Sensi di colpa 

Mi sento in colpa se sono felice.

Mi sento in colpa se ho un giorno di ferie e lo dedico solo a me stessa non portando mia madre da qualche parte.

Mi sento in colpa se ho un giorno di ferie e porto mia madre da qualche parte non dedicandolo solo a me stessa.

Mio padre mi dice, porta a fare un giro tua madre, mi sento in colpa perché non ho alcuna voglia di portare in giro mia madre, perché mia madre porta in giro con sé una sensazione di incompletezza, di malinconia e io mi sento in colpa anche per questo.

Io l’ho vista felice solo nelle foto del suo matrimonio, e nelle foto del matrimonio di mia sorella, e nelle foto del mio matrimonio.

Però il suo matrimonio non la completa, mia madre dice che ha sempre rinunciato alle sue esigenze per soddisfare quelle di suo marito.

Però mia sorella ha divorziato, mia madre di che che un matrimonio è anche fatto di rinunce, non si possono soddisfare solo le proprie esigenze a discapito di quelle del marito.

Però io non mi sono sposata in chiesa, mia madre dice che non è sicura che sia valido ugualmente, dice che ha chiesto conferma ad un prete.

Però il prete ha detto che è valido ugualmente, mia madre questa volta tace. Un silenzio rimbombante.

Probabile che pensi che brucerò all’inferno.

D’altra parte oltre a non essermi sposata in chiesa ho portato a sopprimere, per evitare ulteriori atroci sofferenze dovute alla malattia, il mio cane, mia madre dice che ha chiesto al prete se è omicidio. Però il prete ha detto che non è omicidio. Mia madre questa volta pare che creda al prete.

Ecco poi ora ci penso e mi sento in colpa: non è tutto vero quello che dico, ossia è vero, ma io a mia madre voglio molto bene e quindi mi sento un’ingrata, piena di sensi di colpa.

Così su due giorni di ferie il primo lo dedico solo a me stessa, combattendo anche un po’ con i sensi di colpa, ma il secondo lo dedico anche a lei, sempre combattendo con i sensi di colpa.

Perché ne avevo due.

E se ne avessi avuto uno?

Mia madre in macchina dice che stava pensando, poco prima che arrivassi, che spera di morire in ospedale perché se muore a casa può darsi che il suo medico di base si rifiuti di fare il certificato di morte, o può darsi che il suo medico di base muoia prima di lei, ma dice che poi si è consolata pensando che mio marito di medici ne conosce tanti, troverà qualcuno che farà il certificato di morte per sua suocera.

Mamma mi sembra un ottimo primo argomento di conversazione, molto allegro.

Ma a me Maria Emma la morte non mette tristezza, spero che Dio mi porti in paradiso, dove starò sicuramente meglio.

Mamma allora non ci incontreremo perché io sarò quella che brucia all’inferno per aver commesso omicidio e aver contratto un matrimonio civile.

E per non riuscire a combattere i sensi di colpa.

U come uomini – l’avvocato parafangaro

Così avevo accennato al coniatore del termine "impresepiti".

L’avvocato parafangaro.

Che deriva da parafango.

Ché in questo modo venivano chiamati quegli avvocati che negli anni d’oro avevano fatto molti soldi con gli incidenti d’auto e le assicurazioni.

L’avvocato l’ho conosciuto nel periodo rosa della mia vita.
Il periodo successivo alla conclusione di ventennali rapporti di amicizia. Un periodo in cui la mia vita si è tinta di un colore allegorico e appariscente che simboleggiava un’atmosfera zuccherosa e smielata, un’immagine apparentemente spensierata, una dimensione sospesa tra il magico e il tragico.
Dove la malinconia, anche se ben celata, era sempre presente.

Ci siamo conosciuti tramite amici comuni e considerando che all’epoca l’architettura, quella bella, faceva ancora parte della mia vita e lui doveva fare dei lavori nel suo studio, abbiamo iniziato a sentirci.

L’avvocato poi prese l’abitudine di telefonarmi tutti i giorni all’ora di pranzo, quando ero in palestra.
Ed io in palestra lo tengo staccato il cellulare e non perche ci sono i cartelli che ti invitano a farlo, ma perché entro in un altro mondo e mi concentro. E non so se dipende dal periodo degli allenamenti di nuoto che facevo da bambina che sei tu e la striscia nera. So solo che io quando mi alleno sto lì sola con me stessa, e ci sto bene, e non ci voglio nessun altro.
Quindi non rispondevo.
E per un po’ ho pensato che lo avrebbe capito e avrebbe chiamato dopo o prima.
Ma non lo faceva.
Avrei dovuto capire che c’era qualcosa sotto.

Dopo lo sai di Tim, arrivava l’sms con le parole dell’avvocato.
Sempre carine, invitanti, allegre.

Ed ogni giorno era così, tanto che ogni volta che riaccendevo il telefonino dopo la palestra ormai ero abituata a sentire il suono dell’sms del Motorola.
E c’è da dire che a me piaceva tanto il suono degli sms del Motorola. Lo avevo comprato per quello. E ho cercato di tenerlo per più tempo possibile. Quel suono che poi non hanno fatto più, però hanno fatto la suoneria hello moto e allora mi sono comprata il nuovo modello.
Ecco forse questo è un fenomeno da studiare il fatto che compravo cellulari a seconda della suoneria che mi piaceva che le altre marche non avevano.
Però ad un certo punto ho smesso, quindi qualunque cosa fosse sono guarita.
Oppure solo arresa all’evidenza che ad oggi nessuna suoneria del cellulare mi piace, tanto che la cambio ogni mese.

Fatto sta che con l’avvocato ho iniziato ad uscire e siamo usciti insieme per tanti mesi.
Perché l’avvocato era di una simpatia rara.
E non intendo quelle cose che tu chiedi – ma come è il tuo amico? – simpatico – ah ho capito è brutto – No. Proprio nel senso di sün pàscho, provare emozioni con.
E io ho provato molte emozioni e la principale, quella che mi ha fatto avvicinare, era l’allegria.
Così mi sono interessata, sensibilizzata, lasciata trascinare, coinvolgere e alla fine mi sono invischiata.

Lui era tutt’altro che impresepito anche se molte persone al suo posto lo sarebbero state, dalla sua parte anche un metro e ottanta e passa di fisico atletico, occhioni azzurri, attaccatura alta dei capelli castani sì, ma portata con garbo, e una risata travolgente.
Come quella che ci siamo fatti quando una volta mi è venuto a prendere a casa, che io ero tornata a vivere a casa dei miei, quindi mi sentivo anche un’adolescente, e mi dice scendi che ci facciamo un giro.
E si presenta con la macchina nuova rubata al padre – sì adolescenza pura, non comune, ma pura – una Ferrari f360 spider, quella con il vano motore trasparente dal quale si vedeva il V8.
E lui non è che era venuto lì per spararsi le pose, no.
Lui era venuto lì perché il padre gli aveva concesso un giro.
E mica che è venuto sotto casa con quell’aria di Sentenza Lee Van Cleef nel duello finale, più che altro aveva l’aria divertita di Edward Stratton III quando girava per la sua villa con il trenino elettrico.

Abbiamo fatto anche vacanze insieme condividendo la stessa stanza.

Come quella volta a fare snowboard sulle dolomiti, che ho fatto la gran risa con i suoi 1255 metri di lunghezza e la sua pendenza massima di 28 gradi.
Quelle piste che le fai, un po’ bene, un po’ in derapata, un po’ vorresti non averle iniziate mai, un po’ vorresti già essere in fondo e che se ti fermi e ti guardi alle spalle vedi un muro che ti sembra verticale e dici: ma io ho fatto questa pista?
Ed è allora quando ti rispondi di sì che un po’ ti senti come avessi partecipato allo slalom gigante della coppa del mondo di sci alpino, peccato per la mancanza degli sci, dei paletti e della prestazione performante.

O come quella volta del matrimonio dei suoi amici che si sono sposati fuori città, ed anche in quell’occasione abbiamo condiviso la stanza.
Uno di quei matrimoni in pompa magna, in un palazzo di stile neoclassico, con una moltitudine di invitati, uno di quegli eventi che poi torno a casa e mia madre mi chiede – come eri vestita? – che non intende chiedere di descriverle il vestito perché lei il vestito che ho indossato lo conosce bene, lei vuole sapere se la scelta era adeguata alla situazione.

E a dire la verità io non ricordo affatto cosa avessi indossato.
Ma ricordo di non avere avuto la sensazione di inadeguatezza che ho spesso avuto da ragazzina. Almeno non per il vestito.

Mi ricordo però la sensazione che ho avuto. Come fossi stata invitata ad un ballo organizzato da Paolina Bonaparte in Borghese.

L’enorme sala da ballo, i tavoli addobbati, adornati e agghindati come anche gli ospiti, il giardino che circondava la villa, le carrozze moderne con cavalli non a quattro zampe.

Mi ricordo però che c’e stato in momento dedicato ai balli lenti, proprio come nell’ottocento, ma il mio carnet di ballo era vuoto, in realtà perché pensavo e speravo che l’unico nome scritto sarebbe stato quello dell’avvocato. Ma non è stato così.
Ricordo di avere avuto in quel momento la sensazione di inadeguatezza. Perché lui ballava con un’altra, con la fidanzata del suo migliore amico.
Sai quelle sensazioni che vorresti sparire.
Speravo di sublimarmi all’istante.

Ricordo che venne il fratello a parlare con me. Perché ci sono quelle persone che hanno quella sensibilità, percepiscono quei momenti, che fiutano l’atmosfera, che colgono al volo la delicatezza della circostanza.
Oppure io avevo proprio un’espressione palese.

Una volta l’avvocato mi raccontò di quella volta in cui aveva scoperto che la ex lo tradiva. Diceva che erano circa 3 mesi che stavano insieme e che quindi dopo 3 mesi lui si sentiva tranquillo, e invece aveva poco di cui star tranquillo.
Che quindi anche io dopo quel racconto mi sono sentita che avevo poco di cui star tranquilla perché erano più di tre mesi che uscivamo insieme e non era successo nulla.
Nulla di nulla.
Le nostre labbra non si erano neanche mai sfiorate.
Ed io sfiorivo. Sfioriva la tentazione, il desiderio, e soprattutto la mia già debole audacia.
E con lei sfiorì anche la nostra frequentazione.

Ed io mi sono inondata di domande fino quasi ad affogare, ma essendo il mio periodo rosa, la malinconia veniva celata sotto il tendone del mondo circense. Lasciai quindi che le domande venissero interrate insieme ai picchetti di sostegno della copertura.

Sono passati anni e il fratello mi contattata per alcuni lavori, ma ahimè per l’architettura nella mia vita era già l’ora che volge al disio ai navicanti e ‘ntenerisce il core lo dì c’han detto ai dolci amici addio.

….

Ché a me Baricco piace.
Mi sono letta molti suoi libri.
Ecco, ora se qualcuno mi dice un titolo e mi chiede di raccontare di cosa parla non lo ricordo. O meglio, in un primo momento le confondo le trame. Forse perché li ho letti tutto di un fiato, uno dopo l’altro.
Non è certo colpa sua, di Baricco intendo, se non ricordo subito la trama precisa dei suoi romanzi.
Io ho una memoria così per i libri.
Che ogni tanto è ballerina. Anche se io la ballerina da grande non la volevo fare. Attrice o cantante o architetto. Ballerina no. Ma intanto ad oggi non faccio nessuno dei tre mestieri precedenti. Quindi siamo pari.

Insomma, in un libro che non ricordo quale sia scriveva, più o meno, che nella vita accadono cose che sono come domande, passano anni e poi la vita risponde.

A me la risposta l’ha data il fratello dell’avvocato, perché poi ci siamo visti dopo che mi ha chiesto consulenze per i lavori, e lui forse aveva proprio quella sensibilità lì, perché mi ha detto che lui all’avvocato ad un certo punto ha detto – ma cosa vuoi da Emma? Se non vuoi nulla lasciala stare – perché l’avvocato era da tempo innamorato della fidanzata del suo migliore amico, quella con cui ballava quando volevo sublimarmi nella sala da ballo.

Ed alla fine lui ci è riuscito, ha avuto anche una figlia con lei, ed ha litigato con il suo migliore amico.

Ché poi la vita è bizzarra, infatti, poco dopo questa notizia e proprio mentre andavo in palestra, dalla macchina l’ho visto l’avvocato che spingeva il passeggino sul marciapiede.

Quello che ho

L'araba fenice

Bene, quindi anche il mio compleanno è passato. I buoni propositi non li ho nemmeno pensati. E perché mai, tanto ho capito che li disattendo spesso. Per esempio ieri ho deciso di smettere di fumare …E poi mi dico che il proposito del fumo non fa testo.

Questi prossimi dodici mesi saranno gli ultimi caratterizzati dal 3 come prima cifra dell’età.

Praticamente la menopausa è dietro l’angolo e io sono ancora single.

E mia madre non perde occasione per ricordarmelo.

Oggi, per esempio, a passeggio con cani e nipotino incontriamo la nonna di un compagno di classe del piccolo supereroe che conosceva fino ad oggi, ovviamente, solo mia sorella.

Mia madre mi presenta: “lei è Emma la mia secondo genita.”

“Ma che bella.”

“Grazie…”

“Sì bella, ma non trova un compagno..”

….Frase che ha scatenato tutto il femminismo della signora che ha iniziato a parlare di cosa me ne dovrei fare di un uomo, che ormai il mondo è delle donne e bla, bla, bla fino a dire che Dio è una donna e che è bionda e con grandi tette..

Di contro mia madre asseriva che Dio è infinito e che non è vero che gli uomini non servono che Dio ci ha fatti maschi e femmine proprio perchè ci completiamo e per procreare e bla, bla, bla…

Quando i miei cani hanno iniziato a tirarmi per andare ad odorare qualcosa lontano cui non potevano proprio rinunciare, ho preso la palla al balzo per interrompere questo intensissimo scamio di idee e, scusandoci, ci siamo tutti allontanati.

“Mamma! A parte che già la parola compagno mi fa venire l’orticaria, ma è possibile che come unica caratteristica che ti viene in mente per presentarmi è che sono single?” 

“Bè è la realtà…e poi ne hai scartati tanti…”

“Ok, non posso darti torto…ma non è che proprio dobbiamo raccontare a tutti dei miei “n-fidanzamenti!”

Tornati a casa mio padre, chissà perché, chissà quali pensieri aveva già percorso la sua mente, evidentemente era andata molto indietro con gli anni, perché di punto in bianco mi dice:

“Stavo guardando il programma di Carlo Conti e mi chiedevo perché tu non sei tra quelle ragazze…”

“?? Forse perché sono overage ormai, considerato che quando avevo in mentedi entrare nel mondo dello spettacolo avevo circa 16 anni…Forse perché mi avete sempre spinto a studiare invece di pensare a queste cose…Forse perché un giorno, quando hai visto la nota figlia di un tuo amico sulle pagine patinate di un calendario mezza nuda, mi hai detto che eri contento che avessi abbandonato l’idea e avessi studiato perché non sapevi come ti saresti sentito se ci fossi stata io al suo posto…Non lo so, forse per questo…o forse semplicemente perché non mi avrebbero preso.”

Un pò queste parole dei miei genitori mi hanno colpito, anche se mi rendo conto che viene spontaneo pensare alle cose che non si sono fatte, alle cose che non si hanno…perdendo di vista quello che si ha, mi stupisce molto che venga da loro…sarà stata una strana congiuntura di pianeti…chissà oggi pensavano così.

Ma inevitabilmente lungo il tragitto verso casa, la mia mente è andata girovagando tra le cose che ho e quelle che non ho, le cose fatte e quelle no. 

Del resto non ho un fidanzato. Ma ho tanti amici, uomini e donne, che mi vogliono bene e che ricambio.

Non ho figli, ma ho due nipoti che adoro e che ricambiano.

Non sono nel mondo dello spettacolo, ma ho preso una laurea nell’unica materia che avrei mai voluto studiare.

Ho un lavoro trovato non grazie a compromessi, ma grazie al mio impegno e alla mia volontà e alla mia preparazione.

Sì non ho magari tante cose, ma voglio pensare a quelle che ho.

Molte cose che avrei voluto fare non le ho fatte, ma quelle che ho fatto non mi sono sempre riuscite male.

Questi voli pindarici tra gli anni passati stranamente non mi hanno fatto intristire.

Sarà perché non ho fatto buoni propositi, sì il non averli fatti, mi fa sentire più leggera, e forse mi fa pensare che sono sulla buona strada per fare pace con me stessa.

Vado a fumarmi una sigaretta.

Silenzio

New Delhi

Alle volte dei giorni sono strani, ovattati…
Il suono non si propaga nel vuoto, il silenzio è la colonna sonora permanente.

Mi sento come sospesa in un vuoto, fluttuante tra le onde di una marea silenziosa, senza comprendere il tempo che passa, senza essere in sintonia con il cadenzarsi dei momenti.
E’ come se facessi una pausa dal tutto.

Mi piace questa sensazione, mi ci ritrovo, come mi trovo a mio agio nel buio della notte, nel silenzio che scende quando tramonta il sole, silenzio rotto solo dal rumore dei passi dei miei cani, o dallo sfrecciare delle macchine.

Così mi lascio cullare dalle note della quiete e dalle onde dell’oblio.

Ho bisogno di queste coccole per riprendere contatto con me stessa.

Ho bisogno di sentire l’eco del silenzio che sfiora le mie guance come le carezze di quando ero bambina, mi siedo sull’amaca della serenità e mi abbandono al suo dondolio, che mi vezzeggia, mi corteggia, mi blandisce e mi dona nuove energie.

Alle volte, invece, mi sento soffocare dalla perdita di contatto, mi sento comprimere dalla tranquillità, sento il dolore del mutismo, il male e il patimento del distacco.
Per lenire la sofferenza provo ad entrare in contatto con la realtà, ma questa rimane distante.

I miei tentativi rimangono vani e mi aggrappo a qualcosa per evitare di venire risucchiata dalla quiete, dall’immobilità, dal vuoto che cerca di risucchiarmi.
Telefono ai miei punti di riferimento, ma il destino ha deciso che in quel giorno e in quel momento nessuno può rispondere.

Le volte in cui sento che il dolore è più acuto mi ritrovo a telefonare a caso, pur di sentire una voce, pur di trovare un appiglio, un gancio, un ancora di salvataggio cui aggrapparmi con tutte le forze, con la tensione che sento sempre maggiore nelle mani, tese per lo sforzo di non venire divorata dal silenzio.

Che strane queste giornate, non capisco perché ciclicamente mi capitano.

(14.10.2009)

Il mio treno

Dopo l’ennesima storia con il medesimo inizio, lo stesso svolgimento e la solita fine, mi sono promessa di non buttarmi a capofitto in un’altra storia solo per il bisogno che sento di avere qualcuno accanto.

Mi sono sempre detta di salire sul treno quando passa, perché altrimenti sarebbe un’occasione perduta.

Ma così facendo sono spesso salita su treni che non mi portavano in nessuna delle destinazioni volute.

Adesso viaggerò sul mio treno, salgo da sola, consapevole che il percorso sarà anche ricco di ostacoli.

Consapevole che il paesaggio che incontrerò cambierà più volte aspetto.

Che il tempo sarà mutevole, perché il sole non splenderà sempre, ci saranno momenti di nebbia e di freddo, ci saranno salite da superare.

Consapevole che ci saranno anche grandi discese da fare di corsa con il sorriso, fin quasi a perdere il fiato.

Ci saranno, poi, pianure, per riposarsi dopo una grande corsa.

Sono pronta, intanto mi siedo e inizio a guardare fuori dal finestrino.


Sono come il fiume che scorre

Sto leggendo per la prima volta un libro di Paulo Coelho: “sono come il fiume che scorre“.

Immersa nella lettura, mi è balenato in mente il modo con cui ne sono venuta in possesso.

Il libro mi è stato donato da M., un ragazzo che ho incontrato al parco mentre passeggiavamo con i nostri cani.

Come solitamente succede i cani giocano tra loro e i padroni inziano a chiacchierare.

Non so cosa io gli abbia trasmesso in quei pochi minuti di conversazione, ma qualsiasi cosa sia stata M. ha sentito il desiderio di farmi leggere questo libro. Continua a leggere “Sono come il fiume che scorre”

Due lontane generazioni su un unico marciapiede

La fila delle macchine scorre lenta, il finestrino è completamente abbassato, 26°, non amo l’aria condizionata.

Sul marciapiede accanto cammina una ragazza minuta, pantacollant bianchi, stivali neri di pelle che le arrivano sopra al ginocchio, tacco 10, maglione bianco che copre appena la linea del gluteo, giubbotto anch’esso nero in pelle scamosciata, lunghi capelli corvini raccolti in una coda. Il suo andamento costruito si trasforma in un passo sgraziato, lo scalpiccio risuona fino a me. Continua a leggere “Due lontane generazioni su un unico marciapiede”

U come Uomini: il Nuotatore

Il punto è…

…che vederti mi infonde sempre una briosa allegria, la sento che inizia a diffondersi non appena ti vedo, per poi espandersi a mano a mano che passiamo del tempo insieme, si propaga e rimane con me anche dopo che ci siamo salutati.

Conosciuti per caso, sei stato una piacevole sorpresa, perché la piacevole chiacchierata, ha sconfinato in argomenti inusuali, condita da ironia, sagacia, delicatezza, intuizione, umorismo, tutti gli ingredienti perfettamente amalgamati ed uniti con adeguate proporzioni.

Sono passati mesi e la sintonia non è mai mancata, ma nessuno di noi è mai andato oltre il confine.

Forse ci basta così, forse non sappiamo se varcare il confine ci porterà a rovinare la disinvoltura e la spensieratezza delle nostre chiacchiere, delle passeggiate, delle risate, ma anche delle litigate, che non sono mancate, ma al contrario di quanto ci aspettavamo sono state corroboranti, ulteriore collante di un’amicizia sui generis.

Questa volta io le domande non me le pongo, perché è già così tanto quello che mi dai: vederti mi dona sempre il buonumore!

Cambiare

L'enigma dell'Oracolo - De Chirico - 1910

Dovrei lavorare assolutamente sul cambio di prospettiva.
Il punto di vista, devo cambiare il punto di vista…

Vorrei riuscire a dare al mio punto di vista la stessa importanza che dò al punto di vista dell’altro, in questo modo non sarei io l’unico soggetto che deve essere messo a fuoco e che deve essere scoperto.

Se incontro un uomo che mi interessa tendo a far diventare il suo il punto di vista quello principale facendo diventare me stessa il panorama da inserire nell’insieme e nella posizione che più aggrada all’altro, adattandomi e non chiedendomi se mi è scomoda o meno.

Vorrei riuscire a tirare fuori maggiore fiducia in me stessa.

Alle volte ancora mi pongo come se fossi solo io l’unica a doversi affacciare alla porta socchiusa e sbirciare all’interno.

Vorrei ricordarmi che, allo stesso tempo, l’altro anche è al di là della mia porta, che anche lui deve avvicinarsi e focalizzare, ricordarmi che anche lui è un individuo da esplorare e da scoprire.

E’ un’azione reciproca.

Se mi dimentico questo tendo ad essere la persona che si adatta alle esigenze altrui, mettendo in secondo piano le mie.

E se non sono io la prima a dare importanza anche al mio punto di vista, non posso aspettarmi che siano gli altri a farlo.

(22.11.2009)

Devi stare alla finestra…

…è il consiglio di alfaprivativa.

Non sono tanto brava a stare alla finestra e vedere che succede…
E’ una cosa nuova, mi auguro di riuscire a farlo perché mi rendo conto che ora è l’unica cosa da fare.

Non agire, ma reagire.

Effettivamente ora sopprimere le azioni è un buon metodo per studiare, vedere, capire meglio cosa voglio, quale sia la scelta migliore da fare.

Fino ad adesso si muovono in contemporanea, alcuni aspetti rendono migliore una scelta a discapito dell’altra.
Vedere quale si adatti meglio al mio essere, al mio modo di agire, al mio modo di pensare.

Come scoprirlo meglio? Affacciandosi alla finestra e guardando quale sarà la prossima mossa.

Non provocare nessuna mossa particolare, ma non inibire le azioni.

Non creare, ma non reprimere.

Non immaginare, ma suscitare immaginazione.

Non indirizzare, ma suggerire.

E’ la prima volta che non voglio seguire il cuore, ma la mente. Non agire di pancia, ma razionalmente.

E’ così difficile, ma può essere una prova per vedere se tutte le avversità incontrate hanno dato i loro frutti..

(26.11.2009)

Take it easy #2 – Diecibraccia

Pranzo veloce, inseieme a diecibraccia : devo tornare in ufficio.
Una mezz’oretta e scappo.

Mi dice “quand’è che ceniamo insieme?”.

“Che ne dici di domani? Per me andrebbe bene!”.

Mi risponde: “Per me anche, allora ti chiamo domani!”

E’ domani…silenzio.

E’ dopodomani…manda un sms:  “Come stai? E allora quand’è che ceniamo insieme?”

Mi sono persa qualcosa…ma non era ieri?

U come uomini: Diecibraccia

Diecibraccia l’avevo incontrato diverse volte in varie occasioni, durante le quali mi fissava costantemente, senza mai avvicinarsi, parlare o, almeno, sorridere.

Si limitava a guardarmi, tentando di assumere un’espressione languida, suadente, accattivante. 

Più che sedurmi e accattivarmi questo comportamento mi fa sempre pensare a quale alta influenza ha avuto lo slogan pubblicitario della Denim: “l’uomo che non deve chiedere mai”.

Intimamente convinto che per lui funzionasse realmente in questo modo, senza aver bisogno di parlare poteva, col solo potere ipnotico del suo sguardo, farmi cadere ai suoi piedi, ohibò forse non voleva cadessi proprio…!    

Non ha mai funzionato, non tanto perché io sia una che si sente su un piedistallo, ma più che altro perché il suo sguardo incessante lungi dall’essere attraente era: esasperante. 

Capita poi che diecibraccia, forse stufo del lungo guardare, si fa presentare da un amico comune, finalmente scopro che ha il dono della parola, anche se in quell’occasione non è che abbia parlato più di tanto, limitandosi alla presentazione si è poi congedato per continuare a fissarmi tutta la sera. 

Una pomeriggio ad un aperitivo diecibraccia se ne sta appoggiato alla porta di ingresso del locale, in una mano il bicchiere di vino, l’altra nella tasca dei pantaloni, con solito atteggiamento alla Denim. Avendomi vista non perde occasione per posare i suoi occhi nei miei e ivi lasciarli fino al compimento del mio tragitto, dall’inizio del  vicolo alla porta.

I suoi occhi sono come sassolini nei miei.

Accenno un sorriso, non ricambia.

Abbasso gli occhi, nella speranza che grazie alla forza di gravità questi sassolini cadano, ma non funziona, rialzo lo sguardo, il suo è ancora lì nel mio.

Anche quando, arrivata alla porta, ci ritroviamo vicini non parla.

Fissare sì, parlare no, la regola dell’uomo vero.

Dico: ciao.

Dice: ciao.

‘cipicchia ce l’ha fatta. 

Non un sorriso ha accompagnato quella parola, solo un’occhiata con il solito tentativo di Amelia, la strega che amalia.

Peccato che non viviamo a Paperopolis.

Rimango ferma per qualche secondo, penso che me la dirà un’altra parola dopo ciao…

No.

Allora per non restare come un baccalà sullo stipite di una porta…tanto ce n’era già uno, entro.

Diecibraccia ed io ci rivediamo altre volte.

Fino a quando ad una di queste parliamo, lui si fa accompagnare da un’amica comune che con una scusa banale viene a parlare con me e, con un’altra scusa altrettanto ordinaria, dopo poco si allontana lasciando diecibraccia lì con me.

 Complice qualche bicchierino in più di quanto sembra che lui possa sopportare, diecibraccia parla, parla e parla, e mentre parla si muove…tanto.

Io per reazione mi blocco, saldi i miei piedi sul terreno, sposto solamente la testa seguendo il suo peregrinare.

Mi gira intorno, prima al mio fianco, poi di fronte, poi l’altro fianco, poi si avvicina, poi si allontana.

Le sue gambe sono scatenate in una strana danza a me sconosciuta.

 Il movimento non riguarda esclusivamente le gambe, nel mentre infatti gesticola.

Alternativamente tiene le braccia orizzontali al terreno disegnando velocemente anelli concentrici nell’aria, poi le solleva, le ritrae, le accosta al busto e le allontana.

Tanto che appare come se avesse almeno dieci braccia.

L’insieme delle movenze fa sì che diecibraccia occupi uno spazio vitale circostante decisamente maggiore rispetto a quanto ne abbia effettivamente a disposizione attorno a sé. 

Nell’intervallo spazio – temporale che si crea tra uno spostamento e l’altro intravedo dietro a diecibraccia un cameriere che, nel tentativo di trovare un varco di passaggio,  segue con lo sguardo le mosse repentine del mio interlocutore.

Tenta un passaggio a destra che fallisce, prova con un passaggio a sinistra, ma nel mentre anche diecibraccia si sposta a sinistra, il cameriere si blocca, prende coraggio e tenta di nuovo a destra sembra che ce l’abbia fatta ma diecibraccia cambia inaspettatamente posizione, arriva prima il suo braccio che colpisce allo stomaco il povero sventurato, poi tutto il suo corpo che travolge il cameriere già barcollante a causa del colpo precedente!

 Ho un sussulto.

 Con gran stupore capisco che è il mio sussulto a far intuire a diecibraccia di aver colpito qualcuno….e non l’impatto.

Si scusa diecibraccia, in modo veloce e sbrigativo, come d’altra parte non è difficile credere, il cameriere imbarazzato (!) guadagna uno spazio libero e scappa via.

Io rimango attonita, mi si sfoca la vista e perdo la visuale di diecibraccia che intanto prosegue il suo peregrinare agitato e continua, come nulla fosse, a parlare.

Mi gira la testa e non per il vino che sto bevendo, mi viene in mente il pulsante che c’era ditero a big jim, quello di diecibraccia si deve essere incastrato su “ON”.

A come Amicizia – Amiche – Alfaprivata #3 -Laregina

Metti che sei contenta, dopo tanto tempo, di aver trovato un’amica con la quale ti sembra di andare d’accordo, con la quale c’è sintonia.

Metti che, però, vi conoscete da poco.

Metti che una sera andate a bervi una cosa in un locale.

Metti che quella sera le parli del tuo ex, con cui vi siete amati, odiati, rincorsi, ripresi o rifiutati.

Metti che le racconti che vi state rivendendo.

Metti che lui vi raggiunge al locale e si siede con voi al tavolo.

Metti che, ad un certo punto, devi andare in bagno.

Metti che, mentre sei in bagno, la tua amica dice al tuo ex:

“Io sono la regina del pompino!”

Metti tutte queste cose…

…l’unica cosa che, in seguito, ti farà sorridere è ripensare a quello che le ha risposto il tuo ex:

“Io da te non me lo farei fare neanche con il cazzo di un altro.”

Ed è così che A come alfaprivativa, oltre che N come Notastonata è diventata anche: L come Laregina.

A come Amicizia – Amiche – Alfaprivativa #2 -Notastonata

Un giorno qualsiasi, durante un aperitivo qualsiasi, capita di incontrare un conoscente di tanto tempo fa, così tanto di vecchia data che non riesco a ricordare nemmeno il nome, ma ci sono volti che ti rimangono nella memoria. E la mia inizia a vacillare, perchè il conoscente ha dei ricordi decisamente più vividi dei miei, fortunatamente le sue parole aprono una fessura nella mia memoria, dalla quale iniziano ad affiorare reminiscenze di episodi cui scopro di essere intimamente legata e di averli lasciati custoditi in un posticino della mia mente.

Salutando il conoscente interrompiamo il dialogo che lui aveva con te e tu, allora, vuoi andare via.
Mi unisco all’invito del mio conoscente esortandoti a non andare.

Certe volte scattano degli strani meccanismi, delle piccole scintille, una sintonia inaspettata, che ti permette di parlare amabilmente con chi non hai mai visto prima con una piacevole fluidità e confidenza non usuali.

Peccato che l’atmosfera possa essere disturbata da un terzo estraneo, estraneo a questa sintonia, una nota stonata che, come le basse frequenze, viene percepita solo da pochi e solitamente non da chi le emette.

Così non ci è stato permesso di continuare sulla stessa tonalità, la nota stonata non accenna ad andare via e l’ispirazione è a tratti interrotta, a tratti ritorna, non appena gli sguardi si incrociano, tentativi di isolamento per sentire di nuovo quella musica, ma il sottofondo disturbante aumenta i toni, non si può suonare così, è meglio interrompere.

E’ in questo modo che A come Amica, diventa N come Notastonata.

16.11.2009

A come Amicizia – Amiche – Alfaprivativa # 1

Questa persona amica (?)  mi ricorda l’aria n.6 del Barbiere di Siviglia.

E’ come un venticello, all’nizio appare come “un’auretta assai gentile” , superficialmente amichevole, affabile e gentile, “incomincia a sussurar”.

Piano, piano, in modo gradevole.

Sotto voce, passo leggero, movimenti sinuosi, si aggira tra le persone che incontro, che mi circondano,  seguendomi in ogni dove “si introduce destramente” in tutti i miei rapporti interpersonali.

Recita la sua parte, con parole scelte finemente, con comportamenti differenti adattandoli idoneamente ad ogni situazione, con atteggiamenti accondiscenti, con espressioni efficaci.

Prende posto a poco a poco “e le teste ed i cervelli (di alcuni) fa stordire e fa gonfiar”.

La osservo, con delicato distacco.

Quando percepisce il suo successo “si propaga (e) si raddoppia” invadendo ulteriori spazi.

La osservo gongolarsi per il trionfo e noto che quasi “trabocca e scoppia”.

Quando percepisce la disfatta, non si arrende, continua: “va scorrendo e va ronzando”, come il frenetico tentativo di un insetto che cerca di uscire dalla finestra, ma nonostante i violenti colpi subiti contro il vetro chiuso, prova ininterrottamente.

La osservo tormentarsi per la sconfitta e mi appare “come il tuono, la tempesta, che nel sen della foresta va fischiando e brontolando”.

In entrambi i casi, prima o poi  alla fine traboccherà e scoppierà e produrrà “un esplosione come un colpo di cannone, un tremuoto un temporale, un tumulto generale che fa l’aria rimbombar”!

Take it easy #1 – The doghandler

Mi capita di imbattermi in comportamenti insoliti, o forse soliti, dipende dai punti di vista, ma ho deciso di prenderli con filosofia, alla leggera.

Non tanto perché io sia una stoica…è perché non saprei come prenderli, mi disarmano!

Dopo circa 20 giorni di assoluto silenzio, una mattina arriva un sms: “Ti piacerebbe venire qualche giorno in montagna?”

Così, di punto in bianco, diretto, senza convenevoli.

Mi sembra, anche, che manchino delle informazioni importanti: quando, dove, quanto intende con “qualche”…

Ah! Ma certo! Deve essere una sorta di sondaggio, del tipo: quali sono i tuoi desideri per il nuovo anno?

Quindi riconsidero la domanda come fine a se stessa ed effettivamente in questo modo assume un suo senso,   “Sì, certo che mi piacerebbe!”.

Non ci voglio credere, perché raramente lo ha fatto, mi telefona, si vede che il sondaggio prevede la compilazione di un format…

Nessun sondaggio, la situazione è la seguente:
un suo amico è in montagna, ha trovato un hotel in cui accettano i cani, ha dipinto una situazione fantastica, tanta neve e molto sole. Cosicché anche lui vuole partire, portando il suo cane, partenza il 31 , ritorno il 3. Conoscendo la mia passione per la montagna mi ha proposto di andare.

Effettivamente un bel programma inaspettato, cui aderisco con entusiasmo, perché concilia la mia voglia di vacanza, di neve, di spensieratezza e l’impossibilità di affidare a qualcuno il cane ormai troppo anziano.

Iniziamo a snocciolare i dettagli per programmare una partenza intelligente, tra cani, valigie, sci, snowboard e ferie da chiedere, il tutto dovrà però essere riconsiderato perché ancora dobbiamo avere conferma del posto in albergo.

Mi farà avere ulteriori notizie non appena ne avrà dal suo amico in loco.

Era il 29.12.2009.

Ad oggi non ho ancora avuto sue notizie.

Non ha telefonato, non ha mandato sms, non ha neanche risposto ai miei.

No, non gli è successo nulla, gode di ottima salute, mi sono informata.

Take it easy.

Sapersi vendere

Uno dei miei difetti è il non sapermi vendere bene.

La vendita è una forma di strategia, a me sembra di “stregoneria”, esistono persone che ammaliano i loro interlocutori, convincedoli e coinvolgendoli.

Coloro che sono buoni venditori di loro stessi hanno, solitamente, uno spiccato talento nell’arte della parola, tramite orazioni pompose e solenni catturano l’attenzione e trasformano ogni loro piccola azione in una impresa straordinaria, ogni elemento che compone la loro vita diventa il migliore che esiste sul mercato.

Il loro lavoro è il più soddisfacente e il più impegnativo, la loro preparazione è superiore rispetto agli altri, si ritengono spesso circondati da incompetenti, così devono passare le giornate a risolvere anche i problemi degli altri e, di norma, ci riescono egregiamente.

Il quartiere dove abitano è il più bello, il più comodo, il più centrale e tendono, spesso e volentieri, a farsi passare a prendere propro perché sono convinti che per andare in qualsiasi posto della città, tu dovrai necessariamente passare vicino a casa loro, essendo, notoriamente, il centro del mondo.

Sono sempre in forma, il loro corpo è il più agile e scattante…pur non andando in palestra da mesi e non seguendo alcuna dieta particolare.

Sono così bravi con le parole e così accentratori che riescono a fare loro, e a proporle nel proprio repertorio, anche le azioni compiute da altri, questo avviene nel caso in cui loro ritengano che queste azioni possano apportare del beneficio nella promozione del proprio io.

Alcune persone rimangono totalmente affascinate da questi venditori, diventando contemporaneamente compratori e promotori dei loro prodotti.

Chi invece non è bravo nella promozione di se stesso può sperare di avere a che fare con quella categoria di persone su cui i venditori non hanno presa.

Quelle persone che si rendono conto naturalmente di chi è chi, e di cosa è cosa.

Le persone che sanno leggere tra le righe, che guardano al di là della coltre di fumo, coloro la cui mente non si lascia ubriacare da mille parole.

Non sono brava a vendere me stessa o cerco un corso accellerato alla Bocconi o spero di incontrare nel mio percorso quest’ultimo tipo di persone.

24 Ore più una

©MEJr

Il tempo è relativo.
Ho voglia di viverlo nel momento in cui accade, non fare progetti.
Mi ha sempre fottuto il mio tentativo di fare progetti.
Mi vedevo proiettata nel futuro e poco mi godevo il tempo presente.

Non riuscivo a stare nel momento , il cervello, le idee, i sentimenti andavano al futuro e quello che vivevo era sempre levigato, schiacciato dalle mie proiezioni, non ne sentivo il sapore, lo assaggiavo ma non lo gustavo, l’aroma mi sfuggiva, le sensazioni erano tenui, gli odori erano rarefatti, i suoni soffusi.

Ora, entrando nel momento, assaporando l’attimo gli istanti che si susseguono ne riesco a sentire il sapore…l’amaro, il dolce…riesco a distinguere quando lo percepisco.

I suoni hanno tutt’altra intonazione, il loro tintinnio non è un ticchettio che ricorda il tempo che passa, ma una musica soave che ritma la colonna sonora dello scorrere delle ore.

Mi lascio cullare, stando nel tempo, stando nelle azioni e partecipo senza inibizioni, completamente.

Come è diverso, come è inebriante non dover pensare al futuro.

Non so come sarà, potrebbe non essere. Ma ora invece è.

E assaporare l’adesso mi avvolge, mi inebria, mi rende serena.

Mi piace, alle volte, non dover pensare dove mi porteranno lalcune situazioni, mi permette di viverle intensamente durante i minuti che rubo alla vita per incontrare, scoprire, sperimentare.

Ecco perchè “24 ore…più una”, perché questo è il limite che mi sono data.

Continuavo a proiettarmi nei giorni futuri, questo mi portava a concentraromi solo su di un ipotetico avvenire.

Sapendo che per me è difficile non immergermi nei sogni, ho pensato che un primo passo poteva essere quello di limitare questa tendenza di fare programmi.

Ed è per questo che mi riprometto di circoscriverla alle 24 ore, al massimo alla 25esima ora. Ogni volta che i miei pensieri iniziano a ribollire, mi chiedo se stanno, o meno, superando la soglia della 25esima ora.

Se accade li fermo, li ammanetto, alzo un muro e gli impongo di fare marcia indietro.

E’ faticoso, ma mi permette di concentrarmi su ciò che ho vissuto nelle 24 ore.

Mi dà la possibilità di assaporarlo, esplorarlo, capirlo, metabolizzarlo.

E’ paradossale come il limite imposto, mi consenta di ampliare il momento presente.

Il vaso di vetro

Va bene fermiamoci…

STOP!

Ora cosa vedo?

Due persone che sono innamorate che tentano di far capire le loro ragioni e più cercano di spiegarsi e più non si capiscono… …fraintendimenti… …parole lette con un senso diverso rispetto a quello originale.. …un continuo botta e risposta…io non capisco te..tu non capisci me… …rileggiamo le email che ci mandiamo e immaginiamo che l’altro / a l’abbia scritta con espressioni del viso che non sono quelle reali.

Soluzione: Fermarsi. Separarsi. Riflettere. Ritrovarsi dopo. Ora soli. Ognuno per conto proprio.

Quando è dopo?

Quando ci si rincontra in questi casi? Chi o cosa decide che è il momento? E se uno dei due decide che è il momento e quel momento non coincide con il momento dell’altro dei due..?

Sono ancora ferma….continuo a guardare… Ok, ora ho la mente fredda, rileggo… Le mie email… Le tue email… Se leggendo ho un’intonazione…posso vedere il mio viso pieno di rabbia.… Se rileggendo cambio intonazione…posso vedere il mio viso pieno di lacrime… … Anche il tuo viso cambia espressione a seconda di come leggo le tue email.

Come è relativo tutto questo…

Sei in un periodo per te molto importante, combattere per la realizzazione dei propri sogni è la realizzazione della vita stessa… I sentimenti saranno contrastanti: felicità, rabbia, determinazione, anche dubbi e paure…un’alternanza di emozioni che ti fanno sentire il bisogno di stabilità, tranquillità, fiducia….non certo di scocciature…

Hai mai visto come si fanno i vasi di vetro? Ci si soffia dentro, all’inizio il vetro, quando è ancora caldo, è un materiale plasmabile ancora morbido, senza una forma precisa… Poi si infila una sorta di cannuccia al suo interno e si inizia a soffiare…. la procedura è delicata, perché non abbiamo a disposizione tutto il tempo che vogliamo, ma un ben preciso intervallo necessario a far prendere al vetro la forma desiderata prima che si freddi, si solidifichi e non possa essere più modificato….è un’azione delicata, se siamo troppo lenti, e impieghiamo molto tempo per soffiare oltrepassando l’intervallo di tempo necessario, il vetro si raffredda e non sarà più possibile plasmarlo… ugualmente non dobbiamo avere fretta: se soffiamo troppo velocemente può succedere che il vetro si rompa… Parimenti importante la quantità di aria che si soffia all’interno del vetro… E’ quindi una questione di equilibrio di quantità di aria e di intervallo di tempo e di abilità nel forgiare la materia. Se l’equilibrio è raggiunto allora il vaso di vetro è formato… Ma non è finita lì… Il vetro è fragile, bisogna averne cura, se non lo si cura per un po’ di tempo si può impolverare e anche per renderlo lucente come prima si deve spolverare con cautela… Una piccola distrazione, una mossa sbagliata e il vetro si rompe.. …E non si può incollare.

La nascita delle relazioni tra le persone, secondo me, sono comparabili alla formazione di un vaso di vetro. All’inizio non hanno una forma precisa, possiamo decidere su che livello impostarle: amicizia, amore, lavoro… Abbiamo però un tempo prestabilito per determinare il livello del rapporto, soffiare e dare la forma voluta…

Se siamo pigri, svogliati, non ci impegniamo per la loro definizione è come se fossimo lenti nel soffiare il vetro, poca aria e in poco tempo, la relazione si raffredda e rimane a metà, ad un livello non ben definito, non approfondito, perdiamo la voglia e lo stimolo e la relazione rimane superficiale, senza forma…una semplice conoscenza.

Oppure può succedere di avere fretta, soffiamo troppa aria, in poco tempo, pretendiamo troppo, non rispettiamo i tempi naturali della nascita e formazione degli oggetti, il tempo di maturazione di una relazione e i tempi dell’altra persona, che saranno sicuramente diversi dai nostri, vogliamo subito avere qualcosa di concreto in mano senza creare delle solide basi.

Il vetro non sopporta tutta questa pressione e si rompe, la relazione si interrompe, il rapporto si logora, e se rincolliamo i pezzi, anche se combaciano, guardando bene appariranno sempre evidenti le incrinature. Se invece riusciamo a dargli la forma voluta (con impegno, costanza, voglia e anche un po’ di fortuna e con la complicità del destino…) allora abbiamo ciò che vogliamo.

Ma non si può mettere su un comodino e lasciare lì, si deve avere cura di lui, si deve avere cura dell’amore, altrimenti questo ti lascia… E se ci sono delle incomprensioni si possono “spolverare”, si analizzano si comprendono, si parla, si cerca di capire… …tutto deve essere fatto molto delicatamente, una parola di troppo, una non detta o detta troppo tardi… e…

CRASH !!

Si può rompere…

E io no so se hai mai provato a rincollare un vetro rotto…. Non viene mai bene come l’originale.

FERMI…

Cosa vedo?

Ora siamo davanti ad un “tunnel”. Siamo fermi. Possiamo anche rimanerci per un po’…il tempo che ci serve per riprendere fiato… Ma se non ripartiamo insieme, se non percorriamo insieme questo “tunnel” non sapremo mai come sarà stata l’esperienza dell’altro nel percorrerlo, ce lo potremmo raccontare si, ma non sarà la stessa cosa, non avremo condiviso le sensazioni, le emozioni, non ci saremo guardati negli occhi… Può darsi che se usciamo da quel tunnel insieme, avremo la consapevolezza con la quale poter decidere se proseguire il percorso insieme o se la fine del tunnel significa la fine della strada. Può darsi che se lo percorriamo separati perderemo le tracce l’uno dell’altra.

SONO ANCORA FERMA…

Vedo una donna che nel suo esprimere il bisogno di conferme, nelle sue richieste di attenzione risulta opprimente, paurosa, egoista e poco interessante alle esigenze altrui… …le emozioni che rimandiamo agli altri non sono sempre quelle che noi vorremmo esprimere. Vedo un uomo che riesce a capire più di quanto lei pensi, che in questo momento ha bisogno di una donna vicino che gli dia “sostegno” e non angoscia. Non credere che io non possa essere quella donna. Non entrare da solo in quel “tunnel”. Non permettere che perdiamo le tracce l’uno dell’altra.

 STOP INDIETRO

Flash Back.

Ricordo: sguardi rubati nei corridoi…paura…paura che qualcuno se ne accorga…che incroci i nostri sguardi complici e scopra tutto…sorrisi rubati sopra il rumore delle persone a mensa…com’è più sottile il piacere quando pensi che è solo tuo e sai che gli altri non sanno nulla di noi… …”sono in ritardo per il caffè?!”… …l’emozione che può suscitare una semplice busta da lettera sul desktop del computer… …ho accettato di prendere quel caffè…. mille pensieri mi affollano la mente come palline lanciate nel flipper toccano i lati e ritornano nel centro si scontrano, si accavallano, si annullano l’un l’altro, e alla fine quasi il vuoto, rimane solo l’ultima idea quella che non avrei voluto o (dovuto?) scegliere, quella che la ragione non avrebbe scelto, quella che mi aprirà porte che non avrei voluto aprire, quella che mi farà entrare in un turbinio di emozioni che in quel momento non cercavo… …se fossi riuscita a fermarmi a quella macchinetta.

FERMA DI NUOVO

Guardo.

Ti vedo.

Vedo il tuo sguardo complice, l’occhiolino, mentre passo, il mio cuore batte così forte…sento il calore salire su dalla bocca dello stomaco, divento rossa…questo non si può nascondere, guardo in basso, non posso continuare ad incrociare il tuo sguardo… …c’è posta per me… …non riesco a fermarmi alla macchinetta..il computer diventa nostro favoreggiatore è lui il custode dei nostri messaggi… …non voglio far capire…non voglio far sapere… il mistero, l’intrigo…alimenta il fuoco della nostra passione… quand’è che ho lasciato troppo la corda…? Perché non riesco a tornare indietro? Come sono arrivata a questo punto…? Non mi ero sempre detta che sul lavoro non si inizia mai una relazione?… ..non uniamo i nostri due mondi…non sentiamoci al di fuori di qui… lasciamo che questa sia solo l’occasione per allietare la nostra giornata di lavoro..l’attesa di un’email, di uno sguardo, di un sorriso nascosto agli occhi degli altri.

FERMA ANCORA.

Guardo.

Mi vedo.

Mi lascio andare, lascio che le ali del vento mi facciano salire sulle loro piume e mi portino con loro senza una meta precisa, l’unico obiettivo è farsi cullare dal turbinio dell’aria, occhi chiusi e capelli accarezzati dalla brina fresca del mattino e dal sole caldo del pomeriggio… i nostri mondi si uniscono..il mondo del lavoro, il mondo privato, il mondo familiare, diventa un unico mondo. il NOSTRO… alcune volte apro gli occhi, sento qualcosa… … …questo per te è uno sfizio…

…io le conosco le persone come te… …pronte a tutto pur di accettare una sfida…il gusto della sfida è nella preparazione e più la metà si allontana più il premio sembra alto e il desiderio aumenta… …aumenta…

…le persone come te non accettano un no come risposta…

…le persone come te devono avere tutto ciò che desiderano…non sono mai state abituate alla rinuncia…

…le persone come te hanno un particolare modo di vedere la metà, è come vedere una fotografia panoramica, la meta diventa il soggetto della foto, è nel centro, è perfettamente a fuoco, brilla di luce propria, è come se fosse in rilievo rispetto al resto del paesaggio…. mano a mano che ci si allontana dal soggetto il panorama si sfoca…diventa sempre meno nitido…fino a non essere più riconoscibile. …l’unica cosa perfettamente riconoscibile è LA META… …come appare BELLA la meta… …come appare BELLO raggiungerla… …prova ad avvicinarti però….

…ecco…VEDI?…

…la focale cambia…. …il panorama intorno inizia ad essere più visibile…non è più così sfocato…

… oh GUARDA.. riconosco dei visi… e la meta?

Guarda! Guarda bene!

Sembra che brilli di meno rispetto a prima….brilla meno di luce propria….inizia a confondersi con il resto del panorama…

SEI SEMPRE PIU’ VICINO….

FERMO!

STOP!

RAGGIUNTA!

Te ne sei accorto vero? Non ti appare più come prima…vero?…non è più in rilievo…vero?

.. Le persone come te hanno solo lo scopo di raggiungere l’obiettivo, l’adrenalina scorre a fiumi solo nel periodo che intercorre tra l’individuazione della preda e la sua cattura…la sua cattura..la certezza che sia bloccata, che non si possa più muovere, è l’inizio del senso di sazietà…

Sono passati mesi… E mentre il tempo passa aumenta il mio appetito…

 E mentre il tempo passa aumenta il tuo senso di sazietà…

Le persone come te non sono poi così coraggiose come si dipingono…

Le persone come te si riempiono la bocca con i loro discorsi sulle persone che sono…

Le persone come te si riconoscono anche dal linguaggio del loro corpo…sono come gonfie…gonfie di tutte le loro parole, di cui si riempiono la bocca e il corpo, e giù parole, e giù parole e tutte queste parole non sanno da dove uscire e così rimangono imprigionate lì vengono aspirate dalla bocca che non fa altro che chiacchierare e si ritrovano tra la trachea e i polmoni…

Le persone come te hanno sempre un torace molto robusto… …camminano come se dovessero trattenere il respiro…

Le persone come te sono così piene di loro stesse che dentro di loro no c’è posto per nessun altro…

Le persone come te hanno presto un gran senso di sazietà perché si sono già saziate con il loro Ego… E mentre il tempo passa il tuo Ego inizia a scalpitare.

Ora lo spazio diventa troppo stretto per tutti e due. Chi è mai lei…? Mica rimarrà con noi per sempre…?

E mentre il tempo passa io ho paura di accorgermi che questo tempo non ha in serbo per noi le stesse sorprese…

AVANTI VELOCE

FERMA

STOP

È il momento attuale.. …ecco rileggo le email inviate… …mollami..non mi scrivere più..le conosco le persone come te…io ho provato a tirarmi indietro… tu hai provato ad avvertirmi… …lo leggo nero su bianco…a modo tuo mi avevi avvertito…tra le righe lo avevo confessato… io ti dico di mollarmi… tu mi dici che forse ti ho convinto… mi molli… ma solo dopo avermi baciato ed essermi entrato dentro… nell’anima… nella testa… forse anche…NEL CUORE…

…forse non ho calcolato bene l’altezza del fondale…la mia ancora no ha fatto presa, forse ho scientemente gettato poca fune e mi sono resa conto che l’ancora non aveva preso… ho fatto andare la mia barca alla deriva, ho lasciato che cavalcasse le onde del destino, ho preferito vivere di rimorsi e non di rimpianti… Ho lasciato che tu mi entrassi nella testa, nell’anima, e alla fine anche nel cuore…

Pensavo che anch’io sarei entrata nella tua testa, nella tua anima, e alla fine anche nel tuo cuore… invece sono stata l’unica che ha mollato gli ormeggi e si è lasciata trasportare dalla corrente e dalle onde, dolci onde, prima piccole onde sulla spiaggia…a mano a mano la marea si è alzata…onde sempre più alte…sempre più difficili da domare… Mi accorgo che la mia barca è l’unica ad andare a largo, la tua è bene ancorata…

Le persone come te non mollano mai gli ormeggi sono sempre bene attente che tutto funzioni, sguardo vigile, sempre allerta, non lasciarsi mai andare… Le persone come te la situazione la devono avere sempre sotto controllo…

FERMA

STOP

Non ti vedo quasi più… Non ti sento quasi più…

NO

FERMA ANCORA

Ti vedo. Per caso. Sfrecci con la macchina.

FERMO

FERMATI SONO QUI..

Non mi vedi… Provo a telefonarti… Non rispondi… Scrivo un messaggio… Scateno ciò che non avrei mai voluto… …le persone come te dimostrano di non essere coraggiose come si dipingono, proprio in questi momenti… …le persone come te pur di non affrontare un faccia a faccia si rifugiano dietro un computer… …le persone come te dimostrano ancora di non avere quel coraggio che dicono di avere perché anche nascosti dietro allo schermo di un computer hanno paura di dire la verità nella sua interezza…

… So cosa è successo: ti sei avvicinato troppo, l’immagine intorno a me non è più sfocata è tutto perfettamente a fuoco e io non sono più in bassorilievo…sono diventata parte di un insieme…tutto uguale…

La meta è cambiata…

L’inquadratura è cambiata…c’è un altro soggetto da mettere a fuoco: SEI TU !!

Una tua email… Per favore ho bisogno di fermarmi…ti chiedo di fermarci…

FERMI STOP!

FERMO IMMAGINE !

…MA SEI TU L’UNICO FERMO!!

La mia barca io l’ho lasciata andare molto tempo fa…tu sei rimasto indietro…tu non mi hai raggiunto…

 TU SEI FERMO !!

Io non mi fermo, non ora… Io ho visto cosa c’è al di là della riva… Io ho avuto il coraggio di mollare gli ormeggi… Io so cosa si può provare… Tu non sai cosa vuol dire non avere la situazione sotto controllo… Le persone come te sono prese dal panico se i loro sentimenti riescono a prevalere sulla ragione.

FERMA ANCORA

 Ti vedi… Ti senti… Ti senti davanti ad un tunnel… E sì le persone come te quando sentono che stanno mollando gli ormeggi sono presi da una strana sensazione: paralisi degli arti. cos’è? !

PAURA!

Si chiama così.. Ed è per questo che ora l’unica cosa che vedi davanti a te è un tunnel… La paura fa vedere tutto nero. Vuoi prendere il tunnel da solo.

Vuoi rimanere solo.

STOP

FERMA ANCORA

Penso che in fondo l’orgoglio possa essere messo da parte, voglio recuperare. Ti scrivo. Non credere che io non possa essere quella donna. Non entrare da solo in quel “tunnel”… Non permettere che perdiamo le tracce l’uno dell’altra… Per favore così ci facciamo solo del male…

E’ solo questa la tua risposta? NO.

Le persone come te cadono sempre in piedi, non si fanno male.

Le persone come me cadono e possono farsi male, perché si lanciano e osano.

Le persone come te non hanno il coraggio di osare, di lanciarsi, la paura non fa provare loro sentimenti, la paura paralizza, congela, non riesce a farti vedere la strada davanti a te. Preferisci non lanciarti per non rischiare di farti male. Hai voluto credere che io non potessi essere quella donna. Hai preso quel tunnel da solo. Hai permesso che perdessimo le tracce l’uno dell’altra.

STOP BASTA ORA NON MI FERMO PIU’ !

AZIONE !!

Mi rialzo. Mi accorgo che il vento ha cessato di soffiare, le sue ali si sono abbassate, sono planata giù e poi giù, fini ad arrivare a terra…

CRASH

Il vetro si è rotto… …rincollarlo… …non sarebbe mai uguale a prima… Mi pulisco dalla polvere…l’impatto sul suolo non è stato delicato… …va bene… mi rialzo.

Tutto bene?

Ora no.

Ma so che tra poco andrà meglio.

Le cicatrici serviranno a ricordare.