meno trasparenti possibili, e sono stati inseriti in altri servizi.

Bene, sua squisitezza Direttore Generale non ricorda il cognome di Ca, la colpa è che il cognome suona come quello di un’altra collega di un altro servizio. Durante questi anni numerose sono state le occasioni di scambio, sua perfezione chiamava Ca, volendo invece parlare con Ba.
Sua ineccepibilità confonde Ca e Ba anche fisicamente.
A poco serve che l’una sia un ingegnere pesi circa 40 kg, sia mora, con spiccato accento del nord Italia, e che l’altra sia ragioniera, pesi cerca 70kg, sia bionda quasi platino, con spiccato accento del sud Italia.
Nessuna scusante possibile si può trovare nel fattore tempo entrambe lavorano qui da oltre 10 anni e sua incontestabilità almeno la metà.
Nessuna scusante si può trovare nel numero di dipendenti.

Sua onestà anche di me sa poco e niente.
In questo ultimi anni l’ho visto una volta.
Tutti i documenti da me redatti e che devono portare anche la sua firma giacciono in un faldone sulla scrivania, ma non la principale, quella di seconda scelta, quella dove ci sono le cose che possono aspettare e, quindi, tutti i processi (che ci si riempiono tanto la bocca con questa parola) a loro collegati, aspettano – chi da 4, chi da 3 chi da due, eccetera – anni.
Da quando ha preso posto sulla sua ergonomica sedia in pelle ne ha firmata solo uno, giusto appunto quell’unica volta che l’ho visto.

Prendere un appuntamento per parlare con lui è cosa pressoché impossibile, filtrato dalla sua fedele segretaria bonsai, pare che lui abbia tempo solo per gestire quelle che qui chiamano macropratiche, di evidente macroscopico interesse, con macroprocessi da gestire, macroattività da coordinare, con macrocervelli coinvolti in macrobrainstorming, da cui escono macrosoluzioni, macroteorie, macroidee, macroobiettivi da raggiungere, macrostrategie da adottare, e chi più ha macro più ne metta.

Quindi si può ben comprendere che sua macrosità nutre per il microlimbo cui appartengo lo stesso interesse che Schroeder nutre per Lucy Van Pelt.

E allora io e Ca, indipendentemente dalle nostre professionalità, potremmo indifferentemente capitare con:
la dottoressa che cammina come fosse Marylin nella scena con il vestito rosso in Niagara, ma in realtà ha l’aspetto e le curve della signorina Minù, piazzata qui da un potente parente – cui telefona sempre se qualcuno le pesta i suoi dolci piedini piatti piagnucolando di rimettere tutto e tutti al loro posto.

La dottoressa fisarmonica che a furia di ingerire fat burning continua perdere e a riprendere chili, si gonfia e si sgonfia come Eddie Murphy ne Il Professore Matto. Ed ha come ulteriore conseguenza che la sinusoide che disegnano i suoi attacchi uterini è completamente imprevedibile. Anch’ella utilizza come deus ex machina il suo importante parente.

La dottoressa che per osmosi passata da ogni suo parente è anche tuttologa, aspirante direttora.

Il dottore che tutto sa sulla voga longa, ma tutto ignora su quel che è inerente il suo ruolo di responsabile, delega tutto ciò che può delegare e anche quello che non potrebbe, ma è preparatissimo sulla materia rimorchio infrasettimanale, ossia di chi come lui si trova in un’altra città in trasferta.

Il dottore che narrano assomigli a quel bell’attore, che ancora nessuno ha capito quale. A me, detto tra noi, ricorda Bobby Solo. Cio è dovuto alla sua anacronistica pettinatura e a quel modo di dondolarsi mentre cammina che sembra dire che da una lacrima sul viso ha capito molte cose.

Entrambi arrivati fin qui dopo un girovagare per l’Italia, sempre rigorosamente il più lontano possibile da casa, che sembra che se stai più lontano da casa e ci torni solo il fine settimana allora diventi un degno responsabile di settore.

Il dottore ad angolo retto perché a forse di ossequiare i suoi pari grado, i suoi superiori e tutti i suoi interlocutori anche la sua postura si è adeguata. E tutte queste riverenze lo fanno evidentemente sforzare tanto, perché l’odore della sua fatica impregna tutta la sua stanza e lascia la scia quando passa.

Il dottore che se mi qualcuno mi dicesse che abita allo 0001 di Cemetery Lane non stenterei a credergli, non solo perché è troppo magro per essere così alto, oppure è troppo alto per essere così magro, ma anche perché quando lo incroci lui abbassa repentinamente lo sguardo, non risponde al saluto se non alle volte con un grunt che io ogni tanto penso che alzerà lo sguardo e mi dirà con la voce tipica di Lurch: chiamatooo?. Io non so come è arrivato qui, so che è arrivato però circa tre mesi fa e che sua autorità lo ha incaricato di studiare e risolvere il caso mio e di Ca.
Ovviamente ignorando tutto di noi e senza neanche convocarci per un colloquio.

Take it easy.

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6 pensieri riguardo “Vita di PI – Pubblico Impiegato -Riflessioni VII – take it easy

    1. Grazie! Anche a te 🙂
      La passione ancora non è finita!
      Vorrei andare nel Chianti a farmi un goccetto, anzi due! 😛
      Ma se i conti non tornano mi sa che mi devo accontentare di un Frascati superiore!
      :mrgreen:
      e tu?!

      1. Mah… sai com’è… Ero indeciso se fare un salto a Honolulu, ma poi visto che avevo comprato un Frascati alla Coop (3,59 euro un bottiglione, in offerta, non penso sia “superiore” 😛 ) , ho pensato che era meglio se me ne stavo a casa.
        Farobbi un salto alla mega fiera che si tiene dalle nostre parti, con tanto di mega luna park e mia figlia mi obbligherà ad andare su tutte le giostre dove soffro di vertigini e nella casa degli specchi, dove sbatterò il naso come l’anno scorso! 😕
        Povero me… 😦

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