U come uomini – l’avvocato parafangaro

Così avevo accennato al coniatore del termine "impresepiti".

L’avvocato parafangaro.

Che deriva da parafango.

Ché in questo modo venivano chiamati quegli avvocati che negli anni d’oro avevano fatto molti soldi con gli incidenti d’auto e le assicurazioni.

L’avvocato l’ho conosciuto nel periodo rosa della mia vita.
Il periodo successivo alla conclusione di ventennali rapporti di amicizia. Un periodo in cui la mia vita si è tinta di un colore allegorico e appariscente che simboleggiava un’atmosfera zuccherosa e smielata, un’immagine apparentemente spensierata, una dimensione sospesa tra il magico e il tragico.
Dove la malinconia, anche se ben celata, era sempre presente.

Ci siamo conosciuti tramite amici comuni e considerando che all’epoca l’architettura, quella bella, faceva ancora parte della mia vita e lui doveva fare dei lavori nel suo studio, abbiamo iniziato a sentirci.

L’avvocato poi prese l’abitudine di telefonarmi tutti i giorni all’ora di pranzo, quando ero in palestra.
Ed io in palestra lo tengo staccato il cellulare e non perche ci sono i cartelli che ti invitano a farlo, ma perché entro in un altro mondo e mi concentro. E non so se dipende dal periodo degli allenamenti di nuoto che facevo da bambina che sei tu e la striscia nera. So solo che io quando mi alleno sto lì sola con me stessa, e ci sto bene, e non ci voglio nessun altro.
Quindi non rispondevo.
E per un po’ ho pensato che lo avrebbe capito e avrebbe chiamato dopo o prima.
Ma non lo faceva.
Avrei dovuto capire che c’era qualcosa sotto.

Dopo lo sai di Tim, arrivava l’sms con le parole dell’avvocato.
Sempre carine, invitanti, allegre.

Ed ogni giorno era così, tanto che ogni volta che riaccendevo il telefonino dopo la palestra ormai ero abituata a sentire il suono dell’sms del Motorola.
E c’è da dire che a me piaceva tanto il suono degli sms del Motorola. Lo avevo comprato per quello. E ho cercato di tenerlo per più tempo possibile. Quel suono che poi non hanno fatto più, però hanno fatto la suoneria hello moto e allora mi sono comprata il nuovo modello.
Ecco forse questo è un fenomeno da studiare il fatto che compravo cellulari a seconda della suoneria che mi piaceva che le altre marche non avevano.
Però ad un certo punto ho smesso, quindi qualunque cosa fosse sono guarita.
Oppure solo arresa all’evidenza che ad oggi nessuna suoneria del cellulare mi piace, tanto che la cambio ogni mese.

Fatto sta che con l’avvocato ho iniziato ad uscire e siamo usciti insieme per tanti mesi.
Perché l’avvocato era di una simpatia rara.
E non intendo quelle cose che tu chiedi – ma come è il tuo amico? – simpatico – ah ho capito è brutto – No. Proprio nel senso di sün pàscho, provare emozioni con.
E io ho provato molte emozioni e la principale, quella che mi ha fatto avvicinare, era l’allegria.
Così mi sono interessata, sensibilizzata, lasciata trascinare, coinvolgere e alla fine mi sono invischiata.

Lui era tutt’altro che impresepito anche se molte persone al suo posto lo sarebbero state, dalla sua parte anche un metro e ottanta e passa di fisico atletico, occhioni azzurri, attaccatura alta dei capelli castani sì, ma portata con garbo, e una risata travolgente.
Come quella che ci siamo fatti quando una volta mi è venuto a prendere a casa, che io ero tornata a vivere a casa dei miei, quindi mi sentivo anche un’adolescente, e mi dice scendi che ci facciamo un giro.
E si presenta con la macchina nuova rubata al padre – sì adolescenza pura, non comune, ma pura – una Ferrari f360 spider, quella con il vano motore trasparente dal quale si vedeva il V8.
E lui non è che era venuto lì per spararsi le pose, no.
Lui era venuto lì perché il padre gli aveva concesso un giro.
E mica che è venuto sotto casa con quell’aria di Sentenza Lee Van Cleef nel duello finale, più che altro aveva l’aria divertita di Edward Stratton III quando girava per la sua villa con il trenino elettrico.

Abbiamo fatto anche vacanze insieme condividendo la stessa stanza.

Come quella volta a fare snowboard sulle dolomiti, che ho fatto la gran risa con i suoi 1255 metri di lunghezza e la sua pendenza massima di 28 gradi.
Quelle piste che le fai, un po’ bene, un po’ in derapata, un po’ vorresti non averle iniziate mai, un po’ vorresti già essere in fondo e che se ti fermi e ti guardi alle spalle vedi un muro che ti sembra verticale e dici: ma io ho fatto questa pista?
Ed è allora quando ti rispondi di sì che un po’ ti senti come avessi partecipato allo slalom gigante della coppa del mondo di sci alpino, peccato per la mancanza degli sci, dei paletti e della prestazione performante.

O come quella volta del matrimonio dei suoi amici che si sono sposati fuori città, ed anche in quell’occasione abbiamo condiviso la stanza.
Uno di quei matrimoni in pompa magna, in un palazzo di stile neoclassico, con una moltitudine di invitati, uno di quegli eventi che poi torno a casa e mia madre mi chiede – come eri vestita? – che non intende chiedere di descriverle il vestito perché lei il vestito che ho indossato lo conosce bene, lei vuole sapere se la scelta era adeguata alla situazione.

E a dire la verità io non ricordo affatto cosa avessi indossato.
Ma ricordo di non avere avuto la sensazione di inadeguatezza che ho spesso avuto da ragazzina. Almeno non per il vestito.

Mi ricordo però la sensazione che ho avuto. Come fossi stata invitata ad un ballo organizzato da Paolina Bonaparte in Borghese.

L’enorme sala da ballo, i tavoli addobbati, adornati e agghindati come anche gli ospiti, il giardino che circondava la villa, le carrozze moderne con cavalli non a quattro zampe.

Mi ricordo però che c’e stato in momento dedicato ai balli lenti, proprio come nell’ottocento, ma il mio carnet di ballo era vuoto, in realtà perché pensavo e speravo che l’unico nome scritto sarebbe stato quello dell’avvocato. Ma non è stato così.
Ricordo di avere avuto in quel momento la sensazione di inadeguatezza. Perché lui ballava con un’altra, con la fidanzata del suo migliore amico.
Sai quelle sensazioni che vorresti sparire.
Speravo di sublimarmi all’istante.

Ricordo che venne il fratello a parlare con me. Perché ci sono quelle persone che hanno quella sensibilità, percepiscono quei momenti, che fiutano l’atmosfera, che colgono al volo la delicatezza della circostanza.
Oppure io avevo proprio un’espressione palese.

Una volta l’avvocato mi raccontò di quella volta in cui aveva scoperto che la ex lo tradiva. Diceva che erano circa 3 mesi che stavano insieme e che quindi dopo 3 mesi lui si sentiva tranquillo, e invece aveva poco di cui star tranquillo.
Che quindi anche io dopo quel racconto mi sono sentita che avevo poco di cui star tranquilla perché erano più di tre mesi che uscivamo insieme e non era successo nulla.
Nulla di nulla.
Le nostre labbra non si erano neanche mai sfiorate.
Ed io sfiorivo. Sfioriva la tentazione, il desiderio, e soprattutto la mia già debole audacia.
E con lei sfiorì anche la nostra frequentazione.

Ed io mi sono inondata di domande fino quasi ad affogare, ma essendo il mio periodo rosa, la malinconia veniva celata sotto il tendone del mondo circense. Lasciai quindi che le domande venissero interrate insieme ai picchetti di sostegno della copertura.

Sono passati anni e il fratello mi contattata per alcuni lavori, ma ahimè per l’architettura nella mia vita era già l’ora che volge al disio ai navicanti e ‘ntenerisce il core lo dì c’han detto ai dolci amici addio.

….

Ché a me Baricco piace.
Mi sono letta molti suoi libri.
Ecco, ora se qualcuno mi dice un titolo e mi chiede di raccontare di cosa parla non lo ricordo. O meglio, in un primo momento le confondo le trame. Forse perché li ho letti tutto di un fiato, uno dopo l’altro.
Non è certo colpa sua, di Baricco intendo, se non ricordo subito la trama precisa dei suoi romanzi.
Io ho una memoria così per i libri.
Che ogni tanto è ballerina. Anche se io la ballerina da grande non la volevo fare. Attrice o cantante o architetto. Ballerina no. Ma intanto ad oggi non faccio nessuno dei tre mestieri precedenti. Quindi siamo pari.

Insomma, in un libro che non ricordo quale sia scriveva, più o meno, che nella vita accadono cose che sono come domande, passano anni e poi la vita risponde.

A me la risposta l’ha data il fratello dell’avvocato, perché poi ci siamo visti dopo che mi ha chiesto consulenze per i lavori, e lui forse aveva proprio quella sensibilità lì, perché mi ha detto che lui all’avvocato ad un certo punto ha detto – ma cosa vuoi da Emma? Se non vuoi nulla lasciala stare – perché l’avvocato era da tempo innamorato della fidanzata del suo migliore amico, quella con cui ballava quando volevo sublimarmi nella sala da ballo.

Ed alla fine lui ci è riuscito, ha avuto anche una figlia con lei, ed ha litigato con il suo migliore amico.

Ché poi la vita è bizzarra, infatti, poco dopo questa notizia e proprio mentre andavo in palestra, dalla macchina l’ho visto l’avvocato che spingeva il passeggino sul marciapiede.

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Quello che ho

L'araba fenice

Bene, quindi anche il mio compleanno è passato. I buoni propositi non li ho nemmeno pensati. E perché mai, tanto ho capito che li disattendo spesso. Per esempio ieri ho deciso di smettere di fumare …E poi mi dico che il proposito del fumo non fa testo.

Questi prossimi dodici mesi saranno gli ultimi caratterizzati dal 3 come prima cifra dell’età.

Praticamente la menopausa è dietro l’angolo e io sono ancora single.

E mia madre non perde occasione per ricordarmelo.

Oggi, per esempio, a passeggio con cani e nipotino incontriamo la nonna di un compagno di classe del piccolo supereroe che conosceva fino ad oggi, ovviamente, solo mia sorella.

Mia madre mi presenta: “lei è Emma la mia secondo genita.”

“Ma che bella.”

“Grazie…”

“Sì bella, ma non trova un compagno..”

….Frase che ha scatenato tutto il femminismo della signora che ha iniziato a parlare di cosa me ne dovrei fare di un uomo, che ormai il mondo è delle donne e bla, bla, bla fino a dire che Dio è una donna e che è bionda e con grandi tette..

Di contro mia madre asseriva che Dio è infinito e che non è vero che gli uomini non servono che Dio ci ha fatti maschi e femmine proprio perchè ci completiamo e per procreare e bla, bla, bla…

Quando i miei cani hanno iniziato a tirarmi per andare ad odorare qualcosa lontano cui non potevano proprio rinunciare, ho preso la palla al balzo per interrompere questo intensissimo scamio di idee e, scusandoci, ci siamo tutti allontanati.

“Mamma! A parte che già la parola compagno mi fa venire l’orticaria, ma è possibile che come unica caratteristica che ti viene in mente per presentarmi è che sono single?” 

“Bè è la realtà…e poi ne hai scartati tanti…”

“Ok, non posso darti torto…ma non è che proprio dobbiamo raccontare a tutti dei miei “n-fidanzamenti!”

Tornati a casa mio padre, chissà perché, chissà quali pensieri aveva già percorso la sua mente, evidentemente era andata molto indietro con gli anni, perché di punto in bianco mi dice:

“Stavo guardando il programma di Carlo Conti e mi chiedevo perché tu non sei tra quelle ragazze…”

“?? Forse perché sono overage ormai, considerato che quando avevo in mentedi entrare nel mondo dello spettacolo avevo circa 16 anni…Forse perché mi avete sempre spinto a studiare invece di pensare a queste cose…Forse perché un giorno, quando hai visto la nota figlia di un tuo amico sulle pagine patinate di un calendario mezza nuda, mi hai detto che eri contento che avessi abbandonato l’idea e avessi studiato perché non sapevi come ti saresti sentito se ci fossi stata io al suo posto…Non lo so, forse per questo…o forse semplicemente perché non mi avrebbero preso.”

Un pò queste parole dei miei genitori mi hanno colpito, anche se mi rendo conto che viene spontaneo pensare alle cose che non si sono fatte, alle cose che non si hanno…perdendo di vista quello che si ha, mi stupisce molto che venga da loro…sarà stata una strana congiuntura di pianeti…chissà oggi pensavano così.

Ma inevitabilmente lungo il tragitto verso casa, la mia mente è andata girovagando tra le cose che ho e quelle che non ho, le cose fatte e quelle no. 

Del resto non ho un fidanzato. Ma ho tanti amici, uomini e donne, che mi vogliono bene e che ricambio.

Non ho figli, ma ho due nipoti che adoro e che ricambiano.

Non sono nel mondo dello spettacolo, ma ho preso una laurea nell’unica materia che avrei mai voluto studiare.

Ho un lavoro trovato non grazie a compromessi, ma grazie al mio impegno e alla mia volontà e alla mia preparazione.

Sì non ho magari tante cose, ma voglio pensare a quelle che ho.

Molte cose che avrei voluto fare non le ho fatte, ma quelle che ho fatto non mi sono sempre riuscite male.

Questi voli pindarici tra gli anni passati stranamente non mi hanno fatto intristire.

Sarà perché non ho fatto buoni propositi, sì il non averli fatti, mi fa sentire più leggera, e forse mi fa pensare che sono sulla buona strada per fare pace con me stessa.

Vado a fumarmi una sigaretta.

Silenzio

New Delhi

Alle volte dei giorni sono strani, ovattati…
Il suono non si propaga nel vuoto, il silenzio è la colonna sonora permanente.

Mi sento come sospesa in un vuoto, fluttuante tra le onde di una marea silenziosa, senza comprendere il tempo che passa, senza essere in sintonia con il cadenzarsi dei momenti.
E’ come se facessi una pausa dal tutto.

Mi piace questa sensazione, mi ci ritrovo, come mi trovo a mio agio nel buio della notte, nel silenzio che scende quando tramonta il sole, silenzio rotto solo dal rumore dei passi dei miei cani, o dallo sfrecciare delle macchine.

Così mi lascio cullare dalle note della quiete e dalle onde dell’oblio.

Ho bisogno di queste coccole per riprendere contatto con me stessa.

Ho bisogno di sentire l’eco del silenzio che sfiora le mie guance come le carezze di quando ero bambina, mi siedo sull’amaca della serenità e mi abbandono al suo dondolio, che mi vezzeggia, mi corteggia, mi blandisce e mi dona nuove energie.

Alle volte, invece, mi sento soffocare dalla perdita di contatto, mi sento comprimere dalla tranquillità, sento il dolore del mutismo, il male e il patimento del distacco.
Per lenire la sofferenza provo ad entrare in contatto con la realtà, ma questa rimane distante.

I miei tentativi rimangono vani e mi aggrappo a qualcosa per evitare di venire risucchiata dalla quiete, dall’immobilità, dal vuoto che cerca di risucchiarmi.
Telefono ai miei punti di riferimento, ma il destino ha deciso che in quel giorno e in quel momento nessuno può rispondere.

Le volte in cui sento che il dolore è più acuto mi ritrovo a telefonare a caso, pur di sentire una voce, pur di trovare un appiglio, un gancio, un ancora di salvataggio cui aggrapparmi con tutte le forze, con la tensione che sento sempre maggiore nelle mani, tese per lo sforzo di non venire divorata dal silenzio.

Che strane queste giornate, non capisco perché ciclicamente mi capitano.

(14.10.2009)

Il mio treno

Dopo l’ennesima storia con il medesimo inizio, lo stesso svolgimento e la solita fine, mi sono promessa di non buttarmi a capofitto in un’altra storia solo per il bisogno che sento di avere qualcuno accanto.

Mi sono sempre detta di salire sul treno quando passa, perché altrimenti sarebbe un’occasione perduta.

Ma così facendo sono spesso salita su treni che non mi portavano in nessuna delle destinazioni volute.

Adesso viaggerò sul mio treno, salgo da sola, consapevole che il percorso sarà anche ricco di ostacoli.

Consapevole che il paesaggio che incontrerò cambierà più volte aspetto.

Che il tempo sarà mutevole, perché il sole non splenderà sempre, ci saranno momenti di nebbia e di freddo, ci saranno salite da superare.

Consapevole che ci saranno anche grandi discese da fare di corsa con il sorriso, fin quasi a perdere il fiato.

Ci saranno, poi, pianure, per riposarsi dopo una grande corsa.

Sono pronta, intanto mi siedo e inizio a guardare fuori dal finestrino.


Sono come il fiume che scorre

Sto leggendo per la prima volta un libro di Paulo Coelho: “sono come il fiume che scorre“.

Immersa nella lettura, mi è balenato in mente il modo con cui ne sono venuta in possesso.

Il libro mi è stato donato da M., un ragazzo che ho incontrato al parco mentre passeggiavamo con i nostri cani.

Come solitamente succede i cani giocano tra loro e i padroni inziano a chiacchierare.

Non so cosa io gli abbia trasmesso in quei pochi minuti di conversazione, ma qualsiasi cosa sia stata M. ha sentito il desiderio di farmi leggere questo libro. Continua a leggere “Sono come il fiume che scorre”

Due lontane generazioni su un unico marciapiede

La fila delle macchine scorre lenta, il finestrino è completamente abbassato, 26°, non amo l’aria condizionata.

Sul marciapiede accanto cammina una ragazza minuta, pantacollant bianchi, stivali neri di pelle che le arrivano sopra al ginocchio, tacco 10, maglione bianco che copre appena la linea del gluteo, giubbotto anch’esso nero in pelle scamosciata, lunghi capelli corvini raccolti in una coda. Il suo andamento costruito si trasforma in un passo sgraziato, lo scalpiccio risuona fino a me. Continua a leggere “Due lontane generazioni su un unico marciapiede”