In my shoes – senso di colpa

Convivo con un senso di colpa invadente e ficcanaso che sto cercando di educare al rispetto e alla riservatezza.

Così ho scritto rispondendo a corvobianco213 sul mio post.

Sì, perché è capitato spesso che lui (il senso di colpa non corvobianco!) si sia intromesso nelle mie decisioni quotidiane condizionandomi e manovrandomi verso l’alternativa da lui suggerita affinché assecondandolo si potesse acquietare, ma che non necessariamente sarebbe stata quella che io avrei scelto in sua assenza.

Lo sfacciato è figlio di un senso del dovere inculcatomi sin da piccola grazie alla regola: “prima il dovere dopo il piacere”, tramutatasi in stile di vita tanto da farmi arrivare al punto che fare le cose per il mio puro piacere, tralasciando il dovere, mi scatenava un senso di colpa tale da non farmele gustare.
E se non assapori l’aroma e non avverti il gusto il piacere non è più né seducente né desiderabile.

Il senso di colpa ha avuto nel corso della mia vita un ruolo importante anche nei rapporti interpersonali.
Per esempio a seguito di discussioni in cui magari ero convinta di essere nel giusto ed avevo quindi reagito facendo valere le mie ragioni.
O a seguito di comportamenti che io ritenevo insoliti nei miei confronti in cui non riuscivo a trovare una spiegazione o un’azione da me compiuta che avesse potuto scatenare una reazione spiacevole.
In queste occasioni sentivo il malandrino svegliarsi, sgranchirsi gli arti e con passo del leopardo, armi in mano, intrufolarsi nelle mie idee, attaccarne le fondamenta corrodendole, insinuare il dubbio nelle fessure createsi, fertilizzandone il terreno gli faceva prendere forza a poco a poco.
E come è noto: alla fin trabocca e scoppia, si propaga, si raddoppia e produce un’esplosione.

La deflagrazione mi portava a pensare che alla fine le cose si fanno in due, la mia parte di colpa esiste, non la vedo, ma esiste, non c’è dubbio. Posso mica ritenere responsabile esclusivamente un altro essere umano. Posso mica pensare che il suo comportamento non sia una reazione giustificata da una mia azione precedente. È non c’è alcun dubbio, la mia azione comparata alla sua reazione è sicuramente più criticabile.

Che poi se il senso di colpa va a braccetto con una timidezza atavica diventa un tumulto generale.

Ci sono andata anche in terapia. In un primo momento singola e poi, quando la dottoressa mi ha ritenuto matura al punto giusto, sono passata al livello successivo della terapia di gruppo.

Devo ammettere che queste terapie sono state utili.

Utili perché mi hanno permesso di riconoscere il groviglio di confusione che si era creato dentro di me.

Non che io abbia sconfitto tutti gli aspetti bui della mia personalità, ho imparato però a conoscerli, e a riconoscere quando il filibustiere si risveglia. Alle volte riesco a farlo riassopire, alle volte no, in alcune occasioni sono riuscita a disarmarlo, altre no.
Ho imparato anche a gestire meglio la timidezza, quella che ti paralizza.
Ho imparato anche a non dire sempre sì, a non essere sempre accomodante ed a non essere sempre io che mi adeguo alle esigenze altrui.

L’ultima volta in cui ho sperimentato tutto ciò mi si è chiarito un grande dubbio.

A come amica, qui meglio descritta, che infatti non so poi se amica vera sia stata, sin dall’inizio qualche dubbio me lo dovevo fa venire vedi qui, si è trasferita in un’altra città per lavoro.

Già quando stavamo nella stessa città le sue chiamate erano rare, però può essere così in un rapporto c’è a chi piace cercare e a chi piace essere cercato, lei sempre indaffarata e meno flessibile nei confronti di organizzazioni diverse da quelle da lei scelte, io, anche se ugualmente indaffarata (perché intendiamoci nessuna delle due è un chief executive officer), sono di carattere più accomodante, quindi è anche normale che in un rapporto si creino degli equilibri basati sulle diverse inclinazioni.

Metti il fatto che quando torna ha pochi giorni per incastrare incontri con amici e parenti, che deve avanzarle anche un po’ di tempo per coltivare il suo hobby (perché alle volte le dà anche lavoro), che frequenta sempre lo stesso gruppo, che questi amici sono anche quelli che le permettono di coltivare il suo hobby, che solitamente si vedono in locali dislocati in quartieri che io non amo perché devo attraversare la città per raggiungerli, e che lei con i miei amici non ci vuole mai venire e infatti non ci viene.

Considera che la penultima volta in cui è tornata non mi sono adeguata ai suoi programmi e quindi non ci siamo viste.

Metti il fatto che l’ultima volta che le ho mandato un sms per sapere quando sarebbe tornata non mi ha risposto e che ho scoperto tramite fb che era qui e in più, per una volta, in un locale a 5 minuti da casa mia e con un’amica comune che non c’entra niente col gruppo di cui parlavo prima, metti il fatto che allora le ho telefonato e non mi ha risposto, metti il fatto che non mi ha mai richiamato.

Insomma metti tutto ciò.

Sentimenti di rabbia, di delusione, di incredulità nati in un primo momento sono stati spazzati via in un secondo momento dal più forte senso di colpa che mi ha fatto iniziare a pensare di aver fatto qualcosa che non andava. Ho quindi ripercorso tutti i mesi precedenti, cercando di valutare i vari episodi.

E poi un giorno, quando ancora oscillavo tra moti di collera e senso di colpa, mi trovavo nel locale dove vado di solito e mi sento chiamare. Era lei in città, non lo sapevo. Fa tutta la simpatica, come se niente fosse successo, io sono presa alla sprovvista e cerco di fare anche io come se non fosse successo niente e poi però mi manda in bestia perché mi dice:

Anche tu qui a fare l’aperitivo?

(Come anche io qui?! Io sto sempre qui, ma così tanto spesso che appena varcata la soglia del locale già il barman mi prepara un bicchiere di Franciacorta. E mi conosce così bene che me lo fa anche generoso. Vengo così spesso qui e mi sento così a casa che l’altro giorno me ne sono andata un po’ storta e mi sono dimenticata di saldare il conto, ma il proprietario il giorno dopo quando sono arrivata completamente mortificata si è fatto semplicemente una gran risata.)

Mi è risalita quella sensazione amara che mi ha sempre provocato il suo atteggiamento da prima donna.

Sai cosa ti dico senso di colpa?

Magna pure tranquillo perché per il momento non vincerai, questa volta scelgo me e con grande tranquillità mi scagiono anche dal dovere di parlare della faccenda con Alfaprivativa.

A come Amiche – il mio ritorno

Torno sul mio blog dopo quasi due anni e non ricordavo affatto quale fosse stato il mio ultimo post. Ho sorriso quando l’ho visto, l’amica di cui parlavo non è più da ritenersi tale.
A pensarci bene già da tempo non la ritenevo più amica vera, i motivi sono vari ed alcuni aneddoti sono raccontati anche qui.

Nonostante questo ho portato avanti il nostro rapporto, un po’ per affetto, un po’ per bisogno, oscillando sempre tra odio e amore.

Percepivo una sorta di medesimo conflitto da parte sua.

Forse avremmo potuto continuare così per sempre, in fondo l’odio e l’amore si incontrano sulla linea di confine e il ritmo di molti rapporti interpersonali è caratterizzato dall’alternarsi di tempi di odio e tempi di amore.

Io almeno avrei continuato.

Non lei.

Dopo il trasferimento fuori città non mi cercava più, limitandosi a farsi trovare quando ero io a cercarla.

Fino poi ad arrivare a non farsi trovare più. Nessuna risposta. Nessuna ricerca.

Ho smesso anche io di cercarla.

Ma non di pensarla.

Il ritmo è sempre alternanza di odio e amore,vorrei si fermasse proprio nel mezzo, nell’assenza di entrambi, per non pensarci più.

A come amiche -riflessioni

Per 3 anni, e più, non ho avuto amiche.

Per diversi motivi le amiche di scuola, dopo una mezza vita passata insieme, non le ho più viste.

In quegli anni alcune volte sentivo la mancanza di un’amicizia femminile.

Dopo quel periodo di amiche ne ho trovate altre.

In questi anni alcune volte mi chiedo come facessi a sentirne la mancanza.

Non è bizzarro tutto ciò?

A come Amicizia – Amiche – Alfaprivativa #8

Per il mio compleanno ho organizzato un aperitivo nel locale di alcuni amici, una sala a parte per noi.

Alfaprivativa mi ha portato alcune persone  senza avvertirmi prima.

Le ho scoperte quando si son presentate alla porta della sala dicendomi che alfaprivativa aveva detto loro di passare che avremmo festeggiato lì il mio compleanno.

Superando un iniziale imbarazzo per il fatto che non le avessi invitate, in effetti le conoscevo, ma non sono mie amiche lo sono di alfa, mi sono rilassata e ho pensato solo al fatto che si divertissero.

Quando sono andata da alfa a chiederle spiegazioni mi ha detto di non preoccuparmi che andava a dire  loro di pagarsi da bere.

…Ma non è questo il problema, anzi così il problema me lo raddoppi perché che figura è che vengono al mio compleanno e si pagano da bere…non dire nulla lascia tutto così com’è.

Passano i mesi e arriva anche il compelanno di alfa. Per il festeggiamento organizza la medesima cosa: aperitivo.

Tra i suoi amici, quelli che lei non può fare a me di frequentare, c’è stata una moria delle vacche pari all’80% degli invitati, cui si è aggiunto un numero di imbucati, portati dalle sue care amiche, superiore a quella degli invitati e per i quali si è lamentata con me gran parte della serata.

Eh sì proprio con me!

Il festeggiamento è stato molto carino, sono comunque tornata a casa con sentimenti contrastanti:

dispiaciuta per alfa perché i suoi amici non hanno condiviso con lei il giorno del compleanno, ma anche, in un certo senso, confortata perché ho pensato:

Chi la fa l’aspetti…e i cocci sono suoi“.

A come Amicizia – Amiche – Non sono diplomatica…

Non riesco ad essere diplomatica, è drammaticamente vero.

Alle volte provo a nascondere il fuoco che ho dentro che mi spinge a dire le cose senza celarle dietro un velo di tattica e di garbo riuscendoci perfettamente.

Altre volte non ci riesco affatto, ripeto nella mia mente le parole da dire, cerco di farne un mantra perché escano nel modo più garbato e discreto possibile, ma le parole se ne infischiano ed escono come un fiume in piena dagli argini, dopo giorni di pioggia.

Ecco, ieri è proprio successo così.

Le parole non erano offensive nei confronti di chi le ha ascoltate, ma erano rivolte ad un’altra persona.

Insomma: un’amica andava a prendere un aperitivo con una ragazza che a me non sta assolutamente simpatica, così le ho detto che non sarei andata, perché proprio non mi andava di vederla e né, tantomeno, di sentire le sue chiacchiere monotematiche.

L’amica mi ha guardato come se avessi detto a lei che è una grande baldracca.

Io me ne sono stupita, non solo perché le parole non erano rivolte a lei, non solo perché la mia antipatia nei confronti della tipa era cosa già nota, ma anche perché anche la mia amica stessa ne aveva detto peste e corna ad ogni occasione.

La stupita dovrei essere io…come ne parli male, dici che è una brutta persona e poi..prendi appuntamento per passarci una serata insieme, tu e lei. Non capisco…

Ma forse invece sì, capisco, questa ragazza fa parte di un ambiente che alla mia amica è molto caro, un ambiente in cui tutti fanno lo stesso lavoro, si conosco l’uno con l’altro anche se non di persona, per sentito dire e si frequentano solo tra loro.
Si sparlano molto dietro le spalle e poco davanti.
Un ambiente in cui il presenzialismo è il fattore più importante, un ambiente in cui se non fai quel lavoro, o qualcosa con esso inerente, sei una persona che non vale più di tanto.
Un ambiente in cui lei è ormai entrata e la vuole fare da padrona.

Sarò anche poco diplomatica, ma sono coerente con me stessa, non frequento le persone che non mi piacciono solo perché, forse, mi potranno servire in futuro.

A come Amicizia – Amiche – Alfaprivativa #7 – perle di saggezza

Ho fatto una cosa un pò cattiva“, mi confessa alfaprivativa, “Ho invitato Effe a casa di Enne perché c’era anche Emme e so che Effe vuole portarsi a letto Emme.”

Emme: ex ragazzo di Enne.

Enne:  si sta iniziando a riprendere ora dalla fine della storia, dice lei…ma a vederla bene si capisce che mente.

Effe: donna che fa la gatta morta con tutti gli uomini che incontra, spudoratamente.

Così ieri alfaprivativa, ponendo come scusa che Enne vuole sempre fare la prima donna, ecco che le prepara un simpatico “scherzetto”:

invita alla cena che Enne ha organizzato a casa sua la tipa Effe, che ha fatto la cascamorta con Emme tutta la serata, andandosene via con lui. E non a dormire.

Mi ricordo l’espressione di Enne sulla porta quando salutava Emme e lo guardava andarsene con Effe.

Dio mi guardi dagli amici, che dai nemici mi guardo io.

A come Amicizia – Amiche – Alfaprivativa # 6 – perle di saggezza

Adesso inizio un corso, è importante, non solo perché così miglioro nel mio campo, ma anche perché è una buona occasione per fare delle pubbliche relazioni per il lavoro.

Tu pubbliche relazioni? E’ noto che non sei affatto portata per le pubbliche relazioni! Tu al massimo rimorchierai qualcuno!

…e ti pare poco? Sempre p.r. sono! 🙂

Sarà perché tu invece hai delle difficoltà in tal senso?…