vita di PI – Pubblico impiegato – Riflessioni XXII

È proprio vero sai che quando sono triste poi io non riesco a parlare.
Non ne ho affatto voglia.
Che vorrei che il tempo si fermasse, perché io ne ho bisogno per riprendere fiato.

Cavoli non pensavo che sarebbe stata questa la mia reazione al fallimento del progetto cui mi sono dedicata negli ultimi mesi.

E ora mi ritrovo in questo ufficio che oggi detesto più del solito.
Ci sono anche dei nuovi assunti.
Buon per loro. Ma solo perché porteranno a casa qualche soldino, perché se pensano che questo lavoro sia pure interessante allora sono proprio sulla strada sbagliata.

Di questi nuovi assunti ne ho uno in stanza sai.

L’ho saputo da Ca perché io ero malata quando lui è arrivato quindi non lo avevo ancora visto fino ad oggi.
Oggi sono arrivata in ufficio alle 08.03, ho percorso il corridoio strusciando i piedi a terra insieme al mio muso che arrivava fino al pavimento.
La luce della stanza era già accesa e allora starà già lì il nuovo collega, mi sono saggiamente detta tra me e me, perché Ca a quest’ora proprio non arriva in ufficio.
E lui infatti era già seduto alla scrivania.

Cavoli io in questo periodo non posso essere certamente definita la collega dell’anno, e neanche quella che può fare formazione né dare speranza per un roseo futuro qui dentro.

Però ti giuro che ho sorriso, ho varcato la soglia e gli sono andata incontro porgendogli la mano e sorridendo.

Sì sorridevo invece!

ciao, benvenuto, sono Maria Emma!

Ha alzato lo sguardo, ha alzato anche le sue tante membra e mi ha stretto la mano dicendo buongiorno piacere di conoscerla per poi rigirarsi risedersi e rituffare il suo rubicondo viso a leggere della documentazione.

Fine della conversazione.

Non ha più rialzato la testa fino a che non è arrivata Ca alle 09.00.

Allora io volevo dirgli che va bene che è molto giovane, ma insomma non iniziamo ad andare d’accordo se mi dai del lei che così mi fai sentire vecchia e va bene che ho avuto la febbre a 39 quindi non godo certo di un viso che sprizza giovinezza e salute, ma volevo proprio chiedergli:

ma davvero sono ridotta così male?

Ma sì hai ragione, povero è appena arrivato deve ancora prendere confidenza.

Sì forse deve prendere confidenza anche con le elucubrazioni mentali del genere femminile che da un semplice lei di educazione trae come conclusione pensieri disastrosi sul suo stato fisico…

No, non è vero non sono la sola che trae queste conclusioni !

Io invece devo cercare di stare calma.

Stare calma…

Sì però cavolo l’ambiente non mi aiuta, il tentativo fallito dopo mesi di preparazione neanche, il lei di un ventiquattrenne ancora meno.

In my shoes – Carboidrati

Mangio i carboidrati.

Ho detto che mangio i carboidrati.

I CAR BO I DRA T I

Più di una volta a settimana.

Ho detto che li mangio anche più di una volta a settimana!

Non ci credi eh?

Che dici?
92?
Forse sì, forse era dal ’92…No, però dai forse no, dai il ’92 è troppo!

Beh forse sì tra alti e bassi direi che il ’92 non è poi così distante dalla realtà.

E quindi sì, mangio i carboidrati.

Perché a continuare a scansare i rigatoni per prendere solo il condimento si può diventare quasi pazzi sai?

Sì, si può sfiorare la paranoia a scegliere ad uno ad uno i pachino nascosti tra le mezze penne.

Si può sfiorare il delirio a mangiare solo il tonno tra gli spaghetti.

Si può sfiorare la psicosi a mangiare solo i funghi tra le fettuccine.

Lo squilibrio di voler mangiare sempre e solo proteine e verdure te lo porti sempre con te.

Ecco io da un po’ l’ho voluto lasciare indietro e non ho voluto più portarlo con me.

Certo non se ne esce mai.
Non avrò mai un rapporto sano con il cibo, ma intanto mangio i carboidrati.