Vita di PI – Pubblico Impiegato – Riflessioni XVIII

C’è una cosa che non riesco a sopportare.
Sì hai perfettamente ragione: non è una sola…
Va bene, questa volta si tratta di incontrare i miei colleghi in metropolitana.
Ma non i miei colleghi stretti, cioè quelli che lavorano nella mia stessa sede, ma quelli che lavorano nella sede centrale.
E sai perché ?
Perché quelli camminano a testa alta, ti squadrano dalla testa ai piedi perché te sei della sede distaccata, loro, i centrali, si sentono i migliori, i geni, gli indispensabili, i manager internazionali, il futuro di questo paese, i risolutori dei nostri attuali problemi, gli scopritori del bosone, i progettisti della macchina che ci farà viaggiare nel tempo, gli inventori della pillola della eterna giovinezza, i realizzatori del come si chiama quello del capitano Kirk? Ah sì il teletrasporto. Gli inventori di…ok smetto.
Con le loro camicie inamidate, le loro giacche spazzolate, le loro 24 ore piene di nulla.

E io vorrei tanto dirgli che questo loro atteggiamento di superiorità è del tutto inutile, siamo tutti uguali, loro della sede centrale e noi delle sedi distaccate, siamo tutti dei semplici impiegati, senza alcun potere decisionale, operativo, senza alcuna autonomia professionale, burattini nelle mani di chi decide per noi, che tutti noi a cascata lavoriamo perché questo paese non faccia altro che sprofondare sempre più nel buco nero che hanno creato.
Spero solo che sia vera la teoria delle brane, degli universi paralleli, delle stringhe…
Sì insomma non ti so spiegare bene, non lo hai mai visto il programma wormhole?
Ecco quella teoria secondo la quale l’universo è una sorta di foglio e ci sono altri universi che sono altri fogli paralleli e i buchi neri o forse non sono quelli sono dei collegamenti spazio temporali tra gli universi.
Ecco io spero che dopo che sarò stata risucchiata nel buco nero poi in quell’universo parallelo in cui capiterò almeno riuscirò a fare l’architetto sul serio.

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U come uomini – Andre Agassi – OPEN

Sentivo che mancava qualcosa, sì mancava qualcosa ma non capivo.
Così sono stata con questa sensazione di non riuscire a riempire un vuoto fino a che ho visto lui nella libreria di mio padre.

E il vuoto si è riempito.
Niente altro che un bel libro alle volte può riempire un vuoto.

Ho divorato la sua biografia, l’ho divorata in pochi giorni, ogni minuto libero, fino a che gli occhi non mi si chiudevano leggevo, fino a che non mi sono sentita sazia ho riletto alcuni passi anche dopo averlo finito, perché io faccio così.

E mentre leggevo ho rivissuto tutte le sue partite che ho visto, quelle dal vivo e quelle in tv.
Ho rivissuto la prima volta che l’ho visto nel maggio dell’87…
E poi sono andata su internet per rivedere quello che lui descriveva.
E poi ho anche pensato che io il tennis non lo seguo più come una volta…

Non sono brava a fare recensioni, io più che altro raccolgo citazioni per omaggiare un bel libro.