vita di PI – Pubblico Impiegato – Riflessioni XXV

Sono affetta da insoddisfazione lavorativa.

Questa infezione dura fino al 27 del mese, momento in cui godo di un breve sollievo grazie ad una brevissima soddisfazione e ad una vana speranza che quel mese ce la farò, quel mese sarà diverso e non farò i conti, né con i soldi, né con gli altri, né con me stessa.

Questo balsamo curativo dura fino al 31 del mese alcune volte, altre fino al 30 del mese, una volta l’anno dura fino al 28 del mese ed un’altra ancora fino al 6 del mese dopo.

Quest’ultima volta è la volta in cui la speranza è più grande e il conforto maggiore…sarà per l’atmosfera.

I restanti giorni sono affetta da insoddisfazione lavorativa.

In my shoes – Verba saepe obscura erant

Cerco di spiegare il mio punto di vista.

Quello che mi procura pena, è che Acca non riesce a stare nei momenti di serenità.

Acca ha questa predilezione per la malinconia, l’ansia, l’angoscia, i tormenti in generale.

Acca, se annusa che qualcuno intorno a lei profuma di serenità, anche fosse solo per un momento, tira fuori dai cassetti della sua mente quell’episodio buio e malinconico legato alla vita della persone in quel momento serena e glielo sbatte in faccia, come uno schiaffo, come quando vuoi far rinsavire qualcuno che ha perso la bussola.

Acca non tollera che si possa avere un periodo privo di pensieri.

Che poi diciamocelo, parliamo solo di periodi, che i pensieri li abbiamo tutti.

Però abbiamo anche momenti di serenità.
E stare nei momenti di serenità è importante.
E soffermarsi su questi momenti può ricaricarti, può darti nuove spinte.

La differenza è che Acca, però, cerca di soffermarsi solo sui momenti spiacevoli.

Ed Acca non vuole che noi ci pensiamo troppo, invece, ai momenti piacevoli.

Sembra orribile vero?

Ma il paradosso è che poi Acca quando vuole, no anzi mi correggo, con chi vuole Acca è tutto il contrario.

Con chi vuole Acca è combattiva, consolatoria, risolutiva, spronante.

Mi dispiace, quindi, che ultimamente non mi senti o che, se mi senti, ho questo umore un po’ angosciato.

Ho una sorta di magone.

È un peso che sento fisicamente sul cuore, e non capisco perché dovrei averlo.

Nel senso che non è un brutto periodo per me, mi sono ripresa dalla tristezza del fallimento del mio progetto a febbraio, ho metabolizzato la morte della mia ancora di salvezza, il mio amatissimo cane – no, non gli dedico una chiacchierata per il momento…dici che allora vuol dire che ancora non ho metabolizzato? Può darsi… –
Ho deposto le asce di guerra in ufficio per viverlo un po’ più serenamente…

Ed è per questo che Acca sembra quasi mi abbia preso di mira, è per questo che sento alle volte l’angoscia nel cuore, perché non c’è pranzo domenicale in cui lei non tiri fuori dai suoi archivi nebulosi personali, fatti torbidi con date e orari precisi per far riaffiorare in me quelle medesime sensazioni angoscianti che lei sa che io ho provato.
E cerca quindi di seminare l’angoscia a tutti.

Come se alle volte la famiglia non avesse il diritto di essere serena.

Come se lei volesse affossarla appena ne sente la presenza.
Come fosse una cosa brutta, come fosse la gramigna che non deve proliferare.

Questa è la sensazione che ho.

E ad averla mi sento male.
Mi sento male perché ad Acca io voglio bene.
Perché Acca mi ha aiutato tanto e molte volte e non ho capito cosa ha Acca ora che non va.

Ed io vorrei aiutarla, ecco, vorrei, devo solo trovare il pertugio per poterlo fare, pertugio perché lei sembra proprio chiusa in se stessa.

Sono esistite ed esistono persone che nel tormento hanno composto musiche meravigliose, poemi immortali, invenzioni geniali, scoperte rivoluzionarie, ed io nel tormento invece non so mettere neanche due parole in croce nella mia madrelingua.

E così questa conversazione è un’accozzaglia di parole messe alla rinfusa

U come Uomini – di mia sorella però – parte II

[…] continua da qui

… Sì d’altra parte mia sorella è fantastica e io la adoro, ha mille altri aspetti che me la fanno amare, ma accipicchia in questi ultimi anni è faticosa.
Ed io non mi ricordo che sia sempre stata così faticosa, certo il divorzio l’ha cambiata ed alle volte si ricorda cose strane e un po’ diverse rispetto a come sono andate veramente.

Tipo che io sono nata in ospedale e lei in clinica.
Che invece siamo nate tutte e due in clinica.
Però lei dice di no.
Ma poi che differenza fa nella sua testa io non l’ho capito mica.
Ecco insomma lei è così.
Lei racconta la sua verità.

Per esempio ti ricordi del lavoro in discoteca del sabato pomeriggio, il lavoro che ho fatto dai 14 ai 18 anni?

Insomma io stavo alla porta a controllare chi aveva la tessera e chi no, poi quando iniziava la musica io ballavo, ecco, facevo questo.
Sì come le cubiste ora, ma non stavamo sopra ad un cubo ed eravamo in jeans e maglietta o al massimo indossavamo i leggins con maglietta, che in quegli anni i leggins si chiamavano fuseaux.

Lei, mia sorella, invece racconta che organizzavo quei pomeriggi in discoteca, che ero quella che ora si chiama P.R.
Io!
Le P.R.!

hahahahahahahaha!

Perché racconta così?

Perché fa più fico dire che la sorella faceva le pubbliche relazioni piuttosto che dire che la sorella stava alla porta di un locale a dire chi poteva entrare e chi no e poi la pagavano per ballare.

Insomma poi tu lo sai, lei è così.

Quindi non mi avrebbe mai perdonato se fossi mancata al compleanno del suo compagno.

Che io le vorrei tanto dire che io non lo sopporto proprio il suo compagno, ma poi non lo faccio mai, perché non mi sembra il caso.

Beh proprio mai non è vero…
Ogni tanto nei primi anni di storia ho cercato in modo molto superficiale ad accennare qualcosa, per capire anche lei cosa ne pensasse.
Ed io ho capito che lei su alcune cose è d’accordo con me, e su altre no e dice che lui l’ha aiutata tanto a superare il brutto momento della separazione dal marito, dice che le ha dato tanti consigli, dice che se non ci fosse stato lui lei non avrebbe resistito, non sarebbe riuscita ad affrontare tutte le implicazioni legate alla separazione e senza di lui…

Ecco senza di lui a mio modesto avviso lei si sarebbe rimessa insieme al marito.
Questa è la realtà che vedo io!
E sarebbe stato giusto così, perché secondo me mia sorella lei mica è stata mai convinta di lasciarlo il marito.

Lei lo sa?
Si lo sa che lo penso, ma appena se ne parla va su tutte le furie.
E poi un giorno mi ha detto che lei non sa stare da sola, che ha paura a stare da sola, che non è mai stata da sola.

E allora da quella volta io non ho detto più nulla, mai.
Perché avere paura di stare da soli è un bel problema è quel problema che ti trascina dietro altre mille situazioni.
Perché io lo so cosa vuol dire stare da sola.
Però poi anche se non ho imparato a stare da sola a pranzo in ufficio, e non so perché, ho imparato a stare da sola fuori, nella vita.

E allora a mia sorella dopo quella volta ho cercato di non dirle più nulla.
Però poi sull ‘uomo di mia sorella e sulla sua sicumera mi sfogo con mia madre, e mio padre alle volte ascolta, che è lì con noi.

E una volta mio padre ha detto che ormai dobbiamo accettarlo, che è l’uomo che ha scelto mia sorella e che noi dobbiamo considerarlo parte della famiglia.
E io gli ho detto okay lo tollero lo accetto e lo sopporto, ma parte della famiglia no, non lo considererò mai.

E lo sai che se dico una cosa è perché ci ho riflettuto ed ho riflettuto su alcuni episodi accaduti in questi anni.

Perché insomma sono quasi 4 anni ed io mi sono fatta anche diverse vacanze insieme a loro.
Era mia sorella che me lo chiedeva, mi diceva di andare con loro che così vedi i nipoti.
Che dopo il divorzio i nipoti non sono mica facili da vedere sai?
E poi lei lo sa che con questa storia mi tocca sul vivo.
Perché ormai bisogna cogliere al volo le occasioni per vedere i nipoti, perché lo sai come succede: quando le telefoni la domenica che sai che i bambini stanno con lei e non con il padre che magari hai del tempo per stare con loro se lei ha i suoi impegni non ti risponde neanche al telefono e ti richiama il lunedì e tu le dici ma io ti avevo telefonato ieri per sapere se potevamo vederci tutti insieme e lei ti dice che aveva da fare e non ha fatto in tempo a richiamarti.

Quindi tu capisci che io in questi anni, anche quando lei era ancora sposata, appena lei mi diceva di andare in vacanza con lei ed i nipoti io ho sempre abbandonato qualsiasi alto tipo di organizzazione e sono andata con loro.

Si però un conto è stato farsi le vacanze con lei e i nipoti da sole, ed un conto è stato farsi le vacanze con lei e i nipoti e il suo nuovo uomo e le due figlie del suo nuovo uomo.

Ed ovviamente è inutile che ti inizi ad elencare gli episodi che mi hanno portato a pensare che io l’uomo di mia sorella proprio non lo sopporto.

Ma lascia che ti dica solo che non c’è una goccia che ha fatto traboccare il vaso …. Ce ne sono mille!

Non è stata solo quando ha sgridato mio nipote che giocava con una pozzanghera e quando lui però non smetteva allora gli ha detto e allora affogati, non è stato solo quando ad ogni vacanza pretendeva di organizzare anche il mio di tempo libero oltre che quello delle sue figlie e di mia sorella, e non è solo perché un giorno mi ha detto che io mia sorella non la conosco e mi ha portato fuori dalla stanza per spiegarmi lui come è mia sorella e ha iniziato a criticare i miei comportamenti e quelli dei miei genitori nei confronti di mia sorella, e non è perché si è permesso di dire anche a mia madre che sua figlia lei non la conosce e che gliela spiega lui sua figlia.
Io non sopporto la sua sicumera.
E non lo sopporto anche perché è successo che dopo aver litigato con mia sorella mandasse a me messaggi melliflui in cui leggevo esclusivamente ridicoli tentativi di apparire come vittima di una situazione di cui mia sorella era stata artefice.

Che io lo so che con mia sorella ci litigo tanto e che siamo completamente diverse, ma c’è un legame che va oltre le litigate, oltre i caratteri opposti che ci tiene unite da sempre e sempre ci terrà così e per il quale è evidente che io non prenderei mai le parti di qualcun altro, almeno non alla luce del sole, difenderei sempre mia sorella davanti agli altri, salvo poi magari riprenderla in separata sede, solo noi due, occhi negli occhi.
Ecco.

E la sai anche un’altra cosa?
Secondo me mia sorella e l’ex marito si sarebbero rimessi insieme, lui invece ha messo zizzania.
L’ho già detto?
Va bene lo sai che questo è uno sfogo fatto di getto, la finisco qui per ora.

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U come Uomini – di mia sorella però – parte I

AAAA R R G H !
Io così mi sento.
Mi sento che vorrei urlare tutta la mia rabbia, tutto lo sconforto che mi provoca questa storia.
Mi sembra che sia proprio stata una successione di scelte del tutto errate.

E non mi guardare con quella faccia.

Io non ho la forza alle volte.
Io avrei l’enorme desiderio di prenderla da una parte e dirle che secondo me ha fatto un errore enorme.
Che non è andata meglio.
Che l’uomo con cui sta non è assolutamente adatto a lei.
Sì, certo che non è un cattivo uomo. Nel senso che dici tu.
Nel senso che dico io, forse.
Nel senso che sotto sotto cerca il suo tornaconto e per raggiungere il suo scopo lui le racconta le cose che lei vuole sentirsi dire.

Ma porca miseria non si accorge che non c’entra assolutamente niente con lei!
No, non urlo.

Che poi invece l’urlo si trasforma in pianto.
Che a me succede così: all’improvviso mi viene tristezza e gli occhi si fanno lucidi, che sembra che ci siano le onde dentro, che io vedo come attraverso il finestrino della macchina quando da piccola mamma ci lasciava al suo interno quando passava sotto i rulli dell’autolavaggio, insistevo io per rimanere dentro.

E lui allora quella sera della festa di compleanno, quella sera di maggio, se ne è accorto delle onde e mi ha detto se ci andavamo a fumare una sigaretta fuori, che faceva un freddo fuori. Che il tempo non si era accorto che era maggio.

Sarà stato quel freddo, ma lì fuori mi sono uscite le parole, e scorrevano come un fiume in piena e le lacrime hanno trovato sfogo solo nel fiume di parole e non negli occhi, per fortuna, che poi il trucco mi si sarebbe sciolto che io quando piango rimango gonfia e rossa per ore e mi si vede subito che ho pianto perché io quando piango piango bene, mica che faccio uscire solo le lacrime io. Io singhiozzo per bene, io.

Quando siamo tornati dentro mi sono accorta di aver perso il momento della consegna del regalo, perché non mi hanno chiamato, o forse sì, ed io non ho sentito perché ero fuori.
E tu sai che loro fanno caso a queste cose e quindi ho dovuto dire a mia sorella di dire al suo uomo che anche io avevo partecipato al regalo.

Ma senti tu che cosa brutta da fare.

Perché mi avevano detto che neanche aveva letto il biglietto con le firme, che insomma a me già non mi andava di venire, perché lo sopporto poco, perché avevo il compleanno di un mio amico, perché tutta l’organizzazione era copiata dalla serata del compleanno di mio padre, perché non mi andava di trascinare lui.

E per fortuna che lui è venuto con me, che lui lo sa la situazione che si è creata negli anni, lui lo sa che non sarei potuta mancare a questo compleanno, che sono situazioni familiari delicate, che poi mia sorella me lo avrebbe rinfacciato per anni se non avessi partecipato al compleanno del suo compagno.

Ancora si ricorda di fatti accaduti anni fa.
Ancora mi rinfaccia di non essere andata ad un suo compleanno e se ti dovessi dire la verità, e devo proprio dirtela, io non ricordo affatto che questo sia successo.
Ti giuro che non ricordo quale fosse questo benedetto compleanno al quale non ho partecipato.
Non lo ricordo perché sono certa di essere sempre andata ai compleanni di mia sorella.
Non era in discussione, proprio perché ho sempre voluto andarci.

Però lei si ricorda così.

Ma tu guarda che cosa brutta da giustificare.

[…] continua

in my shoes – Sciura

È come quando pensi che vuoi tagliarti i capelli e ti capita che intorno a te vedi solo donne con i capelli corti.
E allora li tagli.
E poi sogni che ti sono ricresciuti e non vedi l’ora che il sogno si realizzi e intorno a te non vedi altro che donne con bellissimi capelli lunghi.
Ecco. (Si ogni riferimento a me stessa non è puramente casuale).

Sarà che ho da poco superato i 40, sarà che iniziano i compleanni degli amici che iniziano a superare di gran lunga i 40.
Sarà quello o qualcos’altro, ma da un po’ di tempo mi sembra di essere circondata solo da persone che non fanno altro che farmi pensare alla mia età, e mi ci fanno pensare in negativo, come fossi vecchia.

Ti ricordi del nuovo assunto che mi ha dato del lei, te ne ho parlato qui.
Beh è un esempio.
Poi ieri passeggiavo con i cani, ero sul marciapiede e sento:

scusa!

Mi giro e sul ciglio della strada era fermo un tipo su uno scooter. A mio modestissimo avviso era un mio coetaneo.
Appena mi guarda da davanti:

ah, scusi, per la via tal de tali?

Tu non so sei hai presente la serie Ally Mac beal, che lei davanti a te sorride e dentro invece si immagina la scena di urlarti addosso?
…sì io mi sentivo come lei. Ho avuto la tentazione di indirizzarlo dalla parte opposta.

E poi in ufficio…
E stranamente tutte queste informazioni mi vengono da Ca, che insomma io l’ho detto la considero un’amica.
Solo che di punto in bianco, senza alcun sollecito, mi parla spesso del mio aspetto e di come lo dimostro. Che io, voglio dire, su questo aspetto a voce alta non mi lamento mai!
Che dici, si sentirà ugualmente?

Maria Emma fai bene a vestirti da ragazza.

Scusa Ca ma che vuol dire?

Che fai bene alla tua età ti vesti da ragazza e non da “Sciura”, fai bene, finché puoi.
Perché poi da dietro sembri proprio una ragazza, certo poi da davanti si vede la tua età.

Ca, praticamente :
Dietro liceo davanti museo…, mi piacerebbe ti ricordassi queste tue parole e ci ripensassi tra cinque anni, quando ne compirai 42 e vorrei mi dicessi come ti fanno sentire.

Va bene Maria Emma non ti arrabbiare io dico la verità, l’amicizia è anche questo.

Ma sì, per carità … Certo però l’amicizia è anche una bugia messa bene… Oppure il silenzio, tanto non ti avevo chiesto nulla…

Come? Cosa indossavo? Pantaloni, stivali, camicia e cardigan.

P.s. Scusa ma una Sciura, come si veste?