In my shoes – Verba saepe obscura erant

Cerco di spiegare il mio punto di vista.

Quello che mi procura pena, è che Acca non riesce a stare nei momenti di serenità.

Acca ha questa predilezione per la malinconia, l’ansia, l’angoscia, i tormenti in generale.

Acca, se annusa che qualcuno intorno a lei profuma di serenità, anche fosse solo per un momento, tira fuori dai cassetti della sua mente quell’episodio buio e malinconico legato alla vita della persone in quel momento serena e glielo sbatte in faccia, come uno schiaffo, come quando vuoi far rinsavire qualcuno che ha perso la bussola.

Acca non tollera che si possa avere un periodo privo di pensieri.

Che poi diciamocelo, parliamo solo di periodi, che i pensieri li abbiamo tutti.

Però abbiamo anche momenti di serenità.
E stare nei momenti di serenità è importante.
E soffermarsi su questi momenti può ricaricarti, può darti nuove spinte.

La differenza è che Acca, però, cerca di soffermarsi solo sui momenti spiacevoli.

Ed Acca non vuole che noi ci pensiamo troppo, invece, ai momenti piacevoli.

Sembra orribile vero?

Ma il paradosso è che poi Acca quando vuole, no anzi mi correggo, con chi vuole Acca è tutto il contrario.

Con chi vuole Acca è combattiva, consolatoria, risolutiva, spronante.

Mi dispiace, quindi, che ultimamente non mi senti o che, se mi senti, ho questo umore un po’ angosciato.

Ho una sorta di magone.

È un peso che sento fisicamente sul cuore, e non capisco perché dovrei averlo.

Nel senso che non è un brutto periodo per me, mi sono ripresa dalla tristezza del fallimento del mio progetto a febbraio, ho metabolizzato la morte della mia ancora di salvezza, il mio amatissimo cane – no, non gli dedico una chiacchierata per il momento…dici che allora vuol dire che ancora non ho metabolizzato? Può darsi… –
Ho deposto le asce di guerra in ufficio per viverlo un po’ più serenamente…

Ed è per questo che Acca sembra quasi mi abbia preso di mira, è per questo che sento alle volte l’angoscia nel cuore, perché non c’è pranzo domenicale in cui lei non tiri fuori dai suoi archivi nebulosi personali, fatti torbidi con date e orari precisi per far riaffiorare in me quelle medesime sensazioni angoscianti che lei sa che io ho provato.
E cerca quindi di seminare l’angoscia a tutti.

Come se alle volte la famiglia non avesse il diritto di essere serena.

Come se lei volesse affossarla appena ne sente la presenza.
Come fosse una cosa brutta, come fosse la gramigna che non deve proliferare.

Questa è la sensazione che ho.

E ad averla mi sento male.
Mi sento male perché ad Acca io voglio bene.
Perché Acca mi ha aiutato tanto e molte volte e non ho capito cosa ha Acca ora che non va.

Ed io vorrei aiutarla, ecco, vorrei, devo solo trovare il pertugio per poterlo fare, pertugio perché lei sembra proprio chiusa in se stessa.

Sono esistite ed esistono persone che nel tormento hanno composto musiche meravigliose, poemi immortali, invenzioni geniali, scoperte rivoluzionarie, ed io nel tormento invece non so mettere neanche due parole in croce nella mia madrelingua.

E così questa conversazione è un’accozzaglia di parole messe alla rinfusa