Vita di PI – Pubblico Impiegato – Riflessioni X – La memoria

Oggi cambio, oggi vado all’ultimo vagone della metro.

Oggi mi sento così, mi sento da ultimo vagone della metro.

-Visto che non mi sembrate molto acuti ve lo rispiego – così il mio vicino in metro si rivolge al suo interlocutore al di là del cellulare.

Davanti un ragazzo dorme, dormirei anche io oggi, dormirei ma vorrei che il tempo si fermasse, per poter dormire in pace senza perdermi nulla.

Ecco: il tempo, riflettevo sul tempo che passa.
Provo un sana invidia nei confronti di quelle persone cui poco importa che il nostro corpo venga segnato dall’inesorabile scorrere del tempo.
Io che amo uscire la sera e che quando esco di solito non amo tornare a casa presto che una volta che sono uscita è come un vortice cui mi abbandono e che non voglio abbandonare.
Io che quando esco la sera amo bere qualcosa.
Io che odio gli effetti dell’alcol sul mio viso l’inevitabile gonfiore della ritenzione idrica prodotta.
Io che odio l’inevitabile nuovo reticolato di rughe che si forma intorno agli occhi dopo serate del genere.
Io provo questa sana invidia per chi se ne fotte beatamente di tutto ciò.
Per chi i suoi capelli bianchi li porta con fierezza.
Per chi le sue rughe non vuole farle andare via perché ci ha messo anni per farsele venire, come la Magnani.
Ma sai che ti dico, è inutile che faccio giri di parole io le donne che dicono che non si farebbero mai toccare il viso le invidio. Le invidio perché io ho una fottuta paura di invecchiare.
Ecco come sono fatta io.
Io ho paura di questo.
Io non ho paura del licenziamento.
Io non ho questo terrore che hanno alcuni miei colleghi, no.
Sono sfrontata, inopportuna e irriverente a dire così in questo periodo storico.
Sì.
Anche se l’Italia è sempre stata la patria di chi pensava che la svolta nella vita fosse il posto fisso, quindi sarei sfrontata comunque.
Ok ok pensa anche che sia un’uscita infelice.

Non lo so, ieri il mio sacco era vuoto, oggi è di nuovo pieno, ma ho la sensazione che siano opinioni vaghe, anzi opinioni certe, ma che io vorrei cercare di esternare in modo vago, o meglio in modo diplomatico perché impopolari.
Ma tanto che ci provo a fare, so bene che le opinioni usciranno convulsamente in maniera tagliente come ieri che ho nuovamente discusso con il terzo coabitante coatto della stanza d’ufficio.

E così oggi, oggi mi sento da ultimo vagone della metro, e il tempo che passa, pensare al tempo che passa e lascia i suoi segni mi infastidisce.

Ció (voce del verbo ciavere) pensato un po’ anche ad un altro fatto.

Ho scoperto perché il mio capo mi ha portato alla riunione: ho vinto l’incarico di rivedere e riscrivere la memoria.
Sì certo c’era la precedente nota, ma si deve ovviamente integrare modificare perfezionare arricchire rifinire completare e apri i fascicoli e cerca i documenti e rileggili tutti e respira la polvere che li accompagna e integra e modifica e perfeziona e arricchisci e rifinisci e completa e da una nota di 2 pagine ne fai uscire una relazione di 6 e condividi e ottieni l’approvazione e poi vedi che nell’email che il tuo capo ha mandato a tutti i partecipanti alla riunione tu sei in copia conoscenza nascosta e chiedi al tuo capo il perché e ti dice che ha fatto così altrimenti appesantiva l’email con troppi indirizzi.

È che dopo che ció pensato a questo fatto ho capito che oggi hanno vinto loro e io sono stanca e mi sento da ultimo vagone della metro.

E il tempo passa.

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8 thoughts on “Vita di PI – Pubblico Impiegato – Riflessioni X – La memoria

  1. Corvo bianco ha ragione e’ uno stronzo. Ed aggiungo senza nessuna classe finezza buona educazione oltre che bugiardo.comunque pazienza.fai buon viso usa un buon antirughe ghiaccio sugl occhi e goditi la serata! 🙂

  2. La PA e’ una palla al piede di cui ogni giorno forgiamo un anello ma la catena non si allunga mai, si rinforza solamente. Guai a dirlo in giro pero’!

  3. Vorrei ringraziarti, prima di tutto – anche se ho atteso molto, prima di decidermi a farlo – per avere ripreso a scrivere. Era stato un piacere leggerti quando avevo ‘scoperto’ i tuoi scritti la prima volta, forse un paio d’anni fa. Era stato un dispiacere vederti ‘scomparire’, quando per molto tempo (un anno?) le tue parole avevano smesso di riempire una parte delle mie giornate (ma so quanto possa essere faticosa l’ispirazione, alle volte…). Ed è stato un rinnovato piacere vederti ‘tornare’, così gradevole nel tuo modo di raccontare, e di raccontarti.
    Attenuato in qualche modo il ‘debito’ nei tuoi confronti (anche la riconoscenza, a volte, specialmente se scritta, richiede una sua ispirazione per venire manifestata), perché disturbarti ora con questa intrusione, invece di limitarmi ad approfittare della fortuna di poterti leggere?
    Perché mi preoccupa un po’ – specialmente in questa tua ‘Vita di PI’ – la ‘leggerezza spensierata’ con cui a volte ci rendi partecipi dei tuoi giudizi nei confronti del mondo lavorativo in cui le circostanze ti hanno portato a vivere.
    Dici tutte cose ‘vere’ e fin troppo condivisibili, naturalmente. Ma mi chiedo fin dove tu sia consapevole del rischio a cui ti espone il bisogno di sincerità e di libertà – in questo orribile mondo ‘politicamente corretto’ dove leggi e consuetudini limitano nei fatti la nostra facoltà di critica verso le persone e verso il posto di lavoro -, quando tramite Internet dai una forma scritta e ‘pubblica’ a pensieri e situazioni inconfutabili che vivi ogni giorno, ma in cui persone troppo ‘piccole’ potrebbero riconoscere se stesse e la Pubblica Amministrazione di cui sono, e si sentono, fondamentali ‘ingranaggi’.
    Non posso, e non voglio, darti consigli, tanto più sgraditi quanto più ‘non richiesti’ e probabilmente neppure necessari. E non desidero in alcun modo attenuare la tua libertà di pensiero e la tua spontaneità di espressione.
    Ma mi sentirei più ‘leggero’, se tu potessi tranquillizzarmi sul fatto di esserne come me cosciente, anche in questo tuo spazio che permetti al mondo di condividere.
    Ti ringrazio di avermi letto fin qui. Ciao.

    1. Ciao Giovanni! Sono veramente contenta di rileggerti, mi fa sinceramente piacere sapere che continui ad essere “qui” anche dopo la mia lunga assenza :-).

      Le tue preoccupazioni sono adorabili mi sanno di coccole, senza fraintendimenti, per cui non trovo questo tuo commento un’intrusione nè tantomeno un consiglio sgradito.
      Anzi, hai perfettamente ragione non solo sul fatto che siamo limitati nella facoltà di critica ma anche sul rischio, sono consapevole e cosciente di espormi ad un rischio, ci ho pensato svariate volte, ma il bisogno di “sfogarmi” ha sempre avuto la meglio sulla paura, forse anche in modo superficiale ho pensato che l’anonimato potesse in qualche modo aiutarmi.

      Tra l’altro il tuo intervento capita proprio in un momento in cui i vertici sono sul piede di guerra con i dipendenti e spulciano ogni mossa per poter trovare anche il più piccolo motivo valido per un licenziamento.
      Il tutto si ripercuote sui rapporti tra colleghi trasformandoli spesso in una guerra tra poveri.

      Qindi, un po ora mi sento in difficoltà tra il sentirmi in trappola e il voler figgire…Non so ancora come mi comporterò nei confronti del mio bisogno di sfogo per la mia vita di PI, devo rifletterci, ma mi ha fatto piacere il tuo interessamento e del tuo intervento assolutamente appropriato e sono stata molto contenta di averti riletto.

      Scrivi quando vuoi sei il benvenuto!
      Emma

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