U come uomini – il commercialista reloaded

Come un’anziana previdente signora sono salita all’ultimo piano, li dove c’è lo studio, anche con l’ombrello, non ho voluto lasciarlo in macchina, mi son detta che non si sa mai magari piove.
Fortunatamente il mio ombrello non era nero come quello delle suore di scuola, no, è un ombrello di quelli grandi per nulla discreti, non da borsetta, di un bell’azzurro però.

Poi ero imbarazzata, sì certo meno rispetto all’altra volta.
È che quando sono imbarazzata mi rincarco su me stessa come una vecchia e mi nascondo le mani, quelle orribili mani che mi sono ritrovata.

Rincarco?
Perché non esiste in italiano?
Voce del verbo rincarcare.
Dunque vediamo…è come dire mi ripiego su me stessa, però in modo rude, non aggraziato e quindi mi rincarco. È una parola il cui suono rende l’idea.

Però oggi meno, oggi ero meno rincarcata e le mani le tenevo sul tavolo. Sempre quasi una nell’altra, ma sul tavolo.

Poi dovevo firmare e non mi ero portata gli occhiali e dovevo fare più di una firma e lui mi guardava. Che io mi sento in soggezione se qualcuno mi guarda quando firmo.
E pure tu ciai ragione: sono sempre in imbarazzo! Ogni scusa è buona!

Insomma, fatto sta che alle volte che sono così mentre firmo non riesco a fare quel bel Maria Emma che mi piace tanto e mi viene più un marema, o maena, o giù di lì.

Succede solo col nome, il cognome invece mi viene bene, sempre.

Insomma sì che vuoi ero imbarazzata per quel che era successo quello che ti ho raccontato [qui](https://mariaemmajr.wordpress.com/2013/01/28/in-my-shoes-la-tecnologia-mi-e-avversa/).
Ecco rivedere il commercialista dopo che mi sono un po’ data alla macchia senza tante spiegazioni approfittando dell’estate passata separati, che io lo so come ci si sente quando qualcuno sparisce senza troppe parole, mi imbarazzava.

Solo che insomma io il 730 lo dovevo fare e quest’anno era complicato e poi aveva fatto quell’altro con lui.

Ecco io il mio scotto per essere un po’ sparita l’ho pagato eh!?

L’anno scorso o l’anno prima, credo fosse l’anno prima, anzi sì era proprio due anni fa, è che c’era quella storia tra noi, e allora mi disse che non dovevo pagare e io insistevo e allora lui mi chiese 1€, me lo chiese così, in modo simbolico.
E io lo portai inserito dentro un palloncino, un palloncino a forma di cane, ovviamente no?
Un palloncino piccolo per non dare troppo nell’occhio e anche per non presentarsi così all’appuntamento con 1€ in mano, così mi venne questa idea.

A lui piacque, questo me lo ricordo.
Almeno è sembrato.
Oppure lo disse perché tanto c’era la storia e quindi un po’ doveva dirlo per forza.
Quest’anno non c’è. Anzi, neanche l’anno scorso c’era. E la dichiarazione non l’ho fatta.

Insomma, che dirti, giusto che si è alzata la tariffa.
Del 9.900%.

Ho pagato 100€ infatti.
Niente palloncino quest’anno.

Perché io valgo.

Sì hai ragione. Alluce, alluce valgo.

M poi il calcolo di quanto valgo sarà esatto?!

In my shoes – tante vite

Boh non lo so è come riprendere la bicicletta dopo anni, che si dice che non ci si dimentica mai come ci si va, magari barcolli un poco all’inizio ma poi riprendi.
Deve essere così.

È che ho dovuto cambiare occhiali non vedevo proprio più niente e infatti l’oculista si è stupito ché dice che ho più cinque.

E mia madre dice che è impossibile che io abbia più cinque perché lo ha lei e lei senza occhiali non ci vede e allora le dico che anche io non ci vedo per questo sono andata.

Una volta un mio ex mi ha detto che gli ipermetropi sono curiosi e hanno voglia di scoprire il mondo, è per questo che vedono di più.
La trovo una spiegazione che mi calza a pennello e mi piace pensarla così.

Un’altra volta invece l’ex di una mia amica mi ha detto che ho la pelle così perché sono ad una delle mie ultime vite, e quindi è come se la pelle si stesse consumando piano piano.
Anche questa spiegazione la trovo calzante a pennello, ma non mi piace pensarla così.

Vorrei avere ancora tante vite e vorrei ricordarmele tutte.

A come amore – Nipotina e Ispirazione

L’ispirazione è così. Lo sai tu.
Io ho iniziato a pensarci all’università quando mi sedevo sullo sgabello davanti al mio tavolo da disegno quello che mi ero comprata e mia madre aveva acconsentito di metterlo in salotto, il suo regno, il posto che deve essere sempre in ordine non si sa mai venga qualcuno.
Lei per amore di sua figlia aveva dato il suo consenso e io passavo pomeriggi, notti, mattine in compagnia di quel tavolo e di quello sgabello e disegnavo.
Ricordo che una notte finito di disegnare la prima bozza di progetto per l’ultimo esame di progettazione mi sono riseduta sullo sgabello – dove di solito mi arrampicavo e assumevo le posizioni apparentemente più scomode per disegnare – ho guardato il disegno e mi sono chiesta:
Ma da dove è uscito fuori?
Quando l’ho pensato?
E mi sono accorta di non averlo mai pensato.
Ho avuto la netta consapevolezza che quell’idea progettuale non fosse mai passata per il cervello, che il suo percorso fosse stato dalla pancia, al cuore, al foglio da disegno.

Ho capito che ogni volta che rimanevo a pensare davanti al foglio bianco non veniva fuori niente.
Al contrario, ogni volta che rimanevo davanti al foglio bianco senza pensare, ma lasciando andare la mano, veniva fuori qualcosa.
Che tu mi dici come fai a non pensare, si pensa sempre, mi dici che dico stupidaggini, che è impossibile che un’idea non passi dal cervello.

Boh, questa è la mia netta sensazione.
Il mio cervello non è adatto a creare dal nulla.
Elabora metabolizza rimugina analizza critica apprezza distrugge, sì distrugge, ma non crea.

La mia pancia e il mio cuore sì.

Mi capita anche quando scrivo, niente passa nel cervello, niente ho pensato prima per poi scriverlo, è una lava che erutta direttamente dal cuore e dalla pancia.

Poi certo rivedo e correggo col cervello.

Mi è successo così anche per il logo, quello che mia nipote ci teneva tanto che a lei piace così tanto disegnare, che quando è uscito il concorso a scuola mi ha telefonato subito e tutta eccitata mi ha chiesto se l’aiutavo che voleva partecipare assolutamente e allora abbiamo parlato e mi ha raccontato della persona cui era dedicata la scuola di cosa ha fatto lui di cosa voleva fare lei, e mi ricordava tutte le scadenze e si vedeva che ci teneva tanto a partecipare.

Ed è venuto fuori dalla pancia anche lui, il logo, che quando l’ho riguardato mi sono presentata che non lo conoscevo.

Ecco, mia nipote, il suo logo ed io siamo arrivati tra i finalisti e mia nipote verrà premiata e lei ha detto che le batte forte il cuore per l’emozione e anche a me.

E lei ha detto che dovrei essere premiata io che ho fatto tutto e io le ho detto che se non ci fosse stata lei mia musa ispiratrice che ha parlato al mio cuore e alla mia pancia non ci sarebbe stato nessun logo.