Citazioni da: “La passeggiata dell’ubriaco” – di Leonard Mlodinow


Mlodinow - la passeggiata dell'ubriaco - le leggi scientifiche del caso

Nuotare in senso opposto alla corrente dell’intuito è difficile: come vedremo, la mente umana è progettata per identificare una causa precisa per ogni evento e quindi può avere difficoltà ad accettare l’influenza di fattori non collegati o casuali.

Quindi il primo passo è capire che il successo o il fallimento a volte non derivano né da grandi abilità né da grande incompetenza ma, come scrisse l’economista Armen Alchian, da “circostanze fortuite“.

I processi casuali sono un meccanismo fondamentale in natura e pervadono le nostre vite ogni giorno, eppure la maggioranza delle persone non li comprende né ci riflette su.

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Regressione verso la media“: in ogni serie di eventi casuali, un evento straordinario ha alte probabilità di essere seguito, per puro caso, da uno più ordinario.

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…gli essere umani per necessità impiegano certe strategie per ridurre la complessità delle situazioni da giudicare, e in quel processo l’intuito sulle probabilità svolge un ruolo importante.

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Un abisso di casualità ed incertezza intercorre tra la creazione di un grande romanzo – o un gioiello, o un biscotto alle scaglie di ciocciolato – e la presenza di altissime pile di quel romanzo – o gioielli, o scatole di biscotti – all’ingresso di migliaia di negozi.

E’ per questo che le persone di successo in ogni ambito sono quasi sempre membri di uno stesso gruppo: il gruppo delle persone che non si arrendono.

Molte cose che ci accadono, il successo nel lavoro, negli investimenti, nelle decisioni importanti e meno importanti,  dipendono in parte da fattori casuali e in parte da abilità, competenze e duro lavoro.

Quindi la realtà che percepiamo non è un riflesso diretto delle persone o delle circostanze che ne sono alla base, ma è piuttosto un immagine sfocata, su cui agiscono forze esterne imprevedibili e variabili.

Non vuol dire che l’abilità non sia importante, anzi è uno dei fattori che aumentano la probabilità di successo; ma il legame tra azioni e risultanti non è diretto come ci piace credere.

[…] Decidere in che misura un esito sia dovuto all’abilità e in che misura invece alla fortuna, non è una faccenda semplice.

Gli eventi casuali spesso si comportano come acini di uvetta in una scatola di cereali: si aggregano in gruppi, in strisce, in grappoli.

E se la dea bendata è equa nel distribuire le potenzialità, non lo è altrettanto nei risultati.

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Euristica della disponibilità: nel ricostruire il passato diamo troppa importanza ai ricordi più vividi e quindi più facili da recuperare.

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Di recente gli psicologi hanno scoperto che la capacità di perseverare di fronte agli ostacoli è un fattore del successo almeno altrettanto importante del talento puro. E’ per questo che gli esperti parlano spesso della regola dei dieci anni: ci vogliono almeno dieci anni di duro lavoro, dedizione ed impegno per avere grande successo in quasi tutti gli ambiti.

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E’ la natura umana che ci spinge a cercare schemi e ad assegnare loro un significato quando li troviamo.  Kahneman e Tversky hanno analizzato molte delle scorciatoie che impieghiamo per valutare le regolarità riscontrate nei dati e per esprimere giudizi in condizioni di incertezza e le hanno soprannominate euristiche.

[…] le euristiche possono condurre ad errori sistematici. Kahneman e Tversky chiamavano questi errori “bias“, distorsioni: tutti usiamo le euristiche e tutti cadiamo vittima di distorsioni.

[…] E così alla fine del novecento si è iniziato a studiare come la mente umana percepisce la casualità. I ricercatori sono giunti alla conclusione che “le persone hanno un’idea molto errata della casualità: non la riconoscono quando la vedono e non sanno produrla quando ci provano“.

[…]Agli esseri umani piace esercitre il controllo sull’ambiente che li circonda. […] Il nostro desiderio di controllare gli eventi non è privo di scopo, perché un senso di controllo personale è necessario per la nostra autocoscienza e autostima. […] se gli eventi sono casuali, noi non possiamo controllarli, e se possiamo controllarli allora non sono casuali. C’è dunque una contraddizione di fondo tra la nostra esigenza di controllo e la nostra abilità di riconoscere la casualità. Questa contraddizione è uno dei motivi principali per cui sbagliamo ad interpretare gli eventi casuali.

[…] La Langer ha dimostrato ripetutamente come l’esigenza di controllo interferisca con l’accurata percezione degli eventi casuali. […] attribuiamo molto più valore ai risultati e alle nostre capacità di influenzarli. E così nella vita reale è ancora più difficile resistere all’illusione del controllo.

[…] Le ricerche hanno evidenziato che l’illusione di poter controllare gli eventi casuali è più intensa in ambito finanziario, sportivo e soprattutto aziendale, in cui un esito casuale è preceduto da un periodo di attività strategica, quando il compito richiede un coinvolgimento attivo, o quando c’è una competizione. Il primo passo per sconfiggere l’illusione del controllo è esserne consapevoli.

[…] Quando siamo in preda ad un’illusione invece di cercare modi per dimostrare che le nostre idee sono sbagliate, di solito cerchiamo di dimostrare che sono giuste. Gli psicologi lo chiamano “bias di conferma“, ed è un grosso ostacolo che ci impedisce di interpretare correttamente la casualità.

[…] Come scrisse nel 1620 il filosofo Francesco Bacone: l’intelletto umano, quando trova qualche nozione che lo soddisfa, o perché ritenuta vera, o perché avvincente e piacevole, conduce tutto il resto a convalidarla ed a coincidere con essa. E, anche se la forza o il numero delle istanze contrarie è maggiore, tuttavia o non ne tine conto per disprezzo, oppure le confonde con distinzioni e le respinge, non senza grave e dannoso pregiudizio, pur di conservare indisturbata l’autorità delle sue prime affermazioni“.

 Quel che è peggio, non solo preferiamo cercare prove che confermino le nostre nozioni preconcette, ma inoltre interpretiamo le prove ambigue in favore delle nostre idee. Questo può essere un grosso problema perché i dati sono spesso ambigui, quindi ignorando alcuni schemi ed enfatizzandone altri possiamo essere condotti a rinforzare le nostre convinzioni anche in assenza di dati persuasivi.

[…] Quindi anche schemi casuali possono essere interpretati come prove convincenti, se si relazionano alle nostre nozioni preconcette.

 Il bias di conferma ha molte conseguenze spiacevoli nel mondo reale.

Con l’evoluzione il cervello umano è diventato molto efficiente nel riconoscimento degli schemi ricorrenti: ma come mostra il bias di conferma, ci concentriamo sul trovare e confermare schemi anziché sul minimizzare le nostre false conclusioni.

[..] dobbiamo imparare a dedicare altrettanto tempo alla ricerca di prove del fatto che ci sbagliamo, che alla ricerca di motivi per cui abbiamo ragione.

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[…] quanto contribuisce la casualità al nostro presente? E fino a che punto siamo in grado di prevedere il futuro?

Molti studiosi di scienze umane, dal tardo Rinascimento all’età vittoriana, condividevano le idee deterministiche di Laplace.

Ritenevano, come Galton, che la nostra vita fosse determinata dalle nostre qualità personali o, come Quételet, pensavano che il futuro della società fosse prevedibile.

Spesso traevano ispirazione dal successo della fisica newtoniana e credevano che il comportamento umano fosse prevedibile con la stessa attendibilità degli altri fenomeni naturali.

[…]Negli anni sessanta, un metereologo di noeme Edward Lorenz cercò di impiegare le tecnologie all’avanguardia per applicare le teorie di Laplace nell’ambito limitato della meteorologia.

[…] Solitamente gli scienziati partono dal presupposto che se le condizioni iniziali di un sistema vengono leggermente alterate, il sistema evolverà in maniera leggermente diversa.

[…] ma Lorenz scoprì che queste piccole differenze conducono a enormi variazioni nei risultati. Il fenomeno fu battezzato: “effetto farfalla”: mutamenti atmosferici così piccoli che potrebbero essere stati causati dal battito d’ali di una farfalla possono avere enormi ripercussioni sull’evoluzione delle condizioni meteo in tutto il mondo.

[…] In realtà accade proprio questo: per esempio il tempo perso per ber un caffè potrebbe farci incontrare la nostra futura moglie alla stazione, o impedirci di essere investiti da un auto che passa con il rosso.

[…]Quando ci guardiamo indietro e ricordiamo gli eventi più significativi della nostra vita, non è raro riuscire ad identificare simili eventi caotici, apparentemente, irrilevanti, che invece hanno generato grandi cambiamenti.

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Il determinismo negli affari umani non risponde a criteri di prevedibilità cui alludeva Laplace, per vari motivi.

In primo luogo, per quanto ne sappiamo, la società non è governata da leggi chiare e fondamentali come è la fisica.

Anzi il comportamento delle persone non è solo imprevedibile ma, come hanno mostrato ripetutamente Kahneman e tversky, spesso è anche irrazionale.

In secondo luogo, se anche potessimo scoprire le leggi degli affari umani, come cercò di fare Quételet, è impossibile conoscere o controllare precisamente le circostanze della vita.

E in terzo luogo gli affari umani sono così complessi che difficilmente potremmo svolgere i necessari calcoli quand’anche comprendessimo le leggi e possedessimo di dati.

Di conseguenza il determinismo è un modello inefficace per descrivere l’esperienza umana. O, come scrisse il premio Nobel Max Born: la casualità è un’idea più fondamentale della causalità”.

Nello studio scientifico dei processi casuali, la passeggiata dell’ubriaco rappresenta l’archetipo: ed è anche un modello adatto a descrivere le nostre vite, perché come i granuli di polline che galleggiano nel fluido browniano, anche noi veniamo continuamente sospinti qua e là dagli eventi casuali.

Di conseguenza benché nei dati sociali si possano trovare regolarità statistiche, il futuro dei singoli individui è impossibile da prevedere: e per i nostri successi, il lavoro, gli amici, i soldi, siamo debitori al caso più di quanto si possa pensare.

[…] anche nelle nostre vite, a ben guardare, ci accorgiamo che molti grandi eventi sarebbero andati diversamente se non fosse stato per la confluenza casuale di fattori minori, persone incontrate per caso, opportunità di lavoro che ci sono capitate fortuitamente.

[…] un percorso punteggiato da impatti casuali e conseguenze inattese è il percorso compiuto da molte persone di successo, non solo nella carriera, ma anche in amore, negli hobby, nelle amicizie. Anzi, è più la regola che l’eccezione.

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[…] non ci accorgiamo degli effetti della casualità sulla vita perché quando valutiamo il mondo tendiamo a vedere ciò che ci aspettiamo di vedere.

[…] Il filo che lega l’abilità al successo è al contempo allentato ed elastico. E’ facile trovare buone qualità nei libri di successo, o riscontrare carenze nei manoscritti inediti, o nelle persone che lottano per affermarsi in ogni campo. E’ facile credere che le idee che hanno funzionato fossero buone idee, i piani che hanno avuto successo fossero ben congegnati, e che le idee e i progetti non coronati dal successo fossero sbagliati fin dall’inizio.

[..] ma l’abilità non garantisce risultati, né i risultati sono proporzionali all’abilità. Quindi è importante tenere sempre in mente l’altro termine dell’equazione: il ruolo del caso.

[…] Può essere una scoperta anche solo rendersi conto dell’ubiquità dei processi casuali nelle nostre vite, il vero potere della teoria dei processi casuali risiede però nel fatto che, una volta compresa la natura di tali processi, possiamo alterare il nostro modo di percepire gli eventi che accadono intorno a noi.

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Ho scritto questo libro nella convinzione che possiamo riorganizzare il nostro pensiero di fronte all’incertezza: possiamo diventare più bravi a prendere decisioni  e frenare alcuni pregiudizi che ci spingono a dare giudizi errati e fare cattive scelte. Possiamo cercare di capire la qualità di una persona o di una situazione prescindendo dai risultati e possiamo imparare a giudicare le decisioni in base allo spettro di esiti che avrebbero potuto produrre, anziché in base al particolare risultato che si è concretizzato.

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[…] credo sia importante pianificare se lo facciamo ad occhi aperti.

Ma la cosa più importante che mi ha insegnato l’esperienza di mia madre è che dobbiamo apprezzare la fortuna che abbiamo, e individuare gli eventi casuali che contribuiscono al nostro successo.

Mi ha insegnato anche ad accettare gli eventi fortuiti che possono procurarci dolore. Soprattutto mi ha insegnato ad apprezzare l’assenza di sfortuna, l’assenza di eventi che avrebbero potuto metterci in crisi, e l’assenza di malattie, guerre, carestie e di quegli incidenti che non ci sono capitati.

 

FINE

 

 


 

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