in my shoes – Sciura

È come quando pensi che vuoi tagliarti i capelli e ti capita che intorno a te vedi solo donne con i capelli corti.
E allora li tagli.
E poi sogni che ti sono ricresciuti e non vedi l’ora che il sogno si realizzi e intorno a te non vedi altro che donne con bellissimi capelli lunghi.
Ecco. (Si ogni riferimento a me stessa non è puramente casuale).

Sarà che ho da poco superato i 40, sarà che iniziano i compleanni degli amici che iniziano a superare di gran lunga i 40.
Sarà quello o qualcos’altro, ma da un po’ di tempo mi sembra di essere circondata solo da persone che non fanno altro che farmi pensare alla mia età, e mi ci fanno pensare in negativo, come fossi vecchia.

Ti ricordi del nuovo assunto che mi ha dato del lei, te ne ho parlato qui.
Beh è un esempio.
Poi ieri passeggiavo con i cani, ero sul marciapiede e sento:

scusa!

Mi giro e sul ciglio della strada era fermo un tipo su uno scooter. A mio modestissimo avviso era un mio coetaneo.
Appena mi guarda da davanti:

ah, scusi, per la via tal de tali?

Tu non so sei hai presente la serie Ally Mac beal, che lei davanti a te sorride e dentro invece si immagina la scena di urlarti addosso?
…sì io mi sentivo come lei. Ho avuto la tentazione di indirizzarlo dalla parte opposta.

E poi in ufficio…
E stranamente tutte queste informazioni mi vengono da Ca, che insomma io l’ho detto la considero un’amica.
Solo che di punto in bianco, senza alcun sollecito, mi parla spesso del mio aspetto e di come lo dimostro. Che io, voglio dire, su questo aspetto a voce alta non mi lamento mai!
Che dici, si sentirà ugualmente?

Maria Emma fai bene a vestirti da ragazza.

Scusa Ca ma che vuol dire?

Che fai bene alla tua età ti vesti da ragazza e non da “Sciura”, fai bene, finché puoi.
Perché poi da dietro sembri proprio una ragazza, certo poi da davanti si vede la tua età.

Ca, praticamente :
Dietro liceo davanti museo…, mi piacerebbe ti ricordassi queste tue parole e ci ripensassi tra cinque anni, quando ne compirai 42 e vorrei mi dicessi come ti fanno sentire.

Va bene Maria Emma non ti arrabbiare io dico la verità, l’amicizia è anche questo.

Ma sì, per carità … Certo però l’amicizia è anche una bugia messa bene… Oppure il silenzio, tanto non ti avevo chiesto nulla…

Come? Cosa indossavo? Pantaloni, stivali, camicia e cardigan.

P.s. Scusa ma una Sciura, come si veste?

In my shoes – Carboidrati

Mangio i carboidrati.

Ho detto che mangio i carboidrati.

I CAR BO I DRA T I

Più di una volta a settimana.

Ho detto che li mangio anche più di una volta a settimana!

Non ci credi eh?

Che dici?
92?
Forse sì, forse era dal ’92…No, però dai forse no, dai il ’92 è troppo!

Beh forse sì tra alti e bassi direi che il ’92 non è poi così distante dalla realtà.

E quindi sì, mangio i carboidrati.

Perché a continuare a scansare i rigatoni per prendere solo il condimento si può diventare quasi pazzi sai?

Sì, si può sfiorare la paranoia a scegliere ad uno ad uno i pachino nascosti tra le mezze penne.

Si può sfiorare il delirio a mangiare solo il tonno tra gli spaghetti.

Si può sfiorare la psicosi a mangiare solo i funghi tra le fettuccine.

Lo squilibrio di voler mangiare sempre e solo proteine e verdure te lo porti sempre con te.

Ecco io da un po’ l’ho voluto lasciare indietro e non ho voluto più portarlo con me.

Certo non se ne esce mai.
Non avrò mai un rapporto sano con il cibo, ma intanto mangio i carboidrati.

In my shoes – E infatti non lo è

È inutile che lo pensi, anche se in realtà non lo so se lo pensi.
Non è mica facile stare dietro a quello che penso.
Non riesco mica sempre a prendere appunti e alle volte non ho supporti informatici a disposizione, non ho carta e penna e scrivo nel mio cervello e poi non mi ricordo nulla.
O mi ricordo poco.
Alle volte solo l’argomento.
E poi ributtarlo giù a freddo non viene bene come mi sembrava buono quando lo scrivevo a caldo nella mia mente.
Sapessi come me ne dispiaccio.
Per questo porto sempre con cui scrivere.
Ma non è che puoi mica metterti a scrivere sempre.
Scusa un attimo che mi è venuto in mente questo.
E allora se non prendo appunti poi lo perdo.
Ecco cerco di ripeterlo nella mia mente. E mi dico dai che questa volta lo riscrivo pari pari.
E non succede mai.
Ecco ora che riparlo di questo vorrei tanto che mi venisse in mente quella cosa che ho scritto nella mia mente quella sera.
Che poi era solo questo.
Era solo questa la cosa che ci proibivate?
Si trattava di una cosa così bella e invece ci avete fatto venire una sorta di tabù.
Mi avete fatto venire per tanti anni un grande problema.
Tanti che pensavo che fosse un male.
E invece è così bello ed è possibile che una cosa così bella possa essere un peccato ?
Non ci credo più.
Fare l’amore è una cosa bella.
Se lo fai col cuore non può essere così brutto non può essere considerato brutto.
Ma lo avevo pensato in una maniera più profonda.
Non così banalmente come mi viene ora.
Ma ora mi viene così e così te lo racconto.
Non poteva essere come dicevano loro. E infatti non lo è.

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U come uomini – Andre Agassi – OPEN

Sentivo che mancava qualcosa, sì mancava qualcosa ma non capivo.
Così sono stata con questa sensazione di non riuscire a riempire un vuoto fino a che ho visto lui nella libreria di mio padre.

E il vuoto si è riempito.
Niente altro che un bel libro alle volte può riempire un vuoto.

Ho divorato la sua biografia, l’ho divorata in pochi giorni, ogni minuto libero, fino a che gli occhi non mi si chiudevano leggevo, fino a che non mi sono sentita sazia ho riletto alcuni passi anche dopo averlo finito, perché io faccio così.

E mentre leggevo ho rivissuto tutte le sue partite che ho visto, quelle dal vivo e quelle in tv.
Ho rivissuto la prima volta che l’ho visto nel maggio dell’87…
E poi sono andata su internet per rivedere quello che lui descriveva.
E poi ho anche pensato che io il tennis non lo seguo più come una volta…

Non sono brava a fare recensioni, io più che altro raccolgo citazioni per omaggiare un bel libro.

U come Uomini- Il Dentista

Uno degli uomini con cui sono sparita è stato il dentista.
Quando ha aperto lo studio sotto casa mia io ero al primo anno di università e lui per promozione lasciava bigliettini pubblicitari nelle cassette delle poste, e considerato che si trovava a 2 minuti a piedi, sono andata a fare la prima visita.
Lui ha una decina di anni più di me quindi all’epoca ne avrà avuti 29, la prima impressione è stata buona – e lo sappiamo entrambe che non esiste una seconda occasione per fare una buona prima impressione – è per questo che da quel giorno è diventato il mio dentista di fiducia e lo è rimasto per tanto tempo.
Perché la sparizione, la mia, risale a circa 3 anni fa quindi un rapporto dottore paziente durato circa 20 anni…non male.

Ahhahaha lo so sono di più ! Ma non si chiede l’età ad una donna!

Ecco, il dentista è sempre stato molto complimentoso con me, nel senso che mi riempiva di complimenti, con gli anni la complimentosità è aumentata in maniera esponenziale, non mancava occasione in cui non manifestasse il suo apprezzamento, il suo gradimento, il suo consenso, la sua estimazione.
Mi invento le parole?
Ah sì?…

Comunque…tutta questa complimentosità mentre io ero lì sdraiata a bocca aperta con il trapano che mi rimbombava nel cervello l’anestesia che mi addormentava dalla mascella alla tempia e che rimaneva così per le successive enne ore che non si sa perché ma io l’anestesia la smaltisco nell’anno del mai.

E mentre lui si prodigava in complimenti e approcci sempre più espliciti io ero lì che mi sudavo le mie sette camicie in preda ad un’ansia e una paura che solo il rumore del trapano mi provoca stesa sul lettino in pelle che poco aiutava la mia agitazione.

Col tempo la durata dei miei appuntamenti era assimilabile ad un lasso di tempo a dir poco infinito, no, no, non era una mia impressione, era proprio così, a quanto pare col passare degli anni ogni lavoro da eseguire sui miei poveri denti diventava man mano più difficile, è così che il dentista giustificava questa mia permanenza nel suo studio ed ogni appuntamento non era mai quello risolutivo.
Beh insomma all’inizio sì, ad un certo punto riusciva a sbrogliare il bandolo dalla matassa o come si dice.
Tra l’altro dopo un po’ ho iniziato a chiedermi come potessero sopportare questa attesa infinita i pazienti che avevano l’appuntamento dopo il mio.

Col tempo evidentemente la durata della mia permanenza sotto i ferri non era sufficiente e quindi finito l’appuntamento mi invitava nella sua stanza e mi mostrava una qualsiasi sciocchezza che custodiva lì.
Per esempio il suo Mac – no, non fraintendere, intendevo proprio il computer – le fotografie in esso custodite, la musica da lui preferita, i video di lui e la sua band.
Che devo dirti poi non era mica male la sua band.

Col tempo anche questo non risultava sufficiente così ha iniziato a suonare qualche pezzo dal vivo, grazie alla tastiera che teneva lì nella stanza dei balocchi appoggiata al muro, e mi invitava ad ascoltarlo accomodata su quel bel divano in pelle tre posti.
E tutto finiva quando la sua assistente bussava per sollecitargli l’appuntamento successivo.
Che devo dirti anche su questo suona e canta anche molto bene.

Col tempo forse ha visto che avrebbe dovuto coinvolgermi di più, così ha iniziato a chiedermi di unirmi a lui nel canto mentre suonava la tastiera.

Sì, è vero, te l’ho anche raccontato che una delle cose che mi sarebbe piaciuto fare, proprio come sogno nel baule, sarebbe stata la cantante e, non ricordo, ma credo proprio di avere omesso una cosa fondamentale:
sono stonatissima, ma non stonata normale, sono peggio di Flavia Vento quando cantava da Mammuccari…
Strana ambizione infatti la mia…ho cantato anche al matrimonio di mia sorella, l’ombelico del mondo di Jovanotti.
E poi ho cantato anche al compleanno di mia madre, che mio zio suona, come tutti i miei cugini, e cantano tutti oltre a suonare, anche mio padre canta, insomma in quell’occasione mio zio suonava e mentre io cantavo urlava:
tojeteje er microfono!

Comunque ovviamente non ho cantato con il dentista.

E più io non alimentavo i suoi complimenti più i suoi approcci diventavano insistenti.
È ovvio.

Col tempo ha iniziato ad inviarmi email con barzellette che diventavano man mano più spinte che puntualmente quando mi vedeva le richiamava e alludeva a quelle con approcci dal vivo.
Che dire..questo mi infastidiva un bel po e soprattutto quando una volta lo fece davanti al mio nipotino che all’epoca era proprio piccolo e poi a rispondere alle sue domande ero io mica il dentista.

C’è stato poi quel grave lutto che lo ha colpito ed il tutto ha subìto in arresto…

Non subito ovviamente, però dopo un po’ ha tentato nuovi metodi ed è iniziato il periodo dei racconti sulle sue avventure sentimentali.
Beh sentimentali…non so quanto sentimento ci fosse in effetti.
Con quei racconti immagino cercasse di alimentare la mia curiosità sperando di farmi accendere la lampadina della voglia di provare se fossero veri o meno…
Mmmh, no…non si è accesa alcuna lampadina.

E poi alla fine credo di aver capito che sia arrivata anche una storia più seria, ma lui con me cercava sempre di sminuirla tra uno sguardo strano della sua assistente e un suo ammiccamento.
E Giacomino si sposa!
Sì, ma niente di serio…

Certo durante i racconti sulle avventure sentimentali io rimanevo a bocca aperta, ma esclusivamente per il fatto che dentro c’era il suo trapano.
Aridaje! Hai ragione, continuo con questi fraintendimenti.

Che insomma lo sai bene, non è questione che io me la tiro, mi conosci, quando mi piace qualcuno non mi faccio mica problemi.
Qui la questione è un’altra ed è semplicissima:
a me il dentista non piaceva proprio.
Ed è questione che quando non mi piace qualcuno non c’è verso.
Anche se poi alle volte mi incaponisco…
Sì sì hai ragione, mi incaponisco domandandomi come mai non mi piaccia uno che insiste tanto e allora cerco di capire perché ed è per questo che poi un giorno ho accettato il suo invito, un giorno dico di sì, così, quelle cose così e tanto si aspettava un no come risposta che quella volta che ho detto si non ci credeva. Nemmeno io in fondo ci credevo.
E invece siamo usciti.

No, è andata bene, mi sono divertita.
Anche a vedere come non aveva affatto gestito bene la sua organizzazione con chi evidentemente lo aspettava a casa.
Che se squilla il telefonino e alla vista del chiamante inizi a tentennare, stacchi l’apparecchio al volo eliminando il kit viva voce e inizi a:
Non sento bene, la linea è disturbata, pronto, pronto…
E attacchi sorridendo dicendo ho il cellulare un po’ scarico meglio che lo spengo, a me viene in mente solo che la nostra uscita non è alla luce del sole.

No, non è successo nulla, la prova si è limitata all’uscita non sono andata oltre, strano sì questa volta è andata così.

E no, non ha desistito.
Anzi, ha incrementato. Ma incrementato così tanto che per due anni mi ha tenuto in cura un dente.
Due anni, una volta a settimana, per un’oretta circa, oltre agli inviti nella sua stanza.
E non guariva mai.

Ed è allora che io ho iniziato a spazientirmi, dai sono stata anche paziente, in tutti i sensi, e te l’ho detto anche altre volte che lo sono, qui.

Però poi basta.

Ho iniziato a rifiutare i post appuntamento nella sua stanza e a declinare in modo sempre meno diplomatico i suoi inviti serali.

E poi un giorno ho detto che non sarei più tornata che il dente me lo tenevo così che non ne potevo più e lui mi ha detto che così non mi avrebbe più visto e allora potevamo magari uscire insieme e io gli ho proprio risposto no, non ho voglia di uscire con te, con quel tono lapidario che mi esce quando sono all’esasperazione e quella mia espressione no way di cui ti ho già parlato qui.

Lui?

Lui:

“Peggio per te Maria Emma.
Tanto la tua bellezza non durerà per sempre e allora poi vedremo che succederà quando non avrai più inviti da rifiutare.”

Non sono mai più tornata.

I conti li ho saldati ? Certo che sì, per un lavoro incompleto.

Sparito lui?

Beh la verità è che mi ha wazzappato diverse volte, ma io non ho mai risposto.
Ora è un po’ che non si fa vivo.

Ah, il dente? Il dente con tre appuntamenti da un altro dentista ho risolto.

In my shoes – sparizioni

E che vuoi farci alla fine anche a me è capitato di sparire, un po’ alla chetichella, senza dare troppe spiegazioni.
Eh sì, lo so cosa pensi…
Ma guarda non ti credere, io le ho pagate le mie fughe, le ho pagate tutte.
E le ho pagate sia per analogia che per contrappasso.

E non è che non abbia dato spiegazioni perché non ci fossero motivi.
No, i motivi c’erano, ma magari non ho trovato le parole.
Non le ho trovate perché non pensavo fossero cose belle da dire.
Perché insomma mi accorgo che spesso le cose che penso potrebbero ferire l’altro, non è che sempre si possano servire dei pugni nello stomaco così senza pensarci.

Che poi alla fine anche sparire sortisce lo stesso effetto delle parole scomode. Fa male forse anche di più, il dolore è aumentato dalla vigliaccheria della sparizione.

Quindi sì è vero, non c’è bisogno che mi ripeti che io stessa molte volte ho preteso spiegazioni, mi sono ostinata a chiederle a chi è sparito dalla mia vita in silenzio.

Se vale per me il ragionamento dovrebbe valere anche per gli altri.

È che alle volte sarà la timidezza, o semplicemente paranoia, o è più semplice la timidezza? O sarà il senso di colpa o sarà che ho bisogno di sapere.
Sarà quello che voglio ma come io non fornisco spiegazioni non posso pretendere di riceverne sempre.
E non posso neanche sempre nascondermi dietro la timidezza e il senso di colpa.
Oppure sono loro che nascondono me?

Non è che possa sempre spiattellare in faccia alle persone ciò che penso.
Sì è vero alle volte lo faccio comunque, infatti poi lo vedo la faccia che fanno, quella faccia lì che mi accorgo che un po’ ho esagerato, che non ho fatto proprio tanto bene a dire la verità, la potevo un po’ edulcorare, così per renderla un po’ meno amara.

Che poi è la mia verità, magari per un’altra persona non è vero, quindi perché buttare giù qualcuno solo perché io la penso così.
Sìi certo ogni tanto qualcuno te le tira proprio fuori eh? Sì ci sono quelli che mi stuzzicano, probabile che io gli stia anche sui marroni.
Marroni ? Mica sono del nord io, ma marroni mi sembrava meno volgare. Coglioni? Sì dico coglioni allora.
Probabile che io gli stia sui coglioni, mica no e allora mi vedono che c’è l’ho sulla punta della lingua e mi provocano per vedere fino a che punto arrivo.
Come il mio collega di stanza che infatti gli ho sbottato e glielo ho detto, però dopo 5 anni nella stanza dai, va bene.
Sì in effetti anche altre volte ho sbroccato, e va bene mi vengono questi termini, ma lo sai che non sono così brava con le parole, insomma sì ne avevo parlato anche qui. E allora è accaduto di nuovo e glielo ho detto che è un gran rompicoglioni.
Si proprio così, ho proprio detto: sei un gran rompicoglioni.
Che con tutte queste parolacce mia madre mi avrebbe mollato un ceffone, con la mano quella con l’anello che era l’orecchino di nonna, non di mia nonna, della sua, la mia bisnonna, quell’anello che ora porto io e lo porto sempre con me perché insieme a lui porto con me anche tanti ricordi.
Che poi quando mi succede non mi sento mica tanto in pace con me stessa.
Ho questa cosa qui: se penso una cosa brutta di una persona e gliela dico poi non mi sento bene.
Però alle volte invece mi sento bene.
Sì va bene dico una cosa e poi tutto il contrario.
Bizzarra
Un po’.

Una degli uomini con cui sono sparita è stato il dentista.
Poi te lo racconto.

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U come Uomini – l’ingegnere

Come…?
Non hai capito?
… Eh no infatti stavo più o meno borbottando…che mi viene così…
Dicevo che l’ha rifiutato…insomma sì lo ha aiutato perché pare che sia regredito del 20% che dai non è male.
Dice che era preso da un cordone ombelicale.
Beh non so spiegarti meglio, lui si me lo ha spiegato sono io che non ho capito bene come funziona…
Insomma ora deve fare il trapianto di midollo… Sì è in una lista internazionale.
Sì perché dice che ne avevano trovato quattro qui in Italia di donatori compatibili, ma poi si sono rifiutati…
Sì erano nelle liste, ma poi alla chiamata si sono tirati indietro…
no questo non lo so, non so come funziona…
Sì pare che poi alle spiegazioni dell’operazione e del post operatorio poi si siano spaventati…
Eh no..non lo so se glielo spiegano già quando diventano donatori..non le so io queste cose…

Lui?
Lui era un po’ arrabbiato, un po’ triste, ma anche allegro, insomma lui ha sempre quel suo bel carattere..
Che poi diciamocelo è quello che lo manda avanti.

Abbiamo preso un aperitivo, anche se lui non avrebbe potuto.
Mi ha fatto vedere le foto, sì si faceva le foto durante le cure! Con quelle espressioni lì che fa lui, con quel sopracciglio alzato, senza capelli, senza più i suoi baffetti, con tanti chili in meno, che a vedere certe fotografie glielo ho detto che non sembrava neanche lui, però sempre un gran bel marcantonio, che lui lo è anche con la mascherina e la flebo attaccata al braccio.

Sì certo, lo so bene anche io che sono di parte.
Io con lui ho interpretato molti dei ruoli che si possono interpretare nelle relazioni tra uomo e donna: amici, amanti, fidanzati.
Ci sono stati indifferenza, amore, odio…

Poi lui mi ha detto sai quando finirà tutto questo mi sposerò, ma non immagini con chi, nessuno immagina con chi.
Abbiamo iniziato a rivederci già da un po’.

E io l’ho guardato e gli ho detto con Sara.

Come hai fatto?

E come ho fatto…io ho sempre pensato che non vi sareste mai dovuti lasciare, io vi ho visti insieme e si vede…si vedono tante cose.
Sono contenta. Sono contenta se vi sposate.

Ma sono triste ed ho paura ho paura di non rivederlo ho paura che non si trovi nessuno.
E mi ripassano in mente tutte le immagini…

Che te le racconterei pure ma non hai idea di chi è appena entrato in metro … Ah lo senti eh?! Certo la voce roca inconfondibile di chi la vita se l’è quasi completamente fumata, dovresti vedere come è di aspetto, è ugualmente roco. La sua voce ha mandato in frantumi i miei pensieri.

Te ne dò novemila, novemila a fine ottobre e poi non se ne parla più. Cinquemila? Cinquemila te ne bastano?

È arrivata la mia fermata. Provvidenziale.
Tutto sommato provvidenziale anche il roco che mi ha aiutato ad uscire dal vortice di quelle immagini e dai pensieri bui dove stavo precipitando.