Vita di PI – Pubblico Impiegato – Riflessioni VIII – mi riabituerò

L’ultima immagine impressa nella mente: i miei denti.
L’arcata inferiore.
Li guardavo riflessi allo specchio ed erano storti, ma non storti e basta, ognuno andava in una direzione totalmente senza controllo.
Un incisivo centrale mancava, al suo posto una cavità arrossata circondata dalla gengiva gonfia.
L’altro incisivo ballava, sarebbe caduto da un momento all’altro.
Un incisivo laterale si era spostato dietro al canino che spiccava più in alto degli altri.
Ho chiuso la bocca. Non volevo vedere.
È suonata la sveglia.
La prima cosa da fare era correre in bagno davanti allo specchio aprire la bocca guardare l’arcata inferiore.
Tutto bene.
I denti sono lì al loro posto.
Nessun vuoto.
Nessun dente che traballa.
Le gengive non sono gonfie.
Erano anni che non sognavo i miei denti.
Mi capitava spesso quando andavo al liceo.
Sognavo di non averli più, oppure di averne solo una parte.
La madre della mia amica diceva che sognavo i denti perché avevo paura di invecchiare.
Io faccio spesso sogni ricorrenti.
Ma era tanto tempo che non sognavo i denti.
Sarà perché oggi torno in ufficio dopo 10 giorni.
Sarà perché è imminente la chiusura del servizio dove ho lavorato dal primo giorno in cui sono arrivata qui.
Sarà perché nonostante le ferie i pettegolezzi mi hanno raggiunto anche a casa, il perché non lo so, si sentivano in dovere di avvertirmi, anche se io ero stata chiara, non mi importava avrei saputo tutto quando tornavo, senza fretta.
Sarà perché tendo a non considerare questa parte della mia vita come la più importante anche se mi sembra di passare tutta la mia vita qui dentro.
E questo corridoio è così freddo, la maggior parte delle porte chiuse, la maggior parte degli sguardi inquisitori.
Ed io sono mesi che faccio poco e ti abitui subito a fare poco, che invece qui raccontano che sono oberati di lavoro che non ce la fanno che hanno bisogno di aiuto e perché non ti fai spostare qui? Che poi quando invece scoprono che ti sposteranno lì tra poco allora si guardano bene dall’accoglierti, allora sì che si scoprono gli altarini, allora tutto il gran lavoro diventa niente, tutto il bisogno di aiuto che avevano diventa inutile, allora diventa troppi tecnici in unico servizio e poco lavoro, non abbiamo bisogno di nessuno qui già c’è poco lavoro per noi.
Allora abbiamo da fare o non ce lo abbiamo?
I più onesti qui confessano che se qualcuno scoprisse veramente quello che facciamo rispetto a quanto avremmo da fare ci chiuderebbero in 24 ore.
Potrebbe essere la volta buona.
Ma invece no, gli interessi sono troppo alti e le persone da imbucare sono troppe che devi stare attento a quello che dici che ogni cosa potrebbe essere usata contro di te e infatti io la maggior parte del tempo non parlo e parlo solo con chi dico io che poi chi dico io non si è sempre rivelato quello giusto e allora riprendo a parlare poco e allora dicono che nessuno ha mai sentito Maria Emma parlare male di qualcuno che se vedessero quello che penso allora si ricrederebbero e però poi c’è lo sguardo e poi forse rimango col mio capo e poi il mio capo dice no, forse, no.
E io non vedo l’ora che arrivi l’ora di pranzo che almeno esco un po’ anche se poi fuori il tempo non è dei migliori e neanche le scarpe nuove che mi sono comprata mi hanno consolato.
Ma poi l’essere umano si abitua a tutto e allora sì, penso solo che mi sono disabituata dopo 10 giorni, ora mi riabituo al sapore del caffè della macchinetta, agli sguardi, ai pettegolezzi, alla password del computer che prontamente cancello dalla mia memoria e che poi il referente informatico si stranisce e non glielo puoi chiedere per telefono di resettarti la password gli devi mandare un’email oppure andare a compilare il modulo, ma è solo una fottutissima password del mio pc non è una questione di sicurezza nazionale, e no, però altrimenti se non segui la procedura non compare che io ho lavorato allora devo seguire la procedura anche se seguendo la procedura secondo me non hai lavorato comunque perché mi hai semplicemente resettato la fottutissima password del mio fottutissimo computer che razza di lavoro impegnativo da consuntivare sarà mai questo?

Mi riabituerò alle email di aggiornamento delle procedure, alle email per fare una colletta per il regalo di compleanno della collega per il regalo del matrimonio per il regalo di festeggiamento del primo figlio per il regalo di bentornata dalla maternità per il regalo di bentornato dalla paternità per l’imminente pensione per il trasferimento per il primo dentino del bambino per il viaggio di nozze per il dentino del secondo bambino per l’anniversario per l’onomastico però siete liberi di partecipare anche se io ve lo ricorderò con una email al giorno fino a scadenza, però siete liberi di partecipare, però se non partecipi lo sapranno tutti che non hai partecipato e se poi metti poco allora sapranno tutti che sei uno che mette poco per i regali dei colleghi e allora io non partecipo a nulla e faccio prima.

Mi riabituerò a chi ti mette un promemoria su out look ricordandoti che devi compilare il modulo che dice che hai lavorato che è importante quello che hai fatto che altrimenti poi non riescono a consuntivare, mi abituerò al fatto che non mi importa nulla di consuntivare che la trovo una buffonata che poi tanto i premi di produzione non sono legati a quanto ho lavorato ma semplicemente alla mia presenza ai giorni di malattia ai permessi alla maternità alla paternità allo straordinario all’ordinario, e livelli li prendono sempre gli stessi, neanche fossimo in un gioco della Wii.

Mi riabituerò a utilizzare il protocollo, e alla sua procedura così complicata, una procedura che potrebbe essere semplicissima, ma altrimenti non saprebbero come giustificare tutti i soldi che danno a chi lo gestisce.

Mi riabituerò alla collega che si affaccia in stanza per sapere che cosa si fa per pranzo che dopo mesi e mesi che ho sempre una scusa per non venire a pranzo con te e non ti propongo mai nulla ancora non ti sei fatta una domanda e data una risposta che se vuoi ti chiamo Marzullo che ti spiega.

Mi riabituerò alla collega che aspetta che me ne vado per alzarsi e prendere i pacchetti di crackers dal mio cassetto.

Mi riabituerò alla collega che dopo pranzo spruzza il deodorante per gli ambienti nella sua stanza e lungo il corridoio così tanto che l’odore ti prende alla gola e sei costretto a chiuderla la stanza che anche se glielo hai detto che ti da fastidio lei continua perché mangia in ufficio e l’odore del cibo poi non le piace che rimanga che se magari aprisse la finestra un po’ sarebbe meglio.

Mi riabituerò alle colleghe che non puliscono il cesso dopo averlo utilizzato che lo spazzolone non serve per pettinare la vostra massa di capelli e le finestre servono per arieggiare il locale e il cestino per buttare gli assorbenti che altrimenti il wc si ottura e poi deve venire quel poverello del nostro tuttofare con lo sturacessi e la bustona nera a risolvere la situazione che vorrei sapere se a casa vostra fate la stessa cosa che non me ne frega niente se hai gli stivali firmati se poi sei una zozzona.

Mi riabituerò a tutto.

Mi riabituerò a guardare il panorama dalla mia finestra e a sognare ad occhi aperti tutto quello che sarebbe potuto essere ed invece non è stato.

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16 thoughts on “Vita di PI – Pubblico Impiegato – Riflessioni VIII – mi riabituerò

  1. è qui che devi essere grande, isolarti, imparare la beffa del camaleonte. sono momentacci, alla fine ti va anche bene che sei nel parastato, probabilmente ci sono le reti di protezione. nel 2005 me la son vista brutta, mi toccò farmi eleggere Rsu per trattare la resa.

    1. È vero è proprio questo il momento di stringere i denti… è che il primo giorno di lavoro dopo le ferie è sempre un giorno difficile…
      🙂
      Grazie per l’incoraggiamento

  2. Una vita, tanto tempo fa, era così anche per me. Incredibile come si tende a cancellare. Ho poi avuto la fortuna piano piano di riuscire a coltivare la mia passione ed uscire da una Società come la tua, che forse potrebbe essere anche la tua. Ho rinunciato a sicurezza e stipendio alto con ferie pagate tredicesima e quattordicesima (il premio di produzione non l’ho mai visto nemmeno io) ma mi sono ripresa la vita. Fatico, molto, e spesso mi lamento per i soldi. Ma non ho mai avuto il pensiero di aver sbagliato. Anzi. Ogni tanto mi capita di sognare di essere in ufficio, e mi prende un attacco di panico. 🙂 Ma ci sono persone che continuano tranquillamente a lavorare e sganciare la propria vita privata dal lavoro e va bene così. Il segreto è questo. Usarlo il lavoro, per quello che ti porta, e poi vivere.
    Un caro saluto.
    eli

    1. 🙂
      Capisco gli incubi del sognare ancora l’ufficio!
      Questo è stato uno sfogo che ho scritto di getto mentre percorrevo il corridoio verso la mia stanza, è un periodo di transizione perché sta chiudendo il servizio dove ho lavorato dal 2007 e mi piaceva molto quella materia. Ringrazio il Ministro che ci ha tolto le competenze e vado avanti, solo che so già che andrò ad occuparmi di materie che a mio parere sono più noiose.
      Si comunque il segreto della sopravvivenza in questi casi è proprio sganciare i due mondi privato e lavorativo, lo faccio anche io anche se alle volte percorrendo quel corridoio mi sembra di essere Bill Murray nel film Groundhog day! 😀

  3. beata te che almeno ti svaghi ad ora di pranzo… io ci devo pure mangiare insieme…
    e certe volte a tavola li guardo, tutti insieme lì, ci guardo a mangiare uno di fianco all’altra (una cosa se vuoi anche privata no?), cinque giorni su sette. non è gente che ho scelto eppure ci devo pure mangiare insieme…
    uno lo fa senza pensarci, che se ci pensa… gli si toglierebbe l’appetito.

    il resto di quello che dici, più o meno lo capisco tutto (con l’aggravante che noi invece siamo pieni di cose da fare)… 🙂
    A

    1. Capisco perfettamente ! La pausa pranzo in “compagnia forzata” è dura da digerire :-), fortunatamente posso evitarla, e ti dirò che qui alcuni, tra cui la sottoscritta, preferiscono piuttosto andare a pranzo da soli.
      certo c’è il risvolto della medaglia, ossia che puoi essere additato come asociale, però…c’era un vecchia pubblicità progresso che citava: preferisco vivere!

  4. Io ho a che fare con il pubblico impiego solo in parte e riesce a snervarmi in pochissimo tempo: dalle riunioni essenziali a cui “non puoi mancare” ed in cui si parla di cosa si farà per cena, al tecnico informatico che quando gli si fa presente che il programma inserimento dati non funziona (anche qui, solo via mail) ti risponde con “spegni e riaccendi finchè non funziona”. Hai tutta la mia solidarietà, io sopravvivo grazie al resto della mia vita lavorativa e non.

    1. 🙂 grazie della solidarietà mi aiuta tanto!
      Quando ci sono lavoratori di altre realtà che sono obbligati ad avere a che fare con i nostri ingranaggi…certe volte ho “paura” per loro!

  5. Anch’io ho dovuto separare il mio lavoro dalla mia vita privata.
    In ufficio sono un normalissimo e tranquillissimo burocrate, che riesce anche a farsi piacere le cose più vomitevoli che gli capitano.
    Poi, quando esco, metto il giubbotto di pelle, il cappellaccio e la frusta (alla Indiana Jones eh… mica quella per… 😳 ) e vado alla ricerca, che so, del santo graal… delle pietre di shannara… dell’arca perduta… :mrgreen:
    P.S.: vabbeh, trovare tutte ‘ste cose inpadania è un po’ difficile, lo ammetto, ma era un modo per dire che assomiglio a Errison, insomma, capisciammè… (trad.: du iu anderstend?) 😉

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