Stanotte

Stanotte ho sognato mio figlio.

Non era bello, ma era felice.

Giocava sulla sabbia e ne mangiava un po’ e rideva.

Io gli ho tolto la sabbia dalla bocca e l’ho preso in braccio.

Siamo entrati nel mare e ci guardavamo, lui sorrideva.
Giocavamo con le onde saltandole.

L’acqua mi arrivava alla spalla e lui lo tenevo sul mio fianco più in alto della mia spalla e si bagnava un po’, perché io saltellavo, salivo e e scendevo e lui mi guardava e rideva.

È strano che io abbia sognato mio figlio, perché io non posso avere figli.

Lui è il mio figlio mai nato.

Biondo con gli occhi azzurri.

Non era bello, ma era felice.

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Vita di P.I. – Pubblico Impiegato – Riflessioni XXXI

“**Le brave ragazze non fanno carriera. 101 errori che le donne fanno sul lavoro**” è un libro che mio padre mi ha regalato poco dopo che sono diventata un’impiegata.

Adesso non ricordo se tra quei 101 errori ci fosse anche quello per il quale io sicuramente anche quest’anno non la farò, ma sono certa che dire al mio mega Direttore:

“*Credo di essermi spiegata male perché la vicenda è un po’ più complicata di così, secondo me la soluzione da lei proposta non è la migliore per risolvere questa situazione, magari torno anche con le planimetrie e rivediamo tutto*”, come ho fatto io l’altro giorno, è sicuramente da mettere nella lista.

Infatti dalla sua espressione direi che nella sua testa la prima parte della frase è risuonata più o meno così: “*Lei non ha capito un’emerita mazza, mi chiedo come abbia fatto a diventare Direttore*!”

Seguita a gran voce dalla seconda parte della frase, che molto probabilmente sarà riecheggiata diverse volte nella sua mente come l’opinione di Fantozzi sulla corazzata Kotiomkin: “*La sua soluzione è una cagata pazzesca! CAGATA PAZZESCA! PAZZESCA! ESCA! ESCAAA*!”

E non ho neanche ricevuto i 92 minuti di applausi dai colleghi presenti, probabilmente ***ESCAAA*** era l’unica cosa che il mega Direttore avrebbe voluto dirmi.

Nei miei pensieri immaginavo mi chiedesse di ritornare con le planimetrie per analizzare meglio una vicenda che iniziata nel secondo dopoguerra non è stata ancora risolta, apprezzando il fatto che io mi ci stessi dedicando a dispetto dei miei predecessori che l’avevano lasciata nel cassetto lavandosene le mani per tutti questi anni.
Ma questo succede solo nei film.
Nella realtà della P.A. Italiana quello che dice il mega Direttore è legge, ed infatti mi ha congedata a data da destinarsi, quindi meglio dire che mi ha congelata.

Non oso immaginare cosa dovrei farmene delle planimetrie secondo il mega Direttore, speriamo non abbia avuto la stessa idea che ha delicatamente espresso Gasparri per boicottare l’Ikea favorevole alle unioni civili…

Ed ora?

Dovrei forse imparare a comportarmi come fanno le mie colleghe che sperticandosi in moine danno sempre ragione al mega Direttore complimentandosi per l’eccellenza delle sue idee che scaturiscono dalla una mente geniale e infallibile, tra sbattiti di ciglia, sorrisi, e agitamento di chiome, folte o meno che siano.

Oppure dovrei fare come suggerisce mia sorella che tiene corsi per manager, proporre la mia idea in maniera più diplomatica, senza mai parlare in “negativo”, avrei potuto dire: “Si questa potrebbe essere una delle soluzioni, ed insieme a questa potremmo fare anche…bla bla bla”.

Oppure dovrei ….

Rileggere meglio il libro.

A come Amore – Nipoti e figli

No infatti no, posso solo immaginarlo.

Io poi non sopporto le frasi che iniziano con un no.

Come quelle persone con cui parli ed esprimi un concetto e loro ti rispondono iniziando la frase con un no, ma poi esprimono la stessa tua opinione. Non so, anche nelle cose importanti.

  • Sai ho provato la matita collistar per gli occhi (ma si può dire la marca in televisione?), è la migliore.

  • No, guarda io ne ho provate diverse, Dior, Chanel (che non è la figlia di Totti), la migliore è la collistar.

Ecco appunto ma non dicevamo la stessa cosa? E allora perché inizi la frase con un "no"?

Che poi non è neanche collistar la migliore, secondo me, non so come mi sia venuta in mente.

Ricomincio.

Sì infatti, posso solo immaginarlo.

Perché l’ho già detto: figli non ne ho.

Che mi ricorda un po’ la Bertè.

Quindi dicevo, sono sola a casa mia che mi faccio compagnia, io che gioco con la mente, che non sono intelligente, me la prendo con la gente, ho due nipoti.

E mi ricordo perfettamente il giorno in cui sono nati.

Il giorno in cui è nato lui.

Il giorno in cui è nata lei.

E lo sai quale è stata la cosa che più mi ha stupito?
Di me stessa intendo, la cosa che non mi aspettavo da me.

L’amore.

Sì l’amore mi ha stupito.

Perché io non pensavo di poter provare qualcosa del genere.

O meglio, non pensavo di poter provare l’amore con questo slancio.

O meglio, slancio non è il termine esatto. Credo che non sia appropriato, che non esprima bene ciò che intendo, ma non ne sono sicura. La ragazza vicino a me in metropolitana ha altissimo il volume del suo iPod, e la musica rock che ascolta rimbomba anche nelle mie orecchie e arriva nella mia testa e non è proprio il genere che ascolterei prima di mezzogiorno e mi concentro su questo rumore e mi distraggo e non ricordo più quello che ti volevo dire.

Ora però sono scesa dalla metro e mi ricordo, mi ricordo che volevo dirti del sentimento che ho provato quando li ho visti per la prima volta e non li conoscevo e non potevo credere che io potessi provare un sentimento così nei confronti di esseri umani di cui ancora non sapevo nulla.

Un sentimento così ardente come quando ho dato il primo tiro di sigaretta della mia vita che mi ha raschiato la gola bruciandomi i polmoni.

Così travolgente come i cavalloni di fine estate quando mi ci tuffavo dentro e mi lasciavo trascinare dal vortice fino alla battigia.

Così vigoroso come la mano di mio padre che stringeva la mia di bambina trascinando tutto il mio corpicino in una corsa a perdifiato per il vialetto della casa al mare.

Così inarrestabile come la risata che mi provocava il divertimento di quella folle corsa.

Così generoso come quando mia sorella mi lasciava staccare e mangiare il "cappello" della rosetta.

Così sfacciato come quando da adolescente mi sentivo depositaria di verità assolute.

Così fresco come l’aria che avevo sul viso quando mio zio mi portava in giro sulla sua spider decappottabile.

Così incontenibile come l’acqua della fontanella con cui da bambina riempivo il bicchiere telescopico di plastica, che a me usciva sempre fuori.

Così limpido come il cielo che ho visto solo quando sono stata di notte in mezzo al mare che senza luci puoi contare tutte le stelle.

Così incontrollato come quando mi lanciavo in discesa sulla neve con quello strano disco slitta in plastica che non aveva neanche i freni.

Così solido come le spalle di mia madre che mi consola a qualsiasi età.

Così piacevole come andare a casa di mia nonna che mi faceva sempre trovare le gelatine di frutta e gli after eight.

Così caldo come il mio cane che si accuccia nello spazio che si forma tra le gambe e la pancia quando mi accoccolo sul divano a leggere un libro.

Così temibile come l’apprensione che aveva mia madre quando ritardavo il coprifuoco la sera.

Così impegnativo come gli allenamenti che non potevo saltare perché dopo poco avevo le gare.

Così pieno come il secchiello che da bambina riempivo di sabbia per portarlo a mio zio che costruiva un vulcano.

Così emozionante come quando mio zio prendeva i fogli di giornale li accartocciava lì metteva sotto al vulcano e accendeva il fuoco e io vedevo il fumo uscire dal cratere.

Così avvincente come le favole che mi raccontava mia madre per distrarmi e non farmi pensare alla paura quando dovevo fare la puntura.

Così istintivo come quando infilavo il dito nell’impasto della torta che riposava nella ciotola prima di essere messo nella teglia del forno.

Così sensato come i sillogismi di Aristotele.

Così profondo come il pozzo nel giardino della casa in campagna di mio nonno, che ci buttavi un sassolino e non sentivi mai il rumore dell’impatto con il fondo.

Così inebriante come l’odore della mortella, che si conosce meglio come bossolo o bosso comune, che mi riempiva le narici quando arrivavo sul viale di entrata della casa di campagna.

Così schietto come le parole che danno voce ai pensieri dei bambini.

Così infinito come il luogo dove si incontrano due rette parallele.

Così disorientante come la prima volta che ho fatto l’amore che ho avuto bisogno di altre volte prima di rendermi ben conto di cosa stesse succedendo.

Così trepidante come la prima volta che ho letto il diario di Anna Frank.

Così disarmante come le giustificazioni che mi ha dato mio zio quella volta che l’ho incontrato mentre usciva dall’enoteca con la bottiglia di superalcolico nascosta nella busta di carta del pane.

Così incoraggiante come i complimenti inaspettati.

Così commovente come quando ho visto per la prima volta mio padre piangere.

Così rinvigorente come quando ho visto per la prima volta mio padre difendermi con tutte le sue forze.

E continuerei a cercare di spiegare, perché non so se poi ci sono riuscita, perché mi è venuto questo di modo per spiegare l’amore che provo e non ne trovo altri al momento, che poi sai non è mica che sia una questione semplice questa dell’amore e in tanti ci hanno provato e molti hanno detto delle parole che condivido, ma non me la sento ora di fare citazioni, ché volevo provare da sola e mi sono venute queste parole qui…
ma sono arrivata in ufficio e me ne scappo subito in stanza che oggi non ho proprio voglia di incontrare le regine di cuori.

Va bene, volevo solo dire che se questo è quel che provo io per i miei nipoti, con le dovute proporzioni, posso solo immaginare cosa un genitore provi nei confronti dei figli.

Sì, lo so.

Solo un’altra piccola cosa, concedimi solo di dire che a me non piace, non piace il potenziale offensivo che percepisco celato nella frase:

"tu non puoi capire perché non hai figli".

Rapporti interpersonali – i primi 40 anni – Demoni e Montagne

Come? Quale faccia? Ah, la mia… È che stavo pensando. No, nulla. Sì insomma….
Che anche se è una grande città nei locali ti capita di rivedere le stesse persone, anche se passano gli anni sembra che alcuni siano lì da sempre che non si siano mai mossi che il tempo si vede che è passato solo perché hanno più rughe intorno agli occhi.
Gli uomini, perché le donne no. Le donne non si capisce bene che età abbiano, ma tu lo sai perché erano lì quando c’eri anche tu, lustri fa. Perché alcune donne a queste cose ci tengono. Sì è vero, lo sai, io anche ci tengo. Le rughe no, quelle no, quelle proprio non si intonano con quel vestito che ho comprato l’altro giorno. E no, non riesco a fare come la Magnani. Sì lo so che non è di marca il vestito e l’ho preso dal cingalese quello che ogni due settimane sta alla fermata della metro, però a me piaceva e poi ormai cosa me ne può importare più delle marche.
Poi sai che ti dico che io non ho mica più 15 anni, mica ancora vado a scuola quella solo femminile, quella che se non hai la marca non fai parte del gruppo delle fiche. No, io ora vesto low cost.

E insomma loro te li ritrovi lì anche dopo anni e non è quello che mi distrae perché anche io sono in giro da tanto. Te lo ricordi, no? Sono passati quasi 25 dai sabato pomeriggio in discoteca. Quindi no, non è quello.
È l’atteggiamento che mi disturba. Quell’aria di superiorità che si portano dietro da sempre.
Quell’atteggiamento da ragazzaccio che fà un po’ vissuto, che fà un po’ più grande. Quell’aria che quando eri adolescente sembrava normale assumere. Che però ora è un po’ stonata.
Quello sguardo dalla testa ai piedi che ti scruta per vedere se sei di cachemire o di lana caprina. Che a me ad oggi sembra del tutto superfluo. Appunto mi sembra proprio de lana caprina. No, non de romano, complemento…vabbè anche de romano ci sta bene.

Quell’aria sfrontata di chi ha scalato le montagne più alte. Che invece le vette con maggior pendenza su cui solitamente si inerpicano sono i gradini che li portano nei privé dei locali.
Quell’aria di chi ha tante storie da raccontare perché ha girato il mondo perché le possibilità c’è l’ha, ma poi invece il mondo più lontano che ha visto è quello a due ore di macchina o ad un’ora di volo perché l’estate la passa sempre nello stesso luogo e i soldi di papà e le sue possibilità se le gioca tutte là.

Quell’aria di chi è sopravvissuto a chissà quali avventure al limite del possibile e provato chissà quali emozioni che a raccontarle non ci si può credere, che invece la cosa più avventurosa che sono riusciti a fare è il safari in mezzo al traffico con il macchinone per riuscire a schivare le vetture più piccole e l’emozione più grande provata è quella di aver trovato parcheggio vicino al locale.

Perché quelli che invece i soldi di famiglia li hanno saputi sfruttare e far fruttare qui ci tornano solo in vacanza e sono quelli che quando li rincontri è come se non fosse passato un giorno, quelli che se ti vedono non si chiedono più se saluti prima te o loro, quelli che ti saltano al collo e non hanno atteggiamenti superiori perché un po’ di mondo al di là di questo lo hanno visto e hanno dato il giusto peso alle cose che quindi anche se hai il vestito comprato dal cingalese non importa, quelli sì che secondo me hanno da raccontare avventure e che se pure tu non ne hai tante da raccontare a loro perché la tua vita è sempre qui nella solita routine non ti fanno sentire un idiota e anzi ti senti in sintonia perché mica è più importante quello che pensavamo quando eravamo quindicenni che noi quindici anni non ce li abbiamo più e che i 40 sono un’altra cosa non sono i nuovi venti, perché la vita va avanti quindi sono proprio 40 e basta.

Perché poi quelli lì quelli di prima hanno quell’aria lì quell’aria di chi nella vita ha dovuto combattere contro il demone che ha dentro, perché avere l’aria di chi ha dovuto combattere per essere ancora qui fa fico, magari rimorchio, quell’aria un pò di mistero di chi ha dovuto chissà cosa passare nella vita ha sempre il suo fascino. Che invece l’unico diavolo che conoscono è quello che hanno urlato contro chi gli stava per rigare la macchina nuova per una manovra troppo azzardata.

Perché io poi mi fermo a pensare a quelli che ho conosciuti quelli che con il diavolo dentro ci hanno combattuto sul serio, quelli che per esempio il demone della droga lo hanno vinto, quelli che dopo aver vinto magari gli è successo che lo stesso demone gli ha portato via il fratello in una notte qualunque, così quando meno te lo aspetti e il demone del guidatore dell’altra auto che magari lui non c’era riuscito a vincerlo e quindi non ha visto e al fratello lo ha proprio preso in pieno mentre camminava sul bordo della strada per tornare a casa.
E allora poi ti rimane dentro tutto questo e tu devi riprendere a combattere quell’incendio che ti divampa internamente e lo devi spegnere che se non riesci a spegnerlo poi sai dove ti può portare perchè lì ci sei già stato, ma non ci vuoi più tornare.
Ed è nei loro occhi che tutto si vede realmente, nei loro occhi si vede, ma poi se ti incontrano sono tutto tranne che supponenti non sono lì che ti vogliono insegnare qualcosa, eppure tu da loro potresti imparare tanto, potresti imparare come non mollare quando tutto sembra che ti crolli addosso.

Quelli che le montagne le hanno scalate sul serio, le montagne di una partenza improvvisa per un paese di cui non si conosce neanche la lingua, le montagne del dover mollare tutto perché qui è diventato pericoloso rimanere, le montagne dell’essere solo senza famiglia e amici e ti tocca cominciare da capo, che senti la voce al telefono rotta dal pianto perché il tuo è l’unico numero che ricordano a memoria e gli hanno rubato lo zaino e non hanno più niente solo queste poche monete per fare una telefonata e scelgono di chiamare te per dirti che stanno partendo, ma non credono di tornare un giorno, ma forse sì, però ti chiamo io o ti scrivo perché è più sicuro se neanche tu sai dove sono. E quando li rivedi hanno quella luce negli occhi che illumina anche te che sei lì davanti a loro.
Quelli che sono arrivati in cima alle montagne e sono riusciti a godersi il panorama.

E per tanti che ci sono riusciti a godersi il panorama c’è ne sono altrettanti che non ce l’hanno fatta e il demone magari quello della depressione li ha ingoiati, ma prima di ingoiarli ha cercato di salvarsi passando a qualcun altro, quel qualcuno che è stato chiamato poco prima che l’altro la facesse finita. E ci sono le persone che rimangono che il loro lutto se lo portano dentro e che però non ti fanno pensare che loro una storia vera c’è l’hanno da raccontare che però se guardi bene lo vedi e se vuoi loro te la raccontano anche, ma non pretendono nulla.

Quelli però se li incontri una sera non gli importa niente se hai il vestito del cingalese, quelli no e a me neanche e non so a te, ma se non importa neanche a te allora se vuoi ti ci accompagno dal cingalese.

La matematica per me è un’opinione

Apparizione di una faccia e di un piatto di frutta - Salvador Dalì

 

Il primo giorno di ritorno in ufficio deve essere di decompressione, per evitare che la ripresa improvvisa e repentina della routine provochi seri danni al nostro organismo.

Così oggi ho fatto ben poco, lavorativamente parlando intendo, per il resto mi sono data da fare, ovviamente di fondamentale importanza le pubbliche relazioni con i colleghi, perché poi, alla fine, gran parte del lavoro non è proprio quello? Secondo me sì. E poi comunque oggi, ma parliamoci chiaro, chi aveva voglia di lavorare? Il mio mezzo responsabile sicuramente no, in effetti non è che gli vada mai molto, alle volte quando si va nella sua stanza per parlargli di qualche faccenda alza gli occhi ti guarda e non ti riconosce, quando poi realizza chi sei il suo sguardo si trasforma, mica vorrai parlarmi di qualche questione lavorativa? No, guarda se  poi è urgente per favore, no, ripassa. Ma tu preso dallo zelo più profondo o dallo spirito di bastian contrario, o dal fatto che il pensiero da dipendente si impossessa di te e cerchi il riscatto, vuoi coinvolgerlo, perchè, insomma, sei o no il mio responsabile?! Quindi se è caratterizzato da questo zelo solitamente, pensa un pò ora che neanche l’epifania, che le feste si porta via, è arrivata.

L’altro mezzo responsabile è in ferie.

Perché mezzi responsabili? Perché da due settimane a questa parte mi hanno spostato al 50% in un altro servizio. Il che vuol dire 50% di lavoro in più, presentato come una grande opportunità di crescita. Che in effetti e per fortuna non è neanche del tutto falso.

Bando alle ciance, altra parte della giornata è stata dedicata ai conti, l’impressione e poi la certezza che la tredicesima è già finita e i saldi devono ancora iniziare. Bè la certezza, questa sinceramente non è che arriva subito, considerato che ogni volta che apro la pagine del mio conto ho sempre un mancamento, il battito del cuore aumenta a dismisura. Signora respiri, fu-fu-fuuuuuu, respiri, fu-fu-fuuuuuu, si faccia coraggio…..non fa male, non fa male! Adrianoooo! Il mio compagno di stanza è pronto con i sali, l’aceto, il corno e pulcinella.

Eh no! Questa spesa non l’ho mica fatta io, te lo avevo detto che le carte di credito le clonano come mosche, eh però io ho l’sms allert e non mi ha avvertito…guarda che io la cambio questa banca, perché la mia banca non è mica differente e io la voglio quella banca, quella differente intendo… dunque, respiro, fu-fu-fuuuuu, mi faccio coraggio, fammi leggere bene, ora guardo il negozio e sicuramente sarà in una zona che non frequento, vedi come li becco…vedi…ve…il negozio, ecco questo negozio…aspè..via Cri…ah, no, anzi sì, questo è il negozio di Carla, sì avevo comprato quel vestitino carino e poi c’era qulla cinta coordinata… vabè sì questa spesa l’ho fatta, mica però è detto che le altre le abbia fatte io…

Come quella volta che apro la pagina e sui movimenti leggo un finanziamentio. IIIIiiiihhhhh e questo?!! COSA SONO QUESTE tot € AL MESE? Oddio oddio, respira, respira…non può essere e come è successo? io non ho chiesto nessun tipo di finanziamento, no, no ora telefono e mi sentono, ma come si fa a dare il consenso per un finanziamento senza sentire il titolare? Pronto, sì, buongiorno, vorrei segnalare un errore sul mio conto corrente…sì…vede c’è questo finanziamento, sì proprio quello….mmm, io mi chiedo come possiate aver consentito questo prelievo automatico sul conto senza la mia autorizzazione, mmmm, sì per favore mi legga tutti i dati, sì..aspetto…sì…….ecco, ah-ah…mmm, ah….ooohhh, sì, il villaggio, sì, l’agenzia di viaggi…ah-ah, credo di ricordare, in effetti…no guardi mi deve scusare, sa con questi finanziamenti che ti permettono di iniziare a pagare dopo alcuni mesi, ecco siamo a novembre, la vacanza era a luglio, insomma mi scusi tanto, ma no si figuri, molto gentile…’rivederci…

Pillole di ex nel 2010

Le Ruban des exces - Yves Tanguy

Il 2010 mi ha portato indietro pillole di storie, e non solo, di alcuni miei ex.

Il politicante, conosciuto perché lavoravamo nella stessa azienda, quasi un anno di storia iniziata dopo un lunghissimo periodo di indecisione da parte mia, dovuta al fatto che lavoravamo insieme. Finita bruscamente, con la scusa (sua) del poco tempo a disposizione a causa dell’impegno politico. Non ha più chiamato, non ha più risposto alle telefonate e ha poi mandto un e-mail per dire che era finita. Fortunatamente nel frattempo ero stata trasferita in altra sede, così la sofferenza degli incontri giornalieri me la sono risparmiata.

Si è ripresentato nella mia vita improvvisamente, così come ne era uscito 5 anni fa. Con curiosità ho ascoltato i racconti della sua ultima storia d’amore, della lei lasciata dopo averla chiesta in sposa, dello stupore di lui quando lei non le ha ridato indietro l’anello. Ho ascoltato le solite storie sul suo impegno politico che già anni fa lo avrebbe dovuto portare in posti che, ad oggi, non ha ancora raggiunto. Ho ascoltato perché, sarà per questo che fa politica, non lascia molto spazio alle parole altrui, e neanche si accorge quando l’interlocutore perde completamente l’interesse. Non si è accorto fino a quando alcuni mesi dopo non è ricomparso con un sms: “sei sparita…non ti sposo più!”.

Ma non avevo mai risposto sì, non solo perché la proposta non è mai arrivata, ma anche perché non avrei mai detto sì…. però lui è ancora convinto di avermelo chiesto.

***

Il sedicente imprenditore, presentatomi da un amico comune, una convivenza di poco meno di un anno, uscito dalla mia vita perché i suoi ritmi non erano uguali ai miei. Certo io lavoravo e lui no, fortunatamente per lui non ne aveva necessità…quindi io, con le mie sveglie troppo presto la mattina, la mia giornata impegnata per circa 8 ore, e tutte la quotidianità comune a tante persone…gli rovinavo la vita. Per questo un giorno se ne è tornato a casa dai suoi.

Ma dopo 4 anni mi vede, suona, frena e fa inversione ad U in mezzo ad una strada piena di traffico, pur di fermarsi vicino al marciapiede dove passeggiavo con il cane, pur di raccontarmi di come è la sua vita matrimoniale, di come è difficile ora con una figlia, che (povera tesora) dopo i vaccini ha avuto tanti problemi di salute. Di come sua moglie vuole ora cambiare casa e che forse è meglio tornare in quella dove abita sua madre e che però dovranno ristrutturarla perché lei, la moglie, ha altri gusti, e che però non sa come potrebbe andare la convivenza con la madre, e che ora non ha più tutto il tempo di prima e che…Ma tu, tu come stai? Bene, sto molto bene. Ah sì?! Eh già!

E dopo alcuni mesi, tramite amici comuni, scopro che solo lui ha traslocato è andato da solo a casa della madre e non vede la figlia da un bel pò. Forse c’era da immaginare un epilogo così da parte di una persona che ha fatto interdire il padre per poter meglio usufruire delle sue risorse economiche e ha anche fatto causa al fratello per farlo ancora meglio…forse…

***

L’architetto, che conoscevo quando ero adolescente e reincontrato per caso è nata una storia, durata pochi mesi.

Lo rivedo dal tabaccaio…dopo 3 anni, mi confessa che in effettti si è comportato male con me e che, sì forse è tardi, però si scusa…ma io, giuro, non mi ricordo affatto come è andata la storia, quindi lo fisso con sguardo assente..perché la mia mente è completamente impegnata ad aprire tutti i cassetti della memoria nella speranza di trovare quello che gli appartiene…Ma nulla, devo averlo svuotato, deve essere entraro di default nello “spam”..quindi rinuncio.. comunque sì è un pò tardi, ma poi alla fine è uguale, tanto non ricordo. E anche lui attacca una solfa sul suo matrimonio che è finito e che lei è andata via di casa, perché il matrimonio è difficile e perché l’amore non basta…e che ora per distrarsi parte e va in montagna con un suo amico e…ma lo hai ancora il casco che ti ho dato? Ah, ecco chi me lo aveva dato!!! Niente arch. te e tutto ciò che ti riguarda è proprio in spam. E il lavoro come va? Bene, benissimo ho cambiato da poco e sono molto soddisfatta. E invece lui ha anche di che lamentarsi sul lavoro…lamentarsi..una cosa me la  sono ricordata sull’arch.: si svegliava la mattina non prima delle 11.00. Già per questo io mi lamenterei ben poco. Comunque scusa arch. ma sono in ritardo, divertiti in montagna.

***

L’ispettore gadget, il P.R., quello che ti accorgi che ti ha rubato il cuore, quello che nonostante siano vividi i ricordi e la sofferenza che ti ha arrecato fare le valigie e andare via da casa sua, nonostante siano ancora vive le ferite che ti hanno provocato le sue parole quando ti ha comunicato che non ti amava più, e che forse non ti ha mai amato…nonostante questo, quando inaspettatamente ti chiama per farti gli auguri senti che il tuo cuore ancora sussulta al suono della sua voce, le mani tremano tenendo in mano il cellulare quando sul display appare il suo nome. E ti rendi conto che ancora gli scampoli del sentimento passato sono presenti nel tuo cuore. Non li sentivi perché si erano rifugiati in un angolo in silenzio, ma vigili, pronti ad uscire al minino segnale.

Ed il segnale è arrivato, una telefonata per gli auguri, forse una scusa per poter chiedere quando ci vediamo. Quando ci vediamo? E non lo so, la settimana sono molto impegnata. Allora ti richiamo magari giovedì, dopo l’ufficio un caffè. E giovedì passa e lui non chiama e mi accorgo di fare caso a questa mancanza. Poi non ci penso e una sera arriva un sms, con allusioni, anche non troppo celate fra le righe, e questo mi manda quasi in tilt, perché vermante pensavo di averlo dimenticato totalmente, o meglio pensavo che i sentimenti si fossero semplicemente trasformati nei loro ricordi…

E allora ho preso il coraggio e all’ennesimo sms allusivo, ho risposto che sarebbe stato meglio non vederci, perché il vederlo avrebbe potuto minare una serenità ormai raggiunta… ma una volta inviato l’sms ovviamente mi pento di esser stata così sincera…infatti arriva la risposta:

Hi Hi Hi, sono una bomba! Va bene come vuoi tu.

‘azzo ridi?!?