Due lontane generazioni su un unico marciapiede

La fila delle macchine scorre lenta, il finestrino è completamente abbassato, 26°, non amo l’aria condizionata.

Sul marciapiede accanto cammina una ragazza minuta, pantacollant bianchi, stivali neri di pelle che le arrivano sopra al ginocchio, tacco 10, maglione bianco che copre appena la linea del gluteo, giubbotto anch’esso nero in pelle scamosciata, lunghi capelli corvini raccolti in una coda. Il suo andamento costruito si trasforma in un passo sgraziato, lo scalpiccio risuona fino a me. Continua a leggere “Due lontane generazioni su un unico marciapiede”

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U come Uomini: il Nuotatore

Il punto è…

…che vederti mi infonde sempre una briosa allegria, la sento che inizia a diffondersi non appena ti vedo, per poi espandersi a mano a mano che passiamo del tempo insieme, si propaga e rimane con me anche dopo che ci siamo salutati.

Conosciuti per caso, sei stato una piacevole sorpresa, perché la piacevole chiacchierata, ha sconfinato in argomenti inusuali, condita da ironia, sagacia, delicatezza, intuizione, umorismo, tutti gli ingredienti perfettamente amalgamati ed uniti con adeguate proporzioni.

Sono passati mesi e la sintonia non è mai mancata, ma nessuno di noi è mai andato oltre il confine.

Forse ci basta così, forse non sappiamo se varcare il confine ci porterà a rovinare la disinvoltura e la spensieratezza delle nostre chiacchiere, delle passeggiate, delle risate, ma anche delle litigate, che non sono mancate, ma al contrario di quanto ci aspettavamo sono state corroboranti, ulteriore collante di un’amicizia sui generis.

Questa volta io le domande non me le pongo, perché è già così tanto quello che mi dai: vederti mi dona sempre il buonumore!

Cambiare

L'enigma dell'Oracolo - De Chirico - 1910

Dovrei lavorare assolutamente sul cambio di prospettiva.
Il punto di vista, devo cambiare il punto di vista…

Vorrei riuscire a dare al mio punto di vista la stessa importanza che dò al punto di vista dell’altro, in questo modo non sarei io l’unico soggetto che deve essere messo a fuoco e che deve essere scoperto.

Se incontro un uomo che mi interessa tendo a far diventare il suo il punto di vista quello principale facendo diventare me stessa il panorama da inserire nell’insieme e nella posizione che più aggrada all’altro, adattandomi e non chiedendomi se mi è scomoda o meno.

Vorrei riuscire a tirare fuori maggiore fiducia in me stessa.

Alle volte ancora mi pongo come se fossi solo io l’unica a doversi affacciare alla porta socchiusa e sbirciare all’interno.

Vorrei ricordarmi che, allo stesso tempo, l’altro anche è al di là della mia porta, che anche lui deve avvicinarsi e focalizzare, ricordarmi che anche lui è un individuo da esplorare e da scoprire.

E’ un’azione reciproca.

Se mi dimentico questo tendo ad essere la persona che si adatta alle esigenze altrui, mettendo in secondo piano le mie.

E se non sono io la prima a dare importanza anche al mio punto di vista, non posso aspettarmi che siano gli altri a farlo.

(22.11.2009)

Devi stare alla finestra…

…è il consiglio di alfaprivativa.

Non sono tanto brava a stare alla finestra e vedere che succede…
E’ una cosa nuova, mi auguro di riuscire a farlo perché mi rendo conto che ora è l’unica cosa da fare.

Non agire, ma reagire.

Effettivamente ora sopprimere le azioni è un buon metodo per studiare, vedere, capire meglio cosa voglio, quale sia la scelta migliore da fare.

Fino ad adesso si muovono in contemporanea, alcuni aspetti rendono migliore una scelta a discapito dell’altra.
Vedere quale si adatti meglio al mio essere, al mio modo di agire, al mio modo di pensare.

Come scoprirlo meglio? Affacciandosi alla finestra e guardando quale sarà la prossima mossa.

Non provocare nessuna mossa particolare, ma non inibire le azioni.

Non creare, ma non reprimere.

Non immaginare, ma suscitare immaginazione.

Non indirizzare, ma suggerire.

E’ la prima volta che non voglio seguire il cuore, ma la mente. Non agire di pancia, ma razionalmente.

E’ così difficile, ma può essere una prova per vedere se tutte le avversità incontrate hanno dato i loro frutti..

(26.11.2009)

Take it easy #2 – Diecibraccia

Pranzo veloce, inseieme a diecibraccia : devo tornare in ufficio.
Una mezz’oretta e scappo.

Mi dice “quand’è che ceniamo insieme?”.

“Che ne dici di domani? Per me andrebbe bene!”.

Mi risponde: “Per me anche, allora ti chiamo domani!”

E’ domani…silenzio.

E’ dopodomani…manda un sms:  “Come stai? E allora quand’è che ceniamo insieme?”

Mi sono persa qualcosa…ma non era ieri?

U come uomini: Diecibraccia

Diecibraccia l’avevo incontrato diverse volte in varie occasioni, durante le quali mi fissava costantemente, senza mai avvicinarsi, parlare o, almeno, sorridere.

Si limitava a guardarmi, tentando di assumere un’espressione languida, suadente, accattivante. 

Più che sedurmi e accattivarmi questo comportamento mi fa sempre pensare a quale alta influenza ha avuto lo slogan pubblicitario della Denim: “l’uomo che non deve chiedere mai”.

Intimamente convinto che per lui funzionasse realmente in questo modo, senza aver bisogno di parlare poteva, col solo potere ipnotico del suo sguardo, farmi cadere ai suoi piedi, ohibò forse non voleva cadessi proprio…!    

Non ha mai funzionato, non tanto perché io sia una che si sente su un piedistallo, ma più che altro perché il suo sguardo incessante lungi dall’essere attraente era: esasperante. 

Capita poi che diecibraccia, forse stufo del lungo guardare, si fa presentare da un amico comune, finalmente scopro che ha il dono della parola, anche se in quell’occasione non è che abbia parlato più di tanto, limitandosi alla presentazione si è poi congedato per continuare a fissarmi tutta la sera. 

Una pomeriggio ad un aperitivo diecibraccia se ne sta appoggiato alla porta di ingresso del locale, in una mano il bicchiere di vino, l’altra nella tasca dei pantaloni, con solito atteggiamento alla Denim. Avendomi vista non perde occasione per posare i suoi occhi nei miei e ivi lasciarli fino al compimento del mio tragitto, dall’inizio del  vicolo alla porta.

I suoi occhi sono come sassolini nei miei.

Accenno un sorriso, non ricambia.

Abbasso gli occhi, nella speranza che grazie alla forza di gravità questi sassolini cadano, ma non funziona, rialzo lo sguardo, il suo è ancora lì nel mio.

Anche quando, arrivata alla porta, ci ritroviamo vicini non parla.

Fissare sì, parlare no, la regola dell’uomo vero.

Dico: ciao.

Dice: ciao.

‘cipicchia ce l’ha fatta. 

Non un sorriso ha accompagnato quella parola, solo un’occhiata con il solito tentativo di Amelia, la strega che amalia.

Peccato che non viviamo a Paperopolis.

Rimango ferma per qualche secondo, penso che me la dirà un’altra parola dopo ciao…

No.

Allora per non restare come un baccalà sullo stipite di una porta…tanto ce n’era già uno, entro.

Diecibraccia ed io ci rivediamo altre volte.

Fino a quando ad una di queste parliamo, lui si fa accompagnare da un’amica comune che con una scusa banale viene a parlare con me e, con un’altra scusa altrettanto ordinaria, dopo poco si allontana lasciando diecibraccia lì con me.

 Complice qualche bicchierino in più di quanto sembra che lui possa sopportare, diecibraccia parla, parla e parla, e mentre parla si muove…tanto.

Io per reazione mi blocco, saldi i miei piedi sul terreno, sposto solamente la testa seguendo il suo peregrinare.

Mi gira intorno, prima al mio fianco, poi di fronte, poi l’altro fianco, poi si avvicina, poi si allontana.

Le sue gambe sono scatenate in una strana danza a me sconosciuta.

 Il movimento non riguarda esclusivamente le gambe, nel mentre infatti gesticola.

Alternativamente tiene le braccia orizzontali al terreno disegnando velocemente anelli concentrici nell’aria, poi le solleva, le ritrae, le accosta al busto e le allontana.

Tanto che appare come se avesse almeno dieci braccia.

L’insieme delle movenze fa sì che diecibraccia occupi uno spazio vitale circostante decisamente maggiore rispetto a quanto ne abbia effettivamente a disposizione attorno a sé. 

Nell’intervallo spazio – temporale che si crea tra uno spostamento e l’altro intravedo dietro a diecibraccia un cameriere che, nel tentativo di trovare un varco di passaggio,  segue con lo sguardo le mosse repentine del mio interlocutore.

Tenta un passaggio a destra che fallisce, prova con un passaggio a sinistra, ma nel mentre anche diecibraccia si sposta a sinistra, il cameriere si blocca, prende coraggio e tenta di nuovo a destra sembra che ce l’abbia fatta ma diecibraccia cambia inaspettatamente posizione, arriva prima il suo braccio che colpisce allo stomaco il povero sventurato, poi tutto il suo corpo che travolge il cameriere già barcollante a causa del colpo precedente!

 Ho un sussulto.

 Con gran stupore capisco che è il mio sussulto a far intuire a diecibraccia di aver colpito qualcuno….e non l’impatto.

Si scusa diecibraccia, in modo veloce e sbrigativo, come d’altra parte non è difficile credere, il cameriere imbarazzato (!) guadagna uno spazio libero e scappa via.

Io rimango attonita, mi si sfoca la vista e perdo la visuale di diecibraccia che intanto prosegue il suo peregrinare agitato e continua, come nulla fosse, a parlare.

Mi gira la testa e non per il vino che sto bevendo, mi viene in mente il pulsante che c’era ditero a big jim, quello di diecibraccia si deve essere incastrato su “ON”.

A come Amicizia – Amiche – Alfaprivata #3 -Laregina

Metti che sei contenta, dopo tanto tempo, di aver trovato un’amica con la quale ti sembra di andare d’accordo, con la quale c’è sintonia.

Metti che, però, vi conoscete da poco.

Metti che una sera andate a bervi una cosa in un locale.

Metti che quella sera le parli del tuo ex, con cui vi siete amati, odiati, rincorsi, ripresi o rifiutati.

Metti che le racconti che vi state rivendendo.

Metti che lui vi raggiunge al locale e si siede con voi al tavolo.

Metti che, ad un certo punto, devi andare in bagno.

Metti che, mentre sei in bagno, la tua amica dice al tuo ex:

“Io sono la regina del pompino!”

Metti tutte queste cose…

…l’unica cosa che, in seguito, ti farà sorridere è ripensare a quello che le ha risposto il tuo ex:

“Io da te non me lo farei fare neanche con il cazzo di un altro.”

Ed è così che A come alfaprivativa, oltre che N come Notastonata è diventata anche: L come Laregina.