A come Amore – Nipotino e sfumature

  • Zia ora che mi aiuti con i disegni, mi puoi spiegare anche le sfumature, che l’altra volta che le ha spiegate la maestra d’arte non le ho capite.

Così mi sono imbarcata in una spiegazione di teoria delle ombre, con tanto di esempio pratico, lampadina, oggetti illuminati, formazione delle ombre, colori professionali di tutte le sfumature e tonalità, prove colore su fogli bianchi, come fare il tratto, come la sfumatura, non pigiare troppo sul foglio, e..

  • Zia!?
  • Sì?
  • Ho capito! I tuoi capelli ce l’hanno perfetta la sfumatura, vieni allo specchio ti faccio vedere: qui sono marroni, poi diventano arancioni e poi diventano gialli!

(devo urgentemente andare dal parrucchiere…)

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A come amore – Nipotina e Ispirazione

L’ispirazione è così. Lo sai tu.
Io ho iniziato a pensarci all’università quando mi sedevo sullo sgabello davanti al mio tavolo da disegno quello che mi ero comprata e mia madre aveva acconsentito di metterlo in salotto, il suo regno, il posto che deve essere sempre in ordine non si sa mai venga qualcuno.
Lei per amore di sua figlia aveva dato il suo consenso e io passavo pomeriggi, notti, mattine in compagnia di quel tavolo e di quello sgabello e disegnavo.
Ricordo che una notte finito di disegnare la prima bozza di progetto per l’ultimo esame di progettazione mi sono riseduta sullo sgabello – dove di solito mi arrampicavo e assumevo le posizioni apparentemente più scomode per disegnare – ho guardato il disegno e mi sono chiesta:
Ma da dove è uscito fuori?
Quando l’ho pensato?
E mi sono accorta di non averlo mai pensato.
Ho avuto la netta consapevolezza che quell’idea progettuale non fosse mai passata per il cervello, che il suo percorso fosse stato dalla pancia, al cuore, al foglio da disegno.

Ho capito che ogni volta che rimanevo a pensare davanti al foglio bianco non veniva fuori niente.
Al contrario, ogni volta che rimanevo davanti al foglio bianco senza pensare, ma lasciando andare la mano, veniva fuori qualcosa.
Che tu mi dici come fai a non pensare, si pensa sempre, mi dici che dico stupidaggini, che è impossibile che un’idea non passi dal cervello.

Boh, questa è la mia netta sensazione.
Il mio cervello non è adatto a creare dal nulla.
Elabora metabolizza rimugina analizza critica apprezza distrugge, sì distrugge, ma non crea.

La mia pancia e il mio cuore sì.

Mi capita anche quando scrivo, niente passa nel cervello, niente ho pensato prima per poi scriverlo, è una lava che erutta direttamente dal cuore e dalla pancia.

Poi certo rivedo e correggo col cervello.

Mi è successo così anche per il logo, quello che mia nipote ci teneva tanto che a lei piace così tanto disegnare, che quando è uscito il concorso a scuola mi ha telefonato subito e tutta eccitata mi ha chiesto se l’aiutavo che voleva partecipare assolutamente e allora abbiamo parlato e mi ha raccontato della persona cui era dedicata la scuola di cosa ha fatto lui di cosa voleva fare lei, e mi ricordava tutte le scadenze e si vedeva che ci teneva tanto a partecipare.

Ed è venuto fuori dalla pancia anche lui, il logo, che quando l’ho riguardato mi sono presentata che non lo conoscevo.

Ecco, mia nipote, il suo logo ed io siamo arrivati tra i finalisti e mia nipote verrà premiata e lei ha detto che le batte forte il cuore per l’emozione e anche a me.

E lei ha detto che dovrei essere premiata io che ho fatto tutto e io le ho detto che se non ci fosse stata lei mia musa ispiratrice che ha parlato al mio cuore e alla mia pancia non ci sarebbe stato nessun logo.

A come Amore – Nipoti e figli

No infatti no, posso solo immaginarlo.

Io poi non sopporto le frasi che iniziano con un no.

Come quelle persone con cui parli ed esprimi un concetto e loro ti rispondono iniziando la frase con un no, ma poi esprimono la stessa tua opinione. Non so, anche nelle cose importanti.

  • Sai ho provato la matita collistar per gli occhi (ma si può dire la marca in televisione?), è la migliore.

  • No, guarda io ne ho provate diverse, Dior, Chanel (che non è la figlia di Totti), la migliore è la collistar.

Ecco appunto ma non dicevamo la stessa cosa? E allora perché inizi la frase con un "no"?

Che poi non è neanche collistar la migliore, secondo me, non so come mi sia venuta in mente.

Ricomincio.

Sì infatti, posso solo immaginarlo.

Perché l’ho già detto: figli non ne ho.

Che mi ricorda un po’ la Bertè.

Quindi dicevo, sono sola a casa mia che mi faccio compagnia, io che gioco con la mente, che non sono intelligente, me la prendo con la gente, ho due nipoti.

E mi ricordo perfettamente il giorno in cui sono nati.

Il giorno in cui è nato lui.

Il giorno in cui è nata lei.

E lo sai quale è stata la cosa che più mi ha stupito?
Di me stessa intendo, la cosa che non mi aspettavo da me.

L’amore.

Sì l’amore mi ha stupito.

Perché io non pensavo di poter provare qualcosa del genere.

O meglio, non pensavo di poter provare l’amore con questo slancio.

O meglio, slancio non è il termine esatto. Credo che non sia appropriato, che non esprima bene ciò che intendo, ma non ne sono sicura. La ragazza vicino a me in metropolitana ha altissimo il volume del suo iPod, e la musica rock che ascolta rimbomba anche nelle mie orecchie e arriva nella mia testa e non è proprio il genere che ascolterei prima di mezzogiorno e mi concentro su questo rumore e mi distraggo e non ricordo più quello che ti volevo dire.

Ora però sono scesa dalla metro e mi ricordo, mi ricordo che volevo dirti del sentimento che ho provato quando li ho visti per la prima volta e non li conoscevo e non potevo credere che io potessi provare un sentimento così nei confronti di esseri umani di cui ancora non sapevo nulla.

Un sentimento così ardente come quando ho dato il primo tiro di sigaretta della mia vita che mi ha raschiato la gola bruciandomi i polmoni.

Così travolgente come i cavalloni di fine estate quando mi ci tuffavo dentro e mi lasciavo trascinare dal vortice fino alla battigia.

Così vigoroso come la mano di mio padre che stringeva la mia di bambina trascinando tutto il mio corpicino in una corsa a perdifiato per il vialetto della casa al mare.

Così inarrestabile come la risata che mi provocava il divertimento di quella folle corsa.

Così generoso come quando mia sorella mi lasciava staccare e mangiare il "cappello" della rosetta.

Così sfacciato come quando da adolescente mi sentivo depositaria di verità assolute.

Così fresco come l’aria che avevo sul viso quando mio zio mi portava in giro sulla sua spider decappottabile.

Così incontenibile come l’acqua della fontanella con cui da bambina riempivo il bicchiere telescopico di plastica, che a me usciva sempre fuori.

Così limpido come il cielo che ho visto solo quando sono stata di notte in mezzo al mare che senza luci puoi contare tutte le stelle.

Così incontrollato come quando mi lanciavo in discesa sulla neve con quello strano disco slitta in plastica che non aveva neanche i freni.

Così solido come le spalle di mia madre che mi consola a qualsiasi età.

Così piacevole come andare a casa di mia nonna che mi faceva sempre trovare le gelatine di frutta e gli after eight.

Così caldo come il mio cane che si accuccia nello spazio che si forma tra le gambe e la pancia quando mi accoccolo sul divano a leggere un libro.

Così temibile come l’apprensione che aveva mia madre quando ritardavo il coprifuoco la sera.

Così impegnativo come gli allenamenti che non potevo saltare perché dopo poco avevo le gare.

Così pieno come il secchiello che da bambina riempivo di sabbia per portarlo a mio zio che costruiva un vulcano.

Così emozionante come quando mio zio prendeva i fogli di giornale li accartocciava lì metteva sotto al vulcano e accendeva il fuoco e io vedevo il fumo uscire dal cratere.

Così avvincente come le favole che mi raccontava mia madre per distrarmi e non farmi pensare alla paura quando dovevo fare la puntura.

Così istintivo come quando infilavo il dito nell’impasto della torta che riposava nella ciotola prima di essere messo nella teglia del forno.

Così sensato come i sillogismi di Aristotele.

Così profondo come il pozzo nel giardino della casa in campagna di mio nonno, che ci buttavi un sassolino e non sentivi mai il rumore dell’impatto con il fondo.

Così inebriante come l’odore della mortella, che si conosce meglio come bossolo o bosso comune, che mi riempiva le narici quando arrivavo sul viale di entrata della casa di campagna.

Così schietto come le parole che danno voce ai pensieri dei bambini.

Così infinito come il luogo dove si incontrano due rette parallele.

Così disorientante come la prima volta che ho fatto l’amore che ho avuto bisogno di altre volte prima di rendermi ben conto di cosa stesse succedendo.

Così trepidante come la prima volta che ho letto il diario di Anna Frank.

Così disarmante come le giustificazioni che mi ha dato mio zio quella volta che l’ho incontrato mentre usciva dall’enoteca con la bottiglia di superalcolico nascosta nella busta di carta del pane.

Così incoraggiante come i complimenti inaspettati.

Così commovente come quando ho visto per la prima volta mio padre piangere.

Così rinvigorente come quando ho visto per la prima volta mio padre difendermi con tutte le sue forze.

E continuerei a cercare di spiegare, perché non so se poi ci sono riuscita, perché mi è venuto questo di modo per spiegare l’amore che provo e non ne trovo altri al momento, che poi sai non è mica che sia una questione semplice questa dell’amore e in tanti ci hanno provato e molti hanno detto delle parole che condivido, ma non me la sento ora di fare citazioni, ché volevo provare da sola e mi sono venute queste parole qui…
ma sono arrivata in ufficio e me ne scappo subito in stanza che oggi non ho proprio voglia di incontrare le regine di cuori.

Va bene, volevo solo dire che se questo è quel che provo io per i miei nipoti, con le dovute proporzioni, posso solo immaginare cosa un genitore provi nei confronti dei figli.

Sì, lo so.

Solo un’altra piccola cosa, concedimi solo di dire che a me non piace, non piace il potenziale offensivo che percepisco celato nella frase:

"tu non puoi capire perché non hai figli".

A come amore – nipoti – Domande giuste al momento giusto

Perché mio nipote è un bambino così, di quelli che quando gli interessa un argomento ci torna su più volte.
Se lo fa spiegare.
Poi ci pensa.
Metabolizza.
E ci impiega il suo tempo.

Dipende dall’argomento, magari ci ritorna dopo pochi minuti di silenzio, magari dopo giorni.
Così, quando meno te lo aspetti, il mio piccolo supereroe ti ripropone la questione.
Ti spiega quello che lui ha capito e ti piazza lì altre domande.

Credo lo faccia per chiarirsi ulteriormente le idee.
Anche se secondo me spesso le idee le ha già chiare.
Però è un bambino che vuole essere sicuro.
Vuole essere sicuro di aver capito bene.
Vuole essere sicuro di ricordare bene.

Così quel giorno con mia sorella eravamo andate al cinema a portare i nipotini a vedere un cartone animato e poi ci eravamo fermati a mangiare una cosa.

Siamo andati nella trattoria tipo tirolese, quella che fanno i piatti per i bambini con il secondo e il contorno e poi il giochino.
Ma è meglio del Mac. A me non piace il Mac. Voglio dire, quell’hamburger è troppo sottile per meritare quel nome.

Insomma, io e mia sorella avevamo ordinato la grigliata mista ed erano arrivati anche i piatti ai bambini, e mentre G. mangia una patatina gli viene in mente una domanda.

E gli viene in mente proprio in quel momento, e non prima e non dopo, e non si comprende bene neanche da quanto tempo ci stesse pensando.

Ed inoltre lui sa anche già la risposta.

Ma si vede che sente che quello è il momento giusto nella sua vita di bambino per rinforzare nella sua memoria come nascono i bambini.

E ci apparecchia lì la domanda.

  • Mamma come nascono i bambini? Ma non la storia di come si fanno. No, no. Voglio che mi racconti di nuovo come nascono dopo che stanno nella pancia.

E mia sorella inizia la spiegazione.

Che lei è una in gamba, lei è una che i termini le vengono in mente subito.
I termini quelli giusti al momento giusto.
Lei mica ci pensa. Lei ha la sua spiccata proprietà di linguaggio.
Ma mica da ora. Da sempre.
Infatti ora organizza e tiene corsi di formazione per dirigenti.

Non è mica come me, che ogni tanto devo andare a riacchiapparlo il cervello, che quello è gitano, se ne va ogni tanto in viaggio e a me tocca riprenderlo ogni volta.

Memento.

Alle volte anche giù dalle nuvole mi tocca riportarlo.

E penso ai termini che non mi vengono e inizio a dire "coso" in tutte le sue coniugazioni, declinazioni, singolare, plurale, cosale.

Dai il coso. Quello lì, no? quello che serve per cosare!

Uffa.

Insomma lei è lì che spiega da mamma con la proprietà di linguaggio di una mamma manager.

Ché loro la ascoltano sempre estasiati la loro mamma, ché si vede che le vogliono un bene grande così.

E G. finito il racconto fa quella cosa che fa spesso. Sta zitto. E pensa.

Poi posa la patatina.
E parla:

  • Ah e quindi escono da lì. Oh!
    Meno male che sono nato col parto cesareo!

A come amore – forse un giorno sarà bello ricordare tutto questo

Pensavo come alle volte la vita possa sembrare irriverente e lesiva, ma si rivela invece sensibile e celebrativa.
Ti si presenta lì all’improvviso con la sua dose di ironia e sta a te poi deciderne il gusto, amaro o dolce.
E alle volte l’assurdità di determinate situazioni ti dona una certa euforia rivitalizzante.

Perché a me è successo, mi è successo che mi è venuto tanto da ridere di fronte al riesumarsi di una vicenda successa un quarto di secolo fa.
Mi ha fatto ridere per l’assurdità della situazione e mi ha fatto ridere perché ho scoperto che quell’episodio era stato scomposto dai miei enzimi, una parte assimilato come sostanza nutritiva e riutilizzabile per esperienze future ed una parte espulsa come rifiuto tossico.

Non pensavo che ce l’avrei fatta.

All’epoca avevo circa 15 anni, sì la maggior parte dei ricordi ora sono un po’ confusi e annebbiati, e solo alcuni episodi sono vividi.

Non ricordo come l’ho scoperto, né tantomeno quale è stato il giorno in cui l’ho saputo.
Ora mi appare come se fosse stato un giorno qualunque all’improvviso, dopo la sveglia della mattina.
C’è vento e piove, non fa altro che piovere, il caffelatte è pronto e mio padre ha una relazione con un’altra donna, va bene due cucchiaini di zucchero per me e mi sa che oggi metto anche il cappello perché fa freddo, ah sì e con chi e da quando?

Credo di ricordare che lui ne avesse parlato con mia sorella, per chiedere consiglio, o per metterla a conoscenza.
Ricordo perfettamente chi è lei e la sua fisionomia dell’epoca, mio padre è una persona cui parte un treno ogni dieci minuti e quella era la volta dei viaggi, così aveva preso una piccola quota dell’attività di lei.

La ricordo perché all’epoca io volevo fare l’attrice e lei dice che aveva uno che conoscevo un altro che stava nel giro insomma mi sono ritrovata più volte in un gruppo di comparse per film che questo tipo organizzava.
Ricordo il mio atteggiamento distaccato nei suoi confronti.
Ricordo che proprio non mi andava a genio, ma non so mica perché, perché io ancora non sapevo, sarà stato perché lei aveva una tendenza a fare la simpatica con me, la sdolcinata, l’apprensiva, troppe attenzioni non richieste.
Ricordo che quando l’ho saputo la rabbia mi è salita dal profondo e il rancore nei confronti di chi mi aveva messo in quella situazione è diventato un fuoco indomabile.
Ricordo la cena di Natale, ecco quella la ricordo.
Ricordo una telefonata e mio padre che esce di casa perché arrivano i cinesi e bisogna controllare non so quale prenotazione di quale albergo e la porta di casa che sbatte e mia madre che urla e mia zia che cerca di calmarla e la porta della cucina che si chiude alle loro spalle.
E io che però un po’ sento quello che si dicono perché i muri sono sottili e perché io sono l’unica che è rimasta fuori dalla porta e che però mia zia dice che forse è meglio che anche io sappia, e no, non devo ancora sapere, ancora no, sono ancora troppo piccola, dicono.
Ricordo poi una sera a cena e loro che litigano e mia madre che si alza urlando e urla che va ad ammazzarsi che va a buttarsi giù dal balcone. E io che non riesco a dire niente e mi chiedevo sempre che effetto mi avrebbe fatto la paura, mi avrebbe paralizzato o mi avrebbe fatto reagire?
Ecco l’ho scoperto la paura mi paralizza. Tutto. Gli arti. Il respiro. La voce. Ma l’udito no. Quello mi si amplifica e mi rimbomba.
Mi ammazzo. Mi ammazzo. Mi ammazzo. Mi butto giù dal balcone. Mi butto giù dal balcone. Mi butto giù dal balcone. Dal balcone.

Ricordo che mia madre mi ha raccontato di aver messo un santino sotto il cuscino e che pregava perché tutto si sistemasse.
Ricordo che scrivevo sul mio diario che non sapevo come facesse lei a sopportare tutto questo.
Ricordo che scrivevo che avrebbe dovuto cacciarlo di casa.
Ricordo di essermi ripromessa che quando sarei diventata grande ricca e famosa avrei portato mia madre in giro per il mondo per farle vedere tutti quei posti belli che desiderava.
Ricordo che mia madre ha iniziato ad andare in palestra, forse per sfogo o per distrazione, ricordo che è dimagrita tanto da arrivare ad una taglia 40, e che per una che da giovane era considerata una bonona formosa è tanto.
Ricordo che mi è sembrato che il tutto durasse un tempo infinito.

Ma non ricordo quando è veramente finito.

Ora mi appare come se fosse stato un giorno qualunque all’improvviso, dopo la sveglia della mattina.
C’è il sole, non fa altro che splendere il sole, il caffelatte è pronto e mio padre non ha più una relazione con un’altra donna, va bene due cucchiaini di zucchero per me e mi sa che oggi non lo metto il capello perché fa caldo, ah sì e da quando?

Ricordo che non avevo più la sensazione di essere sopra una barca alla deriva in balia della burrasca, senza comandante e scialuppe di salvataggio.

Ricordo che sono finite le urla e la tensione.

E non so se sia stata lui a lasciare lei o viceversa.

E ti dicevo come la vita possa sembrare alle volte irriverente e lesiva, ma si rivela invece sensibile e celebrativa.

Perché io mi sono ritrovata in Florida, che tu vai lì in vacanza per non pensare per prenderti quel tempo solo per te e l’ultima cosa cui pensi è che dopo quasi un quarto di secolo conosci a cena un uomo la cui sorella lavora con quella che 20 anni fa ti ha mezzo distrutto la famiglia, ha cercato di portarti via il padre, e ha fatto tanto soffrire tua madre.

E ti viene da ridere.

E infatti ridi.

Ed è un euforia surreale e imprevedibile.

Ed anche lui ride, ma non è una risata di scherno è disapprovazione nei confronti di una donna ormai 65enne che continua a vivere come quando ne aveva 40.

E scopri che tuo padre non è stato l’unico uomo alla mercé di questa signora, oltre a lui ce ne erano altri ed in contemporanea, perché lei vive così, prima ed ora.

Sorridi perché la vicenda è ora illuminata da un’ulteriore luce, sotto quel riflettore tuo padre ti appare semplicemente come un uomo, che magari l’ha saputo di non essere l’unico, che magari anche lui era in balia di una tempesta.

Sorridi perché vedi chiaramente la forza di tua madre che ha lottato per non mandare in frantumi la sua vita e quella della sua famiglia.

Sorridi perché ti riscopri a volere bene alle due persone più importanti della tua vita che durante l’adolescenza hai spesse volte disprezzato.

Ridi perché scopri che la vita è sensibile, con delicatezza ha aspettato il tempo giusto, ha aspettato che tu metabolizzassi il tutto, ha aspettato il momento in cui riproporti la faccenda proprio quando tu non hai più la vista annebbiata dalla rabbia, come quando il cielo è terso e riesci a distinguere i particolari del panorama senza confonderli.

Ridi perché scopri che la vita è celebrativa, celebra due persone che hanno sorpassato un periodo buio che li ha portati a festeggiare 43 anni di matrimonio sfidando ogni probabilità.

Revocate animos maestumque timorem mittite: forsan et haec olim meminisse iuvabit.**
Richiamate agli ordini gli animi e mettete da parte il triste timore: forse un giorno sarà bello ricordare tutto questo.

Eneide Libro I

Pillole di ex nel 2010

Le Ruban des exces - Yves Tanguy

Il 2010 mi ha portato indietro pillole di storie, e non solo, di alcuni miei ex.

Il politicante, conosciuto perché lavoravamo nella stessa azienda, quasi un anno di storia iniziata dopo un lunghissimo periodo di indecisione da parte mia, dovuta al fatto che lavoravamo insieme. Finita bruscamente, con la scusa (sua) del poco tempo a disposizione a causa dell’impegno politico. Non ha più chiamato, non ha più risposto alle telefonate e ha poi mandto un e-mail per dire che era finita. Fortunatamente nel frattempo ero stata trasferita in altra sede, così la sofferenza degli incontri giornalieri me la sono risparmiata.

Si è ripresentato nella mia vita improvvisamente, così come ne era uscito 5 anni fa. Con curiosità ho ascoltato i racconti della sua ultima storia d’amore, della lei lasciata dopo averla chiesta in sposa, dello stupore di lui quando lei non le ha ridato indietro l’anello. Ho ascoltato le solite storie sul suo impegno politico che già anni fa lo avrebbe dovuto portare in posti che, ad oggi, non ha ancora raggiunto. Ho ascoltato perché, sarà per questo che fa politica, non lascia molto spazio alle parole altrui, e neanche si accorge quando l’interlocutore perde completamente l’interesse. Non si è accorto fino a quando alcuni mesi dopo non è ricomparso con un sms: “sei sparita…non ti sposo più!”.

Ma non avevo mai risposto sì, non solo perché la proposta non è mai arrivata, ma anche perché non avrei mai detto sì…. però lui è ancora convinto di avermelo chiesto.

***

Il sedicente imprenditore, presentatomi da un amico comune, una convivenza di poco meno di un anno, uscito dalla mia vita perché i suoi ritmi non erano uguali ai miei. Certo io lavoravo e lui no, fortunatamente per lui non ne aveva necessità…quindi io, con le mie sveglie troppo presto la mattina, la mia giornata impegnata per circa 8 ore, e tutte la quotidianità comune a tante persone…gli rovinavo la vita. Per questo un giorno se ne è tornato a casa dai suoi.

Ma dopo 4 anni mi vede, suona, frena e fa inversione ad U in mezzo ad una strada piena di traffico, pur di fermarsi vicino al marciapiede dove passeggiavo con il cane, pur di raccontarmi di come è la sua vita matrimoniale, di come è difficile ora con una figlia, che (povera tesora) dopo i vaccini ha avuto tanti problemi di salute. Di come sua moglie vuole ora cambiare casa e che forse è meglio tornare in quella dove abita sua madre e che però dovranno ristrutturarla perché lei, la moglie, ha altri gusti, e che però non sa come potrebbe andare la convivenza con la madre, e che ora non ha più tutto il tempo di prima e che…Ma tu, tu come stai? Bene, sto molto bene. Ah sì?! Eh già!

E dopo alcuni mesi, tramite amici comuni, scopro che solo lui ha traslocato è andato da solo a casa della madre e non vede la figlia da un bel pò. Forse c’era da immaginare un epilogo così da parte di una persona che ha fatto interdire il padre per poter meglio usufruire delle sue risorse economiche e ha anche fatto causa al fratello per farlo ancora meglio…forse…

***

L’architetto, che conoscevo quando ero adolescente e reincontrato per caso è nata una storia, durata pochi mesi.

Lo rivedo dal tabaccaio…dopo 3 anni, mi confessa che in effettti si è comportato male con me e che, sì forse è tardi, però si scusa…ma io, giuro, non mi ricordo affatto come è andata la storia, quindi lo fisso con sguardo assente..perché la mia mente è completamente impegnata ad aprire tutti i cassetti della memoria nella speranza di trovare quello che gli appartiene…Ma nulla, devo averlo svuotato, deve essere entraro di default nello “spam”..quindi rinuncio.. comunque sì è un pò tardi, ma poi alla fine è uguale, tanto non ricordo. E anche lui attacca una solfa sul suo matrimonio che è finito e che lei è andata via di casa, perché il matrimonio è difficile e perché l’amore non basta…e che ora per distrarsi parte e va in montagna con un suo amico e…ma lo hai ancora il casco che ti ho dato? Ah, ecco chi me lo aveva dato!!! Niente arch. te e tutto ciò che ti riguarda è proprio in spam. E il lavoro come va? Bene, benissimo ho cambiato da poco e sono molto soddisfatta. E invece lui ha anche di che lamentarsi sul lavoro…lamentarsi..una cosa me la  sono ricordata sull’arch.: si svegliava la mattina non prima delle 11.00. Già per questo io mi lamenterei ben poco. Comunque scusa arch. ma sono in ritardo, divertiti in montagna.

***

L’ispettore gadget, il P.R., quello che ti accorgi che ti ha rubato il cuore, quello che nonostante siano vividi i ricordi e la sofferenza che ti ha arrecato fare le valigie e andare via da casa sua, nonostante siano ancora vive le ferite che ti hanno provocato le sue parole quando ti ha comunicato che non ti amava più, e che forse non ti ha mai amato…nonostante questo, quando inaspettatamente ti chiama per farti gli auguri senti che il tuo cuore ancora sussulta al suono della sua voce, le mani tremano tenendo in mano il cellulare quando sul display appare il suo nome. E ti rendi conto che ancora gli scampoli del sentimento passato sono presenti nel tuo cuore. Non li sentivi perché si erano rifugiati in un angolo in silenzio, ma vigili, pronti ad uscire al minino segnale.

Ed il segnale è arrivato, una telefonata per gli auguri, forse una scusa per poter chiedere quando ci vediamo. Quando ci vediamo? E non lo so, la settimana sono molto impegnata. Allora ti richiamo magari giovedì, dopo l’ufficio un caffè. E giovedì passa e lui non chiama e mi accorgo di fare caso a questa mancanza. Poi non ci penso e una sera arriva un sms, con allusioni, anche non troppo celate fra le righe, e questo mi manda quasi in tilt, perché vermante pensavo di averlo dimenticato totalmente, o meglio pensavo che i sentimenti si fossero semplicemente trasformati nei loro ricordi…

E allora ho preso il coraggio e all’ennesimo sms allusivo, ho risposto che sarebbe stato meglio non vederci, perché il vederlo avrebbe potuto minare una serenità ormai raggiunta… ma una volta inviato l’sms ovviamente mi pento di esser stata così sincera…infatti arriva la risposta:

Hi Hi Hi, sono una bomba! Va bene come vuoi tu.

‘azzo ridi?!?

Il mio treno

Dopo l’ennesima storia con il medesimo inizio, lo stesso svolgimento e la solita fine, mi sono promessa di non buttarmi a capofitto in un’altra storia solo per il bisogno che sento di avere qualcuno accanto.

Mi sono sempre detta di salire sul treno quando passa, perché altrimenti sarebbe un’occasione perduta.

Ma così facendo sono spesso salita su treni che non mi portavano in nessuna delle destinazioni volute.

Adesso viaggerò sul mio treno, salgo da sola, consapevole che il percorso sarà anche ricco di ostacoli.

Consapevole che il paesaggio che incontrerò cambierà più volte aspetto.

Che il tempo sarà mutevole, perché il sole non splenderà sempre, ci saranno momenti di nebbia e di freddo, ci saranno salite da superare.

Consapevole che ci saranno anche grandi discese da fare di corsa con il sorriso, fin quasi a perdere il fiato.

Ci saranno, poi, pianure, per riposarsi dopo una grande corsa.

Sono pronta, intanto mi siedo e inizio a guardare fuori dal finestrino.