Vita di PI- Pubblico Impiegato – Riflessioni XIII

Oggi si è uno di quei giorni quei giorni che conosco bene quelli che ti si blocca il respiro quelli che sento che qualcuno sta stringendo le sue dita contro il mio collo e mi impedisce di respirare, i respironi li chiamavo da piccola, si perché non riuscivo a incamerare aria e allora respiravo il più profondo possibile ma non era mai sufficiente e ogni respiro cercavo di farlo più profondo e dicevo a mia madre che non riuscivo a respirare.
La mano non allentava la presa e mi assaliva l’angoscia e allora per farla passare mi immaginavo dall’esterno, e vedevo me stessa prima da vicino, poi sempre più in lontananza, io dentro alla mia camera, io dentro la mia camera all’interno del mio palazzo, io dentro la mia camera all’interno del palazzo nel mezzo del comprensorio, io dentro la mia camera all’interno del mio palazzo nel mezzo del comprensorio dentro il quartiere, io dentro la mia camera all’interno del mio palazzo nel mezzo del comprensorio dentro il quartiere nella parte est della città, io dentro la mia camera all’interno del mio palazzo nel mezzo del comprensorio dentro il quartiere nella parte est della città nel centro della regione, io dentro la mia camera all’interno del mio palazzo nel mezzo del comprensorio dentro il quartiere nella parte est della città nel centro della regione nel mezzo dell’Italia, poi iniziavo a vedere immaginare l’Italia dall’alto, con i paesi confinanti, i continenti, il mondo, che si faceva più piccolo fino a che non arrivavo nello spazio e nell’universo ed era una sensazione magnifica di libertà assoluta avevo a quel punto perso qualsiasi contatto con cosa e con chi mi stava vicino e vagavo, fluttuavo in un mare limpido di serenità.

Non riesco più a farlo.

Ed oggi invece sarebbe uno di quei giorni, che io non resisto più in quel posto, che non lo si può neanche dire a voce alta che ti rispondono che sei fortunata ad avere un posto di lavoro.
Che non è infatti quello, è tutto l’intorno di quel posto di lavoro che mi soffoca.

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