A come Amore – Nipotino e sfumature

  • Zia ora che mi aiuti con i disegni, mi puoi spiegare anche le sfumature, che l’altra volta che le ha spiegate la maestra d’arte non le ho capite.

Così mi sono imbarcata in una spiegazione di teoria delle ombre, con tanto di esempio pratico, lampadina, oggetti illuminati, formazione delle ombre, colori professionali di tutte le sfumature e tonalità, prove colore su fogli bianchi, come fare il tratto, come la sfumatura, non pigiare troppo sul foglio, e..

  • Zia!?
  • Sì?
  • Ho capito! I tuoi capelli ce l’hanno perfetta la sfumatura, vieni allo specchio ti faccio vedere: qui sono marroni, poi diventano arancioni e poi diventano gialli!

(devo urgentemente andare dal parrucchiere…)

A come amore – Nipotina e Ispirazione

L’ispirazione è così. Lo sai tu.
Io ho iniziato a pensarci all’università quando mi sedevo sullo sgabello davanti al mio tavolo da disegno quello che mi ero comprata e mia madre aveva acconsentito di metterlo in salotto, il suo regno, il posto che deve essere sempre in ordine non si sa mai venga qualcuno.
Lei per amore di sua figlia aveva dato il suo consenso e io passavo pomeriggi, notti, mattine in compagnia di quel tavolo e di quello sgabello e disegnavo.
Ricordo che una notte finito di disegnare la prima bozza di progetto per l’ultimo esame di progettazione mi sono riseduta sullo sgabello – dove di solito mi arrampicavo e assumevo le posizioni apparentemente più scomode per disegnare – ho guardato il disegno e mi sono chiesta:
Ma da dove è uscito fuori?
Quando l’ho pensato?
E mi sono accorta di non averlo mai pensato.
Ho avuto la netta consapevolezza che quell’idea progettuale non fosse mai passata per il cervello, che il suo percorso fosse stato dalla pancia, al cuore, al foglio da disegno.

Ho capito che ogni volta che rimanevo a pensare davanti al foglio bianco non veniva fuori niente.
Al contrario, ogni volta che rimanevo davanti al foglio bianco senza pensare, ma lasciando andare la mano, veniva fuori qualcosa.
Che tu mi dici come fai a non pensare, si pensa sempre, mi dici che dico stupidaggini, che è impossibile che un’idea non passi dal cervello.

Boh, questa è la mia netta sensazione.
Il mio cervello non è adatto a creare dal nulla.
Elabora metabolizza rimugina analizza critica apprezza distrugge, sì distrugge, ma non crea.

La mia pancia e il mio cuore sì.

Mi capita anche quando scrivo, niente passa nel cervello, niente ho pensato prima per poi scriverlo, è una lava che erutta direttamente dal cuore e dalla pancia.

Poi certo rivedo e correggo col cervello.

Mi è successo così anche per il logo, quello che mia nipote ci teneva tanto che a lei piace così tanto disegnare, che quando è uscito il concorso a scuola mi ha telefonato subito e tutta eccitata mi ha chiesto se l’aiutavo che voleva partecipare assolutamente e allora abbiamo parlato e mi ha raccontato della persona cui era dedicata la scuola di cosa ha fatto lui di cosa voleva fare lei, e mi ricordava tutte le scadenze e si vedeva che ci teneva tanto a partecipare.

Ed è venuto fuori dalla pancia anche lui, il logo, che quando l’ho riguardato mi sono presentata che non lo conoscevo.

Ecco, mia nipote, il suo logo ed io siamo arrivati tra i finalisti e mia nipote verrà premiata e lei ha detto che le batte forte il cuore per l’emozione e anche a me.

E lei ha detto che dovrei essere premiata io che ho fatto tutto e io le ho detto che se non ci fosse stata lei mia musa ispiratrice che ha parlato al mio cuore e alla mia pancia non ci sarebbe stato nessun logo.

A come Amore – Nipoti e figli

No infatti no, posso solo immaginarlo.

Io poi non sopporto le frasi che iniziano con un no.

Come quelle persone con cui parli ed esprimi un concetto e loro ti rispondono iniziando la frase con un no, ma poi esprimono la stessa tua opinione. Non so, anche nelle cose importanti.

  • Sai ho provato la matita collistar per gli occhi (ma si può dire la marca in televisione?), è la migliore.

  • No, guarda io ne ho provate diverse, Dior, Chanel (che non è la figlia di Totti), la migliore è la collistar.

Ecco appunto ma non dicevamo la stessa cosa? E allora perché inizi la frase con un "no"?

Che poi non è neanche collistar la migliore, secondo me, non so come mi sia venuta in mente.

Ricomincio.

Sì infatti, posso solo immaginarlo.

Perché l’ho già detto: figli non ne ho.

Che mi ricorda un po’ la Bertè.

Quindi dicevo, sono sola a casa mia che mi faccio compagnia, io che gioco con la mente, che non sono intelligente, me la prendo con la gente, ho due nipoti.

E mi ricordo perfettamente il giorno in cui sono nati.

Il giorno in cui è nato lui.

Il giorno in cui è nata lei.

E lo sai quale è stata la cosa che più mi ha stupito?
Di me stessa intendo, la cosa che non mi aspettavo da me.

L’amore.

Sì l’amore mi ha stupito.

Perché io non pensavo di poter provare qualcosa del genere.

O meglio, non pensavo di poter provare l’amore con questo slancio.

O meglio, slancio non è il termine esatto. Credo che non sia appropriato, che non esprima bene ciò che intendo, ma non ne sono sicura. La ragazza vicino a me in metropolitana ha altissimo il volume del suo iPod, e la musica rock che ascolta rimbomba anche nelle mie orecchie e arriva nella mia testa e non è proprio il genere che ascolterei prima di mezzogiorno e mi concentro su questo rumore e mi distraggo e non ricordo più quello che ti volevo dire.

Ora però sono scesa dalla metro e mi ricordo, mi ricordo che volevo dirti del sentimento che ho provato quando li ho visti per la prima volta e non li conoscevo e non potevo credere che io potessi provare un sentimento così nei confronti di esseri umani di cui ancora non sapevo nulla.

Un sentimento così ardente come quando ho dato il primo tiro di sigaretta della mia vita che mi ha raschiato la gola bruciandomi i polmoni.

Così travolgente come i cavalloni di fine estate quando mi ci tuffavo dentro e mi lasciavo trascinare dal vortice fino alla battigia.

Così vigoroso come la mano di mio padre che stringeva la mia di bambina trascinando tutto il mio corpicino in una corsa a perdifiato per il vialetto della casa al mare.

Così inarrestabile come la risata che mi provocava il divertimento di quella folle corsa.

Così generoso come quando mia sorella mi lasciava staccare e mangiare il "cappello" della rosetta.

Così sfacciato come quando da adolescente mi sentivo depositaria di verità assolute.

Così fresco come l’aria che avevo sul viso quando mio zio mi portava in giro sulla sua spider decappottabile.

Così incontenibile come l’acqua della fontanella con cui da bambina riempivo il bicchiere telescopico di plastica, che a me usciva sempre fuori.

Così limpido come il cielo che ho visto solo quando sono stata di notte in mezzo al mare che senza luci puoi contare tutte le stelle.

Così incontrollato come quando mi lanciavo in discesa sulla neve con quello strano disco slitta in plastica che non aveva neanche i freni.

Così solido come le spalle di mia madre che mi consola a qualsiasi età.

Così piacevole come andare a casa di mia nonna che mi faceva sempre trovare le gelatine di frutta e gli after eight.

Così caldo come il mio cane che si accuccia nello spazio che si forma tra le gambe e la pancia quando mi accoccolo sul divano a leggere un libro.

Così temibile come l’apprensione che aveva mia madre quando ritardavo il coprifuoco la sera.

Così impegnativo come gli allenamenti che non potevo saltare perché dopo poco avevo le gare.

Così pieno come il secchiello che da bambina riempivo di sabbia per portarlo a mio zio che costruiva un vulcano.

Così emozionante come quando mio zio prendeva i fogli di giornale li accartocciava lì metteva sotto al vulcano e accendeva il fuoco e io vedevo il fumo uscire dal cratere.

Così avvincente come le favole che mi raccontava mia madre per distrarmi e non farmi pensare alla paura quando dovevo fare la puntura.

Così istintivo come quando infilavo il dito nell’impasto della torta che riposava nella ciotola prima di essere messo nella teglia del forno.

Così sensato come i sillogismi di Aristotele.

Così profondo come il pozzo nel giardino della casa in campagna di mio nonno, che ci buttavi un sassolino e non sentivi mai il rumore dell’impatto con il fondo.

Così inebriante come l’odore della mortella, che si conosce meglio come bossolo o bosso comune, che mi riempiva le narici quando arrivavo sul viale di entrata della casa di campagna.

Così schietto come le parole che danno voce ai pensieri dei bambini.

Così infinito come il luogo dove si incontrano due rette parallele.

Così disorientante come la prima volta che ho fatto l’amore che ho avuto bisogno di altre volte prima di rendermi ben conto di cosa stesse succedendo.

Così trepidante come la prima volta che ho letto il diario di Anna Frank.

Così disarmante come le giustificazioni che mi ha dato mio zio quella volta che l’ho incontrato mentre usciva dall’enoteca con la bottiglia di superalcolico nascosta nella busta di carta del pane.

Così incoraggiante come i complimenti inaspettati.

Così commovente come quando ho visto per la prima volta mio padre piangere.

Così rinvigorente come quando ho visto per la prima volta mio padre difendermi con tutte le sue forze.

E continuerei a cercare di spiegare, perché non so se poi ci sono riuscita, perché mi è venuto questo di modo per spiegare l’amore che provo e non ne trovo altri al momento, che poi sai non è mica che sia una questione semplice questa dell’amore e in tanti ci hanno provato e molti hanno detto delle parole che condivido, ma non me la sento ora di fare citazioni, ché volevo provare da sola e mi sono venute queste parole qui…
ma sono arrivata in ufficio e me ne scappo subito in stanza che oggi non ho proprio voglia di incontrare le regine di cuori.

Va bene, volevo solo dire che se questo è quel che provo io per i miei nipoti, con le dovute proporzioni, posso solo immaginare cosa un genitore provi nei confronti dei figli.

Sì, lo so.

Solo un’altra piccola cosa, concedimi solo di dire che a me non piace, non piace il potenziale offensivo che percepisco celato nella frase:

"tu non puoi capire perché non hai figli".

A come amore – nipoti – Domande giuste al momento giusto

Perché mio nipote è un bambino così, di quelli che quando gli interessa un argomento ci torna su più volte.
Se lo fa spiegare.
Poi ci pensa.
Metabolizza.
E ci impiega il suo tempo.

Dipende dall’argomento, magari ci ritorna dopo pochi minuti di silenzio, magari dopo giorni.
Così, quando meno te lo aspetti, il mio piccolo supereroe ti ripropone la questione.
Ti spiega quello che lui ha capito e ti piazza lì altre domande.

Credo lo faccia per chiarirsi ulteriormente le idee.
Anche se secondo me spesso le idee le ha già chiare.
Però è un bambino che vuole essere sicuro.
Vuole essere sicuro di aver capito bene.
Vuole essere sicuro di ricordare bene.

Così quel giorno con mia sorella eravamo andate al cinema a portare i nipotini a vedere un cartone animato e poi ci eravamo fermati a mangiare una cosa.

Siamo andati nella trattoria tipo tirolese, quella che fanno i piatti per i bambini con il secondo e il contorno e poi il giochino.
Ma è meglio del Mac. A me non piace il Mac. Voglio dire, quell’hamburger è troppo sottile per meritare quel nome.

Insomma, io e mia sorella avevamo ordinato la grigliata mista ed erano arrivati anche i piatti ai bambini, e mentre G. mangia una patatina gli viene in mente una domanda.

E gli viene in mente proprio in quel momento, e non prima e non dopo, e non si comprende bene neanche da quanto tempo ci stesse pensando.

Ed inoltre lui sa anche già la risposta.

Ma si vede che sente che quello è il momento giusto nella sua vita di bambino per rinforzare nella sua memoria come nascono i bambini.

E ci apparecchia lì la domanda.

  • Mamma come nascono i bambini? Ma non la storia di come si fanno. No, no. Voglio che mi racconti di nuovo come nascono dopo che stanno nella pancia.

E mia sorella inizia la spiegazione.

Che lei è una in gamba, lei è una che i termini le vengono in mente subito.
I termini quelli giusti al momento giusto.
Lei mica ci pensa. Lei ha la sua spiccata proprietà di linguaggio.
Ma mica da ora. Da sempre.
Infatti ora organizza e tiene corsi di formazione per dirigenti.

Non è mica come me, che ogni tanto devo andare a riacchiapparlo il cervello, che quello è gitano, se ne va ogni tanto in viaggio e a me tocca riprenderlo ogni volta.

Memento.

Alle volte anche giù dalle nuvole mi tocca riportarlo.

E penso ai termini che non mi vengono e inizio a dire "coso" in tutte le sue coniugazioni, declinazioni, singolare, plurale, cosale.

Dai il coso. Quello lì, no? quello che serve per cosare!

Uffa.

Insomma lei è lì che spiega da mamma con la proprietà di linguaggio di una mamma manager.

Ché loro la ascoltano sempre estasiati la loro mamma, ché si vede che le vogliono un bene grande così.

E G. finito il racconto fa quella cosa che fa spesso. Sta zitto. E pensa.

Poi posa la patatina.
E parla:

  • Ah e quindi escono da lì. Oh!
    Meno male che sono nato col parto cesareo!

A come amore – forse un giorno sarà bello ricordare tutto questo

Pensavo come alle volte la vita possa sembrare irriverente e lesiva, ma si rivela invece sensibile e celebrativa.
Ti si presenta lì all’improvviso con la sua dose di ironia e sta a te poi deciderne il gusto, amaro o dolce.
E alle volte l’assurdità di determinate situazioni ti dona una certa euforia rivitalizzante.

Perché a me è successo, mi è successo che mi è venuto tanto da ridere di fronte al riesumarsi di una vicenda successa un quarto di secolo fa.
Mi ha fatto ridere per l’assurdità della situazione e mi ha fatto ridere perché ho scoperto che quell’episodio era stato scomposto dai miei enzimi, una parte assimilato come sostanza nutritiva e riutilizzabile per esperienze future ed una parte espulsa come rifiuto tossico.

Non pensavo che ce l’avrei fatta.

All’epoca avevo circa 15 anni, sì la maggior parte dei ricordi ora sono un po’ confusi e annebbiati, e solo alcuni episodi sono vividi.

Non ricordo come l’ho scoperto, né tantomeno quale è stato il giorno in cui l’ho saputo.
Ora mi appare come se fosse stato un giorno qualunque all’improvviso, dopo la sveglia della mattina.
C’è vento e piove, non fa altro che piovere, il caffelatte è pronto e mio padre ha una relazione con un’altra donna, va bene due cucchiaini di zucchero per me e mi sa che oggi metto anche il cappello perché fa freddo, ah sì e con chi e da quando?

Credo di ricordare che lui ne avesse parlato con mia sorella, per chiedere consiglio, o per metterla a conoscenza.
Ricordo perfettamente chi è lei e la sua fisionomia dell’epoca, mio padre è una persona cui parte un treno ogni dieci minuti e quella era la volta dei viaggi, così aveva preso una piccola quota dell’attività di lei.

La ricordo perché all’epoca io volevo fare l’attrice e lei dice che aveva uno che conoscevo un altro che stava nel giro insomma mi sono ritrovata più volte in un gruppo di comparse per film che questo tipo organizzava.
Ricordo il mio atteggiamento distaccato nei suoi confronti.
Ricordo che proprio non mi andava a genio, ma non so mica perché, perché io ancora non sapevo, sarà stato perché lei aveva una tendenza a fare la simpatica con me, la sdolcinata, l’apprensiva, troppe attenzioni non richieste.
Ricordo che quando l’ho saputo la rabbia mi è salita dal profondo e il rancore nei confronti di chi mi aveva messo in quella situazione è diventato un fuoco indomabile.
Ricordo la cena di Natale, ecco quella la ricordo.
Ricordo una telefonata e mio padre che esce di casa perché arrivano i cinesi e bisogna controllare non so quale prenotazione di quale albergo e la porta di casa che sbatte e mia madre che urla e mia zia che cerca di calmarla e la porta della cucina che si chiude alle loro spalle.
E io che però un po’ sento quello che si dicono perché i muri sono sottili e perché io sono l’unica che è rimasta fuori dalla porta e che però mia zia dice che forse è meglio che anche io sappia, e no, non devo ancora sapere, ancora no, sono ancora troppo piccola, dicono.
Ricordo poi una sera a cena e loro che litigano e mia madre che si alza urlando e urla che va ad ammazzarsi che va a buttarsi giù dal balcone. E io che non riesco a dire niente e mi chiedevo sempre che effetto mi avrebbe fatto la paura, mi avrebbe paralizzato o mi avrebbe fatto reagire?
Ecco l’ho scoperto la paura mi paralizza. Tutto. Gli arti. Il respiro. La voce. Ma l’udito no. Quello mi si amplifica e mi rimbomba.
Mi ammazzo. Mi ammazzo. Mi ammazzo. Mi butto giù dal balcone. Mi butto giù dal balcone. Mi butto giù dal balcone. Dal balcone.

Ricordo che mia madre mi ha raccontato di aver messo un santino sotto il cuscino e che pregava perché tutto si sistemasse.
Ricordo che scrivevo sul mio diario che non sapevo come facesse lei a sopportare tutto questo.
Ricordo che scrivevo che avrebbe dovuto cacciarlo di casa.
Ricordo di essermi ripromessa che quando sarei diventata grande ricca e famosa avrei portato mia madre in giro per il mondo per farle vedere tutti quei posti belli che desiderava.
Ricordo che mia madre ha iniziato ad andare in palestra, forse per sfogo o per distrazione, ricordo che è dimagrita tanto da arrivare ad una taglia 40, e che per una che da giovane era considerata una bonona formosa è tanto.
Ricordo che mi è sembrato che il tutto durasse un tempo infinito.

Ma non ricordo quando è veramente finito.

Ora mi appare come se fosse stato un giorno qualunque all’improvviso, dopo la sveglia della mattina.
C’è il sole, non fa altro che splendere il sole, il caffelatte è pronto e mio padre non ha più una relazione con un’altra donna, va bene due cucchiaini di zucchero per me e mi sa che oggi non lo metto il capello perché fa caldo, ah sì e da quando?

Ricordo che non avevo più la sensazione di essere sopra una barca alla deriva in balia della burrasca, senza comandante e scialuppe di salvataggio.

Ricordo che sono finite le urla e la tensione.

E non so se sia stata lui a lasciare lei o viceversa.

E ti dicevo come la vita possa sembrare alle volte irriverente e lesiva, ma si rivela invece sensibile e celebrativa.

Perché io mi sono ritrovata in Florida, che tu vai lì in vacanza per non pensare per prenderti quel tempo solo per te e l’ultima cosa cui pensi è che dopo quasi un quarto di secolo conosci a cena un uomo la cui sorella lavora con quella che 20 anni fa ti ha mezzo distrutto la famiglia, ha cercato di portarti via il padre, e ha fatto tanto soffrire tua madre.

E ti viene da ridere.

E infatti ridi.

Ed è un euforia surreale e imprevedibile.

Ed anche lui ride, ma non è una risata di scherno è disapprovazione nei confronti di una donna ormai 65enne che continua a vivere come quando ne aveva 40.

E scopri che tuo padre non è stato l’unico uomo alla mercé di questa signora, oltre a lui ce ne erano altri ed in contemporanea, perché lei vive così, prima ed ora.

Sorridi perché la vicenda è ora illuminata da un’ulteriore luce, sotto quel riflettore tuo padre ti appare semplicemente come un uomo, che magari l’ha saputo di non essere l’unico, che magari anche lui era in balia di una tempesta.

Sorridi perché vedi chiaramente la forza di tua madre che ha lottato per non mandare in frantumi la sua vita e quella della sua famiglia.

Sorridi perché ti riscopri a volere bene alle due persone più importanti della tua vita che durante l’adolescenza hai spesse volte disprezzato.

Ridi perché scopri che la vita è sensibile, con delicatezza ha aspettato il tempo giusto, ha aspettato che tu metabolizzassi il tutto, ha aspettato il momento in cui riproporti la faccenda proprio quando tu non hai più la vista annebbiata dalla rabbia, come quando il cielo è terso e riesci a distinguere i particolari del panorama senza confonderli.

Ridi perché scopri che la vita è celebrativa, celebra due persone che hanno sorpassato un periodo buio che li ha portati a festeggiare 43 anni di matrimonio sfidando ogni probabilità.

Revocate animos maestumque timorem mittite: forsan et haec olim meminisse iuvabit.**
Richiamate agli ordini gli animi e mettete da parte il triste timore: forse un giorno sarà bello ricordare tutto questo.

Eneide Libro I

Pillole di ex nel 2010

Le Ruban des exces - Yves Tanguy

Il 2010 mi ha portato indietro pillole di storie, e non solo, di alcuni miei ex.

Il politicante, conosciuto perché lavoravamo nella stessa azienda, quasi un anno di storia iniziata dopo un lunghissimo periodo di indecisione da parte mia, dovuta al fatto che lavoravamo insieme. Finita bruscamente, con la scusa (sua) del poco tempo a disposizione a causa dell’impegno politico. Non ha più chiamato, non ha più risposto alle telefonate e ha poi mandto un e-mail per dire che era finita. Fortunatamente nel frattempo ero stata trasferita in altra sede, così la sofferenza degli incontri giornalieri me la sono risparmiata.

Si è ripresentato nella mia vita improvvisamente, così come ne era uscito 5 anni fa. Con curiosità ho ascoltato i racconti della sua ultima storia d’amore, della lei lasciata dopo averla chiesta in sposa, dello stupore di lui quando lei non le ha ridato indietro l’anello. Ho ascoltato le solite storie sul suo impegno politico che già anni fa lo avrebbe dovuto portare in posti che, ad oggi, non ha ancora raggiunto. Ho ascoltato perché, sarà per questo che fa politica, non lascia molto spazio alle parole altrui, e neanche si accorge quando l’interlocutore perde completamente l’interesse. Non si è accorto fino a quando alcuni mesi dopo non è ricomparso con un sms: “sei sparita…non ti sposo più!”.

Ma non avevo mai risposto sì, non solo perché la proposta non è mai arrivata, ma anche perché non avrei mai detto sì…. però lui è ancora convinto di avermelo chiesto.

***

Il sedicente imprenditore, presentatomi da un amico comune, una convivenza di poco meno di un anno, uscito dalla mia vita perché i suoi ritmi non erano uguali ai miei. Certo io lavoravo e lui no, fortunatamente per lui non ne aveva necessità…quindi io, con le mie sveglie troppo presto la mattina, la mia giornata impegnata per circa 8 ore, e tutte la quotidianità comune a tante persone…gli rovinavo la vita. Per questo un giorno se ne è tornato a casa dai suoi.

Ma dopo 4 anni mi vede, suona, frena e fa inversione ad U in mezzo ad una strada piena di traffico, pur di fermarsi vicino al marciapiede dove passeggiavo con il cane, pur di raccontarmi di come è la sua vita matrimoniale, di come è difficile ora con una figlia, che (povera tesora) dopo i vaccini ha avuto tanti problemi di salute. Di come sua moglie vuole ora cambiare casa e che forse è meglio tornare in quella dove abita sua madre e che però dovranno ristrutturarla perché lei, la moglie, ha altri gusti, e che però non sa come potrebbe andare la convivenza con la madre, e che ora non ha più tutto il tempo di prima e che…Ma tu, tu come stai? Bene, sto molto bene. Ah sì?! Eh già!

E dopo alcuni mesi, tramite amici comuni, scopro che solo lui ha traslocato è andato da solo a casa della madre e non vede la figlia da un bel pò. Forse c’era da immaginare un epilogo così da parte di una persona che ha fatto interdire il padre per poter meglio usufruire delle sue risorse economiche e ha anche fatto causa al fratello per farlo ancora meglio…forse…

***

L’architetto, che conoscevo quando ero adolescente e reincontrato per caso è nata una storia, durata pochi mesi.

Lo rivedo dal tabaccaio…dopo 3 anni, mi confessa che in effettti si è comportato male con me e che, sì forse è tardi, però si scusa…ma io, giuro, non mi ricordo affatto come è andata la storia, quindi lo fisso con sguardo assente..perché la mia mente è completamente impegnata ad aprire tutti i cassetti della memoria nella speranza di trovare quello che gli appartiene…Ma nulla, devo averlo svuotato, deve essere entraro di default nello “spam”..quindi rinuncio.. comunque sì è un pò tardi, ma poi alla fine è uguale, tanto non ricordo. E anche lui attacca una solfa sul suo matrimonio che è finito e che lei è andata via di casa, perché il matrimonio è difficile e perché l’amore non basta…e che ora per distrarsi parte e va in montagna con un suo amico e…ma lo hai ancora il casco che ti ho dato? Ah, ecco chi me lo aveva dato!!! Niente arch. te e tutto ciò che ti riguarda è proprio in spam. E il lavoro come va? Bene, benissimo ho cambiato da poco e sono molto soddisfatta. E invece lui ha anche di che lamentarsi sul lavoro…lamentarsi..una cosa me la  sono ricordata sull’arch.: si svegliava la mattina non prima delle 11.00. Già per questo io mi lamenterei ben poco. Comunque scusa arch. ma sono in ritardo, divertiti in montagna.

***

L’ispettore gadget, il P.R., quello che ti accorgi che ti ha rubato il cuore, quello che nonostante siano vividi i ricordi e la sofferenza che ti ha arrecato fare le valigie e andare via da casa sua, nonostante siano ancora vive le ferite che ti hanno provocato le sue parole quando ti ha comunicato che non ti amava più, e che forse non ti ha mai amato…nonostante questo, quando inaspettatamente ti chiama per farti gli auguri senti che il tuo cuore ancora sussulta al suono della sua voce, le mani tremano tenendo in mano il cellulare quando sul display appare il suo nome. E ti rendi conto che ancora gli scampoli del sentimento passato sono presenti nel tuo cuore. Non li sentivi perché si erano rifugiati in un angolo in silenzio, ma vigili, pronti ad uscire al minino segnale.

Ed il segnale è arrivato, una telefonata per gli auguri, forse una scusa per poter chiedere quando ci vediamo. Quando ci vediamo? E non lo so, la settimana sono molto impegnata. Allora ti richiamo magari giovedì, dopo l’ufficio un caffè. E giovedì passa e lui non chiama e mi accorgo di fare caso a questa mancanza. Poi non ci penso e una sera arriva un sms, con allusioni, anche non troppo celate fra le righe, e questo mi manda quasi in tilt, perché vermante pensavo di averlo dimenticato totalmente, o meglio pensavo che i sentimenti si fossero semplicemente trasformati nei loro ricordi…

E allora ho preso il coraggio e all’ennesimo sms allusivo, ho risposto che sarebbe stato meglio non vederci, perché il vederlo avrebbe potuto minare una serenità ormai raggiunta… ma una volta inviato l’sms ovviamente mi pento di esser stata così sincera…infatti arriva la risposta:

Hi Hi Hi, sono una bomba! Va bene come vuoi tu.

‘azzo ridi?!?

Il mio treno

Dopo l’ennesima storia con il medesimo inizio, lo stesso svolgimento e la solita fine, mi sono promessa di non buttarmi a capofitto in un’altra storia solo per il bisogno che sento di avere qualcuno accanto.

Mi sono sempre detta di salire sul treno quando passa, perché altrimenti sarebbe un’occasione perduta.

Ma così facendo sono spesso salita su treni che non mi portavano in nessuna delle destinazioni volute.

Adesso viaggerò sul mio treno, salgo da sola, consapevole che il percorso sarà anche ricco di ostacoli.

Consapevole che il paesaggio che incontrerò cambierà più volte aspetto.

Che il tempo sarà mutevole, perché il sole non splenderà sempre, ci saranno momenti di nebbia e di freddo, ci saranno salite da superare.

Consapevole che ci saranno anche grandi discese da fare di corsa con il sorriso, fin quasi a perdere il fiato.

Ci saranno, poi, pianure, per riposarsi dopo una grande corsa.

Sono pronta, intanto mi siedo e inizio a guardare fuori dal finestrino.


Grandi cose

Mettere in ordine quella parte  di casa che un tempo era un ufficio, archiviare i documenti, archiviare la memoria.

Decidere cosa buttare si rivela essere una scelta fra quali ricordi incollati sugli oggetti vuoi gettare e quali vuoi tenere.

Sperare che portando tutto al macero la distruzione si porti via anche l’amarezza, quella parte di un passato che hai voglia di cancellare.

Sapere che anche se le cose andranno distrutte i ricordi non le seguiranno, perché sono incollati a te, non alla materia.

Cercare di tirare fuori solo i momenti piacevoli vissuti, metterli in ordine insieme alle vecchie fatture.

Trovare per caso un foglio a quadretti, strappato da uno di quei block notes che usavo spesso prima della tastiera e dove, con poche parole, buttavo giù le idee.

Riconoscere la calligrafia di una persona cara…sentire l’emozione che sale fino a bloccarsi in gola.

Iniziare a leggere e conteporaneamente permettere ai ricordi di riaffiorare come una sequenza di lampi in una notte senza luna.

Cedere alla tempesta di emozioni che si sta avvicinando e lasciare scorrere le immagini nella mente.

Riuscire a farsi travolgere dai ricordi tanto da sentire di nuovo la voce che da tempo non si udiva.

Così mi vieni in mente in tante occasioni, frammenti del passato che ritornano vividi nel presente.

Ricordo il modo in cui tagliavi il baccello delle fave, lasciavi solo un filo a congiungere due lembi, creando una bocca e la fava diventava uno strano personaggio che parlava tramite la tua voce contraffatta.

O quando disegnavi occhi e bocca su quelle buste di carta del pane e coprendoti il volto inseguivi me e sorella fingendoti il mostro del cartone.

Mi viene in mente come camminavo e parlavo piano per non svegliarti quando la tua porta era chiusa  e aspettavo trepidante il momento in cui saresti uscito, perché certa che sarebbero stati momenti di grandi giochi e risate.

O quando mi potevo sedere vicino a te mentre guardavi la partita, anche se in fondo non ne capivo nulla, imparavo a memoria la formazione della squadra e la ripetevamo insieme in una sequenza veloce come i tifosi allo stadio.

Ricordo che abbandonavo le bambole in un angolo perché l’interesse nei loro confronti improvvisamente spariva non appena ti vedevo preparare in giardino  il fortino, correvo fuori e tu facevi rivivere gli indiani e i cowboy.

Ti guardavo incuriosita quando preparando i panini li facevi prima abbrustolire: spiedini sul fuoco del gas, come se fossimo in un campeggio lontano dal mondo.

Ricordo i tuoi pennelli da barba, che strano ricordo da concatenare con tutti gli altri che mi balenano in mente, in un susseguirsi veloce di istantanee che la mia memoria mi ripropone come una serie di diapositive proiettate sul muro della mia mente:

il tuo sorriso, i tuoi occhi blu, i tuoi libri, i fumetti, tu seduto sul divano, il tuo borsello, la tua catenina e suoi ciondoli, il tuo anello, le tue sigarette, i tuoi occhiali, tu con nonna, le tue foto da giovane, il tuo bicchiere, le tue mani, la tua radio, tu nella macchina, tu che tieni per i piedi mia sorella per farle sputare la caramella che la stava strozzando, tu che bevi la birra e ti sporchi di proposito la punta del naso con la schiuma per farci ridere, la foto con te che spingi il passeggino con me sopra e sorella accanto, in piedi, sorridente e fiera; tu al tiro a volo; la tua macchina; il tuo portacenere; tu che mi spingi nella mia piccola macchina a rotelle; tu che ti complimenti per i miei successi scolastici…la sequenza di queste e altre mille immagini ha come sfondo la serenità e la felicità che avevi nell’affrontare tutti gli eventi, sono da sfondo, ma spiccano su tutto l’insieme.

E la colonna sonora è la tua risata contagiosa.

La proiezione sfuma sull’ultima immagine: al ristorante tutti insieme, quando hai detto che quello per te sarebbe stato un buon momento per morire, perché avevi raggiunto la serenità nei confronti del tuo passato ed eri felice nel presente. Ti sarebbe dispiaciuto solo lasciare noi.

In quel momento ho pensato fosse una strana frase, ma non ti ho mai chiesto di poterla approfondire. Non ne ho avuto il tempo.

Lassù erano d’accordo con te, perché dopo poco ti hanno ripreso con loro, così senza alcun preavviso, in una notte che pensavo sarebbe stata uguale a tutte le altre.

Dicevi a tutti: “vedrete Maria Emma, farà grandi cose.”

Sono passati 15 anni ed io non lo so se sono riuscita a fare grandi cose, ma quando incontro i miei nipoti e li vedo corrermi incontro sorridenti  per abbracciarmi, penso che se quel sorriso è la testimonianza che riesco a trasmettere loro anche solo la metà della serenità e della felicità che tu mi trasmettevi, allora sì sono riuscita a fare grandi cose, perché ho avuto un grande maestro.

Grazie Zio.

Buon compleanno

Non credevo al colpo di fulmine prima di incontrarti.

Avevo conosciuto già i tuoi fratelli, avevo guardato nei loro occhi e loro nei miei, avevo passato del tempo con loro, ma nessun battito del cuore, come quando ti ho visto, un giorno per caso.

Il tuo sguardo misto di furbizia e dolcezza, il tuo modo di camminare, di venirmi incontro mostrando senza pudore la tua gioia, un modo che mi ha contagiato.

Mi piace  passare ore con te scambiandoci coccole e carezze senza bisogno di parlare.

Mi piace il modo in cui ti accoccoli vicino a me.

Mi piace il modo in cui capisci al volo il mio stato d’animo.

Mi piace come riesci a farmi sorridere anche quando mi sembra di non averne nessuna voglia.

Mi piace osservarti quando riesci a  gioire di qualsiasi piccolo gesto che compio per te e con te.

Mi piace il modo delicato in cui mi svegli la mattina.

Mi piace quando ci mettiamo a dormire, che io sbadiglio e tu anche, io mi rigiro nelle coperte e tu ti rigiri nella tua cuccia.

Mi piace il modo in cui mi sorridi correndomi incontro quando ti chiamo.

Mi piace come ti lanci tra le mie braccia quando accovacciata le apro per accoglierti.

Mi piace vederti contento quando ti porto al mare e tu felicemente corri per giocare con le onde.

Mi piace il modo in cui approcci con chi non conosci, come sai essere delicato con chi è più debole di te e come riesci a farti rispettare da chi tenta di sottometterti.

Mi è dispiaciuto quando hai pensato che ti avessi portato dal dottore solo per procurarti un dolore, ma quel dolore era necessario per sconfiggere un male che ti avrebbe portato lontano da me.

Mi è dispiaciuto vederti soffrire e le notti insonni che abbiamo trascorso ci hanno uniti ancora di più.

Mi dispiace vedere che ora per salire in macchina devo aiutarti…purtroppo gli effetti del tempo si iniziano a vedere, ma adoro il modo in cui tu lo affronti, cercando di mettere la stessa energia di sempre in ogni tua azione.

Mi piace tutto di te, mio splendido adorato cagnolone.

Buon 12esimo compleanno!!

Il mio piccolo supereroe

Da piccole con mia sorella soffiavamo sempre sui quei fiori secchi, che noi chiamavamo “le bugie”, esprimendo un desiderio che si sarebbe avverato solo se tutti i leggeri petali si fossero staccati grazie al nostro soffio.

Lei lo ha insegnato al figlio.

Un giorno in un prato questo piccolo biondino prende una “bugia” e mi chiede di allontanarmi, perché deve esprimere un desiderio e se lo sente qualcun altro può darsi che non si avveri.

Mi allontano e le sue manine colgono il fiore, prima di gonfiare i suoi piccoli polmoni per riuscire a far volare via tutti i leggeri petali, sussurra con la sua flebile vocina:

Voglio diventare un supereroe!

Tesoro tu sei già un supereroe, sei il nostro piccolo supereroe!!

Mi piaci

Per alcuni è una frase che non si deve usare tra esseri umani

Quando la dissi ad un mio ex fidanzato ci rimase male…

Mi sono chiesta perché, lui mi disse perché è una frase che dici ad un cane.
Si è vero, lo dico anche al mio cane che mi piace, che mi è piaciuto dal primo momento che l’ho visto.

E ora lo chiamo amore, ma lo scelsi, tra tanti, proprio perché mi piaceva.

“Mi piaci”, è un principio,  l’inizio di un sentimento che potrebbe crescere in futuro.

Non è offensivo, né sminuente.

Mi piaci prima, ti amo poi.

Una persona che ti piace ti desta sentimenti, emozioni, sensazioni ed entusiasmi che possono essere sopiti da tempo…che erano sfumati e dissolti come l’ultima scena di un film.

E i riflettori si possono accendere su un nuovo atto.

Certi amori

Certi amori sono fatti così. Il tuo cuore diventa come una scialuppa troppo carica.

Per tenerla a galla cominci a gettare l’orgoglio, poi la dignità e l’indipendenza.

Dopo qualche tempo cominci a gettare le persone, gli amici, i conoscenti.

Ma ancora non basta.

La scialuppa continua a sprofondare e sai che ti trascinerà con sé.

…dal libro “Shantaram” di David Gregory Roberts.

Mi piace questa metafora, fornisce una spiegazione, un perché alcune relazioni si interrompono, nonostante il protrarsi dell’amore.

Il cuore è troppo carico…Non tutti i cuori riescono a sopportare tanto amore.

Così capita di vedere coppie legate da anni, ma con poco amore intorno a loro, il collante lo hanno trovato in qualcos’altro.

E, di contro, coppie il cui troppo amore invece che suggellare, divide e isola.

Il vaso di vetro

Va bene fermiamoci…

STOP!

Ora cosa vedo?

Due persone che sono innamorate che tentano di far capire le loro ragioni e più cercano di spiegarsi e più non si capiscono… …fraintendimenti… …parole lette con un senso diverso rispetto a quello originale.. …un continuo botta e risposta…io non capisco te..tu non capisci me… …rileggiamo le email che ci mandiamo e immaginiamo che l’altro / a l’abbia scritta con espressioni del viso che non sono quelle reali.

Soluzione: Fermarsi. Separarsi. Riflettere. Ritrovarsi dopo. Ora soli. Ognuno per conto proprio.

Quando è dopo?

Quando ci si rincontra in questi casi? Chi o cosa decide che è il momento? E se uno dei due decide che è il momento e quel momento non coincide con il momento dell’altro dei due..?

Sono ancora ferma….continuo a guardare… Ok, ora ho la mente fredda, rileggo… Le mie email… Le tue email… Se leggendo ho un’intonazione…posso vedere il mio viso pieno di rabbia.… Se rileggendo cambio intonazione…posso vedere il mio viso pieno di lacrime… … Anche il tuo viso cambia espressione a seconda di come leggo le tue email.

Come è relativo tutto questo…

Sei in un periodo per te molto importante, combattere per la realizzazione dei propri sogni è la realizzazione della vita stessa… I sentimenti saranno contrastanti: felicità, rabbia, determinazione, anche dubbi e paure…un’alternanza di emozioni che ti fanno sentire il bisogno di stabilità, tranquillità, fiducia….non certo di scocciature…

Hai mai visto come si fanno i vasi di vetro? Ci si soffia dentro, all’inizio il vetro, quando è ancora caldo, è un materiale plasmabile ancora morbido, senza una forma precisa… Poi si infila una sorta di cannuccia al suo interno e si inizia a soffiare…. la procedura è delicata, perché non abbiamo a disposizione tutto il tempo che vogliamo, ma un ben preciso intervallo necessario a far prendere al vetro la forma desiderata prima che si freddi, si solidifichi e non possa essere più modificato….è un’azione delicata, se siamo troppo lenti, e impieghiamo molto tempo per soffiare oltrepassando l’intervallo di tempo necessario, il vetro si raffredda e non sarà più possibile plasmarlo… ugualmente non dobbiamo avere fretta: se soffiamo troppo velocemente può succedere che il vetro si rompa… Parimenti importante la quantità di aria che si soffia all’interno del vetro… E’ quindi una questione di equilibrio di quantità di aria e di intervallo di tempo e di abilità nel forgiare la materia. Se l’equilibrio è raggiunto allora il vaso di vetro è formato… Ma non è finita lì… Il vetro è fragile, bisogna averne cura, se non lo si cura per un po’ di tempo si può impolverare e anche per renderlo lucente come prima si deve spolverare con cautela… Una piccola distrazione, una mossa sbagliata e il vetro si rompe.. …E non si può incollare.

La nascita delle relazioni tra le persone, secondo me, sono comparabili alla formazione di un vaso di vetro. All’inizio non hanno una forma precisa, possiamo decidere su che livello impostarle: amicizia, amore, lavoro… Abbiamo però un tempo prestabilito per determinare il livello del rapporto, soffiare e dare la forma voluta…

Se siamo pigri, svogliati, non ci impegniamo per la loro definizione è come se fossimo lenti nel soffiare il vetro, poca aria e in poco tempo, la relazione si raffredda e rimane a metà, ad un livello non ben definito, non approfondito, perdiamo la voglia e lo stimolo e la relazione rimane superficiale, senza forma…una semplice conoscenza.

Oppure può succedere di avere fretta, soffiamo troppa aria, in poco tempo, pretendiamo troppo, non rispettiamo i tempi naturali della nascita e formazione degli oggetti, il tempo di maturazione di una relazione e i tempi dell’altra persona, che saranno sicuramente diversi dai nostri, vogliamo subito avere qualcosa di concreto in mano senza creare delle solide basi.

Il vetro non sopporta tutta questa pressione e si rompe, la relazione si interrompe, il rapporto si logora, e se rincolliamo i pezzi, anche se combaciano, guardando bene appariranno sempre evidenti le incrinature. Se invece riusciamo a dargli la forma voluta (con impegno, costanza, voglia e anche un po’ di fortuna e con la complicità del destino…) allora abbiamo ciò che vogliamo.

Ma non si può mettere su un comodino e lasciare lì, si deve avere cura di lui, si deve avere cura dell’amore, altrimenti questo ti lascia… E se ci sono delle incomprensioni si possono “spolverare”, si analizzano si comprendono, si parla, si cerca di capire… …tutto deve essere fatto molto delicatamente, una parola di troppo, una non detta o detta troppo tardi… e…

CRASH !!

Si può rompere…

E io no so se hai mai provato a rincollare un vetro rotto…. Non viene mai bene come l’originale.

FERMI…

Cosa vedo?

Ora siamo davanti ad un “tunnel”. Siamo fermi. Possiamo anche rimanerci per un po’…il tempo che ci serve per riprendere fiato… Ma se non ripartiamo insieme, se non percorriamo insieme questo “tunnel” non sapremo mai come sarà stata l’esperienza dell’altro nel percorrerlo, ce lo potremmo raccontare si, ma non sarà la stessa cosa, non avremo condiviso le sensazioni, le emozioni, non ci saremo guardati negli occhi… Può darsi che se usciamo da quel tunnel insieme, avremo la consapevolezza con la quale poter decidere se proseguire il percorso insieme o se la fine del tunnel significa la fine della strada. Può darsi che se lo percorriamo separati perderemo le tracce l’uno dell’altra.

SONO ANCORA FERMA…

Vedo una donna che nel suo esprimere il bisogno di conferme, nelle sue richieste di attenzione risulta opprimente, paurosa, egoista e poco interessante alle esigenze altrui… …le emozioni che rimandiamo agli altri non sono sempre quelle che noi vorremmo esprimere. Vedo un uomo che riesce a capire più di quanto lei pensi, che in questo momento ha bisogno di una donna vicino che gli dia “sostegno” e non angoscia. Non credere che io non possa essere quella donna. Non entrare da solo in quel “tunnel”. Non permettere che perdiamo le tracce l’uno dell’altra.

 STOP INDIETRO

Flash Back.

Ricordo: sguardi rubati nei corridoi…paura…paura che qualcuno se ne accorga…che incroci i nostri sguardi complici e scopra tutto…sorrisi rubati sopra il rumore delle persone a mensa…com’è più sottile il piacere quando pensi che è solo tuo e sai che gli altri non sanno nulla di noi… …”sono in ritardo per il caffè?!”… …l’emozione che può suscitare una semplice busta da lettera sul desktop del computer… …ho accettato di prendere quel caffè…. mille pensieri mi affollano la mente come palline lanciate nel flipper toccano i lati e ritornano nel centro si scontrano, si accavallano, si annullano l’un l’altro, e alla fine quasi il vuoto, rimane solo l’ultima idea quella che non avrei voluto o (dovuto?) scegliere, quella che la ragione non avrebbe scelto, quella che mi aprirà porte che non avrei voluto aprire, quella che mi farà entrare in un turbinio di emozioni che in quel momento non cercavo… …se fossi riuscita a fermarmi a quella macchinetta.

FERMA DI NUOVO

Guardo.

Ti vedo.

Vedo il tuo sguardo complice, l’occhiolino, mentre passo, il mio cuore batte così forte…sento il calore salire su dalla bocca dello stomaco, divento rossa…questo non si può nascondere, guardo in basso, non posso continuare ad incrociare il tuo sguardo… …c’è posta per me… …non riesco a fermarmi alla macchinetta..il computer diventa nostro favoreggiatore è lui il custode dei nostri messaggi… …non voglio far capire…non voglio far sapere… il mistero, l’intrigo…alimenta il fuoco della nostra passione… quand’è che ho lasciato troppo la corda…? Perché non riesco a tornare indietro? Come sono arrivata a questo punto…? Non mi ero sempre detta che sul lavoro non si inizia mai una relazione?… ..non uniamo i nostri due mondi…non sentiamoci al di fuori di qui… lasciamo che questa sia solo l’occasione per allietare la nostra giornata di lavoro..l’attesa di un’email, di uno sguardo, di un sorriso nascosto agli occhi degli altri.

FERMA ANCORA.

Guardo.

Mi vedo.

Mi lascio andare, lascio che le ali del vento mi facciano salire sulle loro piume e mi portino con loro senza una meta precisa, l’unico obiettivo è farsi cullare dal turbinio dell’aria, occhi chiusi e capelli accarezzati dalla brina fresca del mattino e dal sole caldo del pomeriggio… i nostri mondi si uniscono..il mondo del lavoro, il mondo privato, il mondo familiare, diventa un unico mondo. il NOSTRO… alcune volte apro gli occhi, sento qualcosa… … …questo per te è uno sfizio…

…io le conosco le persone come te… …pronte a tutto pur di accettare una sfida…il gusto della sfida è nella preparazione e più la metà si allontana più il premio sembra alto e il desiderio aumenta… …aumenta…

…le persone come te non accettano un no come risposta…

…le persone come te devono avere tutto ciò che desiderano…non sono mai state abituate alla rinuncia…

…le persone come te hanno un particolare modo di vedere la metà, è come vedere una fotografia panoramica, la meta diventa il soggetto della foto, è nel centro, è perfettamente a fuoco, brilla di luce propria, è come se fosse in rilievo rispetto al resto del paesaggio…. mano a mano che ci si allontana dal soggetto il panorama si sfoca…diventa sempre meno nitido…fino a non essere più riconoscibile. …l’unica cosa perfettamente riconoscibile è LA META… …come appare BELLA la meta… …come appare BELLO raggiungerla… …prova ad avvicinarti però….

…ecco…VEDI?…

…la focale cambia…. …il panorama intorno inizia ad essere più visibile…non è più così sfocato…

… oh GUARDA.. riconosco dei visi… e la meta?

Guarda! Guarda bene!

Sembra che brilli di meno rispetto a prima….brilla meno di luce propria….inizia a confondersi con il resto del panorama…

SEI SEMPRE PIU’ VICINO….

FERMO!

STOP!

RAGGIUNTA!

Te ne sei accorto vero? Non ti appare più come prima…vero?…non è più in rilievo…vero?

.. Le persone come te hanno solo lo scopo di raggiungere l’obiettivo, l’adrenalina scorre a fiumi solo nel periodo che intercorre tra l’individuazione della preda e la sua cattura…la sua cattura..la certezza che sia bloccata, che non si possa più muovere, è l’inizio del senso di sazietà…

Sono passati mesi… E mentre il tempo passa aumenta il mio appetito…

 E mentre il tempo passa aumenta il tuo senso di sazietà…

Le persone come te non sono poi così coraggiose come si dipingono…

Le persone come te si riempiono la bocca con i loro discorsi sulle persone che sono…

Le persone come te si riconoscono anche dal linguaggio del loro corpo…sono come gonfie…gonfie di tutte le loro parole, di cui si riempiono la bocca e il corpo, e giù parole, e giù parole e tutte queste parole non sanno da dove uscire e così rimangono imprigionate lì vengono aspirate dalla bocca che non fa altro che chiacchierare e si ritrovano tra la trachea e i polmoni…

Le persone come te hanno sempre un torace molto robusto… …camminano come se dovessero trattenere il respiro…

Le persone come te sono così piene di loro stesse che dentro di loro no c’è posto per nessun altro…

Le persone come te hanno presto un gran senso di sazietà perché si sono già saziate con il loro Ego… E mentre il tempo passa il tuo Ego inizia a scalpitare.

Ora lo spazio diventa troppo stretto per tutti e due. Chi è mai lei…? Mica rimarrà con noi per sempre…?

E mentre il tempo passa io ho paura di accorgermi che questo tempo non ha in serbo per noi le stesse sorprese…

AVANTI VELOCE

FERMA

STOP

È il momento attuale.. …ecco rileggo le email inviate… …mollami..non mi scrivere più..le conosco le persone come te…io ho provato a tirarmi indietro… tu hai provato ad avvertirmi… …lo leggo nero su bianco…a modo tuo mi avevi avvertito…tra le righe lo avevo confessato… io ti dico di mollarmi… tu mi dici che forse ti ho convinto… mi molli… ma solo dopo avermi baciato ed essermi entrato dentro… nell’anima… nella testa… forse anche…NEL CUORE…

…forse non ho calcolato bene l’altezza del fondale…la mia ancora no ha fatto presa, forse ho scientemente gettato poca fune e mi sono resa conto che l’ancora non aveva preso… ho fatto andare la mia barca alla deriva, ho lasciato che cavalcasse le onde del destino, ho preferito vivere di rimorsi e non di rimpianti… Ho lasciato che tu mi entrassi nella testa, nell’anima, e alla fine anche nel cuore…

Pensavo che anch’io sarei entrata nella tua testa, nella tua anima, e alla fine anche nel tuo cuore… invece sono stata l’unica che ha mollato gli ormeggi e si è lasciata trasportare dalla corrente e dalle onde, dolci onde, prima piccole onde sulla spiaggia…a mano a mano la marea si è alzata…onde sempre più alte…sempre più difficili da domare… Mi accorgo che la mia barca è l’unica ad andare a largo, la tua è bene ancorata…

Le persone come te non mollano mai gli ormeggi sono sempre bene attente che tutto funzioni, sguardo vigile, sempre allerta, non lasciarsi mai andare… Le persone come te la situazione la devono avere sempre sotto controllo…

FERMA

STOP

Non ti vedo quasi più… Non ti sento quasi più…

NO

FERMA ANCORA

Ti vedo. Per caso. Sfrecci con la macchina.

FERMO

FERMATI SONO QUI..

Non mi vedi… Provo a telefonarti… Non rispondi… Scrivo un messaggio… Scateno ciò che non avrei mai voluto… …le persone come te dimostrano di non essere coraggiose come si dipingono, proprio in questi momenti… …le persone come te pur di non affrontare un faccia a faccia si rifugiano dietro un computer… …le persone come te dimostrano ancora di non avere quel coraggio che dicono di avere perché anche nascosti dietro allo schermo di un computer hanno paura di dire la verità nella sua interezza…

… So cosa è successo: ti sei avvicinato troppo, l’immagine intorno a me non è più sfocata è tutto perfettamente a fuoco e io non sono più in bassorilievo…sono diventata parte di un insieme…tutto uguale…

La meta è cambiata…

L’inquadratura è cambiata…c’è un altro soggetto da mettere a fuoco: SEI TU !!

Una tua email… Per favore ho bisogno di fermarmi…ti chiedo di fermarci…

FERMI STOP!

FERMO IMMAGINE !

…MA SEI TU L’UNICO FERMO!!

La mia barca io l’ho lasciata andare molto tempo fa…tu sei rimasto indietro…tu non mi hai raggiunto…

 TU SEI FERMO !!

Io non mi fermo, non ora… Io ho visto cosa c’è al di là della riva… Io ho avuto il coraggio di mollare gli ormeggi… Io so cosa si può provare… Tu non sai cosa vuol dire non avere la situazione sotto controllo… Le persone come te sono prese dal panico se i loro sentimenti riescono a prevalere sulla ragione.

FERMA ANCORA

 Ti vedi… Ti senti… Ti senti davanti ad un tunnel… E sì le persone come te quando sentono che stanno mollando gli ormeggi sono presi da una strana sensazione: paralisi degli arti. cos’è? !

PAURA!

Si chiama così.. Ed è per questo che ora l’unica cosa che vedi davanti a te è un tunnel… La paura fa vedere tutto nero. Vuoi prendere il tunnel da solo.

Vuoi rimanere solo.

STOP

FERMA ANCORA

Penso che in fondo l’orgoglio possa essere messo da parte, voglio recuperare. Ti scrivo. Non credere che io non possa essere quella donna. Non entrare da solo in quel “tunnel”… Non permettere che perdiamo le tracce l’uno dell’altra… Per favore così ci facciamo solo del male…

E’ solo questa la tua risposta? NO.

Le persone come te cadono sempre in piedi, non si fanno male.

Le persone come me cadono e possono farsi male, perché si lanciano e osano.

Le persone come te non hanno il coraggio di osare, di lanciarsi, la paura non fa provare loro sentimenti, la paura paralizza, congela, non riesce a farti vedere la strada davanti a te. Preferisci non lanciarti per non rischiare di farti male. Hai voluto credere che io non potessi essere quella donna. Hai preso quel tunnel da solo. Hai permesso che perdessimo le tracce l’uno dell’altra.

STOP BASTA ORA NON MI FERMO PIU’ !

AZIONE !!

Mi rialzo. Mi accorgo che il vento ha cessato di soffiare, le sue ali si sono abbassate, sono planata giù e poi giù, fini ad arrivare a terra…

CRASH

Il vetro si è rotto… …rincollarlo… …non sarebbe mai uguale a prima… Mi pulisco dalla polvere…l’impatto sul suolo non è stato delicato… …va bene… mi rialzo.

Tutto bene?

Ora no.

Ma so che tra poco andrà meglio.

Le cicatrici serviranno a ricordare.

Il fato

"Il Liberatore" - René Magritte

“Il fato ci domina completamente con due eccezioni: il fato non ha potere sul nostro libero arbitrio e non può mentire.” – dal libro SHANTARAM di David Gregory Roberts

Quante volte mi sono chiesta perché il mio libero arbitrio mi trascina periodicamente a vivere situazioni già vissute, a provare emozioni già sperimentate, a fare scelte già compiute in passato, a fare domande di cui conosco già la risposta, a compiere azioni di cui già conosco la reazione.

Riesco a riconoscere la scadenza di un ciclo sin dai primi istanti, un nuovo, ma uguale, inizio si sta avvicinando.

L’inizio del termine dell’intervallo temporale, generalmente è caratterizzato dal susseguirsi di momenti che si avvicendano in un silenzio ovattato, in una successione così lenta e leggera, tanto da darmi la sensazione che una giornata non sia più composta da 24 ore, ma 24 più un numero “n” che tende all’infinito.

Nonostante il silenzio ronzante riesco a sentire il rumore che emettono i momenti in successione, il suone che presagisce l’inizio del nuovo ciclo. Come un sasso lanciato su uno specchio d’acqua forma cerchi concentrici che si propagano lentamente, così il suono che si crea si propaga e il mio campanello di allarme mi costringe a stare vigile.

Fino a che una mattina mi sveglio e tutto è finito, il giorno è nuovamente composto da 24 ore e il silenzio non è più tutt’intorno a me.

So perfettamente che mi abbandonerò in un’ennesima storia d’amore ad amaro, patetico e doloroso fine.

(30.08.2009)