Vita di PI – Pubblico Impiegato. Riflessioni IV.

Io ne ho viste cose che voi liberi professionisti non potreste immaginarvi.

Automobili appositamente comprate diesel per fare il pieno gratis a spese dell’azienda.

Letti da campo nascosti tra i macchinari per le pennichelle mattutine e pomeridiane.

Sampietrini posizionati alla base delle porte di emergenza per evitare la loro chiusura e facilitare il rientro degli impiegati dopo la fuga.

Impiegati perdere il controllo per non aver ricevuto il gadget aziendale (calendario da tavolo) causa esaurimento scorte e guardare con invidia il collega che invece lo sfoggia sulla scrivania.

Impiegati sottrarre l’agognato calendario a malcapitato collega con stanza su altro piano e posizionarlo sulla propria di scrivania.

Impiegati adirarsi perché un collega si permette di buttare la carta straccia o qualsivoglia altro oggetto da buttare nel loro cestino della spazzatura convinti che ognuno debba usare il proprio.

Impiegati scrivere il proprio nome sulla spillatrice con il pennarello indelebile, come quello che facevano alcune mamme sulla gomma da cancellare dei figli che ti dicevano poi però ridammela che sennò mamma si arrabbia.

Dirigenti sottrarre risme di fogli A4 perché a casa le avevano finite.

Impiegati e dirigenti portare a casa il computer portatile dato in comodato d’uso dall’azienda per farlo utilizzare ai figli.

Impiegati cucinare con fornello da campo all’interno di una stanza di ufficio per preparare pranzo cui si può partecipare solo con invito strettamente personale.

Impiegati e dirigenti arrivare con borsa del cambio abito per poter disputare partita a calcetto rigorosamente dopo aver timbrato l’entrata in ufficio.

Impiegati e dirigenti organizzare sopralluoghi presso presunti reali siti aziendali dislocati appositamente durante l’inverno in montagna e durante d’estate al mare.

Impiegati sostare tutta la mattina presso il bar aziendale.

Impiegati aspettare l’apertura delle porte della mensa aziendale e poi correre verso il bancone dove si distribuisce il pranzo spintonandosi tra loro per riuscire ad essere i primi della fila.

Sindacalisti beffeggiare direttori generali lungo i corridoi minacciando che prima o poi li avrebbero fatti fuori.

Sindacalisti cercare di mettere in difficoltà un dirigente “prescelto” insistendo frequentemente con le donne della corrispondente unità organizzativa per cercare di trovare un momento in cui per forza è possibile che sia successo un avvenimento, un gesto, una parola, uno sguardo, una battuta che inevitabilmente può essere classificata come molestia sessuale o come discriminazioni nei confronti di una donna per poi partire all’attacco e creare guai seri al malcapitato.
(a tal proposito ci fu un episodio che alcune colleghe che ho conosciuto avrebbero denunciato come discriminazione, ma a me ha fatto tanto ridere. Lavoravo all’epoca in un’unità organizzativa composta da soli uomini a parte me, c’erano stati dei problemi su un cantiere e il dirigente alla fine della riunione per spronarci: “Perfetto da oggi in poi andremo in giro tutti a cazzo dritto!”).

Dirigenti ritenere di essersi guadagnati lo stipendio perché durante un’intera giornata lavorativa sono riusciti a produrre una letterina. [sarà quella indirizzata a Babbo Natale?]

Impiegati essere destituiti dall’incarico di collaudatore per aver detto la verità e quindi non aver fatto passare il collaudo di una determinata macchina da mettere in commercio poiché non funzionante a regola d’arte e sostituiti con chi preferisce barattare la verità con un fruttifero imbroglio.

Impiegati essere allontanati dal cantiere per avere criticato le applique scelte e portate dalla ditta. [in particolare delle applique da parete costituite da piastra rettangolare in vetro satinato verde con sagoma del segno zodiacale in vetro satinato bianco da utilizzare nel corridoio di accesso alle stanze dei direttori e amministratori, nel palazzo sede degli uffici dirigenziali dell’azienda – palazzo di fine ‘800 …].

Intere forniture di materiale di ricambio inutilizzato e lasciato a degradarsi in locali chiusi e nascosti nei meandri di ampie sale archivio sconosciute ai più.

Stanze di ufficio, soprannominate tra gli impiegati “cimiteri degli elefanti”, arredate con scrivanie e sedie di recupero prive di attrezzatura d’ufficio e dedicate ad ospitare, con indici di affollamento decisamente elevati, altri impiegati completamente demansionati impegnati ad arrivare a fine orario lavorativo e, bene che vada, fino alla pensione, avendo nulla da fare.

Impiegati con al contrario tante cose da fare, non farle, motivandone la scelta ai dirigenti nel modo più semplice possibile:
“non ne ho voglia”.

Impiegati svolgere i propri compiti motivando la scelta ai dirigenti in un modo altrettanto semplice: “giusto perché sei tu, mi stai simpatico”.

Impiegati biasimare colleghi che non fanno straordinario mentre impiegano le loro ore facendo tutto il possibile tranne cose inerenti il lavoro.

[…]

Che poi per alcuni sono cose note, che se le racconti c’è chi non si stupisce, che per carità alcune vicende possono non essere così eclatanti come i raggi B che balenano nel buio vicino alle porte di Tannhäuser, che se pensi però che io venivo dalla libera professione, che quando mi vedevano avvilita per anni mi hanno ripetuto “pensa alla salute”, che lo stipendio è un diritto, che il lavoro si paga a parte, che fino a che dura fa verdura, che fino a che sul conto in banca arriva lo stipendio va tutto bene, che ci sono cose peggiori nella vita, che non è bello dire “che lavoro schifoso” perché qualcuno potrebbe rispondere: “potrebbe essere peggio” – “e come?” – “potrebbe piovere”.

E non so se sperare che un giorno tutti quei momenti vadano perduti nel tempo come lacrime nella pioggia.

Per me, però, sarebbe tempo di emigrare.

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22 pensieri riguardo “Vita di PI – Pubblico Impiegato. Riflessioni IV.

  1. Letto tutto d’un fiato e col sorriso stampato in bocca!
    Ma se a distanza di tempo certe cose mi fanno rabbrividire… ti posso assicurare però che dopo 3 anni di lavoro impiegatizio (anche io venivo dalla libera professione) qualche stupida presa di posizione su cose banalissime l’assumei pure io! Rendendomene conto ecco perchè decisi di licenziarmi! Il lavoro impiegatizio è altamente noioso, stressante e nel mio caso per nulla appagante tanro che talvolta riesce a tirare fuori il peggio che c’è in noi! Però alcune cose lette sono veramente assurde! Complimenti!

    1. Sono contenta sia stato divertente cerco di riderci sopra ogni tanto anche se l’amarezza è tanta..
      È vero che l’impiegatitudine riesce a tirare fuori il peggio di noi, ma credo che questo succeda solo a chi non è impiegato dentro…
      Fortunatamente ancora riesco ad essere estranea a situazioni che nel mio mondo lavorativo appaiono come di fondamentale importanza per la nostra esistenza e questo mi permette ancora di coltivare la speranza e escogitare piani per espatriare un giorno :-). Perché anche nel mio caso è assolutamente un lavoro tutt’altro che appagante da un punto di vista professionale.
      :-/

  2. La letterina a Babbo Natale mi ha fatto morire dal ridere.. anche se è una realtà amara. Hai citato due film che adoro e ormai il “Potrebbe andare peggio, potrebbe piovere” per me è diventato un mantra. Peccato che da me abbia nevicato.

    1. 😀 testuali parole del dirigente: ha bene oggi ho scritto una letterina!
      Due grandi film!
      Il tuo mantra è la mia frase di chiusura della giornata lavorativa, la dico sempre quando saluto il mio compagno di stanza 🙂 che fortunatamente la pensa come me, ci siamo ritrovati in un mondo lavorativo che non ci appartiene!
      Qui fortuna quest’anno niente neve, ma in realtà ora che ci penso sarebbe meglio la neve almeno lo scorso anno ci hanno dato 3 giorni di chiusura…
      Nevica, nevica, nevica!
      Funzionerà questo appello?!
      😀

  3. Io però il nome sulla spillatrice l’ho scritto. Non il mio ma quello del mio ufficio dove comunque ci sono solo io. E se me la rubano faccio rappresaglia a base di post-it, penne che ancora scrivono (rarità assoluta) e risme di carta A4 (che tirarla su per 4 rampe di scale è troppo faticoso).
    Mi ha fatto sorridere il tuo post, ma missà che sono arrivata troppo tardi per vedere i bei tempi felici in cui tutto ciò succedeva davvero. O forse sono solo finita nel posto sbagliato

    1. 🙂 gli aneddoti risalgono ad una decina di anni fa e sono quelli che maggiormente mi hanno colpito perché pensavo fossero leggende metropolitane.
      Ce ne sarebbero tanti altri…
      Ora non lavoro più lì, anche se in un posto simile, ma alcuni ex colleghi mi hanno raccontato che i tempi sono un po’ cambiati.

      Mia personalissima opinione: mi colpisce sempre positivamente quello che scrivi e come lo scrivi, quando o letto che lavori in un ente ho sperato vivamente che le tue capacità non venissero sprecate, come invece succede molto spesso negli enti…altrimenti sì sei nel posto sbagliato…

      1. Mi fa piacere sentire che sei uscita dal tunnel del pubblico impiego.
        E’ un lavoro e, al giorno d’oggi, non si butta via, visti i tempi che corrono.
        Ma ogni giorno è una lotta: contro chi non ha voglia di lavorare, contro chi generalizza sul fatto che nessun dipendente pubblico abbia voglia di lavorare, contro un sistema sempre più ricco di complicazioni e privo di senso.
        Faccio quello che posso. Cerco di sviluppare le mie potenzialità in ambiti non lavorativi, perchè nel lavoro non mi è concesso.

        Sei gentile per quello che dici riguardo a ciò che scrivo: grazie 🙂

  4. specchio dei tempi,
    forse dovrei dire specchio della pochezza umana,
    credo trattasi della genetica meschinità che ci distingue dagli animali,
    è una questione di ottimizzazione,
    quella di spruzzare profumo sulla merda e di imbiancare fogne è una tendenza che aggrega in modo massificante.

    in natura non esistono forme di vita fantozziane oltre a quella degli uomini.

    complimenti per il blog, tornerò a trovarti.

    TADS

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