Stanotte

Stanotte ho sognato mio figlio.

Non era bello, ma era felice.

Giocava sulla sabbia e ne mangiava un po’ e rideva.

Io gli ho tolto la sabbia dalla bocca e l’ho preso in braccio.

Siamo entrati nel mare e ci guardavamo, lui sorrideva.
Giocavamo con le onde saltandole.

L’acqua mi arrivava alla spalla e lui lo tenevo sul mio fianco più in alto della mia spalla e si bagnava un po’, perché io saltellavo, salivo e e scendevo e lui mi guardava e rideva.

È strano che io abbia sognato mio figlio, perché io non posso avere figli.

Lui è il mio figlio mai nato.

Biondo con gli occhi azzurri.

Non era bello, ma era felice.

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In my shoes – furti

Ma certo che no!
Certo che non mi sono dimenticata di te!
Cosa è successo?

È successo che ho avuto un leggero inconveniente.
Mi hanno rubato la borsa.
E sai quei giorni in cui ti dici tanto che vuoi che succeda e vai di corsa e prendi la borsa al volo per andare a cena e non la svuoti di tutte quelle cose che ci hai infilato dentro la mattina, che anche se non ti servono a niente ti dici, appunto, tanto che vuoi che succeda, non cambio borsa.

E allora la sera a cena con gli amici hai la tua borsa carina, con tutte le tue cosine dentro, quelle utili e quelle futili, oltre a soldi, chiavi di casa, le tue e quelle di lui che quella sera, non lo ha mai fatto, ti chiede di tenergli le chiavi di casa in borsa, poi hai ovviamente il cellulare perché non ti piace appoggiarlo sul tavolo durante la cena; l’iPad che è stato per me il colpo più duro e non mi dire lo hai fatto “trova il mio iPad” che l’ho fatto ma non l’ho trovato; la carta di identità; il codice fiscale che è anche inutile tessera sanitaria; la patente; gli occhiali da vista perché quella sera ti sei tolta le lenti e ti sei detta porto gli occhiali e però poi ti danno fastidio e siccome anche quelli ti scoccia poggiarli sul tavolo della cena allora li infili in borsa; la carta di credito che è anche bancomat; la carta di credito ricaricabile che su internet ti senti più tranquilla con quella per comprare; il libretto degli assegni che ti chiedi ancora perché esistano gli assegni e perché tu ne hai comprato un carnet che con tutti queste possibilità di pagamento che hai nella borsa sembri una ricchissima e invece sei una qualunque impiegata statale che arriva sul filo del rasoio a fine mese; card di abbonamento annuale sui malfunzionanti, maleodoranti, malcollegati mezzi pubblici di questa splendida città mal governata; altre ennemila card inutili che accumuli lungo i mesi in cui entri nei negozi magari per comprare una cretinata e loro ti dicono – ma la vuole la nostra card? Ė gratis e le darã tanti vantaggi – e allora ti ritrovi il portafoglio gonfio di card, non di soldi, di card che ti danno vantaggi.
Sì vantaggi…
Ma non dimenticarti che avevo nel portafoglio anche – l’utilissimo per andare a cena – badge aziendale.
E poi di solito non ho mai contanti, perché io sto comoda a pagare col bancomat, ci pagherei anche le sigarette col bancomat, e quel giorno invece avevo anche i contanti.

Comunque, ero a cena.

E allora a cena, io che sono una farloccona, poggio la borsa sulla spalliera.

Ma a mia scusante c’è il fatto che ero nel posto vicino al muro, quindi la borsa era tra me e il muro, che il ristorante lo conosco bene ci vado spesso, che era pieno, che noi eravamo sei a tavola…
insomma nulla, nessuno si accorge di nulla,tantomeno io che ero la diretta interessata e la mia borsa sparisce così.

E quindi cara sono stata forzatamente distaccata dal mondo esterno.

Però ora che ho recuperato quasi tutto rieccomi qui.

In my shoes – Verba saepe obscura erant

Cerco di spiegare il mio punto di vista.

Quello che mi procura pena, è che Acca non riesce a stare nei momenti di serenità.

Acca ha questa predilezione per la malinconia, l’ansia, l’angoscia, i tormenti in generale.

Acca, se annusa che qualcuno intorno a lei profuma di serenità, anche fosse solo per un momento, tira fuori dai cassetti della sua mente quell’episodio buio e malinconico legato alla vita della persone in quel momento serena e glielo sbatte in faccia, come uno schiaffo, come quando vuoi far rinsavire qualcuno che ha perso la bussola.

Acca non tollera che si possa avere un periodo privo di pensieri.

Che poi diciamocelo, parliamo solo di periodi, che i pensieri li abbiamo tutti.

Però abbiamo anche momenti di serenità.
E stare nei momenti di serenità è importante.
E soffermarsi su questi momenti può ricaricarti, può darti nuove spinte.

La differenza è che Acca, però, cerca di soffermarsi solo sui momenti spiacevoli.

Ed Acca non vuole che noi ci pensiamo troppo, invece, ai momenti piacevoli.

Sembra orribile vero?

Ma il paradosso è che poi Acca quando vuole, no anzi mi correggo, con chi vuole Acca è tutto il contrario.

Con chi vuole Acca è combattiva, consolatoria, risolutiva, spronante.

Mi dispiace, quindi, che ultimamente non mi senti o che, se mi senti, ho questo umore un po’ angosciato.

Ho una sorta di magone.

È un peso che sento fisicamente sul cuore, e non capisco perché dovrei averlo.

Nel senso che non è un brutto periodo per me, mi sono ripresa dalla tristezza del fallimento del mio progetto a febbraio, ho metabolizzato la morte della mia ancora di salvezza, il mio amatissimo cane – no, non gli dedico una chiacchierata per il momento…dici che allora vuol dire che ancora non ho metabolizzato? Può darsi… –
Ho deposto le asce di guerra in ufficio per viverlo un po’ più serenamente…

Ed è per questo che Acca sembra quasi mi abbia preso di mira, è per questo che sento alle volte l’angoscia nel cuore, perché non c’è pranzo domenicale in cui lei non tiri fuori dai suoi archivi nebulosi personali, fatti torbidi con date e orari precisi per far riaffiorare in me quelle medesime sensazioni angoscianti che lei sa che io ho provato.
E cerca quindi di seminare l’angoscia a tutti.

Come se alle volte la famiglia non avesse il diritto di essere serena.

Come se lei volesse affossarla appena ne sente la presenza.
Come fosse una cosa brutta, come fosse la gramigna che non deve proliferare.

Questa è la sensazione che ho.

E ad averla mi sento male.
Mi sento male perché ad Acca io voglio bene.
Perché Acca mi ha aiutato tanto e molte volte e non ho capito cosa ha Acca ora che non va.

Ed io vorrei aiutarla, ecco, vorrei, devo solo trovare il pertugio per poterlo fare, pertugio perché lei sembra proprio chiusa in se stessa.

Sono esistite ed esistono persone che nel tormento hanno composto musiche meravigliose, poemi immortali, invenzioni geniali, scoperte rivoluzionarie, ed io nel tormento invece non so mettere neanche due parole in croce nella mia madrelingua.

E così questa conversazione è un’accozzaglia di parole messe alla rinfusa

U come Uomini – di mia sorella però – parte I

AAAA R R G H !
Io così mi sento.
Mi sento che vorrei urlare tutta la mia rabbia, tutto lo sconforto che mi provoca questa storia.
Mi sembra che sia proprio stata una successione di scelte del tutto errate.

E non mi guardare con quella faccia.

Io non ho la forza alle volte.
Io avrei l’enorme desiderio di prenderla da una parte e dirle che secondo me ha fatto un errore enorme.
Che non è andata meglio.
Che l’uomo con cui sta non è assolutamente adatto a lei.
Sì, certo che non è un cattivo uomo. Nel senso che dici tu.
Nel senso che dico io, forse.
Nel senso che sotto sotto cerca il suo tornaconto e per raggiungere il suo scopo lui le racconta le cose che lei vuole sentirsi dire.

Ma porca miseria non si accorge che non c’entra assolutamente niente con lei!
No, non urlo.

Che poi invece l’urlo si trasforma in pianto.
Che a me succede così: all’improvviso mi viene tristezza e gli occhi si fanno lucidi, che sembra che ci siano le onde dentro, che io vedo come attraverso il finestrino della macchina quando da piccola mamma ci lasciava al suo interno quando passava sotto i rulli dell’autolavaggio, insistevo io per rimanere dentro.

E lui allora quella sera della festa di compleanno, quella sera di maggio, se ne è accorto delle onde e mi ha detto se ci andavamo a fumare una sigaretta fuori, che faceva un freddo fuori. Che il tempo non si era accorto che era maggio.

Sarà stato quel freddo, ma lì fuori mi sono uscite le parole, e scorrevano come un fiume in piena e le lacrime hanno trovato sfogo solo nel fiume di parole e non negli occhi, per fortuna, che poi il trucco mi si sarebbe sciolto che io quando piango rimango gonfia e rossa per ore e mi si vede subito che ho pianto perché io quando piango piango bene, mica che faccio uscire solo le lacrime io. Io singhiozzo per bene, io.

Quando siamo tornati dentro mi sono accorta di aver perso il momento della consegna del regalo, perché non mi hanno chiamato, o forse sì, ed io non ho sentito perché ero fuori.
E tu sai che loro fanno caso a queste cose e quindi ho dovuto dire a mia sorella di dire al suo uomo che anche io avevo partecipato al regalo.

Ma senti tu che cosa brutta da fare.

Perché mi avevano detto che neanche aveva letto il biglietto con le firme, che insomma a me già non mi andava di venire, perché lo sopporto poco, perché avevo il compleanno di un mio amico, perché tutta l’organizzazione era copiata dalla serata del compleanno di mio padre, perché non mi andava di trascinare lui.

E per fortuna che lui è venuto con me, che lui lo sa la situazione che si è creata negli anni, lui lo sa che non sarei potuta mancare a questo compleanno, che sono situazioni familiari delicate, che poi mia sorella me lo avrebbe rinfacciato per anni se non avessi partecipato al compleanno del suo compagno.

Ancora si ricorda di fatti accaduti anni fa.
Ancora mi rinfaccia di non essere andata ad un suo compleanno e se ti dovessi dire la verità, e devo proprio dirtela, io non ricordo affatto che questo sia successo.
Ti giuro che non ricordo quale fosse questo benedetto compleanno al quale non ho partecipato.
Non lo ricordo perché sono certa di essere sempre andata ai compleanni di mia sorella.
Non era in discussione, proprio perché ho sempre voluto andarci.

Però lei si ricorda così.

Ma tu guarda che cosa brutta da giustificare.

[…] continua

in my shoes – Sciura

È come quando pensi che vuoi tagliarti i capelli e ti capita che intorno a te vedi solo donne con i capelli corti.
E allora li tagli.
E poi sogni che ti sono ricresciuti e non vedi l’ora che il sogno si realizzi e intorno a te non vedi altro che donne con bellissimi capelli lunghi.
Ecco. (Si ogni riferimento a me stessa non è puramente casuale).

Sarà che ho da poco superato i 40, sarà che iniziano i compleanni degli amici che iniziano a superare di gran lunga i 40.
Sarà quello o qualcos’altro, ma da un po’ di tempo mi sembra di essere circondata solo da persone che non fanno altro che farmi pensare alla mia età, e mi ci fanno pensare in negativo, come fossi vecchia.

Ti ricordi del nuovo assunto che mi ha dato del lei, te ne ho parlato qui.
Beh è un esempio.
Poi ieri passeggiavo con i cani, ero sul marciapiede e sento:

scusa!

Mi giro e sul ciglio della strada era fermo un tipo su uno scooter. A mio modestissimo avviso era un mio coetaneo.
Appena mi guarda da davanti:

ah, scusi, per la via tal de tali?

Tu non so sei hai presente la serie Ally Mac beal, che lei davanti a te sorride e dentro invece si immagina la scena di urlarti addosso?
…sì io mi sentivo come lei. Ho avuto la tentazione di indirizzarlo dalla parte opposta.

E poi in ufficio…
E stranamente tutte queste informazioni mi vengono da Ca, che insomma io l’ho detto la considero un’amica.
Solo che di punto in bianco, senza alcun sollecito, mi parla spesso del mio aspetto e di come lo dimostro. Che io, voglio dire, su questo aspetto a voce alta non mi lamento mai!
Che dici, si sentirà ugualmente?

Maria Emma fai bene a vestirti da ragazza.

Scusa Ca ma che vuol dire?

Che fai bene alla tua età ti vesti da ragazza e non da “Sciura”, fai bene, finché puoi.
Perché poi da dietro sembri proprio una ragazza, certo poi da davanti si vede la tua età.

Ca, praticamente :
Dietro liceo davanti museo…, mi piacerebbe ti ricordassi queste tue parole e ci ripensassi tra cinque anni, quando ne compirai 42 e vorrei mi dicessi come ti fanno sentire.

Va bene Maria Emma non ti arrabbiare io dico la verità, l’amicizia è anche questo.

Ma sì, per carità … Certo però l’amicizia è anche una bugia messa bene… Oppure il silenzio, tanto non ti avevo chiesto nulla…

Come? Cosa indossavo? Pantaloni, stivali, camicia e cardigan.

P.s. Scusa ma una Sciura, come si veste?

In my shoes – Carboidrati

Mangio i carboidrati.

Ho detto che mangio i carboidrati.

I CAR BO I DRA T I

Più di una volta a settimana.

Ho detto che li mangio anche più di una volta a settimana!

Non ci credi eh?

Che dici?
92?
Forse sì, forse era dal ’92…No, però dai forse no, dai il ’92 è troppo!

Beh forse sì tra alti e bassi direi che il ’92 non è poi così distante dalla realtà.

E quindi sì, mangio i carboidrati.

Perché a continuare a scansare i rigatoni per prendere solo il condimento si può diventare quasi pazzi sai?

Sì, si può sfiorare la paranoia a scegliere ad uno ad uno i pachino nascosti tra le mezze penne.

Si può sfiorare il delirio a mangiare solo il tonno tra gli spaghetti.

Si può sfiorare la psicosi a mangiare solo i funghi tra le fettuccine.

Lo squilibrio di voler mangiare sempre e solo proteine e verdure te lo porti sempre con te.

Ecco io da un po’ l’ho voluto lasciare indietro e non ho voluto più portarlo con me.

Certo non se ne esce mai.
Non avrò mai un rapporto sano con il cibo, ma intanto mangio i carboidrati.