Ora ci penso

Ci rivediamo qui tutte insieme a 50 anni.

Sulla scalinata della chiesa, quella chiesa la cui architettura ho sempre amato.

Era l’ultimo giorno di scuola ma non l’ultimo assoluto, un ultimo qualunque.

Meno male che non si fa questo incontro.

Ricordo che mi immaginavo superlativa a 50 anni. Chissà le cose che avrei creato.

Perché io questa cosa di creare l’ho sempre avuta dentro di me.

Disegni, colori, idee, progetti, fotografie, scritti.

Chissà.

E infatti chi lo sa.

Sto qui in un ufficio a controllare la regolarità delle documentazione.

Che poi in questo paese essere regolari è così difficile. E ancora più difficile è capire come essere regolari.

Che poi ti guardi Report il lunedì e pensi fanculo al controllo della regolarità dei documenti.

E mi sento così affranta perché non ho creato niente.

Eppure molti miei colleghi sono così fieri.

Sembra che occupino il posto più importante del pianeta.

Lo si nota soprattutto dall’abbigliamento.

Ecco io sono così annoiata che non creo nulla neanche quando mi vesto per andare in ufficio. Ho comprato una serie di maglie nere e maglie bianche, le abbino con i jeans e il colore a volte solo per le giacche o le sciarpe. Alle volte neanche mi trucco. Sto ore davanti a carte e pc, per quel che mi riguarda gonna, vestito, jeans o caftano poco cambia.

Mi ero detta smetto quando voglio.

E non ho smesso mai e ora so che non potrò smettere mai. O meglio fino a quando l’onda narrativa lo consentirà.

Intanto mi sono iscritta a un corso di fotografia e mi sono detta che avrei dovuto farlo per professione, quando avrei voluto, senza incertezze.

Ma questa è la mia parte distruttiva.

La parte costruttiva sogna, forse è questo che un po’ mi ha fottuto, sognare.

Ma che intendevo con superlativa?

Alla fine io superlativa in qualche cosa lo sarò.

Ora ci penso.

4 pensieri riguardo “Ora ci penso

      1. Davvero! Sicuramente dal 2013 con la serie “Vita da PI” sono infatti contento tu abbia recentemente ripreso dopo un lungo silenzio in quanto sei uno dei miei riferimenti come blogger. Come arrivi al cuore tu in pochi riescono, io no di sicuro. E soprattutto il tuo blog è rimasto uno dei pochi in attività che seguo da anni in cui chi scrive non vuole venderti nulla ma al contrario, in cambio del tempo dedicatogli regala in maniera onesta il proprio essere, vulnerabilità incluse. C’è n’é davvero bisogno per chi ha ancora voglia di spendere 5 minuti del proprio tempo su un blog. Buon anno, e grazie di tutto!

        1. Questo è lo scopo del mio blog, come credo debba essere lo scopo di tutti blog, regalare qualcosa di sé agli altri, condivide le cose più intime come fosse una terapia di gruppo. Come quando da adolescente avevi il diario segreto. O almeno io lo avevo. Per me comunque è molto terapeutico. Ti ringrazio per le parole, mi emoziona sapere che arrivo al cuore, grazie del passaggio e della “fedeltà”, nel senso che quando ho ripreso a scrivere mi sono chiesta se avrei ritrovato qualcuno che già mi conosceva. Sono contenta che sia stato così.
          Buon anno!

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