A come Amore – Nipoti e figli

No infatti no, posso solo immaginarlo.

Io poi non sopporto le frasi che iniziano con un no.

Come quelle persone con cui parli ed esprimi un concetto e loro ti rispondono iniziando la frase con un no, ma poi esprimono la stessa tua opinione. Non so, anche nelle cose importanti.

  • Sai ho provato la matita collistar per gli occhi (ma si può dire la marca in televisione?), è la migliore.

  • No, guarda io ne ho provate diverse, Dior, Chanel (che non è la figlia di Totti), la migliore è la collistar.

Ecco appunto ma non dicevamo la stessa cosa? E allora perché inizi la frase con un "no"?

Che poi non è neanche collistar la migliore, secondo me, non so come mi sia venuta in mente.

Ricomincio.

Sì infatti, posso solo immaginarlo.

Perché l’ho già detto: figli non ne ho.

Che mi ricorda un po’ la Bertè.

Quindi dicevo, sono sola a casa mia che mi faccio compagnia, io che gioco con la mente, che non sono intelligente, me la prendo con la gente, ho due nipoti.

E mi ricordo perfettamente il giorno in cui sono nati.

Il giorno in cui è nato lui.

Il giorno in cui è nata lei.

E lo sai quale è stata la cosa che più mi ha stupito?
Di me stessa intendo, la cosa che non mi aspettavo da me.

L’amore.

Sì l’amore mi ha stupito.

Perché io non pensavo di poter provare qualcosa del genere.

O meglio, non pensavo di poter provare l’amore con questo slancio.

O meglio, slancio non è il termine esatto. Credo che non sia appropriato, che non esprima bene ciò che intendo, ma non ne sono sicura. La ragazza vicino a me in metropolitana ha altissimo il volume del suo iPod, e la musica rock che ascolta rimbomba anche nelle mie orecchie e arriva nella mia testa e non è proprio il genere che ascolterei prima di mezzogiorno e mi concentro su questo rumore e mi distraggo e non ricordo più quello che ti volevo dire.

Ora però sono scesa dalla metro e mi ricordo, mi ricordo che volevo dirti del sentimento che ho provato quando li ho visti per la prima volta e non li conoscevo e non potevo credere che io potessi provare un sentimento così nei confronti di esseri umani di cui ancora non sapevo nulla.

Un sentimento così ardente come quando ho dato il primo tiro di sigaretta della mia vita che mi ha raschiato la gola bruciandomi i polmoni.

Così travolgente come i cavalloni di fine estate quando mi ci tuffavo dentro e mi lasciavo trascinare dal vortice fino alla battigia.

Così vigoroso come la mano di mio padre che stringeva la mia di bambina trascinando tutto il mio corpicino in una corsa a perdifiato per il vialetto della casa al mare.

Così inarrestabile come la risata che mi provocava il divertimento di quella folle corsa.

Così generoso come quando mia sorella mi lasciava staccare e mangiare il "cappello" della rosetta.

Così sfacciato come quando da adolescente mi sentivo depositaria di verità assolute.

Così fresco come l’aria che avevo sul viso quando mio zio mi portava in giro sulla sua spider decappottabile.

Così incontenibile come l’acqua della fontanella con cui da bambina riempivo il bicchiere telescopico di plastica, che a me usciva sempre fuori.

Così limpido come il cielo che ho visto solo quando sono stata di notte in mezzo al mare che senza luci puoi contare tutte le stelle.

Così incontrollato come quando mi lanciavo in discesa sulla neve con quello strano disco slitta in plastica che non aveva neanche i freni.

Così solido come le spalle di mia madre che mi consola a qualsiasi età.

Così piacevole come andare a casa di mia nonna che mi faceva sempre trovare le gelatine di frutta e gli after eight.

Così caldo come il mio cane che si accuccia nello spazio che si forma tra le gambe e la pancia quando mi accoccolo sul divano a leggere un libro.

Così temibile come l’apprensione che aveva mia madre quando ritardavo il coprifuoco la sera.

Così impegnativo come gli allenamenti che non potevo saltare perché dopo poco avevo le gare.

Così pieno come il secchiello che da bambina riempivo di sabbia per portarlo a mio zio che costruiva un vulcano.

Così emozionante come quando mio zio prendeva i fogli di giornale li accartocciava lì metteva sotto al vulcano e accendeva il fuoco e io vedevo il fumo uscire dal cratere.

Così avvincente come le favole che mi raccontava mia madre per distrarmi e non farmi pensare alla paura quando dovevo fare la puntura.

Così istintivo come quando infilavo il dito nell’impasto della torta che riposava nella ciotola prima di essere messo nella teglia del forno.

Così sensato come i sillogismi di Aristotele.

Così profondo come il pozzo nel giardino della casa in campagna di mio nonno, che ci buttavi un sassolino e non sentivi mai il rumore dell’impatto con il fondo.

Così inebriante come l’odore della mortella, che si conosce meglio come bossolo o bosso comune, che mi riempiva le narici quando arrivavo sul viale di entrata della casa di campagna.

Così schietto come le parole che danno voce ai pensieri dei bambini.

Così infinito come il luogo dove si incontrano due rette parallele.

Così disorientante come la prima volta che ho fatto l’amore che ho avuto bisogno di altre volte prima di rendermi ben conto di cosa stesse succedendo.

Così trepidante come la prima volta che ho letto il diario di Anna Frank.

Così disarmante come le giustificazioni che mi ha dato mio zio quella volta che l’ho incontrato mentre usciva dall’enoteca con la bottiglia di superalcolico nascosta nella busta di carta del pane.

Così incoraggiante come i complimenti inaspettati.

Così commovente come quando ho visto per la prima volta mio padre piangere.

Così rinvigorente come quando ho visto per la prima volta mio padre difendermi con tutte le sue forze.

E continuerei a cercare di spiegare, perché non so se poi ci sono riuscita, perché mi è venuto questo di modo per spiegare l’amore che provo e non ne trovo altri al momento, che poi sai non è mica che sia una questione semplice questa dell’amore e in tanti ci hanno provato e molti hanno detto delle parole che condivido, ma non me la sento ora di fare citazioni, ché volevo provare da sola e mi sono venute queste parole qui…
ma sono arrivata in ufficio e me ne scappo subito in stanza che oggi non ho proprio voglia di incontrare le regine di cuori.

Va bene, volevo solo dire che se questo è quel che provo io per i miei nipoti, con le dovute proporzioni, posso solo immaginare cosa un genitore provi nei confronti dei figli.

Sì, lo so.

Solo un’altra piccola cosa, concedimi solo di dire che a me non piace, non piace il potenziale offensivo che percepisco celato nella frase:

"tu non puoi capire perché non hai figli".

Pillole di ex nel 2010

Le Ruban des exces - Yves Tanguy

Il 2010 mi ha portato indietro pillole di storie, e non solo, di alcuni miei ex.

Il politicante, conosciuto perché lavoravamo nella stessa azienda, quasi un anno di storia iniziata dopo un lunghissimo periodo di indecisione da parte mia, dovuta al fatto che lavoravamo insieme. Finita bruscamente, con la scusa (sua) del poco tempo a disposizione a causa dell’impegno politico. Non ha più chiamato, non ha più risposto alle telefonate e ha poi mandto un e-mail per dire che era finita. Fortunatamente nel frattempo ero stata trasferita in altra sede, così la sofferenza degli incontri giornalieri me la sono risparmiata.

Si è ripresentato nella mia vita improvvisamente, così come ne era uscito 5 anni fa. Con curiosità ho ascoltato i racconti della sua ultima storia d’amore, della lei lasciata dopo averla chiesta in sposa, dello stupore di lui quando lei non le ha ridato indietro l’anello. Ho ascoltato le solite storie sul suo impegno politico che già anni fa lo avrebbe dovuto portare in posti che, ad oggi, non ha ancora raggiunto. Ho ascoltato perché, sarà per questo che fa politica, non lascia molto spazio alle parole altrui, e neanche si accorge quando l’interlocutore perde completamente l’interesse. Non si è accorto fino a quando alcuni mesi dopo non è ricomparso con un sms: “sei sparita…non ti sposo più!”.

Ma non avevo mai risposto sì, non solo perché la proposta non è mai arrivata, ma anche perché non avrei mai detto sì…. però lui è ancora convinto di avermelo chiesto.

***

Il sedicente imprenditore, presentatomi da un amico comune, una convivenza di poco meno di un anno, uscito dalla mia vita perché i suoi ritmi non erano uguali ai miei. Certo io lavoravo e lui no, fortunatamente per lui non ne aveva necessità…quindi io, con le mie sveglie troppo presto la mattina, la mia giornata impegnata per circa 8 ore, e tutte la quotidianità comune a tante persone…gli rovinavo la vita. Per questo un giorno se ne è tornato a casa dai suoi.

Ma dopo 4 anni mi vede, suona, frena e fa inversione ad U in mezzo ad una strada piena di traffico, pur di fermarsi vicino al marciapiede dove passeggiavo con il cane, pur di raccontarmi di come è la sua vita matrimoniale, di come è difficile ora con una figlia, che (povera tesora) dopo i vaccini ha avuto tanti problemi di salute. Di come sua moglie vuole ora cambiare casa e che forse è meglio tornare in quella dove abita sua madre e che però dovranno ristrutturarla perché lei, la moglie, ha altri gusti, e che però non sa come potrebbe andare la convivenza con la madre, e che ora non ha più tutto il tempo di prima e che…Ma tu, tu come stai? Bene, sto molto bene. Ah sì?! Eh già!

E dopo alcuni mesi, tramite amici comuni, scopro che solo lui ha traslocato è andato da solo a casa della madre e non vede la figlia da un bel pò. Forse c’era da immaginare un epilogo così da parte di una persona che ha fatto interdire il padre per poter meglio usufruire delle sue risorse economiche e ha anche fatto causa al fratello per farlo ancora meglio…forse…

***

L’architetto, che conoscevo quando ero adolescente e reincontrato per caso è nata una storia, durata pochi mesi.

Lo rivedo dal tabaccaio…dopo 3 anni, mi confessa che in effettti si è comportato male con me e che, sì forse è tardi, però si scusa…ma io, giuro, non mi ricordo affatto come è andata la storia, quindi lo fisso con sguardo assente..perché la mia mente è completamente impegnata ad aprire tutti i cassetti della memoria nella speranza di trovare quello che gli appartiene…Ma nulla, devo averlo svuotato, deve essere entraro di default nello “spam”..quindi rinuncio.. comunque sì è un pò tardi, ma poi alla fine è uguale, tanto non ricordo. E anche lui attacca una solfa sul suo matrimonio che è finito e che lei è andata via di casa, perché il matrimonio è difficile e perché l’amore non basta…e che ora per distrarsi parte e va in montagna con un suo amico e…ma lo hai ancora il casco che ti ho dato? Ah, ecco chi me lo aveva dato!!! Niente arch. te e tutto ciò che ti riguarda è proprio in spam. E il lavoro come va? Bene, benissimo ho cambiato da poco e sono molto soddisfatta. E invece lui ha anche di che lamentarsi sul lavoro…lamentarsi..una cosa me la  sono ricordata sull’arch.: si svegliava la mattina non prima delle 11.00. Già per questo io mi lamenterei ben poco. Comunque scusa arch. ma sono in ritardo, divertiti in montagna.

***

L’ispettore gadget, il P.R., quello che ti accorgi che ti ha rubato il cuore, quello che nonostante siano vividi i ricordi e la sofferenza che ti ha arrecato fare le valigie e andare via da casa sua, nonostante siano ancora vive le ferite che ti hanno provocato le sue parole quando ti ha comunicato che non ti amava più, e che forse non ti ha mai amato…nonostante questo, quando inaspettatamente ti chiama per farti gli auguri senti che il tuo cuore ancora sussulta al suono della sua voce, le mani tremano tenendo in mano il cellulare quando sul display appare il suo nome. E ti rendi conto che ancora gli scampoli del sentimento passato sono presenti nel tuo cuore. Non li sentivi perché si erano rifugiati in un angolo in silenzio, ma vigili, pronti ad uscire al minino segnale.

Ed il segnale è arrivato, una telefonata per gli auguri, forse una scusa per poter chiedere quando ci vediamo. Quando ci vediamo? E non lo so, la settimana sono molto impegnata. Allora ti richiamo magari giovedì, dopo l’ufficio un caffè. E giovedì passa e lui non chiama e mi accorgo di fare caso a questa mancanza. Poi non ci penso e una sera arriva un sms, con allusioni, anche non troppo celate fra le righe, e questo mi manda quasi in tilt, perché vermante pensavo di averlo dimenticato totalmente, o meglio pensavo che i sentimenti si fossero semplicemente trasformati nei loro ricordi…

E allora ho preso il coraggio e all’ennesimo sms allusivo, ho risposto che sarebbe stato meglio non vederci, perché il vederlo avrebbe potuto minare una serenità ormai raggiunta… ma una volta inviato l’sms ovviamente mi pento di esser stata così sincera…infatti arriva la risposta:

Hi Hi Hi, sono una bomba! Va bene come vuoi tu.

‘azzo ridi?!?

In giro per il mondo

Mamma non sai quanto è divertente andare a dormire da zia!

“Si?! Allora raccontami e parlami  in inglese così fai un pò di esercizio, l’inglese ti servirà per quando sarai grande che vuoi andare in giro per il mondo.”

…sì…però in giro per il mondo ci voglio andare insieme a zia Emma!”

E io quando ho sentito questo racconto mi sono commossa…il mio piccolo supereroe!

Detto afgano.

Senza noi stessi non c’è gusto

Luce polare - René Magritte

Tanti pensieri possono scatenare i commenti al blog, alcuni poi vanno a toccare interruttori che accendono luci all’improvviso.

Mi è capitato così con questo di Aquila.

Oltre a farmi piacere il commento in sè, mi ha fatto pensare al post Memento, ma più a fondo al fatto che spesso mi privo di me stessa nei rapporti interpersonali.

In particolar modo succede quando si tratta di un rapporto di coppia.

Tendo a modificare me stessa nel ercare di compiacere l’altra persona, le sue esigenze, piccole o grandi che siano, diventano più importanti delle mie.

Ho cercato di lavorare su questo, di migliorare questo aspetto di me stessa ed in effetti credevo di esserci riuscita, ma poi quella frase ha fatto chiarezza sulla sensazione di disagio che provavo da alcuni giorni.

Quando ho letto il commento mi sono detta: è vero senza di me non c’è più gusto.

Ricordo una parte del discorso sul matrimonio nel libro “Il profeta” di Ghibran:

“…Ma che ci siano spazi nel vostro stare insieme, E che i venti del cielo danzino tra di voi.

Amatevi vicendevolmente, ma il vostro amore non sia una prigione:

Lasciate piuttosto un mare ondoso tra le due sponde delle vostre anime.

Riempitevi la coppa uno con l’altro, ma non bevete da una sola coppa.

Scambiatevi a vicenda il vostro pane, ma non mangiate dallo stesso pane.

Cantate insieme e danzate e siate allegri, ma che ciascuno sia solo.

Come le corde di un liuto, che sono sole, anche se vibrano per la stessa musica.

Datevi il vostro cuore, ma non lo date in custodia uno dell’altro.

Perché solo la mano della Vita può contenere i vostri cuori.

E state insieme ma non troppo vicini:

Poiché le colonne del tempio sono distanziate,

E la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro.”

Nelle mie ultime storie ho fatto tutto il contrario, crescevo nell’ombra dell’altro.

Avevo qualcosa dentro in questi giorni, la lampadina per illuminare quello che non riuscivo a vedere è stata accesa dal commento quotato.

Ho capito di essermi messa da parte, ho messo a fuoco la sensazione che provavo, come se camminassi in un vicolo sconosciuto, avvolta da un’ombra che non mi permetteva di vedere esattamente dove mettevo i piedi.

Certo, perché non erano più i miei occhi a guardare per scegliere e condividere  il cammino da percorrere, erano gli occhi di un altro e non riuscivo più ad incrociarli alla ricerca della complicità che mi aveva fatto lasciare le redini.

Ed è proprio così: senza noi stessi non c’è gusto a costruire un rapporto interpersonale, di qualsiasi tipo esso sia, senza la possibilità di far convivere le diverse personalità la costruzione del rapporto sarà priva delle basi fondamentali che le permetteranno di resistere alle calamità naturali che si possono abbattere su di essa.

Il suggerimento

La mia pelle è delicatissima e fragile, ciò fa sì che su le parti del mio corpo più soggette agli urti sianocostantemente presenti delle ferite.

Una mattina a colazione, una domanda improvvisa che precipita lì tra il latte e la fetta biscottata. 

Zia perché non sei fidanzata? 

Perché ancora non ho incontrato qualcuno che mi piaccia sul serio.

Il silenzio che segue è interrotto unicamente dallo scrocchio della fetta biscottata che rimbomba nella mia testa.

La cena viene irrorata con il calice di una amara verità che, servita con la delicatezza carezzevole della voce di un bambino che ti vuole bene, si trasforma in un  affettuoso e premuroso suggerimento:

 Zia,  secondo me il fidanzato lo devi cercare d’inverno, perché d’inverno le tue ferite sono coperte e allora sei più bella.

Sei bella lo stesso, però d’inverno sei più bella.

 

 Ok, piccolo supereroe, lo cercherò d’inverno.

Casuale o causale?

Capita alle volte di avere delle sensazioni che poi prendono forma e le ritrovi pronte per te nella realtà.

Avevo questa sensazione da alcuni giorni, sentivo che lo avrei rivisto, nel posto dove mi aveva detto non sarebbe mai venuto.

Avevo visto una macchina che ero sicura fosse la sua, mi sono chiamata paranoica, mi sono chiesta come facessi a ricordarmi la targa, io che sono l’incarnazione della distrazione, della confusione, della dimenticanza.

Poi ci sono quei giorni in cui sembra proprio che le cose debbano succedere…scendi dalla cyclette dopo 13 minuti e 50 secondi…ma che razza di tempo è 13 min e 50 sec..? Non si sa…però decidi di smettere.

Solitamente fai stretching…ma quel giorno no. No, quel giorno no. Perché…? E non sai perché!

Sai solo che oggi ti gira così…allora fai per andartene, poi ricordi che c’è la tua amica (uh mamma mia e sei distratta più del solito!), torni indietro, le dici che oggi… boh, sei così, un pò grunge e non ti va di rimanere, hai solo voglia di andartene. Continua a leggere “Casuale o causale?”

Buon compleanno

Non credevo al colpo di fulmine prima di incontrarti.

Avevo conosciuto già i tuoi fratelli, avevo guardato nei loro occhi e loro nei miei, avevo passato del tempo con loro, ma nessun battito del cuore, come quando ti ho visto, un giorno per caso.

Il tuo sguardo misto di furbizia e dolcezza, il tuo modo di camminare, di venirmi incontro mostrando senza pudore la tua gioia, un modo che mi ha contagiato.

Mi piace  passare ore con te scambiandoci coccole e carezze senza bisogno di parlare.

Mi piace il modo in cui ti accoccoli vicino a me.

Mi piace il modo in cui capisci al volo il mio stato d’animo.

Mi piace come riesci a farmi sorridere anche quando mi sembra di non averne nessuna voglia.

Mi piace osservarti quando riesci a  gioire di qualsiasi piccolo gesto che compio per te e con te.

Mi piace il modo delicato in cui mi svegli la mattina.

Mi piace quando ci mettiamo a dormire, che io sbadiglio e tu anche, io mi rigiro nelle coperte e tu ti rigiri nella tua cuccia.

Mi piace il modo in cui mi sorridi correndomi incontro quando ti chiamo.

Mi piace come ti lanci tra le mie braccia quando accovacciata le apro per accoglierti.

Mi piace vederti contento quando ti porto al mare e tu felicemente corri per giocare con le onde.

Mi piace il modo in cui approcci con chi non conosci, come sai essere delicato con chi è più debole di te e come riesci a farti rispettare da chi tenta di sottometterti.

Mi è dispiaciuto quando hai pensato che ti avessi portato dal dottore solo per procurarti un dolore, ma quel dolore era necessario per sconfiggere un male che ti avrebbe portato lontano da me.

Mi è dispiaciuto vederti soffrire e le notti insonni che abbiamo trascorso ci hanno uniti ancora di più.

Mi dispiace vedere che ora per salire in macchina devo aiutarti…purtroppo gli effetti del tempo si iniziano a vedere, ma adoro il modo in cui tu lo affronti, cercando di mettere la stessa energia di sempre in ogni tua azione.

Mi piace tutto di te, mio splendido adorato cagnolone.

Buon 12esimo compleanno!!

Il mio piccolo supereroe

Da piccole con mia sorella soffiavamo sempre sui quei fiori secchi, che noi chiamavamo “le bugie”, esprimendo un desiderio che si sarebbe avverato solo se tutti i leggeri petali si fossero staccati grazie al nostro soffio.

Lei lo ha insegnato al figlio.

Un giorno in un prato questo piccolo biondino prende una “bugia” e mi chiede di allontanarmi, perché deve esprimere un desiderio e se lo sente qualcun altro può darsi che non si avveri.

Mi allontano e le sue manine colgono il fiore, prima di gonfiare i suoi piccoli polmoni per riuscire a far volare via tutti i leggeri petali, sussurra con la sua flebile vocina:

Voglio diventare un supereroe!

Tesoro tu sei già un supereroe, sei il nostro piccolo supereroe!!

Le risposte dalla vita possono arrivare con anni di ritardo…

E’ curioso come ti sorprende alle volte la vita.

Può succedere, in maniera del tutto inaspettata, che ti doni, con gran disinvoltura, la risposta a quella domanda la cui ricerca anni fa ti aveva mandato ai pazzi, senza riuscire a trovarla.

Ed eccola lì la risposta, servita ad una cena, per caso.

Parlando  di amori adolescenziali, lasciati nei cassetti della memoria, i cassetti preziosi chiusi con i lucchetti dell’affetto.

Affetto per noi stesse, in un momento della vita in cui sei troppo grande per essere ancora bambina e troppo piccola per essere già una donna.

Quando il mondo ti sembra in tuo potere e allo stesso tempo sei tu in suo potere.

Quando hai dentro di te la forza che ti deriva dal sapere di avere tutta la vita davanti, tante altre possibilità ancora da poter sfruttare, la potenza che senti dentro e la fragilità di un momento in cui la nostra personalità si sta ancora formando.

Gli amori di questo periodo sono quelli che molti di noi si ricordano con maggiore affetto, ci si ricorda lo struggente scalpitio del cuore alle prime armi con le questioni che probabilmente si ripeteranno altre milioni di volte.

La risposta che non avevo avuto fino a quella cena era il perché, di punto in bianco, il grande amore dei 15 anni mi aveva lasciata.

Sì certo, era un amore estivo, due mesi al mare, adolescenti entrambi, non è una grande anomalia la sua fine nel momento in cui si torna in città.

L’anomalia, per una ragazzina era il modo, in cui era finito, all’improvviso durante il primo pomeriggio cittadino passato insieme, dopo un piccolo litigio per un banale motivo arriva la fine della storia.

Così a cena quando sento il suo nome comparire tra i racconti mi viene spontaneo esclamare:

“jacopo! il mio grande amore dei 15 anni!”

“Anche il mio!”

Ecco che la vita ti serve su un piatto d’argento la risposta: Jacopo era fidanzato con un’altra, al mare si è fidanzato anche con me, tornato in città… ha scelto lei.

E lei, la prescelta, te la ritrovi a cena quasi 20 anni dopo, che ti snocciola i regali che lui le ha fatto e quanto sono stati innamorati e poi ti dice che tu l’hai fatta diventare cornuta…

Ah sì..cornuta, ora se non la smetti di raccontare, ti faccio anche diventare “mazziata”!

Mi piaci

Per alcuni è una frase che non si deve usare tra esseri umani

Quando la dissi ad un mio ex fidanzato ci rimase male…

Mi sono chiesta perché, lui mi disse perché è una frase che dici ad un cane.
Si è vero, lo dico anche al mio cane che mi piace, che mi è piaciuto dal primo momento che l’ho visto.

E ora lo chiamo amore, ma lo scelsi, tra tanti, proprio perché mi piaceva.

“Mi piaci”, è un principio,  l’inizio di un sentimento che potrebbe crescere in futuro.

Non è offensivo, né sminuente.

Mi piaci prima, ti amo poi.

Una persona che ti piace ti desta sentimenti, emozioni, sensazioni ed entusiasmi che possono essere sopiti da tempo…che erano sfumati e dissolti come l’ultima scena di un film.

E i riflettori si possono accendere su un nuovo atto.

U come uomini : L’archetipo

Dettaglio di Amore e Psiche - Canova

Un campanello mi aveva avvertito, ho avuto la sensazione che fosse come altri che avevo conosciuto.

Mi ero ripromessa di non approfondire la conoscenza, di sfuggire, di schivare i suoi vari tentativi, che ero sicura ci sarebbero stati.

Tutte questi buoni propositi hanno avuto una breve vita.

Non c’è nulla da fare, l’archetipo vince, vince sempre.

Mi ero ripromessa di approfondire la conoscenza con chi dell’archetipo, non avesse nulla a che fare, per tentare, almeno una volta.

“..più che il dolor potè il digiuno…”

E mi sono ritrovata a modellare gli enti della stessa classe basandomi sulla tipologia primitiva che ha influenzato gran parte della mia vita.

Non riesco a resistere a questa tipologia, essa esercita su di me un fascino irresistibile, un’attrazione inconscia, che mi fa perdere l’orientamento, l’unica direzione che indica la lancetta della mia bussola è la direzione che porta verso di loro. Pur sapendo che l’archetipo fa scattare dei meccanismi altrettanto inconsci, che non mi permettono di instaurare una relazione sana.

Così sono bastati pochi minuti di conversazione, qualche incrocio di sguardi, una risata, per farmi capire di dover fuggire e per farmi tornare dopo pochi passi.

Tempismo (per entrare nella vita di una persona…)

La delicatezza di entrare nella vita di una persona, lo studio dei passi da compiere per attraversare lo spiraglio di luce che si intravede da una porta socchiusa.
Il tempismo è fondamentale.
Non spalancare la porta all’imporvviso, solamente perché percepisci un’accoglienza da quel barlume.
Allo stesso modo non aspettare troppo per aprire la porta, un alito di vento potrebbe richiuderla all’improvviso.
Affacciarsi piano, guardare al di là, sentire sulla pelle la carezza della brezza che soffia dalla parte opposta.
Socchiudere gli occhi un istante perché la luce in un primo momento ti acceca.
Lasciare che le pupille si adattino al nuovo chiarore, in modo che possano leggere esattamente la figura al di là.
Come si muove, il suo volto, il suo sgurado…è perso all’orizzonte o cerca il tuo?
Cominciare a scoprire quali sono i colori che dominano questo nuovo mondo, se ricordano le rigogliose primavere e le caldi estati o i bianchi inverni, se si miscelano bene tra loro o qualcuno predomina con un forte contrasto.
Iniziare a sentire i profumi di questo nuovo mondo, quali pensieri, immaginazioni e quali sogni riescono ad evocarti.
E’ un mix armonioso di fragranze intense o qualcuno ti prende alla gola e ti inasprisce i sensi..?
Ascoltare i suoni, la musica che essi creano, sentire se gli strumenti sono accordati tra loro.
L’orchestra è diretta in modo maestoso, o percepisci che qualche strumento si isola dal complesso e suona una musica tutta sua..?
Il tempo necessario per poter entrare e completare i sensi con il tatto, condurre le dita nel senso giusto per sentire la morbidezza del velluto.
Cercare la setosità, fuggire dai tessuti infeltriti…
Tutto questo ha bisogno di tempo, sbagliare i tempi può avere effetti pericolosi, non avere troppa fretta, non tentennare ed indugiare a lungo per non perdere l’attimo.
Il timing è fondamentale.