Tutto torna?

Luogo indeterminato - Yves Tanguy

Non lo so se tutto torna nella vita, se il male che abbiamo fatto ci tornerà indietro moltiplicato, o il bene che abbiamo fatto ci donerà delle gioie immense.

Anni fa mi hanno rubato la borsa, con dentro:

il bancomat, con cui hanno prelevato tanti soldi da farmi andare in rosso con il conto;

le chiavi di casa, così da dover dormire fuori ospite da un quasi sconosciuto;

le chiavi della macchina tanto da doverla far ritirare dal carroattrezzi,e farmi fare una nuova chiave;

tutti i documenti, così da farmi pensare di poter scappare o cambiare identità;

il badge del lavoro, ed ho pensato anche di non andarci più;

il mio quaderno con tutti i pensieri di quell’anno;

la pochette con i trucchi, che tanto se non mi trucco è uguale;

una palla di vetro con dentro la neve, la prima di una collezione che avrei sempre voluto iniziare, ma non ho mai fatto neanche dopo.

Un conoscente mi disse che mi sarebbe dovuto tornare tutto indietro sotto forma di un grande amore.

Quel che mi è stato tolto non è tornato indietro, né sotto forma di soldi, né sotto forma di un grande amore, o meglio non di un grande amore ricambiato come avrei voluto.

Ora io ho ferito i sentimenti di una persona, a quanto dice così tanto da non poterlo neanche immaginare, tanto che la sofferenza che ha portato anche a me tutta questa situazione, non è niente in confronto alla sua.

Non credo che i dolori possano essere paragonati, perché solo noi stessi possiamo realmente conoscere le sofferenze che proviamo.

Come a tutti, anche a me è capitato di soffrire per determinati comportamenti altrui, ma non ho mai augurato che il dolore provocato tornasse indietro e travolgesse come un uragano la persona che me lo ha procurato…

Francamente tutto questo un pò mi fa paura.

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6 pensieri riguardo “Tutto torna?

  1. Non credo che i dolori possano essere paragonati, perché solo noi stessi possiamo realmente conoscere le sofferenze che proviamo.

    Oggi ho pensato esattamente questo.

    Riguardo l’augurio delle “sofferenze riflesse”, be’, no, in quel modo non l’ho davvero mai fatto, più che altro penso a cosa sia giusto o no, e cosa di ciò che è giusto quella persona ha infranto.

    Riguardo te, be’, c’è ancora tempo che qualcosa torni! Una equa compensazione, tutto sommato, ce la dovremmo meritare tutti

  2. Noi siamo sempre i peggiori nemici di noi stessi, capaci di farci da soli molto più male di quanto gli altri potrebbero mai riuscire ad infliggerci.

    Lo facciamo illudendoci con sogni o speranze prive di una base reale, quando tentiamo di anestetizzare in noi stessi o in chi ci è vicino il dolore o il dispiacere per cose che non sono andate come avremmo voluto, o come avrebbero dovuto. E la promessa o la speranza di una ‘giustizia superiore’ che dovrebbe prima o poi ‘pareggiare i conti’ è l’àncora più potente con cui evitiamo al mare della disperazione di trascinarci via, o di sommergere chi in quel momento pensiamo di voler consolare.

    Ma lo facciamo con una ferocia distruttiva ancora più terribile, perché assolutamente inutile e priva di una efficacia reale, tutte le volte in cui ci flagelliamo con sensi di colpa per azioni vere o presunte che abbiamo compiuto, e di cui vorremmo in parte attenuare la responsabilità espiando con il dolore che infliggiamo a noi stessi una parte della sofferenza che pensiamo di aver provocato agli altri.

    In realtà, rinfacciare ad un altro di ‘avere ferito i nostri sentimenti’ è la maniera più semplice, più falsa, più comoda, e forse più tragicamente umana, di trasferire fuori da noi una parte almeno della responsabilità dei nostri comportamenti, facendoci sentire meno oppressi dal fatto che non si sia stabilito, o non sia riuscito a durare, un equilibrio di reciprocità senza il quale nessun sentimento può mai veramente esistere o durare.

    Non si può amare per forza, ed ancor meno si può essere amati per forza.

    E non basta che scocchi una scintilla, o che da questa scintilla si sprigioni una fiamma, per derivarne un diritto che quel fuoco bruci poi per sempre. Può non esserci abbastanza legna con cui alimentarlo, possono esserci temporali o altre disgrazie della natura che soffochino la brace, o semplicemente noi possiamo essere distratti o schiacciati dall’imprevedibilità dei fatti della vita, che in un certo momento ci impediscono di accudire la fiamma come altrimenti forse avremmo fatto. Se era riuscito ad accendersi, è stato un fuoco vero che ci ha illuminato finché non si è spento. Ma, in ogni caso, non avremmo potuto mai in alcun modo realizzare il miracolo da soli, per quanto convinti o determinati si potesse essere, o credere di essere.

    Vorrei perciò chiederti di non sentirti in colpa, e neppure permettessi ad alcuno di farti sentire in colpa, per un sentimento che non è riuscito a nascere, o che non è riuscito a durare, se è stato questo il caso. Se qualcosa non ha funzionato, certamente chi si aspettava di più da te non ha saputo, o potuto, o voluto, fare abbastanza per convincerti che ne valesse la pena. E può rammaricarsi esclusivamente con se stesso per non averti saputo tenere, e per aver perso l’occasione che tu potevi rappresentare per lui. Tutto il resto è solo un modo di chiudere gli occhi, e di sprecare la propria vita guardando inutilmente indietro, invece che davanti a sé.

  3. In realtà penso che alla fine tutto sia “ordinato” in modo incredibilmente perfetto ma con regole che noi non siamo in grado di comprendere appieno; tentare di fare dei confronti o dei parallelismi con la sola nostra mente effettivamente è un atteggiamento che fa un po’ paura.
    Meglio comportarsi sempre in modo corretto e lasciar fare al buon Dio.

    Un saluto

  4. Vi ringrazio dei commenti perché questa mattina mi sono svegliata con una sensazione non piacevole, che si è decisamente appianata leggendovi.

    @gabbiano, anche io ho sempre pensato a cosa sia giusto o meno, e ho sempre tentato di comportarmi correttamente con le persone, con sincerità e cercando di rispettarle, perché non mi piace quando qualcun altro non lo fa con me. In questa occasione, mi sento così…un pò uno straccio perché so di avere avuto comportamenti che non mi appartengono. O almeno pensavo non mi appartenessero, ma avendoli compiuti ho scoperto che fanno parte di me e non mi piacciono.

    @Giovanni, vorrei ringraziarti in modo particolare, hai centrato perfettamente il punto. Le tue parole, dirette, concrete, reali, analitiche, intense e sensibili mi hanno dato forza per non farmi affossare dallo stato d’animo con cui ho scritto questo post. Come una volta con le tue parole mi hai dato un forte pugno allo stomaco(come ti scrissi in un altro commento ad altro post) stamattina con le tue parole mi hai invece, dato una carezza.

    @Loto, come già dicevo a Gabbiano ho scoperto di non riuscire a comportarmi sempre in modo corretto. Lascio fare al buon Dio…ecco qui entriamo in un discorso che non dico che non mi sia a cuore, ma, in quanto essere umano, ho nei confronti dell’argomento un’alternanza di sentimenti…

    @Marta, non so se crederci neanche io…in effetti poi dopo il furto della borsa…non mi è tornato nulla! 🙂 Così per sdrammatizzare un pò!

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