Vita di P.I. – Pubblico Impiegato – Riflessioni XXXV- About a woman

L’ho cronometrata, hai presente quando si parla di curva dell’attenzione, ecco quella mi sembra di ricordare che duri 15 minuti.

Lei no, lei dura al massimo 4 minuti.

Ti assicuro. Ho svolto tutto in maniera scientifica. Come dicevo l’ho cronometrata più volte al giorno per più giorni. Sono in stanza con lei da Febbraio e adesso che è Aprile i risultati del mio studio posso ritenerli esatti.

Non ci credi?

Ti ripeto, te lo assicuro. Lei lavora in maniera continuativa per un periodo di tempo massimo pari a 4 minuti.

Ciò significa che può durare anche meno, ovvio.

Dopo questo periodo di tempo massimo smette di lavorare e inizia a parlare, o con me, o telefona. Oppure manda messaggi scritti o vocali. Alternativa è controllare non sia mai sia successo qualcosa in uno dei suoi tanti social, e se c’è un video non può fare a meno di guardarlo rigorosamente con audio a palla. È possibile altrimenti che legga le notizie del giorno e si senta in dovere di rendermene partecipe, soprattutto quelle divertenti quelle che la fanno scoppiare in una fragorosa risata mentre io la incenerisco con lo sguardo, da dietro il monitor sia chiaro, vorrei mettere a verbale che sto cercando di migliorare me stessa e di essere più gentile in ufficio. Se ci sono delle notizie video comunque non se le fa scappare, ad alto volume comprese le pubblicità. Altra possibilità è che metta le cuffie per ascoltare musica su you tube e cantare, si canticchia tenendo il ritmo con il piede sul pavimento. Altrimenti si stiracchia sulla sedia improvvisando posizioni di yoga che dice essere state fornite da un serio yogi, accompagnando i movimenti con sonori lamenti dovuti al mal di schiena. Sennò interloquisce con chi passa per il corridoio davanti alla stanza, anche solo con un semplice “ciao” urlato come se non ci fosse un domani, o semplicemente ripetendo in cantilena il nome della persona che passa, o per rispondere lei ad una domanda che il malcapitato passante faceva al suo diretto interlocutore, ovviamente urlando perché le persone che lei avrebbe voluto imbrigliare in una conversazione sono già passate oltre la porta.

Ci sono anche le volte in cui dopo massimo 4 minuti di lavoro si alza e lascia la stanza, bagno, caffè, acqua al distributore, o magari per seguire quelli che sono passati prima in corridoio e non hanno raccolto la sua “proposta” di inserirsi nella conversazione.

E quando esce io mi accascio tipo palloncino sgonfio poggiando una guancia sulla scrivania con le braccia penzoloni al di là del bordo, respiro profondamente ed espiro esausta.

Perché anche nei quattro minuti in cui lavora parla, sì, parla. Fa la telecronaca di quello che scrive o dei passaggi sul pc.

Apro, salvo, chiudo. Si fa riferimento alla protocollo numero del … ma quel file dov’era in questa cartella? Ah no forse quella…poi voglio vedere un attimo una cosa, allora, questo qui… ah si… e questo cos’è?

E anche quando esce dalla stanza accompagna con un suono onomatopeico i suoi passi.

E poi … tira su con il naso e deglutisce rumorosamente e io vado al manicomio.

Dunque ho fatto uno studio scientifico anche sulla durata di tutte queste pause dal lavoro di 4 minuti max. Le pause che non implicano un’uscita dalla stanza durano anch’esse massimo 4 minuti. Se esce dalla stanza sono sicura che posso rimanere in posizione palloncino afflosciato per più tempo.

La cosa importante nella vita da isola è pianificare le proprie attività e trovo che la chiave sia dividere la giornata in unità di tempo della durata di non più di trenta minuti: le ore intere possono intimorire un po’ e la maggior parte delle attività richiede circa mezz’ora”. (About a boy-Will, interpretato da Hugh Grant)

La mia collega di stanza ha fatto come Will, ma anche le mezzore la intimorivano un po’ e ha optato per pianificare ogni sua attività in un lasso di tempo massimo di 4 minuti, accompagnata sempre da un sottofondo sonoro.

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