Vita di PI – Pubblico Impiegato- Riflessioni XXVIII

Ho preso un paio di cantonate incredibili.
Ma non è per quello che non ti racconto da un po’.
Quella questione li la lascio da parte per ora.

Insomma dicevo: cantonate.

Sì, nel senso che ho fatto due errori di valutazione così grossolani e sciocchi, che se fossi stata più attenta avrei potuto evitare.

E fanno male, ma male tipo prendere lo spigolo della porta con il mignolino quando nel mezzo della notte ti alzi per andare in bagno, ma non accendi la luce per non svegliare il tuo compagno.

Va bene, intanto te ne racconto una, ti racconto la prima cantonata.
La prima è quella che ho preso nel valutare cosa avrebbe fatto il mio capo, quale atteggiamento avrebbe assunto con lei.

Te la ricordi lei..te ne avevo parlato qui.
Lei la gattamorta, anzi no, gattamorta non va bene… Come l’avevo chiamata?!
No, forse non l’avevo chiamata, ma la chiamo ora: Profumiera, ecco sì.

Anche se profumiera neanche è del tutto esatto, perché lei è profumiera con alcuni, che quindi rimangono intorno a lei inebriati dal profumo della speranza di dare un bel morso alla mela, così per dire, ed altri invece che quella mela l’hanno mordicchiata fino al torsolo e poi gettata.

Lei per me è la nostra signorina Silvani. In versione fisicamente bella però. Perché in effetti è una bella donna.

La nostra signorina Silvani non sbaglia mai un abbinamento di colore.

Da lei stessa ammesso l’organizzazione dell’armadio e dei cassetti segue la colorazione e le sue sfumature possibili.
Non esiste che l’abbinamento di colore oltre che all’abbigliamento e alle scarpe non sia esteso ossessivamente anche agli orecchini, ai bracciali, agli anelli e ad eventuali accessori per i capelli.

Nonostante il trionfo di colori la nostra signorina Silvani non punta sull’abbigliamento provocante per sedurre, infatti non è mai troppo scollata o sminigonnata o trasparentata, conoscendo alcuni difetti del suo corpo, che non sfuggono ad un occhio allenato come il mio da anni di scuola solo femminile, ha studiato la tipologia di capi che nascondono le parti incriminate e mettono in risalto quelle più appetitose.

Quindi per testare la sua appetibilità la nostra signorina Silvani utilizza i colori e la lusinga, blandisce e incensa le virtù maschili cercando di risvegliarle con le parole e l ‘ammiccamento.

La nostra signorina Silvani non perde un attimo della giornata, ogni attimo infatti è buono per testare e tastare gli esemplari di genere maschile presenti in ufficio.

Ovviamente non si lascia sfuggire nessuno, soprattutto non si lascia sfuggire sua onorevolezza eminentissimo cavaliere di gran croce commendator monsignor illustrissimo mega Direttore.

La nostra signorina Silvani è comunque ben attenta a non tralasciare tutti gli altri: dalla guardia giurata all’entrata, al suo capo, che poi è anche il mio, al ragazzo che viene a cambiare le merendine nella macchinetta distributrice che quando lo vede arrivare e chiudersi nella stanza delle macchinette prontamente entra con fare accattivante

Bracca tutti assumendo durante le conversazioni le posizioni secondo lei più provocanti.

Così se il nostro capo passa davanti alla sua stanza la senti prima intonare un "ciao caro.." seguito da uno scatto felino che dalla sedia le fa raggiungere la porta della stanza e da lì il corridoio.

Oppure la puoi vedere fermarsi sullo stipite della porta per parlare con lui, rigirandosi i capelli intorno al dito e mostrando il suo seducente collo.

Quando invece deve parlare di lavoro con il mio e suo capo, la nostra signorina Silvani si reca nella sua stanza, di lui, ma non si siede banalmente sulla sedia così detta del visitatore di fronte alla scrivania, no.
Lei si siede proprio sulla scrivania.
Sì, sopra la scrivania.
E si siede dal lato interno, ossia con le gambe dalla parte in cui il capo è seduto.

Così vicini vicini loro parlano di lavoro.

Se poi scrivono qualcosa insieme al computer, che si trova nella parte di scrivania perpendicolare alla scrivania principale, allora la nostra signorina Silvani si sporge con tutto il busto per poter vedere meglio lo schermo del computer e stare ancor più vicina al capo.

La cantonata, quindi, è stata grossa.

Infatti ti avevo detto che ci sarebbe stato da divertirsi e invece sono passati mesi da quando il mio capo è diventato anche il suo capo ed io non mi sono divertita affatto.

Avevo ingenuamente pensato che ci saremmo divertite perché avevo affermato con sicurezza che il mio e suo capo non sarebbe stato sensibile ai suoi approcci, che il fatto di avere un capo uomo non le avrebbe dato dei vantaggi acquisiti con il suo fare provocante.

E invece no.

Invece il mio capo alla lunga, ma neanche troppo lunga, si è rilevato essere assolutamente disponibile ad accogliere il corteggiamento, assolutamente percettivo e influenzabile dai colori, dalle movenze e dalle parole suadenti e lusingato dal modo di sedersi per parlare di lavoro.

Sono bastati un paio di sopralluoghi, a cui hanno partecipato solo lui e la nostra signorina Silvani, per farlo capitolare.

Esagerata?

Beh io non so in effetti se abbia totalmente capitolato e sinceramente non mi interessa, non è infatti questo il punto, il punto per me diventa importante perché questo debole del mio capo per lei influisce sul mio lavoro.

Influisce sull’assegnazione delle pratiche da svolgere.

Le più rilevanti, o comunque interessanti, a lei, le altre a noi…a me.

Ho infatti ereditato tutti gli scarti della signorina Silvani, che con fare altezzoso mi porge la posta degli anni passati e di quest’anno che lei non desidera più lavorare, sì qui si dice così "lavorare la posta" – poi capisci perché io alle volte commetto degli strafalcioni in italiano, sono abituata a sentire frasi del genere.

Ed il risultato più evidente è nel fatto che la nostra signorina Silvani questo primo anno di lavoro con il mio capo, a discapito dei miei 4, ha preso il premio annuale.

Allora le opzioni sono poche: o io sono estremamente incapace nel mio lavoro, o ho veramente un carattere insopportabile e la mia espressione no way mi brucia la carriera, o sono all’antica che penso che i meriti vadano conquistati sul campo del lavoro e non in camporella.

Comunque sia la cantonata è stata grossa eppure avrei dovuto capire da quel famigerato messaggio del mio capo che era proprio chiaro e chiarificatore.

Vita di PI – Pubblico Impiegato – Riflessioni X – La memoria

Oggi cambio, oggi vado all’ultimo vagone della metro.

Oggi mi sento così, mi sento da ultimo vagone della metro.

-Visto che non mi sembrate molto acuti ve lo rispiego – così il mio vicino in metro si rivolge al suo interlocutore al di là del cellulare.

Davanti un ragazzo dorme, dormirei anche io oggi, dormirei ma vorrei che il tempo si fermasse, per poter dormire in pace senza perdermi nulla.

Ecco: il tempo, riflettevo sul tempo che passa.
Provo un sana invidia nei confronti di quelle persone cui poco importa che il nostro corpo venga segnato dall’inesorabile scorrere del tempo.
Io che amo uscire la sera e che quando esco di solito non amo tornare a casa presto che una volta che sono uscita è come un vortice cui mi abbandono e che non voglio abbandonare.
Io che quando esco la sera amo bere qualcosa.
Io che odio gli effetti dell’alcol sul mio viso l’inevitabile gonfiore della ritenzione idrica prodotta.
Io che odio l’inevitabile nuovo reticolato di rughe che si forma intorno agli occhi dopo serate del genere.
Io provo questa sana invidia per chi se ne fotte beatamente di tutto ciò.
Per chi i suoi capelli bianchi li porta con fierezza.
Per chi le sue rughe non vuole farle andare via perché ci ha messo anni per farsele venire, come la Magnani.
Ma sai che ti dico, è inutile che faccio giri di parole io le donne che dicono che non si farebbero mai toccare il viso le invidio. Le invidio perché io ho una fottuta paura di invecchiare.
Ecco come sono fatta io.
Io ho paura di questo.
Io non ho paura del licenziamento.
Io non ho questo terrore che hanno alcuni miei colleghi, no.
Sono sfrontata, inopportuna e irriverente a dire così in questo periodo storico.
Sì.
Anche se l’Italia è sempre stata la patria di chi pensava che la svolta nella vita fosse il posto fisso, quindi sarei sfrontata comunque.
Ok ok pensa anche che sia un’uscita infelice.

Non lo so, ieri il mio sacco era vuoto, oggi è di nuovo pieno, ma ho la sensazione che siano opinioni vaghe, anzi opinioni certe, ma che io vorrei cercare di esternare in modo vago, o meglio in modo diplomatico perché impopolari.
Ma tanto che ci provo a fare, so bene che le opinioni usciranno convulsamente in maniera tagliente come ieri che ho nuovamente discusso con il terzo coabitante coatto della stanza d’ufficio.

E così oggi, oggi mi sento da ultimo vagone della metro, e il tempo che passa, pensare al tempo che passa e lascia i suoi segni mi infastidisce.

Ció (voce del verbo ciavere) pensato un po’ anche ad un altro fatto.

Ho scoperto perché il mio capo mi ha portato alla riunione: ho vinto l’incarico di rivedere e riscrivere la memoria.
Sì certo c’era la precedente nota, ma si deve ovviamente integrare modificare perfezionare arricchire rifinire completare e apri i fascicoli e cerca i documenti e rileggili tutti e respira la polvere che li accompagna e integra e modifica e perfeziona e arricchisci e rifinisci e completa e da una nota di 2 pagine ne fai uscire una relazione di 6 e condividi e ottieni l’approvazione e poi vedi che nell’email che il tuo capo ha mandato a tutti i partecipanti alla riunione tu sei in copia conoscenza nascosta e chiedi al tuo capo il perché e ti dice che ha fatto così altrimenti appesantiva l’email con troppi indirizzi.

È che dopo che ció pensato a questo fatto ho capito che oggi hanno vinto loro e io sono stanca e mi sento da ultimo vagone della metro.

E il tempo passa.