Vita di PI – Pubblico impiegato – Riflessioni XIV

Starò diventando paranoica?
È perché io ne ho paura.
Ho paura che sia genetico
È che ci sono alcuni sintomi. Voglio dire, alle volte io vedo la realtà. Ecco io sono convinta della realtà che vedo, ma è la realtà nascosta quella che si cela dietro ai comportamenti, quella che si cela dietro le risate che io la conosco la sua risata e non è quella che lui fa quando siamo a pranzo. Lui la fa per cercare di far vedere che è tutto a posto, che va tutto bene, ma poi si immerge nuovamente nella vita virtuale del suo telefonino e non parla con noi, ride solamente quando si fa una battuta ride così con quella risata sguaiata e falsa come a far vedere che lui sta partecipando.
Ma a me non mi frega.
D’altra parte dopo essere stati colleghi siamo stati amici, molto amici.
E ora siamo di nuovo colleghi, solo colleghi, che io non mi fido più.
Lui dice che io tramo alle sue spalle.
Io.
Che neanche dopo pagine di chiarimenti, lui ci crede che non è vero, non me lo ha detto, ma si vede.
E allora si è rotto quel qualcosa.
Lui mi ha detto che sono stata troppo dura in quel che gli ho scritto.
Ma lui mi aveva detto di essere sincera.
Ecco dove porta la sincerità, io lo dicevo che a volte le bugie bianche sono meglio.
Ma gli ho detto anche di fare la stessa cosa lui con me, di dirmi tutto, scrivermi tutto, che rimanesse nero su bianco, le cose che in me non vanno. Ho insistito perché lo facesse.
Caspita non lo ha fatto.
Non lo ha fatto e si è chiuso nel mondo virtuale del suo cellulare.
Che mi parla solo se gli serve qualcosa di lavoro.
Che lui è fatto così. Se gli assegnano una pratica lui ti chiede a te cosa ti ricordi e ti chiede di fargli un riassunto. E se tu non lo sai si fa il giro dei colleghi.
Io no. Io se mi assegnano una pratica, prendo il fascicolo e me lo leggo per sapere la storia.
Ecco siamo fatti così.

E poi c’è l’altro, che l’altro è il mio capo.
Che il mio capo a me mi ha realmente stufato.
E allora lo sai che a me si legge in faccia quando qualcuno mi è arrivato a saturazione, che io lo so che questo discorso dell’espressione lo abbiamo già fatto.
Ma poi ti dico.
Ti dico che lui però mi sta mettendo in mezzo ultimamente.
Ecco perché ti dico che sono paranoica.
Che se chiedo ai miei colleghi alcuni dicono di no.
Insomma che ieri ancora è successo, durante la riunione ed è già la seconda volta che durante la riunione mi mette in mezzo. Che se pensi che abbiamo fatto solo due riunioni con i nuovi colleghi allora risulta che mi ha messo in mezzo il 100% delle volte.
Direi un bel record.
E io ieri mi sono innervosita, tanto, ma tantissimo, che la voce era tutto un tremolio, che io mi sarei alzata e gli avrei urlato brutto pirla mollami!
Perché mi vuoi far apparire come non sono davanti ai nuovi colleghi?!
Ma che problema hai?
Da dove deriva il tuo accanimento nei miei confronti?
Ma soprattutto per quale razzo di motivo è iniziato?
E invece no.
Che poi ho chiesto, perché a me scocciava e allora ho chiarito ma mi hanno detto che non sembrava che mi volesse mettere in mezzo.
Ma io lo so, ne sono convinta.
Ma ho le mie ragioni che io ovviamente sola so.
O credo di sapere.
E allora ho paura.
Paura che io sia paranoica.
Che magari è la genetica.
Che la mia nonnina negli ultimi anni era un po’ picchiatella.
Era una picchiatella tenerissima.
Che lei vedeva le cose.
Soprattutto degli animali. Una specie di parameci. Lei vedeva i parameci che camminavano ovunque.
Lei poi non le piacevano alcune persone.
E veniva da te e ti diceva all’orecchio che tu ti dovevi abbassare per farla arrivare al tuo orecchio perché lei si era tutta accorciata. E ti diceva che quella persona non le piaceva per un motivo e quella per l’altro.
Trovo che però a me il senso tornava.
Che io ci ho pensato anche dopo e lei in fondo non aveva neanche torto.
E lei però ad un certo punto forse era tanto triste dopo la morte di mio zio e allora vedeva di continuo i parameci.
E i parameci poi non ho mai scoperto se erano veri o no.
Beh io poi nella sua casa ci ho abitato ed in effetti c’erano gli scarafaggi e alle volte erano proprio tanti.
Così tanti che poi io ho sclerato ho preso i cani due valigie e sono andata via.
Che io ero fortunata che avevo un altro posto dove andare, lei invece no.
Allora ho pensato che poi tutti i torti mia nonna non li aveva neanche in quell’occasione.
Allora forse tutti i torti non ce li ho neanche io.
O forse sono un po’ paranoica e picchiatella anche io.
Non so.
Sono compulsiva sicuramente che sono andata in un negozio e mentre mi provavo gli stivali ho avuto un flash che li avevo uguali a casa allora ho detto che mi stavano un po’ grandi.
Le vado a prendere il suo numero giù in magazzino.
No non si preoccupi che vado un po’ di fretta, magari passo con calma un’altra volta e guardo anche tutto il resto.
Grazie, ‘rivederci.

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12 thoughts on “Vita di PI – Pubblico impiegato – Riflessioni XIV

  1. La sincerità ti ha portato ad avere una più reale percezione di come sia il tuo collega.
    Ho una carissima amica che lavora nel pubblico e mi sembra di ascoltare lei quando ti leggo. Stessi problemi, pensieri, preoccupazioni, frustrazioni.
    Fossi in te non mi preoccuperei troppo per le paranoie.

  2. ma dai, non sai che per salvare anima e verità a mentitor si mente? 🙂
    L’organizzazione del lavoro, soprattutto in italia e di questi tempi, è il grande palazzo della bugia.
    (occhio alla “retorica” del -Che- a capo frase, fu una fissa di Paolo Nori, è un clichet molto riconoscibile)

    1. Alex caro, la mia anima è ormai perduta! Il danno è fatto! 😀
      Non ci crederai, ma credici, perche ormai le bugie bianche non fanno piu parte di me, io Paolo Nori non sapevo chi fosse fino a che non lo hai nominato tu qui, sono andata su wikipedia perché magari non me lo ricordavo e avevo letto qualcosa, ma tra i libri lì citati non ne ho letto neanche uno.
      Ecco sono stereotipata e neanche lo sapevo.
      Io che penso di essere un tipino oltremodo poco banale…
      🙂

        1. Mi sono riletta ho scritto di fretta e sembrò scocciata! Ma non è così! 😀
          Anzi !
          Che io mò me leggo un po’ a ‘sto tipo qui, sto Paolo! :-p
          Continua per favor a darmi suggerimenti…

  3. ciao Maria Emma,

    il pubblico impiego è, passami la metafora, una comune, una famiglia allargata, colleghi/parenti/serpenti per 40 ore alla settimana, tutti nella vita abbiamo cugini, zii, magari pure fratelli o sorelle che ci stanno sulle balle per un certo periodo e per un certo motivo, lì è esattamente così, frequentazioni che vanno a morire, paranoie interpretative e tutto il cucuzzaro…!!!

    in fondo sul posto di lavoro, escludendo le ore di sonno, si passa metà della propria vita con persone che, come i parenti, te li becchi senza sceglierli, io credo che la soluzione migliore sia quella di fare al meglio il proprio lavoro pensando allo stipendio, il resto fattelo scivolare addosso come avessi un impermeabile in un giorno di pioggia, dovesse venire fuori una black lotteria, una situazione in cui è inevitabile tagliare qualche posto… nessuno offrirebbe la sua testa per salvare la tua, credimi.

    TADS

    1. Ciao Tads!
      Hai perfettamente ragione dovrei indossare più spesso quell’impermeabile.
      Ogni tanto lo dimentico, mi assumo tutte le responsabilità del rimugginamento. 😀
      Alle volte però è anche difficile farsi scivolare addosso le cose perché ti puoi comunque trovare coinvolto in commenti non tuoi.
      È come in quelle c’è è con parenti in occasione di ricorrenze che magari riesci a sfuggire al parente pettegolò sedendoti un po’ più in là. Ma se la cena fosse per cinque sere a settimana di seguito per tutto il mese non potrai evitarlo sempre 😀
      È così ogni tanto rimani coinvolto e ogni tanto sono io che coinvolgo nelle discussioni.

      Comunque ci proverò anche perché ti credo assolutamente che qui la loro testa se la tengono stretta e il loro fondoschiena se lo parano alla grande anche solo per l’assegnazione delle pratiche. Figuriamo i se in prospettiva ci fosse il posto di lavoro!

      Buona giornata.
      M. Emma

  4. Mi piace questo modo di raccontare, forse un poco paranoica lo sei, ma è tipico delle persone eccessivamente sensibili. Bisognerebbe mettere come ingrediente un pizzico di “machissenefrega” che da più sapore alla vita. Crescendo in gene si impara.
    Come vedi chiunque, noi compresi, mal sopportiamo le critiche. Un poco di autoironia non guasta 😉

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